La vicenda non riguarda una puntura qualsiasi. Nel Bellunese la TBE rientra da anni tra le infezioni da sorvegliare durante la stagione delle uscite nei boschi, nei prati al margine dei sentieri e nelle aree alpine frequentate da escursionisti e residenti.
Avviso sanitario: le righe seguenti hanno taglio giornalistico; febbre alta, confusione, sonnolenza marcata o rigidità nucale dopo una puntura di zecca richiedono accesso ai servizi sanitari.
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Dal morso alla rianimazione: la sequenza del ricovero
Il 70enne, noto nell’ambiente del basket locale, era atteso in giorni di ritrovo sportivo di fine stagione. La puntura è avvenuta durante una camminata in quota; il rientro a casa senza allarme immediato ha lasciato scorrere ore pesanti prima del peggioramento. Quando un familiare lo ha trovato in condizioni gravi, la chiamata al 118 ha aperto il trasferimento urgente in ospedale.
La permanenza in coma farmacologico segnala un coinvolgimento neurologico severo. Il successivo risveglio e l’uscita dalla terapia intensiva indicano l’abbandono del periodo più grave, senza sciogliere la riserva clinica: la prognosi resta riservata e il ricovero prosegue sotto controllo ospedaliero.
Che cosa fa la TBE al sistema nervoso
La TBE, sigla di Tick-Borne Encephalitis, è una malattia virale trasmessa soprattutto da zecche infette del genere Ixodes. I servizi sanitari regionali descrivono la puntura come spesso inosservata: la saliva della zecca anestetizza la zona e la persona rientra dal bosco senza associare subito quel contatto a un rischio neurologico.
L’incubazione indicata dalle schede sanitarie pubbliche va da 4 a 28 giorni, con media intorno agli otto. La documentazione sanitaria nazionale distingue un’ampia quota di infezioni senza disturbi o con sintomi lievi e una quota minore con febbre alta, cefalea severa, dolori muscolari e articolari. Nei casi che avanzano verso il sistema nervoso compaiono meningite, encefalite, alterazione dello stato mentale, convulsioni o paralisi.
I numeri 2026 nell’area ULSS Dolomiti
Il territorio della sanità dolomitica registra dall’inizio dell’anno dieci persone colpite da malattie trasmesse da zecche: tre diagnosi di malattia di Lyme e sette di encefalite da zecca. Il confronto con il 2025, chiuso con trentanove casi complessivi, racconta un’area dove l’esposizione non appartiene alla cronaca eccezionale, bensì alla stagione sanitaria ordinaria delle Dolomiti bellunesi.
La distribuzione locale della profilassi mostra margini diversi tra vallate. L’adesione con almeno una dose anti-TBE è indicata al 22,7% della popolazione: Cadore al 30,6%, Bellunese al 27,7%, Agordino al 18,3% e Feltrino al 17,1%. Queste percentuali sono il termometro del divario tra disponibilità del vaccino e abitudine alla protezione prima dell’escursione.
La profilassi gratuita per i residenti bellunesi
Nel Bellunese il vaccino anti-TBE è offerto gratuitamente ai residenti. L’azienda sanitaria provinciale indica un ciclo primario di tre dosi: partenza, seconda somministrazione dopo uno-tre mesi e terza dopo sei-dodici mesi. Seguono un primo richiamo dopo tre anni e ulteriori richiami quinquennali fino ai 60 anni.
La disciplina regionale lega la gratuità alla residenza nell’area sanitaria bellunese e mantiene una tariffa agevolata di 25 euro a dose per residenti in zone venete a moderata o bassa endemia. Il calendario vaccinale si programma in anticipo rispetto alle uscite nei boschi: la protezione non nasce nel giorno della passeggiata.
Lyme e TBE: due diagnosi da separare
Nel conteggio locale Lyme e TBE compaiono accanto perché condividono il vettore, la zecca. Il meccanismo clinico resta diverso. La TBE è virale e ha una profilassi vaccinale dedicata; la malattia di Lyme è legata a batteri del genere Borrelia e il tempo di permanenza della zecca sulla cute diventa una variabile sanitaria da ridurre con rimozione corretta.
La distinzione serve al lettore perché l’errore più comune è trattare ogni puntura nello stesso modo. Dopo una camminata nel Bellunese, l’attenzione va divisa tra rimozione tempestiva e osservazione dei segnali sistemici: febbre, forte mal di testa, rigidità nucale o confusione non appartengono alla normale irritazione locale.
I segnali dopo l’escursione da non archiviare
La scheda sanitaria nazionale colloca la TBE soprattutto nel Nord-Est e ricorda che la stagione più esposta va dalla primavera all’autunno. I sintomi iniziali imitano spesso un’influenza: febbre, cefalea, dolori muscolari, stanchezza. Il tratto che cambia il livello di urgenza è l’arrivo di segni neurologici, tra confusione, sonnolenza, rigidità del collo, difficoltà a parlare, convulsioni o paralisi.
Le schede internazionali segnalano l’assenza di un antivirale mirato per la TBE: in ospedale la gestione riguarda supporto clinico e trattamento delle complicanze. La vaccinazione resta tra le misure più forti nelle aree endemiche, insieme a protezione individuale, ispezione del corpo e astensione da latte non pastorizzato nelle zone dove il virus circola.
Rimozione della zecca: il tempo conta
La rimozione va eseguita presto, con una pinzetta fine o un estrattore, afferrando la zecca il più vicino alla cute. Le indicazioni sanitarie insistono su un divieto netto: niente alcol, vaselina, oli o sostanze irritanti prima dell’estrazione. Irritare il parassita aumenta il rischio di rigurgito e peggiora l’esposizione agli agenti infettivi.
Dopo il distacco, la cute va disinfettata e osservata nei giorni seguenti. Il controllo va esteso alle zone dove la zecca si nasconde con maggiore facilità, come ascelle, inguine, retro delle ginocchia, cuoio capelluto e cintura degli indumenti. Per chi porta con sé cani in sentiero, la protezione veterinaria rientra nella protezione domestica: cani e altri animali riportano zecche in casa e nei veicoli.
Il segnale per società sportive e gruppi escursionistici
Il caso del tecnico bellunese arriva dentro una comunità sportiva abituata a riunioni, trasferte e uscite collettive. La prevenzione non riguarda soltanto chi fa trekking in solitaria. Squadre giovanili, gruppi Cai, accompagnatori e famiglie che frequentano aree verdi richiedono una routine minima: abiti coprenti, repellenti, ispezione a fine giornata e vaccinazione programmata quando il territorio la rende disponibile.
La montagna bellunese merita rispetto sanitario, non paura. Si frequenta con la stessa disciplina richiesta da casco, meteo, scarponi e acqua nello zaino. La TBE introduce un livello sanitario che non si vede sul sentiero e che si governa prima dell’uscita, non quando il paziente entra in rianimazione.
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Junior Cristarella
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