Il rilascio del 6 luglio 2026 chiude la rilevazione al 31 maggio. L’archivio degli infortuni usa la data dell’evento e accoglie le denunce arrivate entro la scadenza. Quello delle malattie professionali usa la data di protocollo. Le due serie seguono passaggi assicurativi diversi e la loro somma non corrisponde a una misura assicurativa.
Il perimetro è più largo del solo lavoro adulto. Il numero degli infortuni comprende lavoratori, studenti assicurati, eventi durante l’attività e tragitti tutelati. La classe fino a 14 anni raccoglie 859 registrazioni. La fascia 15-19 anni ne conta 387 e mescola studenti con giovani già occupati.
Sommario dei contenuti
Due archivi con calendari diversi
Una denuncia non coincide ancora con un caso riconosciuto. L’apertura del fascicolo precede gli accertamenti amministrativi e sanitari. La pratica passa poi tra istruttoria, riconoscimento, rigetto o franchigia. Le tavole mensili misurano gli ingressi nell’archivio alla scadenza fissata.
Per gli infortuni contano gli eventi accaduti entro il 31 maggio e denunciati entro la stessa data. Per le tecnopatie conta il protocollo registrato dal 1° gennaio al 31 maggio. Una patologia maturata dopo anni di esposizione entra nella serie dell’anno con un protocollo datato 2026.
I due archivi non riguardano una platea unica. Un infortunio è un evento. Una tecnopatia è una malattia denunciata. La stessa persona figura in entrambe le serie. Un lavoratore con più patologie alimenta più pratiche.
Maggio aggiunge soltanto 19 infortuni al saldo
Il saldo dei cinque mesi è di 189 denunce in più, da 6.896 a 7.085. Nel solo maggio il passaggio è da 1.367 a 1.386, appena 19 unità. La crescita mensile si ferma all’1,39% e rallenta rispetto al ritmo accumulato da gennaio.
Gli eventi avvenuti durante l’attività lavorativa aggiungono 139 denunce nel periodo e arrivano a 6.047. Il tragitto assicurato in itinere ne aggiunge 50 e sale a 1.038. La prima componente copre l’85,35% del totale regionale. La seconda pesa il 14,65% e produce oltre un quarto dell’aumento.
A maggio il divario è ancora più netto. Gli eventi durante l’attività restano 1.217 in entrambi gli anni. Tutto lo scarto del mese arriva dall’itinere, passato da 150 a 169.
Nel tragitto cresce la componente senza mezzo coinvolto
Le denunce in itinere registrate senza mezzo di trasporto coinvolto passano da 357 a 483, con 126 casi aggiuntivi e +35,29%. Quelle con mezzo scendono da 631 a 555, cioè 76 in meno e -12,04%. Il saldo finale di 50 nasce dall’incrocio fra due direzioni opposte.
La dicitura «senza mezzo» è il codice presente nel fascicolo. Le 483 registrazioni non corrispondono tutte a spostamenti a piedi e l’itinere non coincide con la sola circolazione stradale. Il codice compare anche quando nessun veicolo è coinvolto.
Durante l’attività lavorativa la componente senza mezzo sale da 5.763 a 5.894. Quella con mezzo passa da 145 a 153. Il trasporto incide poco sul volume degli eventi avvenuti al lavoro e molto di più sul tragitto.
Industria e servizi supera da sola l’aumento regionale
Industria e servizi passa da 5.060 a 5.257 denunce. L’incremento è di 197 unità e supera di otto il saldo regionale. Agricoltura scende da 314 a 309. Il Conto Stato passa da 1.522 a 1.519.
Nella prima gestione gli eventi durante il lavoro crescono di 161 e l’itinere di 36. In agricoltura accade l’opposto: gli eventi durante l’attività aggiungono dieci unità mentre il tragitto ne perde quindici. Nel Conto Stato il lavoro scende di 32 e l’itinere sale di 29.
A maggio i movimenti si compensano. Industria e servizi aggiunge 42 denunce. Agricoltura ne perde 17. Il Conto Stato ne perde sei. Le due flessioni totalizzano 23 denunce e lasciano un saldo di 19.
