Significato e funzionamento dei crediti deteriorati (Non Performing Loans): dalla sofferenza alla cartolarizzazione. Meccanismo di vendita e recupero. Perché le banche li vendono a poco e gli investitori guadagnano.
Diversi lettori, incuriositi sul funzionamento dei meccanismi bancari e con una propensione all’investimento, ci chiedono di parlare dei NPL, i Non Performing Loans, ossia quelli che comunemente vengono definiti crediti deteriorati. Visto che se ne parla parecchio sui quotidiani economici, vogliono sapere esattamente cosa sono, come funzionano e perché rendono.
Il meccanismo di redditività sembra, a prima vista, strano, dato che apparentemente nessuno vorrebbe acquistare crediti incagliati, cioè quei prestiti che i debitori non riescono più a rimborsare in modo regolare. Invece non sono affatto carta straccia. Il problema sta nella prospettiva di chi guarda. Dal lato delle banche, sono una sofferenza che appesantisce i bilanci e mette in difficoltà la loro attività di erogazione del credito ai clienti; ma, nel momento in cui quei crediti vengono ceduti a società specializzate nel recupero, possono diventare un investimento redditizio. Vediamo come si articola il meccanismo.
Cosa sono gli NPL e come si individuano
Secondo la normativa bancaria (Circ. Banca d’Italia n. 272/2008, aggiornata il 28 novembre 2023 con le modifiche richieste dall’entrata in vigore del CCII, il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza), un credito diventa NPL quando sono passati oltre 90 giorni senza pagamenti, oppure quando la banca ritiene improbabile che il cliente paghi l’intero debito.
In poche parole, con il termine NPL si indicano tutti i crediti che la banca considera difficili o impossibili da recuperare. Rientrano in questa categoria:
- le cosiddette sofferenze: un credito viene portato in questo ambito quando la banca ritiene che il debitore sia in stato di insolvenza reale o probabile;
- le inadempienze probabili (UTP – Unlikely To Pay): si constatano quando è già ritenuto improbabile che il debitore paghi tutto, ma non è ancora tecnicamente insolvente;
- i past due: sono le esposizioni creditizie che non sono state pagate entro i termini stabiliti, e a livello pratico consistono nelle rate scadute e non pagate da oltre 90 giorni.
La categoria degli NPL, quindi, è molto vasta e comprende un ampio ambito di crediti di diversi tipi: si tratta di mutui, prestiti personali, fidi, ma anche finanziamenti alle imprese che hanno smesso di funzionare.
Come si forma un NPL: la gestione interna in banca
Prima di essere ceduto a una società di recupero, un NPL passa quasi sempre attraverso un processo di gestione interna, svolta dall’istituto di credito, che si articola in queste fasi:
a) Monitoraggio e sollecito
La banca contatta il cliente, verifica la situazione economica e tenta soluzioni bonarie per evitare insolvenze e default (le formule più frequenti proposte ai debitori sono il rinvio o posticipo delle rate, i piani di rientro, la rinegoziazione o ristrutturazione dell’intero debito accumulato).
b) Riclassificazione contabile
Se il rischio aumenta, il credito viene spostato nei crediti “deteriorati”. Questo avviene alla prima inadempienza probabile, e poi al passaggio tecnico della posta contabile in sofferenza.
c) Accantonamenti
Quando un credito passa in sofferenza, la banca deve mettere da parte fondi a copertura del rischio. Questo riduce utili e capitale disponibile per erogare nuovi prestiti, quindi comprime i margini di manovra tipici di ogni banca.
Perché gli NPL sono un problema delle banche
Quando il meccanismo che abbiamo descritto riguarda un notevole numero di crediti presenti nel portafoglio della banca il problema è serio, perché troppi NPL iscritti in bilancio comportano un deterioramento della qualità creditizia dell’istituto, un aumento della diffidenza di azionisti ed investitori, e una minore capacità di finanziare famiglie e imprese.
