Alleanza Assicurazioni: la previdenza complementare deve diffondersi maggiormente. Viviamo più a lungo, e questa è senza dubbio una grande conquista. Ma non abbiamo ancora capito che dobbiamo adeguare le nostre azioni previdenziali a questa nuova prospettiva. L’aumento della speranza di vita sta infatti mettendo ulteriormente sotto pressione il sistema pensionistico, aprendo interrogativi sempre più urgenti soprattutto per le nuove generazioni. Se da una parte cresce la diffusione della previdenza complementare, con gli iscritti che nel 2025 hanno superato quota 10,6 milioni, dall’altra restano circa 15 milioni di italiani che non hanno ancora aderito a una forma di pensione integrativa. «La fotografia è in chiaroscuro», dice Ivan Mestriner, responsabile Vita e Danni di Alleanza Assicurazioni, Compagnia del Gruppo Generali. «Il trend è positivo perché gli iscritti aumentano ogni anno, ma sei italiani su dieci non hanno ancora pensato a una previdenza complementare».
Alleanza Assicurazioni: la previdenza complementare antidoto alla glaciazione demografica
Eppure accanto all’allungamento della vita media c’è il crollo demografico, quello che qualcuno definisce ormai “glaciazione demografica”: il che significa meno lavoratori attivi chiamati a sostenere un sistema basato sul principio della ripartizione, nel quale i nuovi lavoratori devono pagare le pensioni a chi ha già raggiunto i requisiti. Se negli anni Settanta c’erano circa tre lavoratori per ogni pensionato, oggi il rapporto è sceso a circa uno e mezzo, con prospettive ancora più critiche per il futuro. «Vivremo più a lungo, ed è una buona notizia», osserva Mestriner. «Ma proprio per questo bisogna essere previdenti e prepararsi prima. Non possiamo immaginare che il primo pilastro della previdenza pubblica riesca da solo a garantire lo stesso livello di copertura del passato».
I giovani e il gap previdenziale
Il problema riguarda soprattutto i giovani, che saranno i più esposti al cosiddetto gap previdenziale, cioè la differenza tra l’ultimo stipendio percepito e il primo assegno pensionistico. Con il definitivo passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, la pensione futura dipenderà sempre di più dalla continuità lavorativa e dalla capacità individuale di accumulare contributi nel tempo. «Chi oggi entra nel mercato del lavoro rischia di avere una riduzione molto significativa del proprio reddito pensionistico», spiega il responsabile Vita e Danni della Compagnia guidata dall’AD Davide Passero. «Per questo aderire presto a una forma integrativa diventa fondamentale: anche piccoli importi, se versati da giovani, possono crescere nel tempo grazie all’interesse composto».
Quel deficit culturale e informativo
Eppure proprio gli under 35 sono tra i meno coinvolti. A frenare è soprattutto un deficit culturale e informativo che continua a caratterizzare in negativo il Paese. «Siamo agli ultimi posti nell’area Ocse per conoscenze finanziarie e previdenziali», sottolinea Mestriner. «Molti sanno che la pensione dipenderà dagli anni lavorati o dal livello dello stipendio, ma pochissimi conoscono davvero il funzionamento del sistema contributivo. Addirittura solo una persona su quattro sa che la pensione è collegata anche all’aumento della speranza di vita». Una carenza che rischia di trasformarsi in un problema sociale ancora più ampio. L’Italia è già oggi uno dei Paesi europei che destina la quota più alta del Pil alla previdenza pubblica. Con una popolazione sempre più anziana e una natalità in costante calo, il sistema dovrà inevitabilmente fare i conti con un aumento dell’età pensionabile e con assegni mediamente più bassi.