La classe tariffaria non determinata sale di 161 unità
Dentro Industria e servizi, la gestione tariffaria Industria raggiunge 1.663 denunce con 116 casi aggiuntivi. Il terziario sale a 1.155 e ne aggiunge 39. L’artigianato scende a 694 con nove unità in meno. Altre attività arretra da 576 a 466.
La classe tariffaria non determinata passa da 1.118 a 1.279. Da sola aggiunge 161 registrazioni. Il suo peso crescente impedisce di attribuire ogni spostamento a un cambiamento produttivo già stabilito.
La tariffa assicurativa ordina il rapporto con l’impresa. Il codice Ateco assegna il ramo economico del datore. Una sovrapposizione dei due prospetti confonderebbe categorie costruite per scopi diversi.
Tutte le province salgono, maggio divide i territori
Ancona conta 2.405 denunce contro 2.351 e aggiunge 54 casi. Pesaro e Urbino sale da 1.677 a 1.712 con 35 unità in più. Macerata passa da 1.476 a 1.493 e ne aggiunge 17. Ascoli Piceno raggiunge 888 denunce partendo da 848, pari a +4,72%.
Fermo passa da 544 a 587. Lo scarto è di 43 casi e +7,90%, il rialzo percentuale maggiore della regione.
Nel solo maggio le direzioni divergono. Ancona aggiunge 26 denunce e Pesaro e Urbino 25. Fermo ne aggiunge 11. Macerata ne perde 32 mentre Ascoli Piceno scende di 11.
La tavola attribuisce l’infortunio al luogo di accadimento. I conteggi non contengono occupati assicurati né ore lavorate. Il primato numerico di Ancona non equivale alla frequenza infortunistica più alta per addetto.
Sotto i vent’anni pesano anche le denunce scolastiche
Le classi sotto i vent’anni totalizzano 1.246 denunce, sedici in meno dell’anno precedente. Il gruppo fino a 14 anni sale di 22 unità. La fascia 15-19 perde 38 casi.
Dai vent’anni in su le registrazioni aumentano di 206. Il salto maggiore riguarda i 50-54 anni, passati da 767 a 878 con 111 casi aggiuntivi. I 35-39 anni ne aggiungono 67 e i 30-34 ne aggiungono 56.
Due classi mature vanno nella direzione opposta. I 60-64 anni scendono di 50 e i 55-59 di 24. La fascia 70-74 sale da 44 a 56 su una base ridotta. Senza la popolazione assicurata di ogni età, questi scarti non equivalgono alla probabilità individuale di infortunio.
Tra uomini e donne il tragitto pesa in modo diverso
Le denunce riferite agli uomini passano da 4.412 a 4.569 e aggiungono 157 casi. Quelle riferite alle donne salgono da 2.484 a 2.516 e ne aggiungono 32. Gli uomini assorbono l’83,07% dell’aumento.
Fra le donne, 528 denunce riguardano il tragitto assicurato. La quota sul totale femminile è del 20,99%. Fra gli uomini l’itinere conta 510 casi e pesa l’11,16%. La distanza fra le due quote riflette la composizione delle denunce e non una graduatoria personale di pericolo.
Gli eventi durante il lavoro sono 1.988 per le donne e 4.059 per gli uomini. Servirebbero platee occupazionali omogenee insieme a orari, mezzi usati, durata dei tragitti e distribuzione delle mansioni per convertire tali quantità in tassi comparabili.
Il luogo di nascita non esprime una frequenza per addetto
Le persone nate in Italia raccolgono 5.546 denunce, 124 in più. I nati nell’Unione europea esclusa l’Italia passano da 220 a 252. I nati fuori dall’Unione salgono da 1.254 a 1.287.
Le due componenti nate all’estero sommano 1.539 denunce e coprono il 21,72% del totale. L’incremento relativo maggiore appartiene al gruppo Ue esclusa l’Italia, +14,55%, su una base numerica molto più bassa delle altre.
