Alla scoperta dei Tesori della Ca’ Granda di Milano


C’è un fabbricante di sapone, Carlo Rotta, ritratto da Segantini. Un banchiere, Carlo Carvaglio, dipinto da Sironi. Una coppia di commercianti, Carlo Sacco e Carolina Cerruti, che hanno fatto fortuna coi filati di seta, immortalati da Casorati. Un ufficiale milanese dell’armata austriaca, Giovanni Battista Birago, consegnato ai posteri da Hayez. E la vedova di uno dei fondatori del Corriere della Sera, Giulia Lucini Colombani, vista da Mosé Bianchi. La signora nominò l’ospedale suo erede universale, lasciandogli 350 mila lire. Sono alcuni dei ritratti conservati nella Quadreria dei Benefattori, uno dei Tesori della Ca’ Granda, il museo dei beni culturali del Policlinico di Milano.

I tesori della Ca’ Granda, Milano

La Quadreria dei Benefattori della Ca’ Granda: storia di una collezione

La quadreria comprende un migliaio di tele, dipinte tra i primi del Seicento e l’anno scorso. Tutte firmate, su commissione dell’ospedale, da artisti eccellenti. In gran parte sono custodite in rastrelliere dentro un caveau aperto su prenotazione agli studiosi. Ventitré sono esposte in pubblico, insieme con altre opere d’arte e oggetti: busti di marmo (ecco l’immancabile cardinale Carlo Borromeo), ritratti di illustri medici del passato (il tisiologo Umberto Carpi, omaggiato dal fratello Aldo), antichi strumenti diagnostici. E un prezioso stendardo processionale, tessuto in oro e argento e costellato di pietre preziose, opera di Gio Ponti, il futuro architetto del grattacielo Pirelli, qui nel ruolo di designer devoto alla Madonna dell’Annunciazione, soggetto del gonfalone e protettrice dell’ospedale.

Un museo tutto da scoprire a Milano

Aperto nel 2019, ancora poco conosciuto (per il momento solo seimila visitatori l’anno, accompagnati dai diligenti volontari del Touring Club), l’originale museo è una sorprendente antologia di storia dell’arte, della società, del costume milanesi. Ha sede in via Francesco Sforza, la strada dedicata al duca di Milano, fondatore nel 1456 di uno dei primi e più grandi ospedali italiani, destinato a razionalizzare l’assistenza dei poveri. “Ca’ Granda – spiegava Giovanni Testori – non solo per la vastità delle strutture, ma perché grande era lo spirito d’amore civico e religioso, di civica e religiosa carità e assistenza, che l’aveva generata e la reggeva; e perché, in effetti, era la casa di tutti, quella che tutti, nel momento del bisogno, avrebbe accolto”. Nel secondo dopoguerra l’ospedale è stato trasferito in zona Niguarda, mentre negli antichi, meravigliosi chiostri rinascimentali (del Filarete) e barocchi (del Richini) si è insediata l’Università degli Studi (per tutti la Statale, in rete unimi).


I tesori della Ca Granda, Milano
I tesori della Ca’ Granda, Milano

I ritratti della Ca’ Granda tra donazioni e autocelebrazione

Fin dall’inizio, la Ca’ Granda si è mantenuta anche grazie al finanziamento dei mecenati. Nel 1602 il Capitolo (oggi diremmo cda) decise di premiare i più generosi, e al tempo stesso stuzzicare la loro vanità, e sollecitare l’altrui emulazione, dedicandogli un ritratto ufficiale. Nell’Ottocento vennero stabilite le condizioni economiche necessarie per accedere al privilegio di quello status symbol: un ritratto a mezza figura per chi donava almeno 40mila lire, a figura intera (misura standard circa 120 per 200 cm) per chi superava gli 80mila. Nel Novecento la distinzione sfuma, e fino al cambio di valuta vale per tutti una “flat tax” di un miliardo di lire; poi, convertita in 250mila euro, cifra tutt’ora in vigore. La tradizione del “ritratto gratulatorio” (espressione di gratitudine e riconoscenza) è sempre viva, con l’unica differenza che i dipinti più recenti – gli ultimi quattro datati 2025 – non sono stati commissionati ad artisti affermati, ma a giovani promesse dell’Accademia di Brera.

Grandi artisti nei Tesori della Ca’ Granda…

Pelagi, Pitocchetto, Molteni, Tallone, Gola, Induno, Morbelli, Carrà, Tadini figurano tra i pittori ingaggiati dall’ospedale nel corso dei secoli. Il più antico tra i ritratti in mostra, 1677, è quello del commerciante d’oro e argento Filippo Pierogalli, eseguito da Filippo Abbiati, uno dei protagonisti della stagione barocca milanese. Il più controverso è il Cesare Fantelli di Eleuterio Pagliano (1875). Fantelli era un negoziante di vini di Porta Ticinese. La prima versione, in abito da lavoro, camicia arrotolata fino ai gomiti, un fiasco in una mano, uno straccio nell’altra, venne rifiutata per eccesso di realismo, e sostituita con un ritratto più convenzionale, in posa solenne, abito scuro e senza bottiglia.

…con anche lamentele e polemiche

Stessa sorte rischiò nel 1933 il ritratto del banchiere Carlo Carvaglio, 400mila lire la sua donazione, dipinto da Mario Sironi con uno stile sintetico espressionista incompreso dalla committenza, abituata al rassicurante verismo accademico, turbata dalla modernità. Scriveva la figlia del benefattore al Consiglio Ospedaliero: “Ho dovuto constatare che il quadro è eseguito in forma troppo abbozzata… sommaria e rude… poco adatta a rievocare l’animo dolce, mite e melanconico del defunto”. Il Consiglio incassò la critica, ma alla fine il quadro venne accettato. Qualche altro esempio.

I tesori della Ca Granda, Milano
I tesori della Ca’ Granda, Milano

C’è la storia di Milano e dell’Italia tra i quadri della Ca’ Granda

Angelo Inganni ritrae Giuseppe Colli, studioso di diritto civile e penale: in piedi, accanto al tavolo con su dispiegato il testamento, in mano una penna pronta alla firma del lascito. Nel tondo alla parete si intravede uno scorcio del cortile dell’ospedale nel giorno della Festa del Perdono (25 marzo), in cui si celebrava la generosità dei benefattori e si esponevano all’aperto i loro ritratti. Carlo Carrà ritrae Giovanni Ballerio, tenente medico che lasciò il servizio in corsia per andare a combattere la Prima Guerra Mondiale, morendo nel 1917 sul fronte di Gorizia. In memoria del figlio i genitori designarono la Ca’ Granda loro erede universale. Angelo Morbelli dà prova del suo talento divisionista nella minuziosa trama di minuscole, fittissime pennellate che disegna l’abito di Odoardo Fano, ragioniere, ex garibaldino.

Il percorso di visita dei Tesori della Ca’ Granda

Il percorso del museo si conclude nella cripta della chiesa dell’Annunciazione, antico sepolcreto dell’ospedale. E, nel 1848, mausoleo dei milanesi caduti in combattimento durante le Cinque Giornate di lotta contro l’occupazione austriaca. I loro resti vennero poi trasferiti nel nuovo monumento alle Cinque Giornate progettato nel 1895 nella piazza omonima dallo scultore Giuseppe Grandi. Nella penombra della cripta sopravvivono, sopra i muri screpolati dall’umidità, tracce di parole di straziante retorica che rievocano quella rivolta repressa nel sangue: “Preziosa ecatombe di leoni e agnelli – espiò la nostra vergogna – da nostre colpe secolari”.


Armando Besio

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