La sovranità digitale è diventata uno dei temi più discussi nel settore tecnologico, ma spesso il dibattito parte da un presupposto sbagliato. L’idea di riportare dati e applicazioni “a casa”, abbandonando il cloud, è solo una parte della questione e rischia persino di distorcerla. Secondo Samuele Zaniboni, Manager of Sales Engineering di ESET Italia, il punto centrale non è la posizione fisica delle infrastrutture, bensì il controllo sui dati, sulle regole che li governano e sulle tecnologie che li gestiscono.
La sovranità digitale si misura nella governance, non nel data center
Negli ultimi anni il termine “Data Repatriation” è tornato al centro della discussione, spesso associato all’idea di riportare sistemi e informazioni all’interno delle infrastrutture aziendali. Una lettura che, secondo ESET, semplifica eccessivamente il problema. Rinunciare completamente al cloud sarebbe infatti una scelta complessa, costosa e poco realistica, soprattutto per organizzazioni che hanno ormai costruito i propri processi su architetture distribuite.
La questione è un’altra: chi decide dove risiedono i dati, chi può accedervi e secondo quali regole vengono trattati. È questo il terreno sul quale si gioca la sovranità digitale. La dimensione geografica resta importante, perché scegliere tecnologie sviluppate e gestite in Europa significa poter contare su un quadro normativo più vicino alle esigenze delle imprese europee, ma da sola non basta. Conta soprattutto la governance del dato, molto più della semplice localizzazione dell’infrastruttura.
A rendere il tema ancora più urgente hanno contribuito anche le recenti tensioni geopolitiche. Decisioni unilaterali di grandi provider e nuovi equilibri internazionali hanno spinto aziende e istituzioni a interrogarsi sulla dipendenza tecnologica costruita negli anni. Domande che fino a poco tempo fa sembravano marginali oggi sono diventate concrete: dove finiscono realmente i dati? Chi può bloccarli o renderli inaccessibili? Quali garanzie offre il contesto normativo in cui vengono gestiti?
L’Europa costruisce un’alternativa, ma il percorso sarà graduale
Se la consapevolezza del problema cresce rapidamente, la soluzione richiede tempi più lunghi. L’ecosistema statunitense continua a offrire piattaforme altamente integrate, scalabili e interoperabili, mentre quello europeo dispone di competenze e tecnologie di valore ma non ha ancora raggiunto lo stesso livello di integrazione tra i diversi attori. Per questo motivo immaginare una sostituzione rapida delle tecnologie oggi dominanti non è realistico. La transizione sarà necessariamente graduale e passerà attraverso modelli ibridi.
Esistono però strumenti già disponibili per rafforzare il controllo sui dati. Cifratura, anonimizzazione e gestione degli accessi consentono di ridurre i rischi anche quando le infrastrutture utilizzate non sono interamente europee. Allo stesso tempo, regolamenti come GDPR, NIS2 e DORA stanno trasformando la sicurezza da tema esclusivamente tecnico a responsabilità strategica dell’intera organizzazione, imponendo alle aziende non solo di proteggersi, ma anche di dimostrare concretamente il livello di sicurezza raggiunto.
Anche il dibattito sull’open source si inserisce in questo scenario, ma senza scorciatoie. Secondo l’analisi di ESET, il software aperto rappresenta un’opportunità interessante, soprattutto grazie alla sua maturità tecnologica, ma non coincide automaticamente con la sovranità digitale. Per diventare un’alternativa realmente competitiva servono competenze, servizi e un ecosistema capace di sostenerlo nel tempo.
Nel mercato italiano il cambiamento è già visibile. Le imprese non valutano più soltanto funzionalità e costi di una soluzione, ma anche provenienza delle tecnologie, modello di gestione dei dati e capacità di risposta agli incidenti.
È in questo contesto che ESET evidenzia il valore di servizi gestiti come l’MDR e di un supporto locale, capace di operare nella lingua e nel contesto operativo delle aziende italiane. La sovranità digitale, quindi, non coincide con un ritorno al passato, ma con la ricerca di un equilibrio tra innovazione, controllo e resilienza, destinato a influenzare sempre di più le scelte tecnologiche delle imprese europee.
Amazon Fire TV Stick HD (ultimo modello), TV gratuita e in diretta, telecomando vocale Alexa, alimentazione tramite TV, configurazione semplice, trova serie TV più velocemente con Alexa+
- Potenzia la tua TV in un batter d’occhio: Fire TV Stick HD è il nostro dispositivo per lo streaming in HD più veloce di sempre, con una navigazione semplificata che ti porta direttamente ai tuoi film, serie TV e TV in diretta. Porta il tuo intrattenimento sempre con te grazie al nuovo design ultra-portatile. E guarda i contenuti prendere vita con immagini nitide in Full HD e supporto Wi-Fi 6.
- La nuova esperienza Fire TV (versione 2026): il nostro più grande aggiornamento di Fire TV introduce un design nuovo e moderno che ti porta rapidamente ai tuoi contenuti di intrattenimento. Sfoglia categorie di contenuti dedicate, aggiungi più app ai preferiti e ricevi consigli personalizzati da Alexa+. Meno tempo a scorrere, più tempo a guardare.
- Tutte le tue app in un unico posto: Prime Video, Netflix, YouTube, Disney+, Raiplay, Mediaset Infinity, Timvision, Apple TV, HBO Max e migliaia di altre. È facile trovare cosa guardare tra centinaia di migliaia di film ed episodi TV, inclusi oltre migliaia di episodi di contenuti gratuiti con pubblicità. Potrebbero essere applicati costi di abbonamento.
- Il nostro lettore multimediale più portatile: sottile e leggero, senza ingombri extra. Si collega direttamente alla porta HDMI della TV senza bloccare le altre porte.
- Più facile che mai da configurare: grazie all’alimentazione diretta, il dispositivo è alimentato dalla tua TV con il cavo USB-C incluso, senza bisogno di un adattatore da parete.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Marco Brunasso
Source link


