Kappa FuturFestival 2026 a Torino


Il Parco Dora di Torino si è confermato ancora una volta l’epicentro nazionale e persino globale della musica elettronica, ma l’ultima edizione del Kappa FuturFestival (KFF) che si è appena conclusa il 5 luglio, segna un punto di svolta. Dalle parole degli organizzatori emerge chiaramente come l’evento abbia trasceso i confini del semplice festival musicale per trasformarsi in un ecosistema complesso, una “città temporanea” di 12 ore al giorno dove musica, arte, alta cucina e turismo internazionale si fondono. E non solo, è anche una community di persone che si sentono parte di qualcosa di grande “Il Kappa è un evento mondiale”, racconta una frequentatrice abituale, “definirlo solo internazionale sarebbe riduttivo“.

Kosmo Stage, Kappa Futur Festival, Torino, 2026 @clappo

I numeri del Kappa FuturFestival

I numeri di quest’anno – con partecipanti provenienti da 151 Paesi (con l’ingresso storico di Capo Verde), oltre 130 artisti internazionali, con l’80% di rinnovamento rispetto all’anno precedente, tra i 10,5 e gli 11 milioni di euro di budget di produzione – raccontano la storia di un’impresa culturale titanica che, pur lottando contro l’aumento generale dei costi e lanciando appelli alle istituzioni alberghiere locali per calmierare i prezzi, continua a espandersi.

Il report del Kappa FuturFestival

La tredicesima edizione ha visto set esclusivi a quattro e soprattutto “a sei mani” (il pezzo forte di quest’anno): riusciti il potente back to back di Four Tet con Skrillex, dove l’approccio minimale e organico del producer britannico si è fuso conl’energia dirompente della superstar americana, e quello dello statunitense Diplo con i francesi Busy P e Tatyana Jane. E poi il ritorno di grandi nomi con progetti sperimentali (da SwedishHouse Mafia in veste underground, fino a progetti live come quello di Max Cooper) o semplicemente dopo anni di assenza dal Kappa, come Sven Väth, uno dei grandi pionieri della musica techno in Germania, che ha incendiato il main stage l’ultimo giorno del festival. Senza dimenticare le regine del dancefloor, le dj belghe Charlotte de Witte che ha mandato in tilt la sicurezza congestionando gli accessi e ha passato il testimone ad Amelie Lens (sempre sul palco Voyager, quello verticale davanti alla Chiesa del Santo Volto di Botta) con un’esibizione energica.

Quest’anno il sesto palco, il Lab Stage – dove era posizionata una campana disegnata dall’artista americano Cory Angel suonata a fine concerto dal dj di turno, è cresciuto in qualità (e affluenza). Quasi al pari del Solar – il palco più art techno e rave del festival – sormontato quest’anno da un incastro di container a simulare le casse, che ricordava molto l’ambientazione nel deserto del film Sirat. Ma i veri pilastri dell’evoluzione del format sono l’arte contemporanea, l’enogastronomia di livello e l’imminente sbarco oltreoceano. Ne abbiamo parlato con i co-fondatori del festival: Maurizio (Juni) Vitale e Gigi Mazzoleni, che ne è anche il direttore artistico.

Il Kappa FuturFestival di Torino non è più un evento musicale, è una 
Four Tet con Skrillexal Kappa Futur Festival, Torino, 2026, photo Claudia Giraud

Intervista a Maurizio (Juni) Vitale e Gigi Mazzoleni

Il KFF sta integrando sempre di più l’arte contemporanea nei suoi spazi, arrivando ad acquisire opere proprie. Come nasce questa collezione d’arte legata al festival?
MJV: Abbiamo iniziato a creare un piccolo patrimonio artistico nostro. Abbiamo acquistato l’installazione luminosa di Marinella Senatore, che esponiamo con orgoglio, due foto di Jacopo di Cera, un’opera di Cattelan e, quest’anno, una campana realizzata appositamente dall’artista americano Cory Arcangel. Questa campana è stata posizionata sul Lab Stage ed è stata suonata dai DJ a fine set, in una vera e propria performance. L’idea è quella di avere una collezione che vive durante il festival e che, in futuro, speriamo possa trovare spazio anche all’interno del parco stesso durante l’anno. Portare l’arte e la bellezza in questi contesti è fondamentale: la bellezza aiuta a trasgredire meno, educa al rispetto.

Quest’anno ha debuttato la “Taverna Futurista”, portando l’alta cucina stellata in mezzo a un festival techno. Una scelta decisamente fuori dagli schemi.
GM: La scelta del nome non è casuale: il movimento Futurista è nato a Torino e Marinetti, negli anni ’20 e ’30, è stato uno dei primissimi sperimentatori di macchine e suoni che hanno anticipato la musica elettronica. Oltretutto, lo stesso acronimo originale del festival, FF (Fast Forward), si lega a questo concetto. L’idea della Taverna nasce dal fatto che noi consideriamo il festival come una vera e propria città. Se stai qui dentro per 12 ore, devi avere la possibilità di scegliere: puoi spendere pochi euro per un hamburger o un kebab, oppure, se vuoi farti un regalo, puoi sederti e farti servire un menù studiato da chef di altissimo livello, come Enrico Crippa. Anche i grandi chef sono artisti: si mettono in discussione, cambiano i menù, non copiano. È un’esperienza sensoriale che si sposa perfettamente con quella musicale.


Il modello Parco Dora sta per essere esportato. Cosa ci aspetta con la nuova edizione di novembre del Kappa FuturFestival in Messico?
MJV: Fa parte della nostra ambizione avere un KFF in ogni continente prima o poi. Andremo a Monterrey, nello stato del Nuevo León. Abbiamo scelto questa location perché ci muoviamo in base a principi precisi: solidità istituzionale, un partner affidabile (un amico che conosciamo da vent’anni) e, soprattutto, una venue che richiami l’identità del Parco Dora. Abbiamo trovato il Fundidora Park: è un’ex fonderia pazzesca, quattro volte più grande del nostro parco, ma molto simile per fascino industriale, con tanto di colline verdi sullo sfondo e un ristorante interno chiamato Lingote. Il mercato lì è molto competitivo, i DJ costano anche cinque volte di più a causa dell’esplosione di mete come Tulum, ma le potenzialità sono enormi. Abbiamo già venduto 10mila biglietti solo a livello locale e puntiamo ad arrivare a 20mila. Sarà un modo incredibile per portare la cultura di Torino e il nostro format nel mondo.

Claudia Giraud

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Claudia Giraud

Source link

Di