Nella puntata de “I protagonisti” di Orizzonte Scuola, Nicola Graziano, Presidente di UNICEF Italia, commenta i dati sul lavoro minorile, gli infortuni tra i giovani e il ruolo della scuola nella prevenzione, nella sicurezza e nella tutela dei diritti.
Occupati minorenni raddoppiati: il primo dato che preoccupa
Il primo elemento emerso riguarda l’aumento degli occupati tra i 15 e i 17 anni. Un dato che, secondo Graziano, va letto non solo in termini numerici, ma anche in relazione al diritto all’istruzione e al rischio di dispersione scolastica. “Dal nostro report la fotografia dice che negli ultimi cinque anni c’è stato un raddoppio dei numeri. Siamo passati da circa trentacinquemila a più di ottantamila unità. Questo è importante perché è un dato che può essere visto sotto diversi profili. Innanzitutto il settore agricolo è particolarmente preponderante e ci sono molti dipendenti che fanno parte della gestione separata dell’INPS. Però quello che è importante è dire che questo dato fa considerare che probabilmente c’è una deriva che bisogna capire e bisogna controllare. Chiaramente il tema è proprio questo: come questo dato che aumenta, raddoppia in cinque anni, può incidere su un altro fondamentale diritto, che è quello all’istruzione. In che modo si convive o in che modo questo incide su quel tema fondamentale che credo sia caro a voi, ma a tutti quanti noi, la dispersione scolastica, che purtroppo, se è vero che negli ultimi anni non è aumentata, e questo è stato positivo, probabilmente però si mantiene costante e questo è da considerare”.
Lavoro minorile, non solo un problema lontano
Il lavoro minorile viene spesso percepito come un fenomeno estremo o legato ad altri contesti geografici. Per UNICEF, invece, è necessario cambiare la percezione pubblica e guardare ai dati italiani con maggiore attenzione. “La nostra azione è quella del cosiddetto soft power, cioè cercare di comunicare per dare notizia e in qualche modo condividere questi dati. È vero, se si parla di minori probabilmente si pensa a qualcosa che non attiene all’Italia, in realtà i dati che stiamo raccontando sono dati statistici italiani. Questo è importante perché noi abbiamo delle norme costituzionali, ma queste norme vanno sicuramente aggiornate e comunque raccordate con quelle che sono le norme della Convenzione ONU sull’infanzia e l’adolescenza”.
Graziano ha richiamato anche il principio secondo cui il lavoro minorile non può compromettere la crescita complessiva del ragazzo. “Non ci deve essere sfruttamento economico, non si può essere sottoposti alle conseguenze di un rischio, di un lavoro che può attentare alla salute del minore. Ma quello che è importante, dice la Convenzione, è che in ogni caso il lavoro non deve incidere negativamente su valori fondamentali: non deve nuocere alla salute, non deve nuocere allo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale e soprattutto non deve mettere a repentaglio la sua educazione”.
Il diritto all’istruzione come strumento di libertà
Nel ragionamento del Presidente di UNICEF Italia, il tema del lavoro minorile si intreccia direttamente con quello dell’istruzione. La scuola, infatti, rappresenta il luogo in cui si costruiscono conoscenza, consapevolezza e possibilità di scelta. “La parola educazione è strettamente collegata anche ai valori costituzionali. Noi sappiamo che l’articolo 34 della Costituzione, l’obbligo scolastico e l’insegnamento sono doveri e diritti, perché fondamentalmente aprono a quello che credo sia molto caro: dare in mano ai giovani lo strumento della cultura e della conoscenza probabilmente significa dare loro un’arma fondamentale, che è l’arma della libertà di scelta e di essere uomini e donne del futuro”.
Differenze territoriali e dati da approfondire
Il rapporto evidenzia differenze tra le regioni italiane. Graziano ha sottolineato come alcuni dati richiedano ulteriori approfondimenti, soprattutto se confrontati con quelli relativi alla dispersione scolastica e alla fragilità sociale. “Abbiamo dati statistici che dimostrano una incidenza rilevante al Nord: Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta. Più contenuti sono i dati in Abruzzo, Marche, Puglia e via discorrendo. C’è una diversificazione e probabilmente questi dati non sono, questa è la mia riflessione, in coerenza con quelli che sono i dati che noi abbiamo invece a livello nazionale sulla dispersione scolastica, sulla fragilità sociale e via discorrendo”.