Per questo motivo la banca tende a cedere gli NPL a società specializzate quando il recupero interno e diretto diventa troppo costoso o incerto nei risultati.
Come funziona la cessione degli NPL
Quando la banca decide di dismettere gli NPL, generalmente si rivolge a società specializzate, che acquistano interi pacchetti di crediti deteriorati. La vendita può avvenire a vari tipi di soggetti, tra cui, in particolare:
- fondi di investimento,
- società di recupero crediti,
- SPV (Special Purpose Vehicle) create per la cartolarizzazione.
È fondamentale notare che la cessione degli NPL avviene a prezzi molto inferiori al loro valore nominale: spesso si scende al 10–20% del debito originario, talvolta anche meno. Questo significa che, ad esempio, se una banca cede un pacchetto di NPL di valore nominale pari a 100 milioni di euro, ne incasserà 10 o 20 al massimo, ma ripulirà subito i suoi bilanci da quella “zavorra” che, come abbiamo visto, appesantisce notevolmente i margini di azione e crea sfiducia.
La cartolarizzazione dei crediti deteriorati
A questo punto, con la vendita degli NPL, si può attuare il meccanismo della cartolarizzazione. Funziona così:
- la banca vende gli NPL alla SPV, che ne diventa proprietaria, in quanto cessionaria di quei crediti;
- la SPV emette titoli obbligazionari legati ai flussi di recupero dei crediti e li colloca sul mercato secondario;
- gli investitori possono acquistare quei titoli, al prezzo di mercato (quotazione del titolo), assumendosi il rischio. Se il futuro recupero dei crediti sarà proficuo, l’investimento sarà ampiamente ripagato.
Il ruolo delle società di recupero
Bisogna sottolineare che in questo processo la SPV non si occupa direttamente dei crediti, ma delega tutto a un servicer, cioè una società esperta in recupero, che ha un ruolo pratico fondamentale, in quanto contatta i debitori, può proporgli accordi di saldo e stralcio, avvia le eventuali procedure giudiziarie e gestisce gli immobili ipotecati a garanzia dei crediti.
In concreto, è proprio l’efficienza e la capacità di recupero di questi servicer a determinare se, e quanto, gli NPL “renderanno” agli investitori.
Come si recupera un NPL (e perché può rendere)
Le modalità di recupero più comuni sono tre: gli accordi bonari, le azioni giudiziarie e la vendita degli immobili. Analizziamole separatamente, perché sono quelle che impattano di più sui debitori ceduti.
Accordi bonari con il debitore
Per recuperare almeno una parte del credito, si propone al debitore un accordo di saldo e stralcio o un piano ridotto rispetto all’importo originario. Ad esempio, gli si chiede di pagare 50mila o 60mila euro a fronte di un debito di 100mila. Ricordiamo che il cessionario del credito lo aveva comprato dalla banca per molto meno, quindi per lui un vantaggio c’è.
Dunque per la società acquirente la soluzione bonaria è spesso conveniente, specie se il credito è stato pagato pochissimo, ma anche il debitore “risparmia”, in quanto rimborsa meno dell’intero importo previsto e senza subire azioni giudiziarie che aggredirebbero i suoi beni mettendo a rischio il patrimonio personale (o aziendale).
Azioni giudiziarie
Nei casi più complessi, o quando le trattative con il debitore falliscono, la società di recupero – che normalmente è già munita di titolo esecutivo per procedere – avvia i pignoramenti dei beni del debitore (conti correnti, stipendi, pensioni, ecc.) e può anche intraprendere l’esecuzione immobiliare, a partire dagli immobili già ipotecati, per soddisfarsi sul ricavato della vendita all’esito dell’asta giudiziaria. Se il debitore è un’impresa, il creditore può anche insinuarsi nelle procedure fallimentari, cioè intervenire e partecipare alla spartizione del residuo attivo.
