Il Servizio sanitario nazionale ha ricominciato ad assumere, ma il recupero degli organici non cancella gli squilibri accumulati negli anni dei vincoli. È quanto emerge dai dati del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato e dal focus dedicato al Ssn. Nel 2024 il personale del comparto Sanità raggiunge quota 713.976 dipendenti, pari al 21,1% del totale del personale delle pubbliche amministrazioni. Nel 2015 erano 653.477: in dieci anni l’incremento è quindi di circa 60.500 unità, pari a un +9,3%.
La dinamica, però, va letta in prospettiva. Tra il 2015 e il 2017 l’occupazione nel Ssn diminuisce complessivamente dell’1%, scendendo da 653.477 a 647.061 unità. Dal 2018 comincia una lenta risalita, che accelera con la pandemia: 664.468 dipendenti nel 2020, 681.849 nel 2022, 702.796 nel 2023 e 713.976 nel 2024. Il focus della Ragioneria collega questa crescita a nuovi spazi di spesa, alla ridefinizione dei limiti introdotta dal decreto-legge 35/2019 e alle misure straordinarie di reclutamento adottate per far fronte al Covid.
Il punto più rilevante riguarda la composizione del recupero. Nel 2015 i medici erano 110.909. Fino al 2019 la categoria resta sostanzialmente stabile, arrivando a 112.147 unità. Dal 2020 la classificazione cambia e la Ragioneria utilizza la macrocategoria dei dirigenti sanitari, che comprende la precedente area medica e altre figure della dirigenza sanitaria: nel 2024 sono 130.336, in lieve crescita rispetto ai 129.990 del 2023. Considerando l’intera dirigenza, sanitaria e professionale-tecnica-amministrativa, si passa dalle 129.458 unità del 2015 alle 135.684 del 2024, con un incremento del 4,8%.
Molto più marcata è la crescita del personale non dirigente, la macrocategoria nella quale rientra il personale del comparto e dunque anche gli infermieri. Qui il salto è più consistente: da 522.921 unità nel 2015 a 577.446 nel 2024, con 54.525 dipendenti in più e un incremento del 10,4%. Nel solo ultimo anno il personale non dirigente cresce dell’1,9%, mentre il personale dirigente aumenta appena dello 0,3%. È il segnale di un rafforzamento che ha interessato soprattutto il comparto, più che la dirigenza sanitaria.
Il rapporto tra assunzioni e cessazioni conferma il cambio di fase. Nel quinquennio 2015-2019 l’indicatore recupera progressivamente, superando il 100% dal 2018. Nel 2020, in piena emergenza Covid, raggiunge il 132,2%, con 59.687 assunzioni a fronte di 45.139 cessazioni. Il picco arriva nel 2023, con un rapporto del 152,8%; nel 2024 il dato resta comunque positivo, al 127,5%, con 42.230 cessazioni.
Il focus territoriale mostra inoltre differenze importanti. Tra il 2015 e il 2024 gli incrementi più elevati di personale si registrano in Campania (+19,5%), Puglia (+18,1%) ed Emilia-Romagna (+16,3%). Le uniche regioni con un saldo negativo sono Basilicata (-5,4%) e Molise (-5,2%). Se si guarda invece al numero di dipendenti ogni 10 mila abitanti, nel 2024 i valori più alti sono in Valle d’Aosta (180,6), Provincia autonoma di Bolzano (175,3) e Friuli-Venezia Giulia (174,3), contro una media nazionale indicata nel focus a 134,0. I valori più bassi sono nel Lazio (89,3), in Campania (98,8) e in Sicilia (100,3).
Accanto alla crescita degli organici, cambia anche il profilo del personale. La componente femminile, già maggioritaria, sale dal 65,7% del 2015 al 69,6% del 2024. L’età media complessiva scende a 48,9 anni, dopo aver toccato il massimo di 50,71 anni nel 2018. La Ragioneria segnala anche un aumento dei dipendenti sotto i 39 anni, collegato al superamento delle misure di contenimento delle assunzioni, al reclutamento straordinario e alle stabilizzazioni. Allo stesso tempo cresce anche la quota di personale nelle classi più anziane, anche per effetto delle norme che consentono la permanenza in servizio di dirigenti medici, dirigenti sanitari e infermieri oltre i precedenti limiti, entro i tetti previsti dalla legge.
Sul versante retributivo il divario resta molto ampio. Nel 2024 la retribuzione media del personale non dirigente è pari a 33.809 euro lordi annui. Per i dirigenti sanitari la media sale a 88.882 euro, mentre per i dirigenti professionali, tecnici e amministrativi è pari a 86.474 euro. In rapporto, la retribuzione media dei dirigenti sanitari è 2,63 volte quella del personale non dirigente; nel 2015 il rapporto era 2,43.
La serie storica mostra una crescita differenziata. Per i dirigenti sanitari, fino al 2019 classificati come “medici”, la retribuzione media passa da circa 73 mila euro nel 2015 a 89 mila euro nel 2024, con un incremento indicizzato del 21%. Per il personale non dirigente si passa da circa 30 mila a 34 mila euro, con una crescita del 12%. Ancora più forte l’aumento dei dirigenti professionali, tecnici e amministrativi, pari al 32% nel periodo 2015-2024.
La Ragioneria spiega che l’incremento della retribuzione media dei dirigenti sanitari dal 2019 risente degli effetti economici dei rinnovi contrattuali e dell’inclusione dell’indennità di esclusività tra le componenti del trattamento economico fondamentale. Per il personale non dirigente, invece, la crescita dal 2020 è collegata anche alle risorse straordinarie del decreto-legge 18/2020 e poi al contratto 2019-2021, sottoscritto il 2 novembre 2022. In questo quadro rientrano anche le misure specifiche introdotte per gli infermieri, a partire dall’indennità di specificità infermieristica, e per le altre professioni sanitarie e gli operatori sociosanitari con l’indennità di tutela del malato e promozione della salute.
Anche la composizione della busta paga è diversa. Per i dirigenti sanitari lo stipendio pesa per il 56,3% della retribuzione media, le indennità fisse per il 38,3%, le altre voci accessorie per il 4,7% e lo straordinario per lo 0,7%. Per il personale non dirigente, invece, lo stipendio rappresenta il 79,3%, le indennità fisse il 7,5%, le altre voci accessorie l’11,4% e lo straordinario l’1,8%.
Il costo complessivo del lavoro nel Ssn segue la stessa traiettoria espansiva: dopo la lieve flessione tra 2015 e 2016, cresce stabilmente fino a raggiungere nel 2024 il valore massimo di 46,7 miliardi di euro. Nel decennio l’aumento è di circa 7,6 miliardi, pari al +19,6%, sostenuto dall’incremento dell’occupazione, dal nuovo sistema assunzionale e dagli adeguamenti contrattuali.
Il quadro che emerge è dunque quello di un Ssn che ha ricominciato ad assumere e ha avviato un parziale ricambio generazionale. Ma il recupero non è uniforme: il personale del comparto, dove si colloca la gran parte degli infermieri, cresce più della dirigenza sanitaria; le retribuzioni aumentano, ma il divario tra medici-dirigenti e personale non dirigente resta strutturalmente elevato.
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