«Gli oneri di sistema avevano creato delle riserve nella nostra cassa, e quindi siamo riusciti a non incrementarli, risparmiando alle bollette un ulteriore rincaro da 1 miliardo»; «Sulla metanizzazione della Sardegna c’è un rischio di un aumento dell’8% sulla bolletta del gas, ma ci sono alternative possibili»; «L’idroelettrico è fermo al palo da parecchio tempo: ci sono bacini nel meridione con miliardi di metri cubi di acqua accumulata che non producono un megawatt. Non vanno neanche costruiti: vanno solo messe le turbine»; «Il mercato del call center in Italia è 100 volte superiore a quello del resto d’Europa»: sono solo alcuni dei concetti chiave, anche sorprendenti, che Nicola Dell’Acqua ha affidato a Economy in questa intervista rilasciata a poche settimane dal suo insediamento come presidente al vertice dell’Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente.
Presidente, partiamo dal caro-energia. I rincari subiti sono forti, ma potevano essere ancora peggiori. Come avete fatto a evitarlo?
Il Nuovo Collegio, composto da cinque tecnici, è sensibile come il precedente al tema del caro bollette: il nostro compito è osservare quello che succede, e quello che succede è chiaro a tutti – l’aumento del gas, da cui dipende ancora gran parte della nostra elettricità. Il regolatore non può cambiare il prezzo della materia prima, ma può intervenire sulle altre voci della bolletta. Arera sta in mezzo tra consumatori e produttori, in un mercato dell’energia che non è perfetto. Una delle nostre leve sono gli oneri di sistema, una delle voci della bolletta insieme al costo della materia prima, alle reti di trasmissione e alle tasse. Questi oneri avevano delle riserve accumulate in cassa: anche se in base al mercato sarebbero dovuti aumentare, dal punto di vista finanziario siamo riusciti a mantenerli fermi. Non so se abbiamo risolto il problema o solo spostato, ma il compito di Arera è dare una mano all’utente – non solo domestico, ma anche commerciale e industriale – per contenere il più possibile gli aumenti causati dalla materia prima. Aggiungo che sul fronte delle reti l’Italia eccelle anche per economia: i dati dicono che le paghiamo meno della media europea.
Capacity market, Prezzo unico nazionale (Pun), contratti Power Purchase Agreement (Ppa) e data center: quali di queste leve potete usare per aiutare le imprese, a partire dalla siderurgia, oggi in grande sofferenza?
Sul capacity market siamo già intervenuti e continueremo: dalle audizioni emerge che i produttori chiedono di mantenerlo, i consumatori di ridurlo drasticamente, e la via di mezzo che stiamo seguendo è un miglioramento dello strumento, guardando anche alle esperienze di altri paesi europei. Sul Pun, il dato dolente: abbiamo il prezzo unico nazionale più alto d’Europa perché siamo ancora troppo legati al gas, il cui prezzo dipende da fattori geopolitici – Ucraina, Iran – e dagli oneri Ets legati alla CO2, su cui anche il Parlamento ha aperto un confronto. Solo più rinnovabili potranno ridurre l’uso del gas. Una leva concreta sono i Ppa, i contratti diretti tra produttori di rinnovabili e grandi consumatori, che il decreto bollette ha iniziato a incentivare con garanzie. E c’è il tema dei data center: dalle audizioni emerge che molti produttori stanno già attivando Ppa dedicati o soluzioni di autoconsumo, lo stesso che fanno i cittadini con i pannelli solari. Sono attività da incentivare: saranno il futuro dell’energia in Italia. Penso poi alla siderurgia e alla metallurgia, dall’alluminio all’acciaio: di recente, a un evento a Brescia con l’onorevole Salini, ho sentito imprenditori del settore raccontare che vivono ormai di riserve – se la situazione non cambia, o chiudono o si trasferiscono altrove. Anche per questo dobbiamo trovare leve regolatorie che aiutino le imprese senza trasferire nuovi oneri sul resto del sistema.