La tavola non riporta quanti occupati appartengano a ciascun gruppo né quali mansioni svolgano. I conteggi riguardano pratiche registrate. Un raffronto della frequenza per origine richiederebbe denominatori e composizione occupazionale.
Il prospetto Ateco copre 4.387 eventi durante il lavoro
Il prospetto per ramo economico riguarda soltanto gli infortuni avvenuti durante il lavoro nella gestione Industria e servizi. La sua base è di 4.387 denunce. Il totale regionale somma Industria e servizi, agricoltura, Conto Stato e itinere.
La manifattura sale da 978 a 1.022 e le costruzioni restano a 584. Sanità e assistenza sociale passano da 241 a 428 mentre il commercio scende da 345 a 320. Trasporto e magazzinaggio arrivano a 236. Alloggio e ristorazione arretrano da 160 a 134.
Nella manifattura i prodotti in metallo raggiungono 233 e i mobili 126. Macchinari e apparecchiature arrivano a 104. Riparazione e installazione di macchine sale da 28 a 48. Le industrie alimentari scendono da 95 a 88.
Acqua, rifiuti e risanamento passano da 107 a 96. La pubblica amministrazione classificata in Industria e servizi scende da 86 a 56. Il ramo non determinato conta 1.147 denunce.
Dal gennaio 2026 l’Istituto ha affinato l’attribuzione del codice Ateco alle ditte. Il balzo della sanità risente anche della diversa attribuzione dei codici. La sola variazione da 241 a 428 non misura la frequenza per addetto.
Edilizia stabile nei volumi, più esposta nella mortalità
Il numero delle costruzioni coincide con quello del 2025 nei cinque mesi. Maggio mostra però 75 denunce contro 67. La stabilità cumulata nasce da mesi che si compensano e non da una sequenza piatta.
Le costruzioni coprono il 13,31% dei 4.387 eventi Ateco. Le due denunce mortali del comparto valgono il 50% dei quattro casi mortali avvenuti durante il lavoro e classificati per ramo economico in Industria e servizi.
Usando come base tutte le sei denunce mortali di Industria e servizi, comprese le due in itinere, la quota edile scende al 33,33%. Entrambe le percentuali derivano dai numeri pubblicati. La prima usa quattro casi durante l’attività. La seconda ne usa sei dentro la gestione.
Il grave infortunio di Trisungo avviene dopo il 31 maggio
Il grave ferimento avvenuto l’8 luglio 2026 in un cantiere della ricostruzione a Trisungo di Arquata del Tronto cade dopo la scadenza statistica. L’episodio non compare nei 7.085 infortuni e non appartiene ai sette casi mortali della finestra gennaio-maggio.
La data dell’8 luglio, Trisungo, il cantiere post-sisma e la movimentazione di una trave coincidono nelle cronache di Rai TGR Marche, VeraTV, ANSA e Il Resto del Carlino. La vicinanza temporale fra il rilascio dei conteggi e il ferimento ha accostato i due piani nel dibattito locale. Le tavole di maggio escludono l’episodio.
Guido Bianchini, già presidente del Comitato consultivo provinciale INAIL di Ascoli Piceno, ha richiamato i ritmi della ricostruzione e la prevenzione nei cantieri. Le serie aggregate non attribuiscono però l’aumento regionale a un singolo cantiere né alla ricostruzione post-sisma nel suo insieme.
Le denunce mortali riguardano tutte uomini
Cinque denunce mortali riguardano eventi durante l’attività e due il tragitto. Nel 2025 la ripartizione era quattro e tre. Sei casi del 2026 appartengono a Industria e servizi. Il caso residuo ricade nel Conto Stato. L’agricoltura è a zero.
Tutte le denunce mortali del 2026 riguardano uomini. Un anno prima i casi maschili erano cinque e quelli femminili due. Quattro persone sono nate in Italia. Tre sono nate fuori dall’Unione europea.
Ancona e Pesaro e Urbino ne registrano tre ciascuna. Macerata ne conta una. Ascoli Piceno e Fermo sono a zero nella rilevazione chiusa a maggio.
