Il contratto aziendale disciplina voci economiche e organizzazione del lavoro. Sciopero, CIGS, bilancio e tavolo ministeriale descrivono ciò che accade attorno a quel testo. Confonderli porterebbe a usare la percentuale di adesione come stima delle tonnellate perse oppure la CIGS come clausola salariale, due equivalenze scorrette.
Una percentuale di adesione e una fermata produttiva rispondono a misure differenti. Il conteggio aziendale indica la quota dei dipendenti aderenti. La geografia delle assenze mostra quali segmenti del ciclo hanno interrotto l’attività.
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La frase del 2023 che resta al centro del confronto
L’accordo aziendale aveva una durata espressa sino al 17 aprile 2026. Nello stesso periodo finale collocava l’apertura della nuova contrattazione nel secondo semestre e comunque entro settembre. La frase che oggi divide le parti aggiungeva il mantenimento di «tutti i contenuti e i valori» sino alla firma del nuovo accordo.
La data di scadenza individua la durata originaria dell’intesa. La clausola di mantenimento disciplina il periodo negoziale successivo. Le due disposizioni convivono nello stesso accordo e producono il problema oggi portato al tavolo: l’impresa considera il 30 settembre un limite finale dopo la disdetta. Le rappresentanze richiamano la conservazione delle condizioni sino alla firma del rinnovo.
Nel materiale pubblico non compare un verbale congiunto che assegni a quella frase una sola interpretazione. L’oggetto del dissenso è il testo già firmato. Nessuna intesa orale è in discussione. La pagina aziendale di Cogne.com conserva la comunicazione del 2023 e registra la sottoscrizione con la Rappresentanza sindacale unitaria.
L’intesa del 2023 passò dal voto dei dipendenti
Prima della firma, l’ipotesi di integrativo fu sottoposta a referendum tra i lavoratori. Parteciparono 935 persone su 1.140 aventi diritto. I voti favorevoli furono 691 e i contrari 234. Le schede bianche furono cinque e altrettante quelle nulle.
Il quesito riguardava l’intero accordo e non soltanto i turni domenicali. Quel voto attribuisce al testo del 2023 un’origine collettiva riconoscibile: la RSU lo negoziò e la maggioranza dei partecipanti lo approvò prima della sottoscrizione.
Quel risultato appartiene al 2023 e non misura l’adesione allo sciopero del 2026. Platea elettorale e personale attuale appartengono a momenti diversi. La Vallée Notizie conserva l’esito della consultazione e la durata del confronto che precedette la firma.
La lettera del 1° luglio trasforma settembre in una scadenza
La comunicazione inviata il 1° luglio contiene la formale disdetta dell’integrativo 2023-2026. La società collega la decisione alle oscillazioni del mercato siderurgico e alla necessità di rivedere condizioni aziendali giudicate poco adattabili alle variazioni degli ordini. Nella parte finale afferma che nessuna ultrattività sarà applicata oltre il 30 settembre 2026.
Per ultrattività si intende la prosecuzione delle clausole dopo la scadenza formale. Il termine non indica la durata delle trattative. Indica quali regole economiche e organizzative continuano ad applicarsi durante il negoziato. La lettera assegna alle parti un trimestre per giungere a una nuova intesa e associa al mancato accordo la cessazione delle condizioni precedenti secondo la posizione aziendale.
La formulazione del 1° luglio aumenta la pressione sul calendario. Un rinvio non pesa soltanto sui tempi della discussione. Avvicina la data dalla quale l’impresa dichiara di non voler più applicare il vecchio testo. Gazzetta Matin ha pubblicato il passaggio sulla mancata ultrattività e la scadenza del 30 settembre.
Turni e maggiorazioni spiegano il peso dell’integrativo
L’accordo del 2023 interveniva sull’organizzazione del lavoro e sullo smart working contrattualizzato. Adeguava il premio aziendale al rincaro della vita. Disciplinava anche la flessibilità produttiva. Le cronache sulla firma e le testimonianze raccolte durante lo sciopero aggiungono la produzione domenicale in alcuni reparti e le maggiorazioni per il lavoro notturno. Le indennità legate ai turni completano il pacchetto locale.
