Diamante, il borgo-museo sul mare con oltre 300 murales e Bandiera Blu — idealista/news


In Calabria c’è un borgo che ha trasformato le facciate in un museo diffuso: oltre 300 murales dialogano con il Tirreno e con il profumo di peperoncino che si sente la sera sul lungomare. A fare la differenza non è solo l’arte: il mare è Bandiera Blu, il comune è Plastic Free e la qualità ambientale si vede nelle spiagge curate e nella vivibilità degli spazi. 

Il museo all’aperto: itinerario tra i murales imperdibili

Il percorso espositivo a cielo aperto è iniziato nei primi anni Ottanta, quando il pittore milanese Nani Razzetti propose un intervento artistico per dare nuova energia al centro storico. Da allora, artisti italiani e internazionali hanno lasciato opere che vanno dalla denuncia sociale al racconto delle radici locali. 

Tra le opere simbolo, spicca la leggenda del nome di Diamante, con il corvo e il torrente che trasporta un gioiello verso la spiaggia: una storia popolare fissata su muro che introduce all’identità del paese. In un’altra opera, il pittore Guglielmo Giavini ritrae i pescatori di rientro e, in primo piano, l’incontro tra Razzetti e il sindaco dell’epoca: una specie di backstage della nascita del movimento dei murales. In piazza Mario Pagano, il “Gigante” di Guglielmo Siega (1981) racconta la tragedia della guerra con una forza essenziale: un uomo sorregge il figlio senza vita, una barca attende, simbolo di ripartenza. Poco distante, l’intervento di Kodra in Largo Unità dispone soldati come manichini puntati al cielo, ma un grande vessillo bianco capovolge la scena in un manifesto contro la violenza, ancora attuale.

Volti, attese e tribù contemporanee

All’uscita della Chiesa dell’Immacolata, due murales del 1981 fissano volti e vite segnate: Baruck Kadmon rielabora “La famiglia” di Paul Strand, con i tratti duri del dopoguerra; Eva Krumpt dipinge una figura femminile in attesa, tra emigrazione e ruoli imposti. Lungo via Alfieri, il grande mosaico dei coniugi Michele e Angiolina Sposito – per anni il più esteso del Centro-Sud – compone, tessera dopo tessera, una storia della Calabria: dal “Toro di Papasidero” nella Grotta del Romito alle incursioni e distruzioni che segnarono la costa, fino alla nascita delle comunità di pescatori. 

In chiave contemporanea, Jorit dedica un grande volto a Jean-Michel Basquiat in via Benedetto Croce, con le tipiche cicatrici del suo linguaggio visivo; poco oltre, Kraser reinterpreta il dio Mercurio mescolando iconografia classica e colori elettrici, a rimarcare il ponte tra tradizione e street art internazionale.

Affacci da cartolina: dove guardare il Tirreno senza filtri

Il Calvario è un punto di riferimento religioso e visivo: da qui lo sguardo torna sull’isola di Cirella, coperta di macchia mediterranea e dominata da una torre d’epoca normanna. A Largo Savonarola, il belvedere regala uno scatto che riassume il territorio: Spiaggia Grande, isola, borgo medievale e mausoleo romano in un unico fotogramma, con il tramonto che disegna riflessi sulle facciate e sull’acqua. Sul Lungomare Vecchio, nelle notti di luna piena, si vedono le lampare in mare per la pesca ai polpi.

Tra storia e memoria: cosa resta nel tempo

La costa fu toccata in epoca arcaica dai focesi. Nel Cinquecento il principe Girolamo Sanseverino fece costruire una torre di guardia per proteggere l’entroterra dalle incursioni turche; nel Seicento Tiberio Carafa ampliò il sistema difensivo, attorno al quale nacque il nucleo abitato moderno. 

Diamante compare anche nel “Viaggio in Calabria” di Alexandre Dumas: nel 1835 lo scrittore, a bordo di uno speronare, restò colpito dalla linea di case adagiate sul mare. 

Tradizioni e fede: riti che uniscono mare e comunità

La processione del Venerdì Santo si chiude al Calvario: pescatori e fedeli camminano uniti da una corda, alcuni con corone intrecciate di cedro o di erbe spontanee, mentre i canti della passione rimbalzano tra le case. La matrice religiosa è la Chiesa dell’Immacolata Concezione, iniziata a metà Seicento per volontà di Tiberio Carafa, con facciata barocca e campanile. 

La devozione è legata a un racconto popolare: una statua diretta in Sicilia che si fermò davanti al borgo, riparata per la notte in chiesa e trovata al mattino con le braccia cambiate in gesto protettivo, letta come difesa da fame, guerra e terremoti. Meritano una sosta anche la Chiesa di San Biagio e quella di Gesù il Buon Pastore; nella frazione di Cirella, la chiesa di Santa Maria dei Fiori si lega al complesso dei ruderi.

Cibo e festival: peperoncino, cedro e mare nel piatto

Settembre significa Festival del Peperoncino: per alcuni giorni Diamante diventa una vetrina del piccante con stand, degustazioni, spettacoli e incontri. In paese il peperoncino è ovunque, anche nelle installazioni in piazza XXI Febbraio, cuore della vita serale. La cucina locale mette al centro pesce fresco, conserve piccanti e l’agrume simbolo della Riviera, il cedro: canditi, liquori e dessert affiancano primi di mare e fritture. 

Come arrivare: auto, treno e aereo

Diamante è facilmente raggiungibile lungo la costa tirrenica cosentina. In auto, si percorre l’A2 del Mediterraneo e si scende verso la Riviera dei Cedri attraverso le uscite interne, proseguendo poi sulle statali costiere. In treno, la stazione di riferimento è Diamante-Buonvicino, posta sulla linea tirrenica che collega le principali città calabresi e il corridoio verso la Campania. L’aeroporto più vicino è Lamezia Terme: da lì si prosegue in treno o con auto a noleggio.

48 ore a Diamante: un itinerario rapido

Per ottimizzare un weekend, conviene alternare l’arte urbana ai punti panoramici e chiudere le giornate sul mare. 

  • Giorno 1: tour dei murales nel centro storico (Giavini, Siega, Kodra), sosta alla Chiesa dell’Immacolata e al mosaico Sposito; tramonto a Largo Savonarola; cena di pesce con assaggi al peperoncino.
  • Giorno 2: mattina in spiaggia (Spiaggia Grande o Sabbia d’Oro), pomeriggio tra isola e ruderi di Cirella con visita all’Antiquarium; rientro sul Lungomare Vecchio per la passeggiata serale.

Articolo visto su (travel.thewom.it) È il borgo dei murales più incredibile della Calabria: un museo a cielo aperto affacciato su un mare da sogno


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