Secondo Graziano, proprio questa apparente distanza tra dati occupazionali e indicatori sociali deve portare a nuove verifiche. “Sembra assolutamente strano che in territori dove la dispersione scolastica è inferiore, dove c’è una maggiore assistenza sociale, dove c’è una maggiore attenzione da parte della cosa pubblica e delle istituzioni, vi sia un lavoro minorile superiore. Probabilmente questo fa pensare ad accertamenti che bisogna fare e a dati da poter registrare, che non sono errati sicuramente, ma che vanno in qualche modo inquadrati anche in alcuni fattori”.
Stage, tirocini e percorsi formativi: opportunità o rischio?
Un passaggio centrale riguarda il rapporto tra esperienze formative, stage, tirocini e lavoro. Per Graziano, queste attività possono avere un grande valore educativo, purché non si trasformino in sfruttamento o in situazioni inadeguate all’età degli studenti. “L’istruzione moderna si è evoluta in senso secondo me molto importante, perché dalla teoria alla pratica, dallo stage alla conoscenza, la parte pratica, la parte di stage e la parte di esperienza lavorativa è fondamentale. Posso testimoniare in modo concreto l’efficacia e l’importanza di questo stage”.
Il confine, però, deve essere presidiato con attenzione. “Il confine è un confine che sta sempre tra l’opportunità e il rischio, tra la crescita e lo sfruttamento. Io credo che, come ogni cosa, vada fatta con saggezza, con esperienza, con quella necessità che deve avere più che il ragazzo, il giovane, il maestro, quello che ha questa opportunità. Se riusciamo a capire l’importanza di questo percorso di crescita pratica, probabilmente questa è una grande virtù”.
Infortuni tra minorenni e prevenzione
I dati sugli infortuni tra i minorenni rappresentano uno dei punti più delicati del rapporto. UNICEF chiede una maggiore attenzione alla prevenzione e strumenti più adeguati alla condizione specifica dei giovani lavoratori. “Lei mi fa pensare ad uno dei cavalli di battaglia del rapporto e soprattutto a una grande scommessa che UNICEF porta avanti. Nella legge sulla riforma del lavoro è previsto un documento di valutazione del rischio per ogni lavoratore. È una misura sacrosanta che rispetta i dettami della Costituzione, dove il lavoro appartiene alla Repubblica, ma deve essere un lavoro dignitoso, sicuro e tale da poter garantire ad ogni lavoratore la sicurezza e la salute”.
Secondo Graziano, però, serve una specificità per i minori. “Non c’è, e questa è un’idea di UNICEF, una specificità con riferimento al documento di valutazione del rischio che riguarda i minori. Non tutti i lavoratori sono uguali, perché i minori presentano delle necessità, delle specificità con riferimento per esempio ai lavori pesanti, a quelli che possono essere lavori più rischiosi”.
Un DVR specifico per adolescenti e giovanissimi
UNICEF propone quindi un Documento di valutazione del rischio pensato specificamente per i minori. Uno strumento che tenga conto non solo del rischio materiale, ma anche dell’impatto sul percorso educativo e sulla crescita personale. “È necessario pensare e concretizzare questa idea: un documento di valutazione del rischio che tenga conto di quelle che possono essere le difficoltà che nel lavoro può affrontare un adolescente, dei rischi che può assumere davanti al lavoro e quindi un documento che può essere dimensionato a quelle che sono le valutazioni collegate al lavoro e al contesto lavorativo in cui si trova un minore”.
Graziano ha poi indicato alcuni aspetti concreti che potrebbero essere considerati. “Nel concreto si può dire qualcosa di più generale: per esempio il riposo deve essere diverso, anche l’abbigliamento deve essere diverso, l’orario di lavoro, la compatibilità del lavoro con riferimento al rischio di saltare le istruzioni. Perché il rischio non è soltanto il rischio materiale, quello dell’infortunio, ma è anche il rischio di poter incidere su quelli che sono i diritti fondamentali e di comprimerli”.