Il peso economico per ciascun dipendente non coincide con una cifra identica. La somma varia con la collocazione nel ciclo, le ore notturne, le domeniche lavorate e le condizioni richieste per il premio di risultato. Una modifica della turnistica incide sul tempo di vita oltre che sulla busta paga. Una variazione delle maggiorazioni si manifesta invece nel cedolino del mese in cui quelle prestazioni vengono effettuate.
Il testo accessibile al pubblico non scompone le somme per inquadramento e non consente di calcolare una perdita uguale per tutti. AostaSera ha raccolto le parole di lavoratori che indicano tra le voci più esposte il sabato straordinario e il notturno.
Il contratto nazionale non viene disdetto dalla società
La vertenza riguarda il contratto integrativo aziendale, spesso abbreviato in CIA. Il contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici continua a disciplinare paga base, livelli, ferie e regole nazionali del rapporto di lavoro. Una disdetta aziendale non cancella quella disciplina nazionale.
La parte esposta dopo il 30 settembre comprende le condizioni aggiuntive nate nella fabbrica: maggiorazioni locali, indennità aziendali, turnistica concordata e premio di risultato. Gli importi maturati mentre le clausole erano applicate seguono le scadenze di pagamento già previste. Il conflitto riguarda l’accumulo delle competenze nel periodo successivo.
Il cedolino conserva le componenti previste dal contratto nazionale. L’eventuale vuoto riguarderebbe la contrattazione aziendale e avrebbe un peso diverso per ciascun addetto in rapporto al reparto. Orario svolto e prestazioni effettuate inciderebbero sulla somma individuale.
La proposta aziendale non è ancora accessibile
Cogne sostiene che lo sciopero sia stato proclamato prima della presentazione della propria proposta per il rinnovo. Nel comunicato del 10 luglio colloca un primo appuntamento al 3 luglio e attribuisce lo spostamento al 13 a una richiesta sindacale. La proclamazione della protesta arrivò il 3 luglio e l’astensione si svolse quattro giorni dopo.
Alla data di pubblicazione non è disponibile un testo economico aziendale. Sono noti l’intento di rivedere le condizioni e il limite del 30 settembre. Mancano importi, formule di calcolo, durata del nuovo accordo e disciplina dei turni proposta dall’impresa.
La lettera di disdetta non sostituisce un contratto. Un testo negoziale deve specificare a chi si applica, da quando produce effetti, quali clausole modifica e quali condizioni conserva. Solo dopo il deposito sarà possibile misurare la distanza tra la posizione aziendale e le richieste delle rappresentanze.
Il primo incontro acquisterà sostanza se alle dichiarazioni seguirà un documento esaminabile articolo per articolo. In assenza di una bozza, il confronto resterà sulle premesse. Legittimità della mobilitazione e durata del vecchio accordo occuperebbero la riunione. Il perimetro delle materie ammesse al tavolo richiederebbe un’intesa separata.
Percentuale aziendale e geografia delle fermate
Il conteggio diffuso dalla società usa come denominatore il totale del personale. La comunicazione non rende pubblica la distribuzione degli aderenti tra turni e reparti. Non specifica neppure come siano stati trattati riposi, ferie, assenze per malattia o personale non programmato al lavoro. Senza tali informazioni manca il perimetro richiesto per calcolare una percentuale alternativa.
La geografia delle fermate aggiunge ciò che il dato aggregato non racconta. RaiNews ha documentato l’arresto totale su tutti i turni di acciaieria, colata continua, decapaggio e reparto vergella-barre. Altre unità hanno mantenuto un’attività ridotta.