Due casi ricadono fra 55 e 59 anni e due fra 60 e 64. La fascia 30-34 ne registra uno. Altri due casi singoli appartengono alle classi 45-49 e 50-54. Con numeri tanto bassi, lo spostamento di una sola denuncia altera molto ogni percentuale.
Le tecnopatie aggiungono 652 protocolli
Nel solo maggio entrano 978 denunce di malattia professionale contro 812, con 166 protocolli aggiuntivi e +20,44%. Il ritmo del mese supera di 1,27 punti quello accumulato da gennaio.
Gli uomini aggiungono 505 denunce e arrivano a 2.982. Le donne ne aggiungono 147 e arrivano a 1.071. La componente maschile assorbe il 77,45% dell’aumento di 652.
Industria e servizi aggiunge 588 protocolli e raggiunge 3.669. L’agricoltura ne aggiunge 68 e sale a 364. Il Conto Stato scende da 24 a 20. La prima gestione assorbe il 90,18% del rialzo regionale.
Pesaro aggiunge più protocolli, Fermo corre più in fretta
Pesaro e Urbino passa da 834 a 1.018 denunce e aggiunge 184 protocolli. Macerata sale da 1.024 a 1.196 con 172 unità in più. Insieme raccolgono oltre la metà dell’aumento regionale.
Fermo passa da 390 a 497 e aggiunge 107 denunce. Ascoli Piceno raggiunge 508 partendo da 416, con +22,12%. Ancona sale da 737 a 834 e registra il rialzo percentuale più contenuto, +13,16%.
Maggio chiude in aumento in tutte le province. Pesaro e Urbino aggiunge 53 protocolli e Ascoli Piceno 38. Macerata ne aggiunge 34. Ancona sale di 21 mentre Fermo aggiunge 20.
Per le tecnopatie la collocazione territoriale segue la pratica trattata e non coincide con l’intera carriera lavorativa della persona. Un’esposizione avvenuta in più imprese o province confluisce nel protocollo associato al caso.
Osteomuscolari e sistema nervoso coprono l’83,40%
La categoria osteomuscolare aggiunge 506 denunce nel raffronto con il 2025 e copre il 67,36% di tutti i protocolli del 2026. Le malattie del sistema nervoso passano da 536 a 650. Le due famiglie sommano 3.380 pratiche e arrivano all’83,40%.
Le malattie dell’orecchio e dell’apofisi mastoide salgono da 147 a 190. La categoria non determinata passa da 411 a 414 e conserva una quota del 10,21%. La presenza di 414 protocolli senza settore diagnostico assegnato restringe il confronto clinico mensile.
Le patologie respiratorie scendono da 37 a 25 e i tumori da 23 a 20. I disturbi psichici e comportamentali passano da dieci a sette. Le malattie della cute salgono da cinque a otto.
Il sistema circolatorio registra quattro denunce contro zero. L’apparato genitourinario ne registra una. Le patologie digestive scendono da cinque a quattro e quelle dell’occhio da due a zero.
Le categorie infettive e del sangue sono a zero. Anche l’area endocrina non registra protocolli. Le quantità ridotte di molte categorie non sostengono inferenze epidemiologiche autonome.
Le denunce di persone nate all’estero salgono del 44,66%
Le tecnopatie riferite a persone nate in Italia passano da 3.036 a 3.525, con 489 protocolli aggiuntivi. Il gruppo Ue esclusa l’Italia sale da 76 a 133. Il gruppo extra Ue passa da 289 a 395.
I due gruppi nati all’estero arrivano a 528 denunce contro 365 e aumentano del 44,66%. La loro quota passa dal 10,73% al 13,03% del totale.
Il numero in apertura non equivale allo stesso numero di persone. La tabella mensile M1 conta malattie denunciate. I prospetti semestrali distinguono i lavoratori dai casi. Una persona con più patologie entra più volte nel conteggio delle denunce.
Anche qui mancano le platee occupazionali per luogo di nascita e la durata delle esposizioni. Il rialzo dei protocolli fra i nati all’estero non basta a stabilire una frequenza individuale più alta.
