Dal 27 giugno all’11 luglio Pergine, in Valsugana, ospita un festival che, negli ultimi anni, grazie anche alla direzione artistica di Babilonia Teatri (Valeria Raimondi ed Enrico Castellani), ha assunto una fisionomia unica e ben riconoscibile. Non vetrina per operatori, né circolo elitario bensì un palinsesto mirato a offrire alla comunità perginese uno specchio, non consolatorio ma neppure compiaciutamente deformante, in cui riflettersi.
Pergine Festival è così arrivato quest’anno a una 51° edizione intitolata, non a caso, Geografie Umane: lo spettacolo dal vivo esce dai luoghi deputati e si espande negli spazi della quotidianità comunitaria, rivitalizzandoli e risemantizzandoli. Noi li abbiamo abitati per quattro giorni, da giovedì 3 a domenica 5 luglio.
Due spettacoli in cuffia: The Walks di Rimini Protokoll e Città natale di Jonathan Zenti
Il Parco dei Tre castagni è appena fuori Pergine, un’ampia distesa collinosa con sculture in legno, un piccolo labirinto e giochi per i bambini. Ci arrivo con Valeria Raimondi, partendo dalla piazza del municipio: una passeggiata di venti minuti durante la quale costeggiamo il Marie Curie, l’istituto secondario più frequentato della zona. Quest’imponente edificio ottocentesco, però, un tempo ospitava quel manicomio che, pur avendo variamente coinvolto – familiari ricoverati ma soprattutto lavoro – ogni famiglia perginese, oggi è stato precipitato nell’oblio… Non dimenticare eventi significativi della storia mondiale recente è, invece, uno degli obiettivi di The Walks, il dispositivo ideato da Rimini Protokoll e fruibile tramite un’apposita app e le cuffie del proprio cellulare. Da realizzare in coppia, non prevede un itinerario prestabilito bensì una narrazione – fra cronaca giornalistica e sottile disincanto – e alcune istruzioni relative alle dinamiche fra i due partner temporanei. Un’esperienza insieme performativa e “politica”, un invito a riflettere sulla trascurata pregnanza della prossemica, nelle relazioni quotidiane e tanto più in quelle diplomatico-politiche.
A una dimensione apparentemente più privata ci riconduce, invece, Città natale, lo spettacolo-racconto per cuffia appositamente creato per Pergine Festival dall’audio podcast designer” Jonathan Zenti. Il bar-ingresso dell’albergo-ristorante Rotonda Experience, seduti a un tavolino con qualcosa da bere oppure appena fuori per fumare una sigaretta: gli “auditori” s’immergono nel racconto di una vita e in un microcosmo familiare e relazionale fatto di disattenzione e disperato egotismo, di fatale attrazione per la morte e volontà di riscatto. Un ascolto privato e insieme collettivo: con gli altri “auditori” ma anche insieme agli avventori del bar e agli ospiti dell’hotel, fra sospensione del tempo e inalterato fluire dell’esistenza.
Uno spettacolo in piazza e un concerto: Damoclès di Cirque Inextremiste e Cristiano Godano + Drigo
La piazza, l’agorà, è il cuore di ogni centro abitato, grande o piccolo che sia: ecco dunque che sabato mattina è bello fare una sosta nella corsa delle compere – poco distante c’è il mercato – e fermarsi in piazza Gavazzi intorno a uno strano uomo indaffarato, insieme a un paio di aiutanti, a spostare pesanti assi di legno. Il francese Cirque Inextremiste rinuncia a equilibrismi ed evoluzioni mozzafiato per creare insieme al pubblico una sorta di genuino cerchio magico, uno spazio in cui le uniche leggi sono l’empatia e la fiducia. Damoclès smuove nel profondo soprattutto i grandi, ne sfalda l’esposta autosufficienza e ricorda quanto vivere sia anche fidarsi. E fiducia e sintonia sono quelle che uniscono Cristiano Godano (Marlene Kuntz) e Drigo (Negrita): un concerto intimo e coinvolgente, illuminato dalla luce calante del tramonto dietro le montagne che, all’orizzonte, circondano il Parco di Castel Pergine.

Un’esperienza musical-onirica: Elementare di Amigdala
La musica è protagonista di Elementare, una performance-esperienza notturna, da mezzanotte fino all’alba, ideata dal modenese collettivo Amigdala. Nello stanzone che sorge nel Parco di Castel Pergine ci sono materassi con cuscini e coperte: possiamo distenderci o stare seduti, dormire o vegliare. Durante la notte l’ensemble di cantanti, rigorosamente a cappella, è protagonista di cinque diversi momenti, mentre un’artista scrive con vernice nera su bianche lenzuola. L’intimità e la vulnerabilità del sonno–dormiveglia, il mistero della memoria che registra suoni e parole che si depositano nell’inconscio per diventare esperienze che, inattese, ricompaiono alla nostra coscienza. Un’esperienza condivisa e insieme profondamente individuale, inconscio personale e inconscio collettivo in fluida e costante relazione.
Tre lavori di drammaturgia contemporanea: La futura classe dirigente, Atti degli Apostoli, Nervo vago
In linea anche con la propria poetica, Babilonia Teatri sceglie di dare spazio unicamente alla drammaturgia contemporanea, ospitando tanto una drammaturga affermata – per quanto defilata rispetto alla scena più mainstream – come Rita Frongia, in prima nazionale con il suo Nervo Vago, nato su suggestioni da un racconto di Alice Munro; quanto talenti under 35, quali l’autrice e attrice Caterina Marino con La futura classe dirigente; e il Collettivo Baladam B-Side con Atti degli Apostoli. Se Frongia affronta il tema della dipendenza emotiva, Marino smaschera con sconfortata ironia l’insuperabile iato fra legittime aspettative delle più giovani generazioni e spensierato controllo gerontocratico sulla realtà; mentre Baladam B-Side, denunciando la definitiva affermazione del consumismo capitalista, riconosce con surreale e desolata comicità l’universale dipendenza da quel modello.
Il progetto speciale Overtourism
Giovani artisti – Tommaso Mattia Russi, Federica Cottini, Federica Torchetti, Lorenzo Paderno, Andrea Palma e Maria Vittoria Barrella – sono stati, infine, i protagonisti di Overtourism, percorso di alta formazione teatrale per under 35 promosso da Pergine Festival in collaborazione con Estate Teatrale Veronese, con il sostegno del Ministero della Cultura e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”.
I sei hanno affrontato l’attualissimo tema dell’overtourism da varie angolazioni, partendo anche dal proprio vissuto: Federica racconta l’inesorabile trasformazione del suo condominio romano, già assaltato dai turisti perché set de I soliti ignoti, in alveare di AirBnb; mentre Maria Vittoria invita a provare una “real Italian experience” sfidandola a giocare alla morra. Ci sono, poi, poi una desolata distopia veneziana e la possibilità di ascoltare – dal vivo e registrate – le testimonianze raccolte girando Verona e Pergine; ma anche la possibilità di inviare lettere a Giulietta o a Babbo Natale e la proposta di pratiche per allenare lo sguardo spento dall’uso compulsivo della fotocamera dello smartphone. Un’intelligente e sconfortante sintesi di un fenomeno che non soltanto riguarda il fato delle nostre città e località più “pittoresche”, ma segnala uno strisciante cambiamento antropologico, con un’umanità eterodiretta dalle guide turistiche e incapace di guardarsi veramente attorno.
Laura Bevione
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