L’acciaieria produce il bagno metallico. La colata continua lo solidifica in semiprodotti. Il decapaggio rimuove gli ossidi superficiali. Il treno vergella-barre conferisce forma ai prodotti lunghi. Le assenze concentrate in questi passaggi incidono sulla marcia degli impianti in misura superiore alla loro quota numerica sulla forza lavoro. Il fermo non consente comunque di stimare le tonnellate perse. Servirebbero programmi di produzione e portafoglio ordini oltre alla durata effettiva delle interruzioni.
Le vertenze personali hanno procedure proprie
La società contesta l’inserimento di vicende individuali nella mobilitazione collettiva. Le sigle sindacali collegano invece la disdetta a un deterioramento dei rapporti interni, richiamando contestazioni disciplinari e licenziamenti. Nel comunicato compaiono anche decisioni unilaterali sull’organizzazione del lavoro.
I procedimenti riferiti a singoli dipendenti seguono la disciplina prevista per ciascun rapporto. Le contestazioni possono arrivare alla conciliazione oppure al giudice. La contrattazione aziendale scrive norme destinate a una platea. I canali restano distinti anche quando il clima generato dai casi personali influenza la fiducia con cui le parti affrontano il rinnovo.
Il tavolo potrà discutere regole generali su turni, premi, permessi e relazioni sindacali. Non potrà sostituire gli atti richiesti per ogni controversia personale. La comunicazione pubblicata da FIOM-CGIL colloca entrambi i temi all’origine dello sciopero senza sovrapporre gli esiti giuridici dei singoli casi al contenuto del futuro accordo.
Rotazione e limite al 20% nella CIGS
L’accordo sulla cassa integrazione straordinaria prevede la rotazione e un limite mensile del 20% delle ore non lavorate. La platea comprende addetti di acciaieria e colata continua. Gestione materie prime e laboratorio completano i reparti indicati.
La CIGS disciplina la sospensione o la riduzione dell’orario con integrazione salariale. L’accordo aziendale regola condizioni economiche e organizzative aggiuntive oltre le previsioni del contratto nazionale. La contemporaneità delle due procedure aumenta la pressione sui redditi senza fondere i rispettivi atti.
La riduzione delle ore interessa professioni collocate nelle prime fasi della produzione e nelle attività di controllo. La rotazione distribuisce il periodo di sospensione tra gli addetti compresi nella platea. Il precedente servizio di Sbircia la Notizia Magazine, Cogne Acciai Speciali, CIGS per 101 lavoratori, esamina la durata e il limite orario. Indica anche i reparti coinvolti nell’accordo firmato a maggio.
Nel 2025 i ricavi salgono e il conto chiude in perdita
Il bilancio consolidato 2025 registra 1,024 miliardi di euro di ricavi contro 900,4 milioni nel 2024. Nell’esercizio precedente il saldo netto era positivo per circa 8 milioni. Prima delle imposte il 2025 chiude con un rosso di 80,9 milioni.
La crescita dei ricavi misura l’ammontare delle vendite consolidate. Non descrive da sola la redditività. Costi di produzione, energia, oneri finanziari, svalutazioni e composizione del gruppo concorrono al risultato finale. L’aumento del fatturato e la perdita possono presentarsi nello stesso esercizio senza alcuna contraddizione contabile.
Per gli oltre 1.200 dipendenti dello stabilimento si aggiunge la mancata erogazione del premio di risultato per il terzo anno consecutivo. Il rinnovo dell’integrativo arriva dopo una sequenza di cedolini privi di quella componente. Collettiva ha collegato la perdita 2025 alla mancata erogazione del premio e ha riportato separatamente il ricorso agli ammortizzatori.
Le nuove barriere UE non garantiscono ordini alla fabbrica
Dal 1° luglio 2026 l’Unione europea limita a 18,3 milioni di tonnellate l’anno la quota di acciaio importabile senza dazio aggiuntivo. Il volume è inferiore di circa il 47% alle quote 2024. Oltre soglia si applica un dazio del 50% su 26 categorie di prodotti.
