di Beatrice Nencha – Fonte: Notte Criminale
“L’organizzazione è ancora operativa. Reclutano carabinieri, poliziotti, finanzieri tramite un’obbedienza
massonica trasversale alle Forze armate, la più antica d’Italia. La Madre di tutte le logge. Deve stare
attentissima, non può fidarsi di nessuno”. Questa è la premessa che non ci attendevamo, e su cui al momento non disponiamo dei necessari riscontri per poterla confermare o smentire, ma che proviene da una persona, che ha parlato con Notte Criminale a patto di mantenere l’anonimato, che nella sua lunga carriera professionale ha sicuramente incrociato, anche se non sappiamo fino a che livello, quelli che chiameremo “mondi di confine”. Il nome che ci viene fatto di questa presunta loggia coperta è Colosseum e sarebbe stata “riattivata dagli americani nel secondo dopoguerra” . Il motivo per cui sarebbe così pericolosa è che al suo interno ci sarebbero “uomini convinti di avere una missione e che quindi non hanno un prezzo”. Tra gli scopi di questa “missione”, secondo la nostra fonte, ci sarebbero anche dei regolamenti di conti con giornali e con magistrati sgraditi: “Tutti quelli che si sono avvicinati sono stati fatti a pezzi, incluso De Pasquale. A breve faranno a pezzi Il Fatto Quotidiano come Report. Faranno a pezzi De Tommasi. Equalize, Squadra Fiore sono solo veicoli”. Non potendo riscontrare l’esistenza e l’identità di questi presunti adepti, e non essendo esperti di logge e massoni, siamo partiti dal quesito fondamentale. E’ mai esistita una loggia denominata Colosseum? Stando alle fonti aperte – ma anche a fonti documentali attendibili – la risposta è sì.
A parlarne, in un video podcast intitolato “La loggia Colosseum e la loggia Franklin” è Gianfranco Carpeoro, ex avvocato e già gran maestro della comunione massonica di Piazza del Gesù. Queste le sue dichiarazioni rilasciate a Fabio Frabetti nella diretta web-radio “Border Nights” del 27 giugno 2017. (https://www.youtube.com/watch?v=WoAFa9SboP0).
Su domanda esplicita dell’intervistatore, Carpeoro, all’anagrafe Gianfranco Pecoraro, esordisce così: “La loggia Colosseum è una loggia che risponde a una logica dell’immediato dopoguerra di gestione dell’Italia da parte della Cia e della Nato. C’è stato un personaggio, che si chiamava Frank Gigliotti, entrato nella Cia prima della fine della guerra. Nella sua dimensione di italo-americano, venne mandato in Italia per fare in modo che il nostro paese avesse, nel dopoguerra, uno sviluppo politico e sociale massonico, del tipo previsto dalla “sovragestione”.
Da qui Carpeoro traccia un rapido excursus nella storia della massoneria italiana, che potete leggere
integralmente qui (https://forums.investireoggi.it/threads/la-cia-servizio-segreto-terrorista-americano.85311/page-4) .
Al centro della sua ricostruzione, spostandoci nella capitale, ci sarebbe stato il duro scontro tra “le due massonerie soppresse dal fascismo, cioè il Grande Oriente d’Italia, massoneria anglosassone, e Piazza del Gesù, massoneria scozzese”.
Da questa faida sarebbe nata “una “nuova” Piazza del Gesù”, affidata al principe Giovanni Alliata di Montereale, seguita dalla costituzione di una serie di logge Nato in Italia “obbligando il Grande Oriente a dar loro la copertura”. Carpeoro fa il nome di queste nuove logge: “a Verona la “Verona American Lodge”, a Livorno la “Benjamin Franklin” (che poi sarà trasferita a Pisa), a Bagnoli la “Truman”, a San Vito dei Normanni la “J.J. McClellan”.
Insieme a queste ci sarebbe anche la loggia Colosseum di Roma, composta in prevalenza da adepti legati all’ambasciata americana dell’epoca. Ma la cosa più eclatante è la conclusione delle sue affermazioni: “Tutte queste logge sovrintendono poi alla costituzione di un organismo che si chiama Gladio, Stay Behind.. Tramite il suo fido, che si chiama Roberto Ascarelli, Gigliotti cura personalmente la formazione di Licio Gelli nel Goi, per poi mettergli in mano la gestione della P2, che avrebbe dovuto depistare l’attenzione dall’esistenza della P1, già ricostituita nel 1948, avendo come “venerabile” il vice di Enrico Mattei all’Eni, Eugenio Cefis. La loggia Colosseum è poi stata espulsa dal Goi dall’allora gran maestro Giuliano Di Bernardo, poco prima che questi lasciasse la guida del Grande Oriente, nel 1993; non so se poi la loggia Colosseum sia stata riaccolta nel Goi.”

