Le Comunità energetiche rinnovabili? «Dobbiamo lavorare per semplificare la burocrazia, velocizzare le operazioni di connessione alla rete e aiutare tutti i soggetti a conoscere questo strumento e a gestirlo nel modo migliore». Queste le parole con cui il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha aperto Energia condivisa per una nuova infrastruttura sociale – Le Comunità energetiche rinnovabili: driver di innovazione, servizi e sviluppo territoriale, incontro organizzato al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro – Cnel da Enel e Osservatorio Cer.
Il ministro Fratin ha parlato delle Cer come di «uno strumento concreto a disposizione dei cittadini, delle imprese e dei comuni per condividere energia pulita e ottenere benefici ambientali, economici, sociali». Non solo. «Hanno un ruolo decisivo nella lotta alla povertà energetica e sono un alleato contro lo spopolamento delle aree interne e delle aree montane», ha aggiunto.
«Il Governo», ha spiegato, «ha scelto sin da subito di puntare sulle Cer e l’investimento importante realizzato con i fondi del Pnrr ha dato sicuramente i suoi frutti. Ma al di là degli incentivi, le comunità devono consolidarsi, per la loro utilità economica e ambientale. Naturalmente questo percorso deve essere sempre accompagnato e sostenuto».
Cer, da aggregatori di energia a strumenti di coesione
Dall’incontro è emersa come la volontà da parte delle istituzioni di supportare lo sviluppo delle Cer, nella loro dimensione più ampia: da aggregatori di energia pulita a strumenti di coesione e sviluppo territoriale integrato, in grado di rispondere a bisogni complessi come la povertà energetica e la rigenerazione di aree marginali.
Perché, questo il filo rosso dei lavori, l’energia prodotta da fonti rinnovabili e la sua condivisione non rappresentano soltanto una sfida tecnologica e ambientale, ma un’opportunità straordinaria per ripensare i modelli di organizzazione economica e sociale.
Nel corso del confronto è stato evidenziato come le Cer rappresentino uno strumento in forte espansione: dal ministero dell’Ambiente è emerso che sono circa 48mila le istanze presentate nell’ambito dei fondi Pnrr per la realizzazione di impianti collegati alle comunità energetiche.

Non solo una transizione energetica
Stefania Crotta del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ha ricordato come il Mase ha «investito molto sulle Comunità energetiche rinnovabili, non solo», ha precisato, «dal punto di vista economico, ma anche su quello normativo e regolamentare».
La ragione? «Le Comunità energetiche incidono sulle tre dimensioni della sostenibilità: economica, ambientale e sociale. Nel percorso di attuazione ci siamo confrontati con le pubbliche amministrazioni, le imprese e i cittadini, apportando i correttivi necessari. I risultati sono significativi: sono pervenute 48 mila istanze, con un raddoppio del target di potenza installabile».
L’auspicio «è che le economie che si stanno liberando nell’ambito del Pnrr possano essere riutilizzate per finanziare le domande già valutate positivamente dal Gse e ancora in attesa della copertura finanziaria. Guardiamo ora a una dimensione sempre più territoriale, anche attraverso strumenti come i Positive Energy District. Questa non è soltanto una transizione energetica, ma anche una transizione culturale. Il Pnrr non rappresenta la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova sfida».


Cer, strumento in crescita
L’incontro al Cnel ha riunito istituzioni, enti regolatori e soggetti tecnici impegnati nello sviluppo delle comunità energetiche, con l’obiettivo di fare il punto sullo stato dell’arte e sulle prospettive future di un modello considerato sempre più centrale nelle politiche energetiche nazionali ed europee.
L’obiettivo? Arrivare alla definizione di un quadro normativo capace di accompagnare la crescita delle Cer e favorirne la diffusione su tutto il territorio nazionale.
Un patto per la transizione energetica
La mattinata che si è aperta con l’intervento del padrone di casa, il presidente del Cnel, Renato Brunetta, che ha tracciato la rotta. «Le comunità energetiche» è quello spazio dove si fa insieme «coesione sociale, economia, finanza, ottimizzazione dei consumi, ottimizzazione del territorio» e dove «si fa connessione».
L’incontro è stato anche l’occasione per annunciare l’accordo tra Cnel ed Enea per promuovere le Cer, come modello di sviluppo basato su una transizione energetica trasparente e indirizzato a rispondere alle esigenze delle comunità locali.


