boschi e baie selvagge a un passo dal mare — idealista/news


A pochi minuti dalle spiagge più note, la Puglia nasconde boschi d’ombra fitta, grotte che si aprono verso il mare e lame che scendono dall’altopiano fino alla costa. È un paesaggio sorprendente, fatto di pini d’Aleppo, querce secolari e muretti a secco che attraversano campi e masserie. La varietà è tanta e si misura in pochi chilometri, dove si passa da altopiani steppici a faggete riconosciute dall’UNESCO. La guida raccoglie le aree verdi più interessanti di questa Puglia segreta, con informazioni pratiche su periodi migliori, abbinamenti utili e spostamenti, per costruire un itinerario che valorizzi mare e natura nello stesso viaggio.

Dove il Salento è ancora selvatico: Tricase e Porto Selvaggio

Nel Capo di Leuca, il Bosco di Tricase mostra un Salento diverso dalle cartoline balneari: uliveti antichi, rocce calcaree, lembi di bosco e piccole valli che corrono verso la costa. All’interno del Parco naturale regionale Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, il paesaggio è un mosaico in cui vegetazione, grotte e insediamenti storici compongono un racconto lungo millenni.

La tappa simbolo è la Quercia vallonea di Tricase, un albero monumentale con circa nove secoli di vita, cui si dovrebbe dedicare una sosta lenta per coglierne scala e storia. L’ombra ampia e il tronco possente offrono un’idea concreta di quanto il tempo agrario abbia plasmato queste campagne. 

Spostandosi sullo Ionio tra Nardò e la costa, il Parco naturale regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano unisce pinete, macchia mediterranea e una baia rocciosa famosa per acque fredde e trasparenti. Il sentiero d’accesso entra subito in una pineta di pini d’Aleppo con lentischi, rosmarini e ginepri, fino alla caletta di Porto Selvaggio. Lungo la linea di costa si incontrano grotte e le “spunnulate”, cavità carsiche dal tetto crollato che hanno creato specchi d’acqua salmastra appena dietro la battigia.

Il Brindisino verde: Bosco di Cerano e Bosco delle Pianelle

Tra Brindisi e San Pietro Vernotico, il Bosco di Cerano (o Tramazzone) copre quasi mille ettari e offre un ambiente diverso dalle classiche pinete costiere. Qui contano le condizioni microclimatiche, che favoriscono specie igrofile come l’olmo campestre e il carpino nero, con un sottobosco fitto e vivo. La presenza di oltre sessanta specie di uccelli, insieme a mammiferi come il tasso, rende l’area interessante per chi pratica birdwatching in modo responsabile. 

Poco più a ovest, la Riserva naturale regionale Bosco delle Pianelle, nel territorio di Martina Franca, unisce natura e memoria del lavoro contadino. Tra rovelle, fragni e lecci, con presenze di carpini neri, olmi e corbezzoli, il bosco racconta storie di briganti, pastori, carbonai e credenze popolari. In primavera il sottobosco si accende con fioriture di orchidee selvatiche, che rendono il periodo tra marzo e maggio ideale per escursionisti e fotografi. 

La posizione delle Pianelle è vantaggiosa per costruire giornate miste: in pochi chilometri si raggiunge la Valle d’Itria con i trulli di Alberobello, le cummerse di Locorotondo e i vicoli barocchi di Martina Franca. Dopo l’ombra delle querce, si può puntare su pranzi a base di carne alla brace, capocollo, formaggi e bianchi locali, prima di rientrare sui sentieri nelle ore più fresche.

Altopiani e lame: la rete verde dell’Alta Murgia

Il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, tra le province di Barletta-Andria-Trani e Bari, è noto per gli altopiani pietrosi e le masserie isolate, ma ospita anche un sistema di boschi e pinete che ridefinisce l’immaginario della Puglia interna. Il territorio è scandito da lame, solchi erosivi che convogliano l’acqua verso la costa e funzionano come corridoi ecologici tra interno e litorale.

In pochi chilometri la vegetazione cambia: conifere, lembi di latifoglie e aperture carsiche compongono scenari che si alternano con naturalezza. La fauna riflette questa varietà, con istrici, tassi, moscardini, faine e donnole a terra, mentre in cielo si osservano sparvieri, gufi, picchi, ghiandaie marine, rigogoli e capirosse. 

Le aree forestali offrono ingressi e percorsi differenziati e permettono escursioni giornaliere abbinate a soste culturali e gastronomiche nelle città vicine.

  • Foresta Mercadante (tra Cassano delle Murge e Altamura) e bosco di Acquatetta (tra Minervino Murge e Spinazzola), tra i complessi più ampi;
  • Parco comunale Robinson (Gravina in Puglia) e pineta Galietti (Santeramo in Colle);
  • Bosco Mesola (Cassano) e pineta comunale di Lagopetto (Grumo Appula).

Ombra profonda sul Gargano: dentro la Foresta Umbra

Sul promontorio del Gargano, la quota sale e il clima cambia. A circa 800 metri si entra nella Riserva Naturale Foresta Umbra, cuore verde del Gargano e tassello chiave nel riconoscimento UNESCO delle sue faggete vetuste. Il nome rimanda all’ombra densa creata dalla copertura arborea, capace di attenuare la luce anche nelle giornate più chiare. 

La zona centrale è interdetta, dedicata alla riproduzione della fauna, scelta che tutela habitat e cicli biologici. Lungo il perimetro, invece, si cammina tra faggi, aceri, querce e abeti, con suolo coperto da foglie e muschi che assorbono i rumori e impongono andature misurate.

La fauna è quella tipica dei boschi appenninici: cinghiali, caprioli, donnole e volpi sono presenze stabili. Negli ultimi anni è stata confermata la presenza del lupo appenninico, specie elusiva, indicatore della naturalità raggiunta dall’area. Per le visite si dovrebbe rispettare con attenzione il regolamento: evitare rumori forti, non disturbare gli animali e mantenere i sentieri segnati sono condizioni minime per non compromettere l’equilibrio della riserva. 

In meno di un’ora d’auto si collegano le baie di Vieste e Peschici o, verso l’interno, Monte Sant’Angelo con il Santuario di San Michele, anch’esso riconosciuto dall’UNESCO.

Articolo visto su (travel.thewom.it) Dimentica le solite spiagge: il paradiso verde e selvaggio che non ti aspetti di trovare a due passi dal mare


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