In un documento parlamentare della XVII legislatura della Camera dei Deputati, dedicato “al rapporto tra mafie e massonerie e sui rischi di infiltrazione e condizionamento di tali associazioni da parte della
criminalità organizzata, in particolare nelle regioni Calabria e Sicilia”, a pagina 9 del Resoconto si cita anche la Gran Loggia d’Italia, al cui interno “nove logge risultano abbattute, a partire dagli anni novanta in poi, con generici decreti di sospensione o di scioglimento tutti privi di qualsivoglia motivazione”.
Il documento della commissione prosegue segnalando che le logge soppresse “avevano tutte sede in luoghi ad alta densità mafiosa e risultano essere state frequentate da 14 iscritti che sono stati espulsi o “messi in sonno”, e solo in seguito colpiti da gravi pregiudizi penali, ivi inclusi quelli per associazione mafiosa. A tale riguardo, non può escludersi che anche per tali logge l’“obbedienza” di riferimento avesse percepito all’interno delle stesse l’esistenza di particolari criticità, che hanno consigliato l’adozione di così gravi provvedimenti. Anche in questi casi, l’eventuale infiltrazione mafiosa nelle logge, indirettamente testimoniata dai pregiudizi che hanno poi colpito i soggetti successivamente alla loro espulsione, non è mai stata esplicitata nei documenti formali di abbattimento”. Alcune obbedienze “problematiche”, infiltrate da esponenti mafiosi o malavitosi, sono state quindi soppresse tramite il ricorso a escamotage burocratici legati alla gestione delle massonerie di appartenenza, senza troppi clamori.
Nella maggioranza dei casi, l’eventuale infiltrazione mafiosa nelle logge “non è mai stata esplicitata nei documenti formali di abbattimento”.
Subito dopo questa premessa, è citata l’audizione dell’ex gran maestro (dal 1990 al 1993) del GOI Giuliano Di Bernardo (Seduta del 31 gennaio 2017, resoconto stenografico n. 187) in cui cita l’unico abbattimento di loggia avvenuto sotto la sua gran maestranza, ovvero la loggia “Colosseum” di Roma: “costituita subito dopo la liberazione dell’Italia e dove affluivano gli agenti della CIA. Era una loggia ad hoc e quando sono diventato gran maestro ho detto che non avrei potuto tollerare all’interno del Grande oriente una loggia nata per queste ragioni […]”
Per la completezza della risposta di De Bernardo, che rievoca le sue dimissioni dal Goi – di cui è stato gran maestro dal 1990 al 1993, prima di fondare la Gran Loggia Regolare d’Italia (riconosciuta dalla Gran Loggia Unita d’Inghilterra) – siamo andati a visionare anche il Resoconto stenografico della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere (Seduta n. 187 di Martedì 31 gennaio 2017).

Partendo dalla celebre inchiesta del procuratore di Palmi,
Agostino Cordova, sui legami tra massoneria e ndrangheta in Calabria, Di Bernardo conferma di aver consegnato al magistrato l’elenco completo degli iscritti alla loggia in Calabria. Alla domanda del presidente della Commissione, che lo incalza per sapere se nel periodo in cui è stato gran maestro sono state disposte espulsioni di massoni che non rispettavano le regole o abbattimenti di logge, l’ex gran maestro del Goi replica cosi:
“Durante il periodo in cui sono stato gran maestro ho abbattuto una sola loggia, la “Colosseum” di Roma, la loggia che era stata costituita subito dopo la liberazione dell’Italia, la cosiddetta liberazione dell’Italia, e dove affluivano gli agenti della CIA. Era una loggia ad hoc e quando sono diventato gran maestro ho detto che non avrei potuto tollerare all’interno del Grande Oriente una loggia nata per queste ragioni e che continuava a muoversi per queste ragioni. Ho trovato il motivo formale che non
avevano pagato le capitazioni e ho chiuso la loggia”.
Insieme a Cordova, a Luigi De Magistris e a pochi altri che si sono occupati o imbattuti nelle loro indagini con la sotterranea influenza della massoneria, c’è un ex magistrato, Carlo Palermo, che dopo essere scampato a un tragico attentato a Pizzolungo nel 1985, da decenni ha approfondito il tema raccogliendo nei suoi scritti – l’ultimo volume è intitolato “Senza Dio, senza Stato, senza libertà – La vittoria dei poteri occulti nel governo dell’umanità” – una vastissima documentazione proveniente dalla sua esperienza come ex sostituto procuratore prima a Trento, poi a Trapani e, dopo aver abbandonato la magistratura, in qualità di avvocato (ha difeso le parti civili nei processi per le stragi di Capaci, di Ustica e del disastro del Moby Prince) e politico, sempre in prima linea. Anche a lui, il nome della Loggia Colosseum non è sconosciuto.

