Ci sono crisi politiche che si esauriscono nell’arco di una seduta, bruciano forte e si spengono. E ci sono crisi che il giorno dopo bruciano di più, perché nel frattempo qualcuno ha avuto il tempo di riorganizzarsi, di formalizzare le accuse, di fissare le scadenze. Le ferite aperte dal Consiglio Comunale di martedì a Ferentino sono ancora più aperte e bruciano come nelle ventiquattr’ore precedenti.
La notte tra martedì e mercoledì non ha portato quiete. Ha portato una riunione di maggioranza, e dalla riunione è uscita una richiesta formale al sindaco Piergianni Fiorletta: togliere a Gianni Bernardini la competenza alla Manutenzione. Una richiesta che arriva il giorno dopo che Bernardini, dall’interno della stessa maggioranza, aveva annunciato controlli sugli atti, sulle gare, sui lavori pubblici e sulle telecamere pagate e mai funzionanti. A voler dare una lettura maliziosa: il cerchio si chiude con una certa precisione geometrica, chi minaccia di controllare viene messo in condizione di non poter più farlo. Ma ce n’è anche un’altra di lettura: parte dal presupposto che l’incendio appiccato da Bernardini sia stato assolutamente gratuito ed infondato.
Il problema della delega che non era una delega
C’è un dettaglio che rende la vicenda più complicata di quanto sembri. La delega alla manutenzione, formalmente, non è mai stata di Bernardini: è del consigliere Maurizio Berretta. Bernardini se ne occupava di fatto, in prima persona, con un’iniziativa che evidentemente non tutti in maggioranza avevano gradito ma che nessuno, fino a ieri, aveva contestato apertamente. Le critiche di Luca Zaccari e Alessandro Rea — gli stessi argomenti che l’opposizione ripete da tre anni — sono arrivate nel momento in cui Bernardini aveva già alzato la voce sul resto.
La richiesta di togliergli la manutenzione risolve un problema formale che non esisteva ma invia un segnale politico inequivocabile: dopo le minacce di ieri, Bernardini dovrà restare nei confini del proprio ruolo. O almeno, questa è l’intenzione di chi ha parlato nella riunione di maggioranza. Se Bernardini accetterà di restare in quei confini è, al momento, tutto da verificare.
Galassi risponde e fissa la scadenza
Sul fronte opposto della stessa lista, Ugo Galassi ha scelto la strada della chiarezza documentata. All’accusa sollevata ieri da Bernardini — secondo cui Galassi sarebbe proprietario dell’immobile dove il Comune paga l’affitto per il giudice di pace, con possibile incompatibilità con la carica di consigliere — ha risposto con una dichiarazione dettagliata.
«Il consigliere Bernardini entra in situazioni familiari non pertinenti visto che parliamo di un contratto stipulato decenni fa che comunque fa parte dell’asse ereditario della mia famiglia, ma per eredità non è giunto a me. C’è un testamento registrato da un notaio che ne dimostra il possesso: l’erede di quel bene non sono io. Bernardini dovrebbe stare attento alle cose che dichiara perché entra in sfere estranee alla politica. Io non sono più disposto a tollerare false affermazioni di cui da oggi in poi dovrà rispondere nelle opportune sedi».
Non è una dichiarazione difensiva: è un contrattacco con allegata la minaccia di querela. E si chiude con una frase che non ammette ambiguità: «Attendo che il sindaco risolva il problema dell’assessore».
Che è esattamente il nocciolo politico della vicenda. Galassi ha protocollato ieri una formale istanza di autotutela per chiedere l’annullamento del decreto con cui il sindaco aveva revocato le deleghe a Piera Dominici. Ha dato a Fiorletta tempo fino al 28 luglio. Se entro quella data il sindaco non avrà provveduto a reintegrarla, Galassi porterà il ricorso al TAR del Lazio. Lo ha messo per iscritto. Non è una minaccia politica informale: è un atto amministrativo con data di scadenza.
La variante urbanistica, il giorno dopo
Anche sul terzo fronte aperto ieri — la variante urbanistica sulla Casilina contestata dallo stesso Bernardini — le posizioni si sono chiarite, sia pure in modo asimmetrico. Bernardini ha spiegato oggi la natura delle sue obiezioni: non era contrario al progetto di per sé (un privato che intende realizzare un nuovo centro sportivo) ma ha rilevato che nella documentazione regionale compariva la dicitura «Comune di Roma» anziché «Comune di Ferentino», e che la Casilina veniva definita arteria regionale quando è in realtà una strada statale. Non un vizio procedurale marginale, ma un’indicazione che la documentazione portata in aula era stata redatta con una cura che lasciava a desiderare.
Dal Comune è arrivata la replica: gli atti sono perfettamente regolari, trasparenti e rispondono ai criteri di legge. Una risposta che chiude formalmente la questione ma che non risponde nel merito alle osservazioni specifiche di Bernardini. Il punto è stato votato dalla maggioranza nonostante il voto contrario di Bernardini, che si è così trovato, per la seconda volta in pochi giorni, a fare opposizione alla propria coalizione dall’interno.
La posta sul tavolo di Fiorletta
Il sindaco Fiorletta si trova oggi in una posizione che richiede una scelta, non una mediazione. Ha due ultimatum sul tavolo: quello di Galassi, che vuole Dominici reintegrata entro il 28 luglio pena il ricorso al TAR, e quello implicito della maggioranza, che chiede di ridimensionare Bernardini. I due sono incompatibili: qualunque mossa che soddisfi una parte inasprirà l’altra.
C’è una costante nella crisi ferentinate che il succedersi degli episodi rende sempre più visibile. Non è una crisi di programma: nessuno contesta il merito delle politiche dell’amministrazione. È una crisi di riconoscimento: ognuno dei protagonisti ritiene che il proprio contributo elettorale, il proprio peso politico, il proprio ruolo non siano stati adeguatamente riconosciuti dagli altri. Galassi ritiene che la staffetta degli assessori abbia violato gli accordi. Bernardini ritiene che le critiche alla manutenzione siano un attacco personale. Berretta ritiene che il presidente del Consiglio non garantisca la sua parola.
In questo tipo di crisi, i programmi non aiutano. Aiutano le persone capaci di fare un passo indietro. E quelle, al momento, non si vedono.
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