Restare, ritornare, arrivare. Sono i capitoli del focus book che contiene le storie di chi vive in montagna, nelle piccole isole o tra i campi coltivati dell’entroterra. Nato come spin off del numero di VITA “Aree interne, l’Italia da scoprire”, racchiude un pezzo di racconto sui luoghi cosiddetti marginali che spesso non ha voce. Con i contributi di Luca Mercalli, Federica Fabrizio e Fredo Valla
LE AREE INTERNE IN PRIMA PERSONA
Cer, dove i cittadini si sentono comunità
La presidente di Enea, Francesca Mariotti, ha parlato delle Comunità energetiche rinnovabili come di un «elemento centrale della transizione energetica, che per essere attuata», però, «necessita di solide basi tecnico-scientifiche e di politiche che abbiano un forte radicamento sociale ed economico».
Non solo. Per Mariotti le Cer sono una «sfida tecnologica ed ambientale ma anche l’occasione di ripensare il nostro modello di organizzazione economico e sociale». Perché, spiega, nelle Cer «i cittadini si sentono comunità».
Nel futuro Mariotti vede la possibilità per le Cer di diventare anche «erogatori di servizi e consulenza» e «occasioni di rigenerazione urbana». Un quadro in cui la PA si propone come «erogatore di risorse sì, ma soprattutto abilitatore di conoscenza e facilitatore di implementazione delle Cer».
Cer e sistema energetico: quale integrazione
Le Comunità energetiche sono centrali e hanno al tempo stesso dei «valori dirompenti nel panorama energetico, perché presuppongono un cambiamento importante». Parlare di un «consumatore attivo che è anche produttore è una vera rivoluzione», sottolinea Livio De Santoli di Arera (che sta per Autorità di regolazione per energia reti e ambiente). Come lo è il loro contributo al contrasto alla «povertà energetica» e in tema di «consapevolezza dei territori».
Ma, si chiede, come si muove e si integra una Cer all’interno del sistema elettrico esistente? Il punto centrale, chiarisce, «è valorizzare l’energia condivisa: l’energia autoprodotta e consumata all’interno della comunità deve trovare un riconoscimento adeguato, anche attraverso una diversa regolazione degli oneri di rete. Nei prossimi anni sarà fondamentale accompagnare la transizione con regole capaci di garantire autonomia, sicurezza, libertà energetica e contrasto alla povertà energetica».
Per Luca Barberis del Gestore dei servizi energetici – Gse «la disciplina relativa alle comunità energetiche è sicuramente lo strumento più innovativo che abbiamo oggi nel settore elettrico. Ci sono molti elementi di innovazione: un’innovazione conservativa, perché è riuscita a introdurre un meccanismo assolutamente nuovo senza stravolgere i contratti fondamentali del nostro sistema, dal contratto di fornitura a quello per la vendita dell’energia immessa in rete»,
Ma, ha aggiunto, «c’è un’altra importantissima discontinuità: il premio non viene riconosciuto semplicemente all’energia prodotta o immessa in rete, ma a quella contestualmente immessa e prelevata in un contesto di prossimità. È l’energia condivisa. In questo modo, il consumatore, storicamente considerato un elemento passivo del sistema, assume un ruolo paritetico a quello del produttore».
Cer e cooperazione
Le Comunità energetiche rinnovabili? Una ricchezza in termini di energia ma anche nella straordinaria capacità di «creare storie». Dalle Cer della parrocchia, a quelle sostenute dalle banche, e dalle imprese che le rendono «magari un momento di welfare aziendale». Dalle esperienze dei comuni montani a quelle urbane, «la sfida è territoriale e sociale».
Oltre il business plan, oltre il sistema normativo, «ancora oscuro», una Comunità energetica «non si fa con un foglio excel, ma con la storia delle persone». In questo quadro, se «siamo tutti d’accordo che la transizione energetica va fatta», è altrettanto vero che «sulle modalità» le differenze non sono secondarie. Un impianto condiviso è una questione «di strategia e la differenza la fa il comitato che presenta il progetto».
Chi abita questo territorio? Di cosa si occupano le imprese? Che cosa ci si aspetta dalla realizzazione di una Cer?
Così Maria Adele Prosperoni, capo servizio ambiente ed energia di Confcooperative nel suo intervento.
Cer e aggregazione
All’incontro era presente anche Silvia Chiassai Martini, presidente della Fondazione Cer Italia, che ha sottolineato l’importanza di favorire l’aggregazione tra Comuni, imprese e cittadini all’interno delle Cer già attive, per non disperdere l’opportunità di accesso agli incentivi, che ha tempi limitati con scadenza fissata al 2027.
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In apertura foto credit LaPresse. Nel testo, foto e video da ufficio stampa Cnel e di Alessio Nisi
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Alessio Nisi
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