Via della Conciliazione. Domenica sera. Le Frecce Tricolori sopra la cupola di San Pietro. Roberto Daprà sale sul palco. Accanto a lui Luca Guglielmetti, navigatore. Una Skoda Fabia RS Rally2, gommata Pirelli, preparata da Delta Rally, i colori di Pintarally e di ACI Team Italia. Cinque anni fa era arrivato qui da junior. Adesso arriva da vincitore.
La gara era cominciata a Colle Oppio, venerdì sera, con i fari che illuminavano il Colosseo. Poi il Reatino, il Lago Turano, l’Appennino fino a 1.600 metri. Poi la Valle dell’Aniene, le gallerie di Subiaco, le rocce del Monte Livata. Centonovantasette chilometri. Undici prove speciali. Centoventisei partenti, 29 nazioni. Niente Cioaciaria, ma solo per questa volta: il rally di Roma capitale 2026 è stata la prova generale per il Mondiale ’27 e le strade della provincia di Frosinone non hanno segreti perché da anni l’organizzatore Max Rendina le aveva inserite nelle precedenti edizioni. Ora occorreva studiare le insidie degli altri territori: la Ciociaria tornerà con il Mondiale.
Ventisette chilometri e ottantacinque metri
Daprà non è scattato subito. Ha tenuto il ritmo, ha gestito, ha aspettato. Il sabato era un continuo botta e risposta: lui e Andrea Crugnola sulla Lancia Ypsilon Rally2 HF, separati da secondi, stretti l’uno sull’altro prova dopo prova.
Poi è arrivata la Piana di Rascino. È la prova speciale più lunga della gara. Ventisette chilometri e ottantacinque metri di asfalto laziale nel cuore dell’Appennino. È lì che Daprà ha scelto di attaccare, con decisione, senza aspettare altro. Il solco si è aperto in quella prova e non si è più chiuso.
Crugnola non ha potuto rispondere. La sua Lancia è uscita di strada proprio sulla PS6 — la Piana di Rascino — mettendo fine alla corsa per la vittoria. Prima di lui era già uscito Andrea Nucita, che aveva acceso il rally con il miglior tempo nella spettacolare apertura al Colosseo.
Quattro scratch complessivi per Daprà. Ritmo costante. Freddo nella gestione. Tredici secondi e sette decimi di margine sul traguardo.
Il mezzo secondo di Suninen
Dietro di lui, una battaglia separata e altrettanto bella. Teemu Suninen e Antti Haapala sulla Skoda — i favoriti ERC, numero uno in griglia — avevano dominato nella prima parte. Poi lo sloveno Boštjan Avbelj, navigato da Elia De Guio, ha cominciato a rimontare. Tre prove vinte. La Power Stage sua. Nell’ultima speciale aveva recuperato 6.3 secondi su Suninen dopo aver perso tempo in un testacoda nelle fasi iniziali. Sul traguardo: mezzo secondo tra loro. Suninen secondo, Avbelj terzo assoluto.
Quarto assoluto Giandomenico Basso con Lorenzo Granai. Il trevigiano non ha un programma completo quest’anno ma ha trovato ritmo e continuità per tutti e tre i giorni. Il risultato pesa: al termine di questa prova occupa il secondo posto nella classifica ERC. La rivincita dei 3,7 secondi dell’anno scorso su Mabellini resterà per un’altra occasione — Andrea Mabellini con Luca Lenzi ha chiuso ottavo, mai pienamente a proprio agio nel weekend.
La top ten: Bonato-Boulloud su Lancia, Johansson-Gronvall, Sarrazin-Roche su Citroen, poi Mabellini, poi Rossel-Dunand, poi i campioni in carica Marczyk-Gospodarczyk decimi.
Simone Campedelli e Tania Canton su Toyota GR Yaris Rally2 hanno chiuso terzi nel Campionato Italiano.
Il National Match e i trofei
Per la prima volta l’evento ha ospitato un National Match Rally tra Italia e Francia. La rappresentanza italiana ha vinto. Un risultato che ha il sapore di un precedente: se il Rally di Roma Capitale entrerà nel calendario mondiale WRC nel 2027 — come già annunciato dalla presenza di Ott Tänak con il numero zero in veste di apripista — la competizione tra nazioni sarà uno degli elementi che darà alla manifestazione una dimensione ulteriore.
Nei trofei: Benjamin Boulenc e Chloé Barozzi-Gauze su Toyota vincono nel Promozione. Sara Carra e Federica Mauri si impongono nella classifica femminile. Simone Di Giovanni e Andrea Colapietro vincono il Trofeo Lancia in Rally4. Manuel Derossi e Giordano Gregori trionfano nel Trofeo Rally6. Nel Trofeo Suzuki doppio successo per Roberto Pellè con Luca Franceschini, che ha vinto entrambe le tappe — conteggiate come due gare separate — con la costanza di un veterano che conosce ogni metro di queste strade.
La voce di Daprà
«Per inseguire i sogni bisogna impegnarsi sempre ed essere anche fortunati. In questa gara c’è stato un po’ di tutto. Abbiamo tenuto un ritmo altissimo, ieri è stato un continuo botta e risposta su ogni prova ed eravamo tutti molto vicini. Cinque anni fa ho iniziato qui a Roma il mio percorso nel CIAR Junior e non avrei mai immaginato di tornare da portacolori di ACI Team Italia e vincere questo rally sotto le Frecce Tricolori». una frase che ha dentro tutto il senso di una vittoria costruita nel tempo.
Sul palco della cerimonia il presidente del Consiglio Regionale del Lazio Antonello Aurigemma, il consigliere regionale Luciano Nobili, il consigliere capitolino Federico Rocca, il presidente SARA Assicurazioni Tullio Del Sette, il consigliere Ferdinando Bonessio presidente della Commissione Sport di Roma Capitale, il generale Antonio Conservadell’Aeronautica Militare.
Max Rendina, ideatore del Rally di Roma Capitale, ha ringraziato tutti: lo Stato della Città del Vaticano per il sorvolo delle Frecce su San Pietro, l’Aeronautica Militare, Roma Capitale, la Regione Lazio, il Ministero per lo Sport, l’Automobile Club d’Italia. Milleduecento persone al lavoro durante la settimana del rally. Una macchina organizzativa che quest’anno ha segnato il record di partenti.
«Andremo avanti così», ha detto Rendina. Roma, già, va avanti così. Con un trentino che cinque anni fa era un junior e adesso porta a casa la vittoria assoluta. Con le Frecce Tricolori che sorvolano San Pietro. Con le pietre del Colosseo che ancora trattengono, da venerdì sera, il suono di un motore che rimbalza tra le mura antiche.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse. Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link Matteo Sansoni
Source link



