«Questo progetto è anche un cordiale invito alla politica a occuparsi di più di questi temi?» È la domanda di VITA al consigliere delegato e ceo del primo gruppo bancario italiano, Carlo Messina, e al presidente del primo azionista, Marco Gilli, alla guida di Compagnia di San Paolo. Una domanda riferita a Scelte future, il progetto di asset building ventennale, appena presentato a Torino, e che mira a creare tanti piccoli patrimoni con cui sostenere il percorso scolastico e formativo di 2mila bambini di famiglie a basso reddito, creando le condizioni per l’accesso all’università.
Una domanda obbligata, dopo che Messina aveva aperto il suo intervento, partendo proprio dai quasi 100mila bambini in questa condizione in un territorio ricco e sviluppato come il Piemonte, cosa che rende immaginabile quale e quanto sia il bisogno in tutto il Paese.
Una domanda cui nessuno dei due ha dato risposte reticenti (trovate il frammento video, sotto).
Messina, richiamando anche il progetto sui Neet, intrapreso con l’altro grande azionista, Fondazione Cariplo, che con Compagnia capeggia la nutrita pattuglie di fondazioni (insieme hanno circa il 20% del capitale sociale), Messina, dicevamo, ha risposto: «È chiaro che noi non lanciamo un messaggio alla politica ma che ci mettiamo a disposizione di questo Paese per poter valorizzare gli utili che creiamo. E, visto che i nostri azionisti sono soddisfatti degli utili che creiamo, che una porzione di questi possa essere destinata a fare cose che, oggettivamente, oggi, per la dimensione del debito pubblico, la politica ha maggiori difficoltà a realizzare. Non è facile gestire un Paese, in una fase come questa, con un debito pubblico così elevato. Quindi», ha proseguito, «credo che il Governo stia facendo molto bene, sul fronte della finanza pubblica, ma che oggettivamente abbia vincoli in termini di disponibilità finanziarie. Dove è possibile, credo che le aziende migliori di questo Paese si debbano porre questo elemento per contribuire alla crescita. Noi, certamente, lo facciamo».
Marco Gilli: «Detassare gli utili che destineremo a formazione. Come in America»
Il presidente Gilli ha ricordato invece la tassazione del 12,5% cui sono sottoposti gli utili e che gli azionisti-fondazioni pagano sulle cedole che staccano da Intesa Sanpaolo. Danari sottratti a investimenti sociali successivi. Almeno in questo caso, analogamente a quanto succede negli Stati Uniti con il Piano 529 – un’azione di sostengo alla formazione, cui ci si richiama, un beneficio fiscale sarebbero doveroso: «Sarebbe una cosa molto concreta da chiedere alla politica».
D’altra parte Scelte future, che Compagnia di San Paolo, Intesa Sanpaolo realizzano con la Fondazione Ufficio Pio, è una novità per l’Italia: un programma di lungo termine che, partendo da bambini più piccoli, integra accesso alla formazione superiore, risparmio incentivato ed educazione finanziaria in un unico dispositivo rivolto alle famiglie, anche quelle a basso reddito.
Attraverso piccoli versamenti mensili di un importo a scelta compreso tra i 5 e i 30 euro, effettuati sin dalla prima infanzia e lungo tutto il percorso di crescita dei figli, le famiglie piemontesi a basso reddito (con Isee inferiore o uguale 15.000 euro) di 2mila bambini tra 0 e 6 anni potranno costruire gradualmente un capitale dedicato alla loro formazione superiore.
Dieci milioni di accompagnamento
«Con un’erogazione liberale iniziale pari a 10 milioni di euro di cui 5 milioni di euro stanziati da Fondazione Compagnia di San Paolo e 5 milioni di euro da Intesa Sanpaolo», hanno spiegato gli organizzatori, «il risparmio versato dalle famiglie a basso reddito viene raddoppiato con un contributo equivalente, moltiplicando così la capacità di accumulo e promuovendo una logica di corresponsabilità e investimento sul futuro dei figli, con risvolti positivi in termini di promozione della consapevolezza finanziaria e di contrasto alla povertà educativa. La Fondazione Ufficio Pio interviene per realizzare operativamente il progetto, apportando le sue forti competenze nell’affiancamento a famiglie in situazione di vulnerabilità e la sua consolidata esperienza nella gestione di programmi di risparmio incentivato».

Scelte future prende avvio, in Piemonte, con una fase sperimentale nella seconda metà del 2026 per poi valutare l’estensione nel 2027 ad altri territori.
L’iniziativa è una delle prime applicazioni strutturate del modello di asset building applicato all’educazione lungo tutto il ciclo di crescita e ripercorre le esperienze di Fondazione Ufficio Pio, come i programmi Will Torino e Percorsi, finora circoscritti al territorio torinese e a target più specifici.
«Promuovere accesso alle opportunità educative e di istruzione terziaria per tutti significa investire nel futuro delle persone e dei territori. Investimenti di lungo periodo sul capitale umano, sulla mobilità sociale e sulla capacità delle nuove generazioni di affrontare le sfide del futuro contribuiscono sia al contrasto delle diseguaglianze, sia alla crescita e alla competitività del Paese», ha ribadito Gilli, aggiungendo che, col progetto si punta a «raggiungere proprio questi due obiettivi, che rappresentano anche le due priorità che la nostra Fondazione si è data nella strategia del periodo 2025-2028».
E parlando dell’unione fra le tre realtà, ha parlato di «una partnership che unisce competenze sociali, visione filantropica e strumenti finanziari innovativi per costruire un modello sostenibile e replicabile, capace di ampliare concretamente le opportunità educative».
Contrasto alla povertà educativa dei giovani
Carlo Messina ha sottolineato inoltre come «nel programma per il sociale di Intesa Sanpaolo, uno dei filoni chiave sia il contrasto alla povertà educativa dei giovani. Oggi i nostri programmi si arricchiscono di un’importante iniziativa promossa con un partner che per noi ha un significato speciale, la Fondazione Compagnia di San Paolo, nostro azionista storico, determinante per la crescita della banca. Con Scelte future vogliamo rivolgerci alle comunità piemontesi per un progetto di lungo termine che porterà i bambini e le bambine di oggi a essere adulti formati, padroni del loro presente, in grado di costruire una vita famigliare e professionale soddisfacente e contribuire così al progresso del Paese».