Dopo un infortunio, l’orologio parte dal certificato
Il lavoratore comunica subito l’infortunio al datore anche quando la lesione appare lieve. Il medico o la struttura sanitaria invia il certificato telematico all’Istituto. Il lavoratore consegna al datore i riferimenti identificativi del certificato e la prognosi riportata.
Quando la prognosi supera tre giorni, escluso quello dell’evento, il datore invia la denuncia entro due giorni dalla ricezione dei riferimenti del certificato. Un infortunio mortale o con pericolo di morte richiede la segnalazione entro ventiquattro ore.
Un’assenza di almeno un giorno oltre quello dell’evento fa scattare la comunicazione a fini statistici e informativi. Se una prognosi iniziale entro tre giorni si prolunga al quarto, il termine di due giorni parte dalla ricezione del nuovo certificato.
In caso di inerzia aziendale, il lavoratore presenta la denuncia presso la sede competente per il proprio domicilio. La tempestività protegge il fascicolo assicurativo e conserva i riferimenti sanitari dell’evento.
La malattia professionale ha scadenze proprie
Il lavoratore comunica la malattia al datore entro quindici giorni dalla manifestazione e trasmette i riferimenti del certificato già inviato per via telematica. Il datore inoltra la denuncia entro cinque giorni dalla ricezione del certificato.
Chi non svolge più attività lavorativa presenta la domanda all’Istituto. La stessa facoltà vale quando il datore rimane inattivo. La sede competente è quella del domicilio del lavoratore.
Le prestazioni rimangono richiedibili entro tre anni dalla manifestazione o dalla diagnosi. Il testo vigente dell’articolo 53 del DPR 1124/1965 pubblicato su Normattiva conferma i termini datoriali richiamati dall’Istituto.
Il mese di protocollo decide il periodo statistico della pratica. Una patologia non denunciata non entra nella serie mensile e non alimenta l’esame delle esposizioni professionali.
Dalle tavole regionali alle mansioni reali
Le tavole regionali arrivano fino a gestione, ramo economico, provincia, età e modalità di accadimento. Non mostrano la singola mansione, il turno, l’attrezzatura usata o la catena dei subappalti. Ogni azienda deve recuperare quei riscontri subito dopo l’evento.
Per le patologie osteomuscolari, l’esame aziendale riguarda movimentazione manuale, forza applicata, ripetitività e tempi di recupero. Posture forzate e durata dell’esposizione meritano una registrazione separata. Un totale annuale privo della mansione nasconde le ricorrenze.
Per l’itinere vanno separati orario di ingresso, tragitto, mezzo coinvolto e organizzazione dei turni. Nei cantieri occorre isolare sollevamenti, lavori in quota, circolazione dei mezzi e interferenze fra imprese. Ogni gruppo richiede correzioni diverse.
La programmazione degli accessi deve incrociare velocità e volume. Fermo presenta l’incremento relativo più rapido. Pesaro e Urbino concentra il maggior numero di nuovi protocolli patologici. Una sola misura sposterebbe gli accessi verso una provincia trascurando l’altra.
Un anno chiuso non si confronta con cinque mesi
Il nostro articolo sui 31 casi mortali denunciati nelle Marche nel 2025 riguarda dodici mesi. Una proiezione lineare dei primi cinque mesi deformerebbe il profilo annuale. Stagionalità, tempi di denuncia, rettifiche e assestamenti amministrativi distribuiscono gli eventi in modo irregolare.
Il pezzo sulle 3.009 ispezioni INL irregolari nel 2025 misura gli esiti degli accessi conclusi. Le denunce assicurative misurano pratiche entrate all’INAIL. Una percentuale costruita sovrapponendo i due universi non avrebbe un denominatore comune.
Il raffronto richiede periodi omogenei della stessa serie. Per gli infortuni si confrontano gennaio-maggio 2026 e gennaio-maggio 2025 mentre le tecnopatie usano i protocolli degli stessi intervalli.
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Junior Cristarella
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