La misura alza l’onere sugli ingressi eccedenti e ostacola il trasferimento verso l’Europa di acciaio destinato ad altri mercati. Da sola non crea commesse per Aosta. Gli ordini dipendono dalla domanda dei clienti, dalle scorte, dai prezzi e dai tempi di consegna. Il beneficio commerciale richiede che le categorie prodotte dalla Cogne intercettino acquisti sottratti alle importazioni.
La società usa l’instabilità del mercato per motivare la revisione contrattuale. Il nuovo regime europeo modifica una parte della concorrenza esterna e lascia invariati i costi interni dello stabilimento. La Commissione europea ha fissato quote e aliquota. Siderweb descrive Cogne come produttore di lunghi inossidabili e leghe di nichel, segmenti esposti a domanda industriale internazionale e volumi discontinui.
Walsin Lihwa controlla il 70% della società
Dal 30 novembre 2022 il gruppo taiwanese Walsin Lihwa detiene il 70% di Cogne Acciai Speciali. La famiglia Marzorati conserva il 30%. L’assetto proprietario colloca lo stabilimento valdostano dentro un gruppo internazionale che decide su capitale e acquisizioni. Anche la distribuzione delle produzioni appartiene alla scala di gruppo.
Il contratto integrativo resta affidato all’impresa italiana e alle rappresentanze dei lavoratori. Le scelte industriali di gruppo hanno invece una scala più ampia. Investimenti e assegnazione degli ordini incidono sulle ore lavorate ad Aosta. Lo stesso vale per il coordinamento tra società controllate, che non viene scritto nel contratto aziendale.
La presenza del Mimit deriva anche da questa dimensione. Il Ministero tratta continuità produttiva e occupazione di uno stabilimento siderurgico nazionale. Non negozia le singole maggiorazioni del CIA. Il sito di Walsin Lihwa conferma la partecipazione del 70% e la chiusura dell’operazione nel 2022.
Aosta e Roma trattano materie diverse
Il 9 luglio l’assessore regionale allo Sviluppo economico Luigi Bertschy ha incontrato Fim, Fiom, Uilm e Savt. Il giorno dopo la Giunta ha incontrato i vertici della Cogne. La sequenza offre alla Regione le posizioni separate prima dell’avvio della trattativa aziendale.
L’amministrazione valdostana segue l’occupazione e gli ammortizzatori. Valuta anche le ricadute sul territorio. Può convocare le parti e trasferire al Governo richieste industriali. La firma dell’integrativo appartiene però a società e rappresentanze sindacali. Regione Valle d’Aosta interviene come istituzione interessata alla tenuta dello stabilimento e non come parte contrattuale.
Otto giorni dopo la riunione sul CIA, il Mimit esaminerà la situazione industriale e occupazionale. AostaOggi ha registrato la convocazione chiesta unitariamente dai sindacati e il richiamo alla cassa integrazione in uso dal 2022.
Il primo verbale dovrà fissare continuità e calendario
Il documento conclusivo del 13 luglio dovrà specificare se le clausole del 2023 resteranno applicate durante il negoziato oltre il 30 settembre. Una formula condivisa su questo punto sottrarrebbe la busta paga e la turnistica all’incertezza della scadenza. Un mancato accordo lascerebbe intatta la contrapposizione tra clausola originaria e lettera di disdetta.
Lo stesso verbale dovrà registrare la consegna della proposta aziendale oppure una data certa per il deposito. Il calendario degli incontri avrà senso soltanto se collegato a testi scambiati tra le parti. Durata del nuovo CIA e decorrenza economica richiedono una formulazione scritta.
La riunione ministeriale riceverà una vertenza diversa a seconda dell’esito. Un negoziato avviato con documenti consente di separare le clausole aziendali dai problemi industriali. Uno stallo sulle regole di partenza porta a Roma anche il conflitto sulla continuità dell’integrativo. La Prima Linea ha collocato i due appuntamenti nella stessa sequenza senza confonderne le competenze.
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Junior Cristarella
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