Realizzo degli immobili
Nel caso specifico dei NPL immobiliari, spesso la società punta direttamente al valore della garanzia prestata e acquisita in partenza, insieme al credito. Tra le possibilità concrete vi sono:
- la vendita all’asta degli immobili;
- il subentro nel processo esecutivo già instaurato dal precedente creditore a carico del debitore;
- un accordo diretto per la liberazione dell’immobile (talvolta con la concessione di una “buonuscita” anche in forma di sconto sull’entità del debito residuo).
Perché gli NPL rendono agli investitori
Il guadagno consiste nel differenziale tra prezzo di acquisto del credito deteriorato e valore recuperato all’esito delle attività che abbiamo descritto.
Facciamo un esempio semplice per chiarire:
- valore del credito originario: 100.000 €
- prezzo di acquisto dell’investitore: 15.000 €
- recupero ottenuto: 40.000 €
In questo scenario, il profitto ammonterà a 25.000 euro, al netto dei costi.
Dunque in molti casi gli NPL rendono perché:
- vengono acquistati a prezzi bassissimi,
- gli investitori hanno competenze specifiche e tempi a disposizione (orizzonte temporale) più lunghi delle banche per esercitare il recupero,
- esistono garanzie reali (immobili) che spesso coprono buona parte del credito,
- ovviamente le spese di procedura (se è necessario esercitare azioni giudiziarie) vengono addossate al debitore,
- i servicer specializzati aumentano l’efficienza del recupero (trattengono una percentuale del ricavato come compenso per la loro attività e riversano il resto agli investitori).
Vantaggi e svantaggi per tutti i soggetti coinvolti
Nella articolata procedura che abbiamo descritto, ci sono sia vantaggi sia inconvenienti per tutti i soggetti coinvolti: banche cedenti, investitori acquirenti, e anche debitori ceduti. Schematizziamo queste situazioni.
Per le banche
Vantaggi
- liberano bilancio e capitale,
- migliorano gli indicatori di solidità,
- si concentrano sui crediti sani.
Svantaggi
- incassano molto meno del valore originario del prestito,
- subiscono perdite a conto economico (profitti e perdite).
Per gli investitori
Vantaggi
- possibilità di alti rendimenti, determinati dallo spread tra prezzo pagato per l’acquisto e incasso realizzato,
- ottenere una maggiore diversificazione del portafoglio complessivo,
- avere la possibilità di operare tramite servicer professionali, rimanendo in attesa dell’esito delle loro attività di recupero.
Svantaggi
- procedure lunghe e costose (spesso parecchi anni),
- elevato rischio di recupero (c’è il pericolo di non incassare nulla, se le azioni si rivelano infruttuose),
- complessità giuridica (i procedimenti di esecuzione forzata, mobiliare e immobiliare, richiedono molti tecnicismi).
Per i debitori
Vantaggi
- talvolta maggiore flessibilità nel trovare un accordo,
- possibilità di chiudere il debito con uno sconto rilevante.
Svantaggi
- nuove società possono essere più aggressive (se ti trovi in questa situazione, leggi come difenderti),
- rischio di azioni giudiziarie rapide, incisive ed efficaci (come i pignoramenti, che colpiscono all’improvviso e spesso direttamente alla fonte, cioè presso il datore di lavoro che eroga lo stipendio, o l’istituto pensionistico, o la banca ove si ha il conto corrente),
- pressione psicologica che può diventare estenuante e logorante, sapendo di essere esposti a un recupero crediti esercitato da soggetti professionali e interessati a massimizzare il loro profitto.
Perché la vendita degli NPL è fondamentale per il sistema bancario
La cessione dei crediti deteriorati permette, a livello macroeconomico:
- di mantenere le banche finanziariamente più solide,
- di ridurre i rischi sistemici legati ai mancati rimborsi dei prestiti concessi,
- di liberare risorse economiche per nuovi prestiti, così aumentando la redditività futura,
- di evitare che un’eccessiva quantità di sofferenze paralizzi il credito all’economia reale.
L’obiettivo finale è un sistema bancario più sano, capace di sostenere famiglie e imprese.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Paolo Remer
Source link






