La giornata parte con un ribasso già visibile e arriva al primo pomeriggio con un listino più vicino ai minimi che all’apertura. L’indice principale apre a 51.516,12 punti, contro una chiusura precedente di 51.782,91, poi resta sotto quota 51.540 per l’intera finestra osservata.
Avviso di mercato: i prezzi citati sono intraday e fotografano la seduta del 26 giugno 2026 negli orari riportati nel testo.
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FTSE MIB alle 14:26: distanza minima dal fondo di giornata
Alle 14:26:03 il FTSE MIB quota 51.114,58 punti. La distanza dal minimo intraday, fissato a 51.080,82, è di appena 33,76 punti. Il massimo della seduta, 51.536,56, resta invece lontano di 421,98 punti. La seduta, letta attraverso questa forbice, mostra un mercato che non ha recuperato il livello di apertura.
Il confronto con la chiusura del 25 giugno, pari a 51.782,91 punti, misura una perdita di 668,33 punti. La soglia psicologica dei 51.000 non viene violata nella rilevazione delle 14:26 ma il margine è ridotto e lascia il listino esposto a nuovi scambi difensivi.
Dalle 09:37 alle 12:46: il ribasso si allarga
Alle 09:37 Piazza Affari è già negativa: 51.350 punti e -0,82%. In quella finestra le vendite colpiscono Saipem a -3%, Fincantieri a -2,28% e STM a -2,15%. La parte positiva del paniere è ristretta: Ferrari guadagna 1,4%, Moncler lo 0,62% e Brunello Cucinelli lo 0,5%.
A fine mattinata il listino peggiora: alle 12:46 l’indice scende a 51.220 punti con -1,1%. Fincantieri accelera a -5,25%, Saipem passa a -4,25%, Inwit segna -2,93%, Prysmian -2,85% e STM -2,75%. Le sacche positive si restringono a Italgas e Diasorin, mentre Ferrari conserva un rialzo ormai sottile.
STM finisce nella vendita globale sui chip
La flessione di STM non nasce da un singolo prezzo italiano. La seduta europea raccoglie la scossa partita tra Stati Uniti e Asia dopo il ribasso di Apple a New York e la fuga dai semiconduttori asiatici. Reuters ha registrato una perdita del 6% per Apple nella seduta precedente e vendite pesanti sui titoli tecnologici asiatici, con il KOSPI arrivato fino a -9% nella fase più tesa.
Milano assorbe questa corrente attraverso STM: alle 14:26 il titolo quota 63,27 euro contro 65,05 euro del riferimento precedente, con -2,74%. Il prezzo non si muove come reazione domestica isolata ma come tassello europeo di una revisione globale sulle attese per chip, archiviazione e hardware legato all’intelligenza artificiale.
Saipem e Fincantieri: due ribassi sopra il 5%
Nel primo pomeriggio Fincantieri e Saipem hanno traiettorie quasi gemelle nella parte bassa del paniere. Fincantieri quota 9,762 euro, contro 10,30 euro del prezzo precedente, con -5,22%. Saipem è a 4,174 euro, contro 4,402 euro, con -5,18%.
Il confronto separa due canali di vendita. Fincantieri paga la pressione sui titoli industriali a maggiore escursione intraday. Saipem subisce anche il peso del greggio debole: SoldiOnline rilevava a metà giornata il future WTI agosto in area 69,5 dollari al barile, un livello che indebolisce il comparto oil services in una seduta già dominata da prese di profitto.
Banca Ifis: il crollo Mid Cap nasce dagli NPL
La caduta più violenta non arriva dal FTSE MIB ma dal Mid Cap. Banca Ifis perdeva il 39,6% a fine mattinata dopo l’annuncio sulla vendita del ramo legato ai crediti deteriorati e dopo il taglio della stima sul profitto netto 2026.
Il comunicato di Banca Ifis fissa la nuova forchetta annua a 100-110 milioni di euro, contro la precedente fascia 170-190 milioni. Dentro la stessa comunicazione entrano 30 milioni di accantonamenti ante imposte su esposizioni creditizie, 40 milioni ulteriori su portafogli deteriorati di illimity e 70 milioni di attività fiscali differite. La Borsa ha letto quei numeri come un taglio netto alla prevedibilità degli utili del gruppo.
Le banche del paniere principale cedono senza panico
Il ribasso di Banca Ifis non si trasferisce con la stessa intensità sui grandi istituti del paniere principale ma il comparto bancario resta in rosso. Nel pomeriggio Banco BPM segna -1,76%, Intesa Sanpaolo -1,72%, BPER -1,52%, MPS -1,42% e UniCredit -1,24%.
Il tratto da osservare è lo scarto tra il collasso del Mid Cap e la perdita ordinata dei grandi istituti. Il mercato scarica su Ifis una penalizzazione legata al portafoglio NPL e alla revisione del profitto atteso, mentre sulle banche maggiori prevale una vendita di comparto legata alla debolezza del listino.
Ferrari perde il vantaggio iniziale
Ferrari offre una delle variazioni più istruttive della giornata. Alle 09:37 è tra i pochi rialzi con +1,4%. Alle 12:46 conserva appena +0,26%. Alle 14:26 scende a 311,00 euro contro 312,35 euro, pari a -0,43%.
La traiettoria dice che il titolo non è diventato un rifugio stabile durante la correzione. Le vendite hanno eroso il premio della mattina senza spingere Ferrari nella parte più debole del paniere. Il lusso quotato ha retto meglio dell’industria pesante ma non ha isolato Piazza Affari dal ribasso generale.
La soglia 51.000 resta il livello da misurare nella seduta
Il FTSE MIB alle 14:26 è sopra 51.000 di 114,58 punti. Il minimo intraday di 51.080,82 ha già portato il listino a meno di 81 punti dalla soglia. La seduta si gioca su un’area stretta: sopra 51.500 il mercato avrebbe recuperato il livello d’apertura, sotto 51.100 torna a ridosso del fondo di giornata.
La distanza dalla chiusura del giorno precedente resta ampia e conferma una rottura del ritmo rialzista visto nei record di metà giugno. Il massimo annuo del 19 giugno, pari a 52.848,93 punti, dista 1.734,35 punti dalla rilevazione delle 14:26. La seduta odierna taglia una parte del margine accumulato nelle settimane precedenti.
Il peso sui portafogli: chip, industria e banche
Per i portafogli esposti a Piazza Affari la seduta non distribuisce le perdite in maniera uniforme. Il colpo maggiore attraversa semiconduttori, industria ad alta escursione e oil services. Le banche arretrano ma con perdite più contenute rispetto alla frattura aperta da Banca Ifis sul Mid Cap.
La selezione dei titoli conta più dell’indice. Chi guarda solo il -1,29% del FTSE MIB non coglie la distanza tra Diasorin positiva a +1,54% e Saipem sotto del 5%. Dentro la stessa seduta convivono difesa selettiva e vendite aggressive, con una dispersione che rende il paniere molto meno compatto del numero finale.
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Junior Cristarella
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