Le intenzioni dichiarate da Teheran di non produrre armi nucleari non bastano dentro un programma che ha perso continuità ispettiva su centrifughe, componenti e stock dopo anni di restrizioni. Il mandato degli ispettori decide se la formula politica sull’accesso diventerà misurazione sul posto.
Aggiornamento redazionale: questo articolo aggiorna il filone pubblicato il 19 e il 22 giugno sul negoziato Iran-Usa e sulla lettera destinata all’AIEA.
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Il mandato che Grossi vuole portare fino ai siti
La frase pronunciata da Grossi a Tokyo appartiene alla procedura AIEA: un accesso prende corpo quando l’Agenzia riceve luoghi, tempi, sicurezza per il personale, strumenti ammessi e autorizzazione a intervenire sui sigilli. Il direttore generale ha indicato l’atto iniziale di una missione: controllare che i sigilli su materiale già ispezionato siano integri e che nessuna quantità sia stata rimossa.
Lo scambio tecnico già avviato con funzionari iraniani prepara la traccia della missione collegata al memorandum Usa-Iran. La missione dovrà nominare ingressi, depositi e cilindri. Dovrà anche stabilire quali misure finiranno nel verbale dell’Agenzia.
La frizione con Teheran sui complessi bombardati
Teheran ha cercato di separare siti danneggiati e controlli AIEA. Il portavoce Esmail Baghaei ha escluso visite dell’Agenzia agli impianti colpiti da Stati Uniti e Israele; il viceministro Kazem Gharibabadi ha legato l’accesso a un accordo finale e a passi sulle sanzioni. Grossi ha tolto spazio a questa versione: per rispettare l’intesa, l’AIEA dovrà avere accesso e ispezionare.
La disputa non riguarda soltanto l’ingresso in un edificio danneggiato. Nei rapporti dell’Agenzia, tra gli impianti colpiti o coinvolti compaiono siti con materiale dichiarato e installazioni legate ad arricchimento e produzione di combustibile, oltre ai complessi dove il materiale viene trattato. Senza presenza nei luoghi corretti, la contabilità nucleare rimane spezzata.
Sigilli e cilindri: la soglia fisica dell’accordo
I sigilli AIEA sono la frontiera minima della contabilità. Con sigillo integro, l’Agenzia collega il cilindro alla registrazione precedente. Con sigillo violato o cilindro assente, la missione deve ricostruire trasporto, stoccaggio e nuova collocazione prima di attestare quantità e composizione.
Da qui nasce la richiesta di un sistema «molto rigoroso». L’ingresso in un sito simbolico non chiude il dossier. Gli ispettori devono arrivare ai contenitori e registrare le misure autorizzate. Ogni discrepanza finisce nel verbale.
Il numero 440,9 e la soglia del 60%
L’ultima cifra AIEA di riferimento per l’uranio in forma UF6 arricchito fino al 60% di U-235 è 440,9 kg. L’UF6 è esafluoruro di uranio ed è la forma impiegata nelle centrifughe. Il grado militare viene collocato in genere attorno al 90%; la soglia del 60% contiene già una parte avanzata del lavoro di separazione isotopica.
Nel rapporto GOV/2026/8, l’AIEA scrive che 432,9 kg di quei 440,9 kg erano stati sottoposti a controllo. Dopo gli attacchi e il ritiro degli ispettori dalle aree più sensibili, la domanda materiale resta aperta: quanta scorta è sopravvissuta, dove si trova e in quale stato.
La lacuna ispettiva accumulata dal 2021
Il deficit di conoscenza dell’AIEA precede la conferenza di Tokyo. Dal 23 febbraio 2021 l’Iran non applica il Protocollo aggiuntivo; dal giugno 2022 le apparecchiature di sorveglianza JCPOA sono state rimosse. Nei rapporti dell’Agenzia questa perdita riguarda centrifughe, rotori, soffietti, acqua pesante e concentrato di uranio.
Il risultato tecnico è severo: l’AIEA non riparte da una fotografia continua. Deve riagganciare registri, sigilli, quantità e luoghi fisici. Una missione limitata a siti non connessi allo stock arricchito consegnerebbe soltanto presenza diplomatica e lascerebbe vuota la contabilità nucleare.
Salvaguardie NPT e memorandum Usa-Iran
L’accordo con Washington spinge la porta politica, l’Accordo di salvaguardia NPT regge il lavoro dell’AIEA. Nel rapporto di febbraio l’Agenzia ricorda che l’Iran ha dichiarato 22 installazioni nucleari e un luogo esterno agli impianti nel sito dell’AEOI a Teheran. Da quel vincolo discendono rapporti contabili, informazioni di progetto e accessi per accertare che il materiale dichiarato rimanga in attività pacifiche.
Il memorandum apre una finestra negoziale. L’AIEA richiede autorizzazioni compatibili con il proprio mandato. La catena corretta passa da invito iraniano, accordo sulle procedure, ingresso, controllo dei sigilli e verbale. Ogni scorciatoia verbale abbasserebbe il peso tecnico dell’intesa.
Svizzera, Golfo e calendario degli accessi
I colloqui tecnici indicati per il 29 o 30 giugno in Svizzera dovranno fissare ingressi, strumenti, scorta di sicurezza e sequenza delle visite. Marco Rubio ha collegato la sede svizzera al prosieguo dei negoziati, mentre gli Stati del Golfo lavorano a un formato regionale a Riad. Per l’AIEA, il calendario conta solo con un ordine di missione.
Il formato regionale ha peso politico. La parte nucleare segue un’altra grammatica: campionamenti, misure, inventario, verbali e custodia del materiale. Un accordo su Hormuz o sulle sanzioni migliora il clima diplomatico. Non sostituisce il controllo fisico su cilindri e depositi.
Il precedente del 22 giugno e l’aggiornamento di Tokyo
Il pezzo del 22 giugno aveva isolato il limite dell’annuncio di JD Vance: consenso politico attribuito a Teheran e mandato AIEA ancora assente. Le parole di Grossi da Tokyo aggiornano quel limite. L’Agenzia ora colloca l’accesso come condizione per l’accordo e segnala che un primo scambio tecnico con funzionari iraniani è già avvenuto.
Il filo coincide con il pezzo del 19 giugno sulla lettera all’AIEA: invito, mandato e missione sono atti diversi. Il 26 giugno aggiunge un gradino. Grossi supera l’ipotesi ispettiva e vincola la tenuta dell’accordo alla presenza dell’Agenzia sul terreno.
Accesso reale e accesso nominale
La missione avrà peso con quattro tracce nel verbale: siti raggiunti, sigilli controllati, materiali misurati, discrepanze annotate. Una visita senza questi riscontri produrrebbe presenza diplomatica e lascerebbe vuota la contabilità nucleare. Un accesso ai cilindri e ai depositi riaprirebbe invece l’inventario.
La differenza peserà anche sulle sanzioni, perché le licenze economiche statunitensi sono costruite su una finestra negoziale breve. Il controllo AIEA diventa così il metro della reversibilità: più il verbale sarà povero, più l’accordo rimarrà esposto alla contestazione di Washington e alla replica di Teheran.
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Junior Cristarella
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