rinvio per gip, famiglia e giudici di pace


Il decreto legge 100/2026 ridisegna il calendario dei tribunali italiani. Rinviate riforme su gip e famiglia, cambiano le regole per notai, avvocati e marchi.

Il Governo ha varato un nuovo pacchetto di interventi sulla giustizia italiana, introducendo uno slittamento sistematico per riforme molto attese e modificando le regole operative per professionisti e cittadini. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto-legge 100/2026, l’esecutivo applica un principio di realtà sempre valido e applicabile a ogni livello dell’ordinamento: le architetture giudiziarie non possono reggere nuove mansioni o tutele garantiste in assenza di un organico al completo e di infrastrutture telematiche collaudate. Di fronte all’impossibilità di far scattare i nuovi adempimenti, il legislatore congela le scadenze su sei fronti nevralgici, ridisegnando tempi e modi dei contenziosi nelle aule di udienza.

Il rinvio del gip collegiale

L’ingresso del giudice per le indagini preliminari in composizione collegiale, inizialmente previsto per il prossimo 25 agosto, è stato spostato al 28 febbraio 2027. La legge 114/2024 aveva stabilito che a deliberare sulle misure cautelari più afflittive per la libertà personale, come la custodia in carcere, dovessero essere tre magistrati anziché uno solo, in ossequio alle garanzie imposte dalla riforma Nordio. I tribunali più piccoli, tuttavia, denunciano una gravissima scopertura di organico che rende matematicamente impossibile la formazione di questi collegi. Il tempo guadagnato servirà a coprire i vuoti: si attende infatti l’immissione in servizio di 354 nuovi magistrati vincitori del concorso 2022, a cui seguiranno le ulteriori 350 toghe del bando 2024, i cui orali partiranno a settembre.

Slittano il tribunale della famiglia e il Giudice di Pace

La creazione di un polo giurisdizionale unico dedicato alla famiglia, progettato per assorbire tutte le cause relative a separazioni, divorzi, capacità di agire e questioni minorili, viene posticipata all’ottobre 2027. L’accorpamento impone una revisione profonda delle piante organiche e la riqualificazione del personale, dinamiche che hanno scatenato dubbi sulle future competenze, alimentando le critiche dei magistrati per la paventata perdita della collegialità nei procedimenti che coinvolgono i minori.

Identico rinvio al 31 ottobre 2027 colpisce l’ampliamento delle materie affidate al giudice di pace. Per decomprimere i tribunali ordinari, il progetto innalza le soglie di valore in modo drastico:

  • fino a 30 mila euro per le controversie relative ai beni mobili (contro i vecchi 5 mila euro);

  • fino a 50 mila euro per i danni derivanti dalla circolazione di veicoli e natanti;

  • fino a 2.500 euro per i procedimenti da decidere secondo equità;

  • competenza esclusiva e assoluta per tutte le liti in ambito condominiale;

  • giurisdizione fino a 30 mila euro per le cause in materia di diritti reali immobiliari.

In via eccezionale, i presidenti dei tribunali avranno il potere di disporre applicazioni temporanee del personale amministrativo per supportare gli uffici di pace. La soluzione non piace agli avvocati: l’Organismo congressuale forense lamenta l’inapplicabilità concreta della misura chiedendone l’abrogazione totale, mentre l’Associazione italiana giovani avvocati preme per interventi di natura strutturale.

Blocchi anti-scopertura e potenziamento dell’ufficio per il processo

Per scongiurare uffici deserti e rispettare i target del Pnrr, il testo fissa una moratoria sui trasferimenti d’ufficio. I magistrati giudicanti che raggiungono il limite massimo di permanenza nella medesima sede prima del 31 dicembre 2026 conserveranno la poltrona fino alla fine dell’anno. A regime, se le quote di turnover impongono di ricollocare più di un terzo dei giudici di una sezione, le assegnazioni eccedenti potranno essere congelate per dodici mesi, partendo da chi ha una minore anzianità di servizio. I tempi per il cambio di funzione passano inoltre da sei a tre mesi.

L’Ufficio per il processo entra a pieno regime nei tribunali per i minorenni, dove il personale di supporto sarà destinato unicamente allo smaltimento delle attività tipiche civili e penali. Ogni impiego in mansioni differenti sarà illegittimo, salvo comprovate e documentate necessità d’urgenza.

