Forza Mafia e la Giustizia. La “pazza idea” di Robertino: un magistrato (in pensione) capo di gabinetto e Vigna alla Sacal



All’interno dello stesso partito, Forza Italia o se preferite Forza Mafia, qualcuno si gioca la propria partita in maniera diversa, se non addirittura opposta con la magistratura. Anche se tutti hanno problemi con la giustizia e cercano disperatamente di districarsi tra proroghe delle indagini, intercettazioni, collaboratori di giustizia e vecchi amici divenuti, col tempo, nemici giurati.

Da una parte c’è don Sergio Ferrari, da Cirò Marina. Lui si sta giocando la sua partita e ne abbiamo già scritto in precedenza. Una partita ben diversa rispetto a quella dei suoi capi politici. Ferrari sa di avere alle costole un osso duro: Domenico Guarascio, un magistrato proveniente dalla scuola di Gratteri. Da quella scuola, di solito, escono uomini forgiati per non scendere a compromessi con la massoneria deviata e con i colletti bianchi. Ecco perché Ferrari ha fatto all-in contro Domenico Guarascio: ha capito che non riuscirà a mediare, ha capito di essere l’obiettivo, ha capito che qualcuno lo sta cucinando a fuoco lento. Ecco perché punta a eliminare l’ostacolo, consapevole del fatto che con il procuratore Tridico, proveniente invece dalla “scuola” del porto delle nebbie del “Gattopardo” di Cosenza (Mario Spagnuolo per i nuovi di Iacchite0) sarebbe molto più semplice arrivare a un compromesso, magari scaricando tutte le colpe sui pesci piccoli: Manica e i suoi soci occulti. I capri espiatori dell’operazione Teorema, come li ha definiti Francesco Manica, fratello di Fabio.

La partita di Ferrari, quindi, si gioca su un terreno difficile: quello dello scontro con una magistratura tosta e tutta d’un pezzo, quella che non si lascia abbindolare da promesse e favoricchi per figli e amici… come troppe volte accade quando si incontrano politica e magistratura. Ferrari ha scelto di tentare di sbarrare la strada al dottor Guarascio per far subentrare un procuratore assai più docile e abituato a sistemare certe questioni spinose, magari archiviandole o chiudendo un occhio su alcuni politici coinvolti. Ma l’ultima parola spetterà al CSM. E a giudicare dall’attività frenetica del procuratore Guarascio, viene da pensare che chi credeva di averlo fatto fuori, invece ha fatto… fiasco.

Al contrario, Occhiuto e Cannizzaro si stanno giocando la partita in maniera del tutto opposta. Il sindaco di Reggio gioca d’anticipo. Sa che tra qualche mese verranno meno tutti i privilegi di cui gode oggi in qualità di parlamentare della Repubblica. In primis lo scudo relativo alle intercettazioni: oggi Cannizzaro non può essere intercettato. Una cosa non da poco per stare alla larga dai guai. Ma cosa succederà quando decadrà da parlamentare? Dovrà tuffarsi anche lui nell’oceano reggino, pieno zeppo di squali pronti ad azzannare la preda. E lui è uno… c’avi a vucca larga… per usare un eufemismo.

Cannizzaro sindaco sarà molto esposto a diverse pressioni, a rapporti atavici, a questioni che inevitabilmente si riproporranno. Cambiali elettorali. Fiumi di denaro che arriveranno e che non sarà facile gestire restando puliti. Fare il sindaco è già difficile — Scopelliti docet — figuriamoci se hai il Governo centrale amico che, da una parte, ti foraggia e, dall’altra, ti tende la trappola. Perché in politica i nemici sono sempre vicini e qualcuno, alleato o addirittura compagno di partito, potrebbe all’occorrenza tendere una sofisticata trappola per farti cadere in fallo. A quel punto non si scappa: potrebbero arrivare inchieste “pesanti” senza alcun preavviso, se non sei più parlamentare. E non sarebbero per niente neutralizzabili. 