“Mi venne nominata da un collaboratore di giustizia che mi venne messo a disposizione da alcuni
magistrati di Torre Annunziata per essere sentito e lui mi parlò anche di questa Loggia Colosseum. Era quell’indagine che a suo tempo fu famosa, “Cheque to Cheque”, uno dei pm si chiamava Fortuna, l’altro non mi ricordo. Era un’indagine sul traffico di armi e si sono imbattuti in personaggi dei quali mi ero occupato io. Loro avevano a disposizione questo collaboratore di giustizia che si chiamava Francesco Elmo e che raccontava cose che loro non riuscivano a seguire, un ex collaboratore che ha parlato degli apparati Gladio collegati al trapanese, parlò della massoneria, dei servizi e di quelle vicende di cui mi occupavo io”.

A Carlo Palermo abbiamo chiesto se ritenesse le dichiarazioni di Francesco Elmo – ex militante di estrema destra siciliano, che da allora collaborò con diverse autorità giudiziarie e con la Dna, oltre a testimoniare nel processo per l’omicidio del giornalista Mauro Rostagno e a indicare un probabile traffico di scorie radioattive verso la Somalia, collegabile all’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin – attendibili in quella particolare inchiesta condotta dal giugno 1996 dalla Procura di Torre Annunziata sotto la guida del procuratore Alfredo Ormanni (che nel 2012 verrà indagato per concorso in peculato dal pm capitolino Luca Palamara; il processo si chiuderà in Appello, dopo 13 anni, con 11 prescrizioni, tra cui quella di Ormanni, 8 condanne per riciclaggio e 2 assoluzioni nel merito, ndr).
“Io ritengo che questo collaboratore fosse attendibile, ma ho lasciato la magistratura nel 90, non avevo più poteri di fare certe verifiche e certe indagini. Questo collaboratore tirò in ballo Colosseum riguardo a personaggi che gravitavano attorno alla Loggia Scontrino. Lui probabilmente ha lavorato come un esterno, sapeva molte cose ma non ne faceva
parte. Quell’indagine, come tutte le indagini sui traffici di armi, venne frazionata e non è finita bene. Anche se certi accertamenti, certi documenti da essa acquisiti, continuano a far discutere. Io incontrai i magistrati e loro si fecero portare in caserma questo collaboratore di giustizia, mettendomelo a disposizione. E dato che io riuscivo a seguire i suoi discorsi, presi anche degli appunti che però sono rimasti tali. Questo Elmo in realtà dette anche delle indicazioni di responsabilità dei servizi, che poi non sono state seguite dai magistrati siciliani, dato che tutti i tentativi fatti di allargare il raggio non sono mai andati in porto”

Dunque la Loggia Colosseum esiste, anche se sciolta ufficialmente negli anni ’90 con un cavillo formale
dallo stesso vertice del Goi, a cui apparteneva. Quello che resta da capire è se sia stata riattivata, un’evenienza che Carpeoro sembra suggerire nella sua intervista, e nel caso con quali fini e perché. Una domanda a cui forse solo qualche esponente di livello della massoneria nostrana potrebbe, e secondo noi dovrebbe, rispondere per fugare ogni dubbio. Dopo le eclatanti rivelazioni ritenute infondate dell’avvocato Piero Amara sulla cosiddetta Loggia Ungheria, che hanno terremotato diverse Procure, queste ombre del passato rievocano trame e a commistioni incestuose che vorremmo pensare definitivamente debellate nel nostro Paese.
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