Il nodo della non autosufficienza
Ma c’è un altro elemento che preoccupa il settore assicurativo: la crescita della non autosufficienza. In questo scenario la longevità diventa anche un rischio finanziario, perché vivere più a lungo significa dover disporre di risorse adeguate per affrontare una fase della vita sempre più estesa. «Viviamo più a lungo, ma spesso attraversiamo anche lunghi periodi di fragilità», osserva il responsabile Vita e Danni di Alleanza Assicurazioni. «Le persone non autosufficienti vivono mediamente tra gli otto e i nove anni in questa condizione, con costi molto elevati, sia che si scelga una struttura specializzata sia che si debba ricorrere a un’assistenza privata». In uno scenario in cui aumentano le famiglie mononucleari o composte da due sole persone, il tema dell’assistenza rischia di riversarsi completamente sui figli o sui parenti più vicini. «Tra venti o trent’anni avremo nuclei familiari sempre più piccoli. Per questo bisogna iniziare a pensare in modo diverso alla protezione assicurativa, collegando previdenza, salute e non autosufficienza» aggiunge Mestriner.
Le soluzioni di Alleanza
Proprio in questa direzione si muovono alcune delle nuove soluzioni sviluppate dal mercato assicurativo. La logica è quella di integrare risparmio, protezione e salute, considerando la prevenzione come il primo investimento sul proprio futuro. Alleanza ha sviluppato strumenti come Alleata Previdenza, in grado di integrare pensione complementare e copertura per la perdita di autosufficienza. «Abbiamo creato una soluzione che prevede il raddoppio della pensione integrativa nel caso in cui si manifesti una condizione di non autosufficienza. È un modo per affrontare il momento di maggiore fragilità della vita» rimarca Mestriner. Ma nessuna soluzione potrà essere davvero efficace senza un forte investimento sull’educazione finanziaria. «La non adesione alla previdenza integrativa dipende molto da un vuoto informativo e culturale. Le persone vedono ancora le pensioni delle generazioni precedenti, costruite con il sistema retributivo, e faticano a capire cosa significherà invece vivere interamente nel contributivo» incalza Mestriner.
Educazione finanziaria, quella sconosciuta
L’ultima edizione dell’Edufin Index fotografa bene questa situazione. L’indice complessivo di educazione finanziaria e assicurativa degli italiani si ferma a quota 56, ancora sotto la soglia di sufficienza. Solo il 40% degli italiani dimostra comportamenti realmente consapevoli nella gestione del denaro e della pianificazione di lungo periodo. Anche il Longevity Index (55) e il Pension Index (48) evidenziano livelli ancora insufficienti di preparazione.
L’iniziativa più importante messa in campo da Alleanza per colmare questo divario è il Tour Edufin 2026, il più grande tour nazionale di educazione finanziaria e assicurativa dedicato ai giovani. Quattordici tappe in tutta Italia, organizzate insieme a Starting Finance, con l’obiettivo di coinvolgere oltre 10mila under 35 sui temi della previdenza e della pianificazione economica. «Molta della mancata adesione alla previdenza complementare nasce proprio da un vuoto informativo», osserva il responsabile Vita e Danni di Alleanza Assicurazioni. «Per questo crediamo che la formazione sia la leva fondamentale per aiutare le persone a compiere scelte più consapevoli».
La correlazione tra alfabetizzazione finanziaria e capacità di pianificare il futuro previdenziale
L’iniziativa arriva dopo i risultati dell’ultima edizione dell’Edufin Index 2025, che ha messo in evidenza una correlazione diretta tra alfabetizzazione finanziaria e capacità di pianificare il proprio futuro previdenziale. Lo studio individua tre grandi profili. I “miopi e inconsapevoli”, pari al 20% della popolazione, presentano bassi livelli di conoscenza finanziaria e quasi nessuna pianificazione pensionistica. Gli “avveduti e inattivi”, che rappresentano il 49%, mostrano una preparazione teorica discreta ma scarsa capacità di tradurre le conoscenze in comportamenti concreti. Infine ci sono gli “esperti e lungimiranti”, il 31% della popolazione, caratterizzati da una maggiore alfabetizzazione finanziaria e da una più elevata propensione alla pianificazione. «Esiste una correlazione molto marcata tra competenze finanziarie e capacità di proteggersi», conclude Mestriner. «La conoscenza è la leva che porta le persone a chiedersi se siano davvero al sicuro e a compiere scelte più consapevoli».
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Riccardo Venturi
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