EXE PO 2026, chiusura alle 13 nel bacino del Po


La giornata del 27 giugno chiude EXE PO 2026 con una scansione già definita: ultime attività nelle aree piemontesi e stop alle 13. L’orario compare nelle schede territoriali piemontesi e coincide con la traccia richiamata da RaiNews per il tratto fra Sesia, Casale e Trino.

Il collaudo non ha riprodotto una piena qualunque. Ha compresso in pochi giorni una piena modellata sull’evento dell’ottobre 2000, portando dentro la stessa catena decisionale sale regionali, centri comunali, Prefetture, volontariato, Vigili del Fuoco, tecnici idraulici e presidi sanitari.

Avviso al lettore: le attività citate sono esercitative. I messaggi IT-alert richiamati nel pezzo appartengono a test programmati e non segnalano pericoli reali.

Sommario dei contenuti

Alle 13 termina il collaudo nel bacino del Po

La chiusura delle 13 arriva dopo una sequenza che in Piemonte parte già il 24 giugno con l’apertura della Sala operativa regionale e l’emissione simulata dei bollettini. Dal giorno seguente il lavoro passa sul campo: Casale Monferrato ospita il COA, il Palafiere Riccardo Coppo accoglie i volontari e i comuni lungo le aste fluviali entrano nella macchina di allertamento.

Il 27 giugno porta a termine il censimento del danno in alcune aree di Casale Monferrato e chiude l’intero impianto. La scansione evita la patina dimostrativa: il test termina solo dopo la fase post piena, quella in cui un territorio misura strade, edifici, argini, servizi essenziali e richieste dei cittadini.

La piena del 2000 trasformata in prova del 2026

Il copione idrologico nasce dall’evento dell’ottobre 2000, quando il Po e il reticolo collegato misero sotto pressione il Nord-Ovest. Per EXE PO 2026 la traccia è stata aggiornata alle sezioni odierne del fiume e portata dentro FEWS Po, il sistema di previsione delle piene fluviali. La compressione temporale è il punto che governa l’intera esercitazione: l’evoluzione viene accelerata di quattro volte, conservando i massimi idrometrici e modificando durate e volumi, compresi gli incrementi intermedi.

Questa scelta produce una prova più severa per le sale decisionali. Un bollettino che nella realtà concede più margine viene avvicinato al momento della scelta; l’attivazione di un centro comunale arriva mentre crescono i livelli; la sorveglianza arginale deve dialogare con previsioni, droni e richieste di soccorso senza attendere una catena ordinata di passaggi.

L’UCC porta la piena oltre i confini regionali

Il nodo più istruttivo è l’attivazione dell’Unità di Comando e Controllo del bacino del Po. L’UCC entra in gioco quando una piena supera la scala regionale e obbliga a una regia unica fra governi territoriali, componente statale e autorità idraulica. Il Dipartimento della Protezione Civile colloca qui uno dei tratti distintivi di EXE PO 2026: il test dell’unità dedicata al governo delle piene del grande fiume.

La struttura non sostituisce le sale locali. Le attraversa. I Centri operativi comunali leggono il territorio minuto, le Prefetture tengono i raccordi di soccorso, le Regioni ordinano le proprie colonne mobili e l’agenzia idraulica del Po fornisce la base tecnica sul comportamento del fiume. La decisione di bacino nasce quando queste linee arrivano allo stesso tavolo e smettono di viaggiare come fascicoli separati.

Piemonte: Casale, Trino, Sesia e Baulandia

Il Piemonte ha concentrato una quota consistente della prova fra Casale Monferrato, Trino Vercellese e il Sesia. A Casale il COA ha riunito le componenti impegnate nelle attività sul campo, con Vigili del Fuoco, volontari, tecnici e reparti specializzati. Sul ponte cittadino è stata simulata la ricerca e il recupero di una persona in acqua, con Nucleo SAPR e componente aerea dei Vigili del Fuoco.

Il canile Baulandia entra nella prova per una ragione misurabile: una piena coinvolge abitazioni, infrastrutture e animali custoditi in strutture esposte. L’evacuazione simulata ha fatto lavorare protezione civile, sanità veterinaria, volontariato e associazioni animaliste dentro un solo circuito di richiesta, trasporto e collocazione temporanea.