Legge pinto e tutele per i notai

Chi vanta crediti dallo Stato a titolo di indennizzo per l’irragionevole durata dei processi ottiene una boccata d’ossigeno. I titolari di somme liquidate relative all’anno 2022 avranno tempo fino al 30 ottobre 2026 (e non più fino all’8 agosto) per presentare la dichiarazione utile al pagamento. Questa proroga fa slittare in avanti anche le decadenze relative al 2023 e agli anni successivi.

Novità assolute per la responsabilità civile dei notai: l’azione risarcitoria per errori professionali non potrà mai essere esercitata una volta superati i quindici anni dal giorno della prestazione. Rimane operativa la prescrizione ordinaria di dieci anni, che inizia a decorrere non dall’atto, ma dal momento in cui il danno diventa oggettivamente conoscibile. La norma estende i suoi effetti anche ai contratti stipulati in data antecedente al 12 giugno 2026, purché la prestazione materiale del professionista sia avvenuta dopo tale spartiacque.

La nuova disciplina su marchi e copyright

Il Governo allinea le procedure cautelari in materia di proprietà industriale alle indicazioni della Corte di giustizia dell’Unione europea (sentenza C-132/25). Nelle liti per violazione del diritto d’autore, se scade il termine per incardinare il giudizio di merito, la misura cautelare non perde efficacia in modo automatico. L’onere di far saltare il blocco si trasferisce sul soggetto colpito dall’inibitoria, che avrà il compito di presentare un’istanza formale al giudice entro trenta giorni dalla scadenza.

Per i procedimenti già attivi al 12 giugno 2026 si applica un salvacondotto: se il destinatario si muove per chiedere la revoca, il magistrato rimetterà in termini la parte favorita, concedendole sessanta giorni di tempo per depositare il ricorso e avviare il processo ordinario.

Come cambia l’abilitazione forense

Dalla prossima sessione scatta il nuovo esame per diventare avvocati, strutturato su un’unica tornata annuale con due prove scritte e un orale.

Nel dettaglio, i candidati affronteranno:

  • la redazione di un parere motivato a scelta tra diritto civile, penale o amministrativo (primo scritto);

  • la stesura di un atto giudiziario, sostanziale e processuale, in una materia a scelta (secondo scritto);

  • la risoluzione di un caso pratico durante il colloquio orale;

  • la risposta a tre quesiti orali: uno di procedura, uno sostanziale, e uno a scelta tra costituzionale, commerciale, lavoro, tributario, internazionale o europeo;

  • un’ultima domanda obbligatoria su deontologia, ordinamento e previdenza forense;

L’abilitazione scatta solo totalizzando un minimo di 90 punti complessivi, senza mai scendere sotto la soglia dei 18 punti per ciascun modulo. A giudicare gli aspiranti avvocati ci saranno commissioni formate da cinque membri: tre legali cassazionisti, un magistrato (preferibilmente in pensione) e un professore o ricercatore universitario.

Server sicuri e fatture per le intercettazioni

Il potenziamento delle infrastrutture digitali e delle sale server interdistrettuali, indispensabili per gestire il flusso dei dati delle intercettazioni telematiche e ambientali, gode di un nuovo termine fissato al 31 dicembre 2027.

Infine, cambia del tutto il circuito dei pagamenti per il noleggio delle sofisticate attrezzature di ascolto utilizzate dalle procure. L’obiettivo normativo è porre fine ai ritardi della Pubblica amministrazione, chiudendo una pesante procedura d’infrazione aperta da Bruxelles (direttiva 2011/7/UE). A fine prestazione, l’azienda fornitrice invia la richiesta al pubblico ministero, che è obbligato a liquidare l’importo entro trenta giorni. Il decreto di pagamento assume subito valore di titolo esecutivo provvisorio. Solo a questo punto la società può emettere fattura, incassando l’importo nel mese successivo. Per sanzionare i ritardi di tesoreria, oltre agli interessi legali, scatta un indennizzo a scaglioni: l’1 per cento per morosità fino a sei mesi, l’1,5 per cento entro l’anno, il 2 per cento entro il biennio, per culminare al 2,5 per cento per pagamenti congelati per oltre due anni.




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 Angelo Greco

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