Veniamo al dossier Sardegna: nel documento di consultazione sulla metanizzazione dell’isola avete segnalato un rischio di aumento dell’8% sulla bolletta del gas. Cosa proponete?
Il compito di Arera non è solo regolare, ma anche fare consulenza al Parlamento, che ha l’ultima parola su queste materie. Nel documento sulla metanizzazione della Sardegna abbiamo segnalato che i costi dell’infrastruttura, da far pagare al mercato dell’energia, comportano quel rischio dell’8% sulla bolletta del gas. Ma abbiamo anche indicato alternative: la Sardegna produce più rinnovabili di quante ne consumi, e potrebbe venderle al continente, ricavando risorse per abbassare il costo complessivo dell’energia senza esporre tutto il sistema al costo del nuovo metanodotto. Non spetta a noi decidere, ma vogliamo che chi deve scegliere – Parlamento, Unione Europea – abbia il quadro completo, incluse le attività collaterali come gli accumuli e le nuove linee di trasporto tra continente e isola. Anche perché i consumatori ci hanno detto che i nostri documenti, in passato, erano troppo tecnici e difficili da leggere. E aggiungo un altro dato: chi conosce la Sardegna sa che è un’isola desertica per il 90% del territorio, e la stessa Regione, in un suo documento, ha dichiarato che solo l’1% della superficie è destinabile a impianti rinnovabili. È un elemento che va tenuto presente in ogni valutazione sul futuro energetico dell’isola.
Restiamo in tema di tutela del consumatore: come arginare le telefonate commerciali moleste su luce, gas e acqua?
Capisco la frustrazione: chi ci ascolta è bombardato da telefonate non richieste che spesso violano le regole sulla privacy, ed è vero che su questo fronte non si è ancora combinato molto. Ma sul lato energia possiamo intervenire, e lo stiamo facendo. Abbiamo il portale del consumatore, dove si possono confrontare le offerte senza rispondere al telefono. Stiamo poi facendo verifiche ispettive, anche con la Guardia di Finanza, e abbiamo iniziato a sanzionare chi non rispetta le regole. Ma non basta: stiamo valutando una certificazione volontaria dei venditori, sul modello delle denominazioni di origine controllata nel settore alimentare – una garanzia per il consumatore che chi vende ha seguito determinate regole. In Italia il mercato dei call center è 100 volte superiore a quello del resto d’Europa, quindi è una misura che dovremo mettere in campo. E aggiungo che a chiederla per prime sono le stesse associazioni dei venditori: basta un operatore disonesto o troppo aggressivo per rovinare la reputazione di un intero settore.
Un’ultima domanda sul nodo delle autorizzazioni: il ministro Pichetto Frattini ha parlato di 150 GWh di rinnovabili pronti a partire ma bloccati dagli enti locali, e in Sardegna solo l’1% del territorio sarebbe destinabile alle rinnovabili. Come se ne esce?
Il Governo ha già sbloccato la saturazione della rete: molte di quelle richieste non corrispondevano a progetti reali, erano in pratica un mercato delle autorizzazioni. Ora le richieste vengono accolte solo se arrivano insieme a un progetto effettivo – non più un mercato delle autorizzazioni, ma autorizzazioni vere per chi vuole davvero realizzare l’impianto. C’è poi un tema di mix energetico su cui Arera, come regolatore, vuole entrare: l’idroelettrico in Italia è fermo al palo da parecchio tempo, anche per le conseguenze di quanto accaduto con il Vajont. Ci sono bacini nel meridione con miliardi di metri cubi di acqua accumulata che non producono un megawatt di energia elettrica: non vanno costruiti, vanno solo messe le turbine. Bisogna incentivare tutte le energie alternative: ogni Stato deve costruire il proprio mix di produzione, e l’Italia lo sta facendo – ma deve farlo di più. È un percorso lungo, ma la direzione è quella di un sistema energetico più equilibrato, costruito su tutte le fonti disponibili e non solo sul gas.
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Sergio Luciano
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