Sul Sesia e nell’area di Trino il lavoro è sceso sugli argini. Sorveglianza, rilievi con droni, controllo delle chiaviche, prove di pompaggio e posizionamento di barriere antiesondazione hanno trasformato il fiume in un banco di misura per tempi di risposta e passaggio delle informazioni verso chi decide.

Dighe e IT-alert: Porto della Torre e Salionze

Il sistema nazionale di allarme pubblico IT-alert è stato inserito nella prova con due invii di test sul rischio collasso grandi dighe. Il 25 giugno alle 15.30 il riferimento è stato Porto della Torre, con comuni fra Varese e Novara. Il 26 giugno alle 14 il riferimento è passato alla diga di Salionze, fra Mantova e Verona.

Il messaggio arrivato sui telefoni cellulari aveva una marcatura di test. La parte da misurare stava nella copertura delle celle telefoniche, nella tempestività dell’invio e nell’allineamento fra piani diga, Prefetture, Regioni, Comuni e gestori. Un allarme pubblico funziona soltanto se la geografia dell’invio incontra la geografia del rischio: il collaudo serve esattamente a misurare quella sovrapposizione imperfetta.

Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto nella stessa catena

La parte lombarda ha lavorato su sale operative, centri comunali, telecomunicazioni, persone con necessità assistenziali e treno sanitario nel Mantovano. La simulazione di trasferimento dall’ospedale di Pieve Coriano verso la stazione di Poggio Rusco ha portato il rischio alluvione dentro un tema spesso trascurato: lo spostamento protetto di pazienti quando una piena interrompe la normalità di un presidio sanitario.

In Emilia-Romagna il baricentro è sceso fra Parmense e Piacentino. Roccabianca ha ospitato prove su persone fragili e bestiame, Villanova sull’Arda ha dato spazio al modulo europeo HCP ad alta capacità di pompaggio nell’area di Isola Giarola e Cortemaggiore è rientrata nel disegno comunale di protezione civile. Il raccordo con Piemonte e Lombardia sul pompaggio HCP mostra il senso fisico dell’interregionalità: mezzi e squadre devono arrivare dove l’acqua impone interventi urgenti.

Il Veneto ha concentrato gli scenari nel Polesine, fra Crespino, Occhiobello, Corbola e Taglio di Po, con il coinvolgimento di Valeggio sul Mincio per IT-alert. A Crespino sono state provate le procedure per persone con specifiche necessità tramite scheda SVEI e l’evacuazione di allevamenti bovini; a Ca’ Vendramin sono entrate in funzione motopompe ad alta capacità. Le reti radio Zamberletti, TETRA, DMR e VHF hanno affiancato droni del progetto Vedrò e tracciamento satellitare dei mezzi.

Droni, HCP e rilievi: il territorio letto in tempo reale

I droni non sono stati un accessorio spettacolare. Hanno portato argini, chiaviche, aree golenali e cantieri idraulici dentro immagini condivise con le sale di coordinamento. Nel tratto piemontese i rilievi sul Sesia e sulle opere vicine a Casale e Trino hanno simulato anomalie da individuare prima che diventino rotture o allagamenti.

Il modulo HCP risponde a un compito diverso: non osserva, rimuove acqua. Il suo dispiegamento a Isola Giarola e le prove di pompaggio a Trino e nel Polesine hanno misurato trasporto, montaggio, alimentazione, portata e raccordo con chi governa viabilità e accessi. Un’idrovora fuori posto o arrivata tardi vale poco anche quando la portata nominale è elevata.

Il vero esame riguarda i Comuni rivieraschi

La piena simulata parla soprattutto ai Comuni lungo il Po. Il sindaco riceve bollettini, deve aprire il Coc, convoca funzioni comunali, chiede volontari, valuta strade da chiudere, aree di attesa, animali da spostare e cittadini da assistere. EXE PO 2026 porta questi atti fuori dai manuali e li mette dentro una sequenza compressa, dove ogni ritardo emerge.

La prova lascia anche una linea di responsabilità chiara: il fiume non coincide con i confini amministrativi. Una decisione presa a monte modifica tempi e pressioni a valle; un modulo pompaggio richiesto da una Regione entra su un territorio di un’altra; un messaggio IT-alert raggiunge telefoni agganciati a celle che non rispettano il perimetro disegnato su carta. Il bacino costringe le amministrazioni a ragionare come un unico corpo idraulico.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Junior Cristarella

Source link

Di