Cannizzaro, intendiamoci, non è nuovo a queste vicende e già da tempo ha messo in campo le sue strategie. Solo qualche mese fa commentavamo che “il giaguaro s’è smacchiato” alle tragicomiche notizie di un Cannizzaro “amico” dei carabinieri a Scilla e dintorni con tanto di ridicoli “monumenti”. E tutti ricordano che sul finire della prima Giunta Occhiuto alla Regione fu nominata assessore Stefania Caracciolo, di professione prefetto, in quota Ciccio Bummino. E adesso la saga va avanti perché Ciccio Cetto ha appena nominato suo vicesindaco la dottoressa Mariagrazia Arena, fino a un mese fa presidente del Tribunale di Reggio Calabria. Una donna delle istituzioni, una sorta di assicurazione sulla vita che il sindaco ha voluto garantirsi, pur scontentando la politica, costretta a rinunciare a una postazione molto importante, per non dire fondamentale, nello scacchiere reggino.

E Roberto Occhiuto? Diciamo che l’idea nasce proprio da lui. L’imperatore, che si crede campione di astuzia. Perché chi delinque deve per forza essere un grande calcolatore, soprattutto a certe latitudini. Qualche anno fa ha pregato quasi in ginocchio il colonnello dei carabinieri Bortoletti, “famoso” per avere messo a posto la sanità a Salerno, di accettare la sua proposta per fargli da subcommissario alla Sanità. Ma Bortoletti – con decenza parlando, vista anche l’ora… – l’ha mandato a cagare. E così Robertino s’è dovuto accontentare di un “mezzo” ufficiale dei carabinieri, tale Battistini, che ha fatto scompisciare dalle risate per anni catanzaresi, lametini e vibonesi. Ma Robertino è un tipo che difficilmente si arrende se prima non va a sbattere contro un muro, dall’alto – si fa per dire – della sua infinita presunzione accoppiata a supponenza. Adesso sono mesi che Occhiuto ripete alla sua giunta — e non solo — che il futuro capo di gabinetto sarà un “alto magistrato dello Stato”. Una figura di garanzia per tutti, capace di schermare e magari ammorbidire le Procure.

Occhiuto è consapevole di avere ben cinque uffici di Procura addosso e quindi sa che, prima o poi, arriverà almeno un rinvio a giudizio. Occhiuto ormai gestisce tutte le sue partite dall’esterno, senza sporcarsi le mani in Cittadella — zeppa di microspie —: dalle varie Asp a Uber, da Ryanair ai medici cubani, da Tim a Film Commission e così via. Lui e il fratello Mario si stanno garantendo un’uscita di scena da nababbi. Con conti esteri a sei zeri, altro che vitalizi.

Ma per realizzare il suo “piano” manca ancora un ultimo piccolo tassello: mandare il suo attuale capo di gabinetto Luciano Vigna alla Sacal. Gli aeroporti e le loro “commissioni” sono diventati il nuovo business occulto del fratello “furbo” degli Occhuto. Per cui non ha più senso tenere il fido Vigna come capo di gabinetto: è sprecato. Meglio piazzarlo alla Sacal per controllare più da vicino gli affari milionari.

Marco Franchini ha già preparato le valigie. Per lui il tempo è scaduto. Troppe Procure stanno lavorando su Occhiuto e quindi bisogna battere il ferro finché è caldo. Franchini non è più funzionale al progetto, troppo “bacchettone” per garantire certe operazioni delicate. Ben venga allora il misterioso alto magistrato in Cittadella, un perfetto specchietto per le allodole. E c’è chi dice che Robertino stia corteggiando nientepopodimenocge… il “Gattopardo” di Cosenza ormai in pensione, adorato zietto del capo della Film Commission, il parassita Calabrese… Tanto ormai le varie ramificazioni regionali sono tutte ben rodate e avviate: bisogna soltanto spremerle fino all’ultima goccia. Prima che sia troppo tardi. Vi terremo aggiornati. Come sempre.


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