Il ruolo della scuola nella cultura della sicurezza
Il rapporto UNICEF si sofferma anche sugli infortuni in ambito scolastico. Per Graziano, la scuola può avere un ruolo decisivo nell’educazione alla sicurezza, non come semplice adempimento burocratico, ma come competenza di cittadinanza. “Credo di aver conosciuto i volti, i sorrisi, gli occhi di centinaia, forse migliaia di ragazzi nel corso della mia vita. Ho sempre ritenuto fondamentale il ruolo della scuola in questo contesto e anche in molti altri, parlando per esempio di legalità. Il concetto di legalità si taglia in questo argomento e sono particolarmente felice che negli ultimi anni sia ritornata in auge, con la forza importante che ha il concetto di educazione civica”.
La sicurezza, secondo il Presidente UNICEF, deve entrare pienamente nei percorsi educativi. “Bisogna diffondere e comunicare ai ragazzi quella cultura della salute, della sicurezza sul lavoro e quel contrasto, che non è un contrasto ma un’armonia fondamentale, tra diritti e doveri. Ho sempre sostenuto che laddove esiste un diritto esiste un dovere, bisogna pretendere i diritti quando si osservano i doveri. Questa credo che sia una formula elementare di educazione civica”.
Parità, lavoro e divario retributivo
Nel rapporto emerge anche un divario retributivo tra ragazzi e ragazze già nei primi contratti. Un dato che, secondo Graziano, richiama la necessità di educare fin dalla scuola alla parità, al rispetto e al valore del lavoro. “Questo è un tema storico e di attualità: sembrano due parole contrapposte ma non lo sono. Probabilmente si sta perfezionando e continua quel silenzioso e lento percorso di eguaglianza tra i sessi e il dato che noi registriamo chiaramente non dà un segnale positivo”.
L’educazione alla parità deve partire presto, anche attraverso la scuola. “È fondamentale continuare ad educare a questa uguaglianza, ad educare a questa diversità che non è una diversità in negativo ma è un valore. La diversità deve riflettersi però come elemento di uguaglianza. Io sono dell’idea che la parità dei sessi passa per il riconoscimento delle specificità, ma nello stesso tempo il ruolo e la responsabilità dell’uomo e della donna sono uguali, sono identici e vanno chiaramente rispettati”.
L’appello al mondo della scuola: ascoltare i giovani
In chiusura, Graziano ha rivolto un messaggio diretto al mondo della scuola: studenti, famiglie, docenti e dirigenti. La scuola, insieme alla famiglia, è il luogo in cui i ragazzi possono imparare diritti, doveri e partecipazione. “Io credo che la scuola sia un soggetto fondamentale della cosiddetta società civile. Quando si parla di Convenzione ONU sull’infanzia e l’adolescenza si dice che tutti devono dare una mano: istituzioni, enti locali, professionisti, associazioni, terzo settore e società civile. Credo che la componente fondamentale della società civile sia il luogo della scuola. Perché il luogo della scuola, accanto al luogo della famiglia, è il luogo pregnante dell’educazione”.
Il Presidente di UNICEF Italia ha concluso sottolineando l’importanza dell’ascolto e della partecipazione dei ragazzi. “Bisogna sempre più dare attenzione alle idee, al ruolo, all’ascolto e alla partecipazione dei giovani. Probabilmente se i giovani riescono ad essere invitati a partecipare sempre di più nelle scelte che fanno, anche quelle della scuola, e se sono sempre di più ascoltati attraverso le loro manifestazioni di pensiero, che sono varie e diverse ma tutte importanti, questo potrebbe essere il merito più grande che attraverso la scuola si può realizzare nell’interesse dei bambini e delle bambine del mondo. I ragazzi giovani e adolescenti apparentemente sono silenziosi, ma se li fai parlare e se li ascolti, io credo che abbiano molte cose da raccontare e da dire a tutti, più di quanto gli adulti possano pensare”, conclude.
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Francesco Bunetto
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