Il presidente di Fondazione Ufficio Pio, Davide Porporato, ha spiegato, per parte sua, che «con Scelte future si realizza un’ambizione che coltiviamo da molti anni: offrire alle famiglie strumenti concreti per progettare il futuro dei propri figli fin dai primi anni di vita unendo al contributo economico educazione finanziaria e accompagnamento nei percorsi di crescita. Dal 2010 promuoviamo programmi di risparmio incentivato legati all’istruzione e alla formazione, convinti che l’investimento educativo sia uno dei fattori più efficaci per contrastare le disuguaglianze e ampliare le possibilità di scelta delle persone. Nel tempo, i risultati e le valutazioni dei nostri interventi ci hanno spinto ad agire sempre più precocemente, estendendo il sostegno a fasce d’età via via più giovani. Con Scelte future, grazie alla collaborazione con Fondazione Compagnia di San Paolo e Intesa Sanpaolo, compiamo un ulteriore passo avanti: aiutare le famiglie a immaginare, pianificare e costruire il domani dei propri figli fin dalla nascita».
Il progetto di asset building, ricordano le tre realtà, «è finalizzato a promuovere l’accesso all’istruzione di terzo livello e a contrastare la povertà educativa di bambine e bambini, incoraggiando e sostenendo l’impegno di lungo periodo delle famiglie a favore dello sviluppo formativo dei figli».
Collegato all’alba da New York, dove è impegnato in un progetto con l’Onu, il segretario di Compagnia, Alberto Anfossi, ha spiegato che Scelte future «rafforza un impegno che da anni la vede investire nella prima infanzia come leva strategica per contrastare le disuguaglianze educative», aggiungendo che «è in questa fase che si costruiscono le opportunità future delle persone. Il progetto si fonda sul principio dell’universalismo progressivo: strumenti educativi aperti a tutte le famiglie e un sostegno rafforzato per quelle più fragili, per ampliare le opportunità senza creare stigmatizzazione. Un modello che potrà crescere grazie alla collaborazione con gli enti del Terzo settore, partner fondamentali per raggiungere le famiglie e, accompagnarle nei primi passi di adesione al Programma».


Scelte future prevede infatti un percorso digitale strutturato di formazione e accompagnamento che coinvolge l’intero nucleo familiare secondo una logica progressiva e coerente con le diverse fasi di crescita. Per rafforzare la fiducia Intesa Sanpaolo «mette a disposizione le proprie filiali come punto di primo contatto informativo, con un ruolo di accoglienza e indirizzamento verso la Fondazione Ufficio Pio».
In Italia solo il 31,6% dei giovan tra i 25 e i 34 anni possiede un titolo di istruzione terziaria, a fronte di una media europea del 43%: un divario strutturale le cui radici affondano nei primi anni di vita, quando le condizioni socioeconomiche della famiglia cominciano a orientare le aspettative, contribuendo a consolidare nel tempo disuguaglianze poi difficili da colmare.
Scommettere sul capitale umano, lavorare sull’inclusione e sulle diseguaglianze: da Torino il messaggio è confortante, soprattutto se si considera la vocazione di Compagnia di San Paolo a guardare anche fuori dai confini territoriali – VITA ve lo ha raccontato spesso – e l’assetto ormai internazionale di Intesa Sanpaolo, che a questi temi ha dedicato un’area, Intesa per il sociale, presente a Torino con Paolo Bonassi, chief social impact officer del gruppo, e il direttore esecutivo Andrea Forghieri: è chiaro che il progetto pilota è pronto a scalare su dimensioni nazionali.
«Si parla troppo di Difesa e troppo poco di sociale»
D’altra parte, finché alla guida della prima banca italiana e tra le prime europee – sempre più prima e più europea se l’opas su Monte dei Paschi andrà a buon fine – c’è (col supporto convinto delle fondazioni azioniste) Carlo Messina, che ha fatto inserire 1 miliardo di euro per la lotta alle diseguaglianze nell’ultimo Piano di impresa, una tale decisione non stupirebbe davvero.
Come non ha stupito sentirlo rispondere in questi termini al collega di Repubblica Torino, sul tema della Difesa: «Non sono contrario», ha spiegato, «stiamo parlando di un comparto che ha grandi aziende, come Leonardo. Dico che non è la priorità di questo Paese. Dico che se ne parla troppo, anche il suo giornale, probabilmente. Si parla troppo di quanto missili vengano sparati in Ucraina e in Iran e troppo poco di quanti bambini siano in povertà».
La foto di apertura è di Kinzie Riehm/Avalon/Agenzia Sintesi.
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Giampaolo Cerri
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