La giornata sarda colloca Ramazzotti in una zona diversa dalla promozione classica. L’attrice parla da interprete riconosciuta, da regista che ha già superato l’opera prima e da autrice chiamata ora a sostenere un secondo film.
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Il secondo film da regista entra nel vivo della scrittura
Ramazzotti sta scrivendo il lungometraggio che seguirà Felicità. Il colloquio non annuncia il titolo; il dato giornalistico sta nello stato della sceneggiatura. L’attrice usa la formula “fase creativa di pieno fervore” e dice di iniziare a vedere il film mentre il copione prende forma. La sequenza del colloquio pubblicata da ComingSoon colloca quella frase nel giardino del Forte Village, lontano dalla promozione di un’uscita imminente.
La collocazione industriale è netta: dopo un’opera prima presentata a Venezia nella sezione Orizzonti Extra e premiata dagli spettatori, il secondo film arriva come prova di tenuta autoriale. La rassegna sarda fa da sede a un posizionamento professionale: Ramazzotti parla con il debutto già alle spalle e con una scrittura chiamata a sostenere un secondo passo.
Il set di Felicità visto dal lato degli attori
Quando torna a Felicità, Ramazzotti porta la conversazione su una zona raramente raccontata da chi dirige e recita nello stesso film: la sera prima del set temeva di dimenticare le battute del personaggio che aveva inventato. Quella paura racconta la doppia tensione dell’opera prima: controllo del copione e disponibilità verso gli altri interpreti.
Sul set la scelta fu tagliare alcune sue battute e conservare piani d’ascolto. La decisione dice molto del suo modo di dirigere: la scena di gruppo conserva autonomia dal primo piano della regista interprete, rimane uno spazio dove ritmo e reazioni degli altri attori governano la temperatura del film.
La paura pubblica da cui nasce l’indipendenza
Il discorso sulla paura supera la dimensione psicologica. Ramazzotti racconta il blocco davanti al microfono, la tendenza a cercare frasi già approvate dagli altri e la sensazione di recitare una parte sociale prima ancora di salire sul set. La recitazione entra come addestramento: orari, studio, compagnia per sei oppure otto settimane, perfino un oggetto minimo come un ago di pino che deve avere lo stesso destino per tutti.
A vent’anni, quando non girava, faceva la cameriera. Da quel segmento deriva il peso che attribuisce all’indipendenza economica. Per lei, non chiedere nulla a nessuno nasce come condizione materiale prima ancora che artistica.
Veronica e le donne giudicate
Il racconto sui primi personaggi mostra la tattica con cui Ramazzotti ha attraversato l’etichetta della svampita. Nel film di Gianluca Maria Tavarelli Non prendere impegni stasera lavora su Veronica caricandone il tratto popolare fino a farlo funzionare sullo schermo. Ramazzotti abita lo stereotipo e lo forza.
Da lì prende forma una traiettoria riconoscibile: donne giudicate, chiacchierate, osservate con sufficienza dagli uomini eppure capaci di salvare persone o situazioni. L’asse arriva fino ad Anna de La prima cosa bella e Donatella de La pazza gioia. Il pubblico femminile si forma dentro quella scelta di personaggi.
Elena di Porto e il dialetto come lavoro sul corpo
Con Elena del Ghetto, film diretto da Stefano Casertano, Ramazzotti porta il discorso su una figura storica: Elena di Porto, ebrea romana deportata ad Auschwitz e morta il 23 ottobre 1943. Il film la presenta come donna fuori norma nel ghetto di Roma, capace di avvertire la comunità del rastrellamento senza essere creduta.
La preparazione linguistica pesa quanto quella fisica. Il romanesco della metà del Novecento non coincide con l’uso attuale e il giudaico-romanesco aggiunge lessico e intonazione, con un ritmo differente. Ramazzotti collega il lavoro al nonno nato nel 1917: una traccia familiare usata per entrare in una lingua ormai lontana dal parlato quotidiano.
L’82 per cento che orienta il racconto
La parte numerica è rara in una conversazione d’attrice: Ramazzotti indica nell’82% la quota femminile fra chi la segue e ricorda che due settimane prima era al 93%. Per Ramazzotti quel numero diventa un segnale di riconoscimento, lontano dalla vanità social. Nelle sue parole, agli incontri dopo le proiezioni le donne la ringraziano perché “ce fai sempre piagne”.
La risposta, “Spero che riuscirò anche a farvi ridere”, chiude un circuito netto. I personaggi che hanno fatto piangere non vengono rinnegati; il prossimo film sembra nascere dentro una domanda di variazione, con la commedia da riconquistare senza perdere la ferita da cui il suo cinema parte.
Festival, donne e industria audiovisiva
La nona edizione fornisce la sede giusta a quel discorso. Il comunicato del Filming Italy Sardegna Festival fissa le date dal 25 al 28 giugno 2026, Cagliari e Forte Village come sedi e la sezione studenti dal 18 giugno al Notorious Cinemas Cagliari. Nel medesimo materiale Ramazzotti figura come ambasciatrice e destinataria dell’Elena Mirò Award.
ANSA registra l’apertura nella sede della Regione Sardegna con Ramazzotti al tavolo insieme a Chiara Francini, Katherine McNamara, Adewale Akinnuoye Agbaje, Erin Moriarty, Barbara De Rossi, Ilenia Pastorelli, Cristina Marino e Natasha Stefanenko. La copertura già pubblicata da Sbircia su Chiara Francini al Filming Italy 2026 mostra come il festival abbia scelto di far convivere cinema italiano e serie internazionali in dialogo con gli studenti.
Più di cinquanta titoli e un posto da ambasciatrice
L’agenda pubblica della rassegna oscilla tra due perimetri numerici: oltre cinquanta titoli nel programma del festival e oltre settanta titoli nella scheda di Sardegna Turismo, che ingloba un’area più larga di proiezioni e anteprime. La divergenza racconta due conteggi diversi, uno legato al programma e uno alla comunicazione turistica della Regione.
Dentro quella scala, l’ambasciatrice assume peso editoriale nella rassegna. Ramazzotti porta una biografia professionale coerente con il disegno della rassegna: attrice popolare, regista in scrittura, interprete di una figura storica romana e volto ascoltato da un pubblico femminile che le restituisce un mandato di racconto molto netto.
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Junior Cristarella
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