“Una vera tragedia quella accaduta a Montagna Grande, e l’unica cosa positiva è che le nostre telecamere hanno visto dove è partito il fuoco e il materiale è al vaglio dell’autorità giudiziaria”, così Antonio Parrinello, responsabile della Protezione Civile nel trapanese, dopo i quattro giorni di fiamme che hanno devastato il grande polmone verde della provincia di Trapani.
Parrinello sottolinea subito la natura del fenomeno, escludendo qualsiasi responsabilità naturale: «Gli incendi sono sempre dolosi, qualche volta colposi, ma non è mai colpa della natura». Un passaggio netto, che apre alla lettura dell’incendio come evento legato quasi esclusivamente all’azione umana, oggi al vaglio dell’autorità giudiziaria grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza.
“Una montagna di combustibile: la natura che diventa rischio dopo le piogge”
Uno degli aspetti centrali dell’analisi di Parrinello riguarda le condizioni ambientali che hanno reso l’incendio ancora più devastante. Dopo una stagione piovosa, la vegetazione esplosa in primavera si è trasformata in un’enorme massa secca pronta a bruciare. «Quest’anno abbiamo tutti salutato positivamente la grande stagione piovosa… però la stagione piovosa ha avuto un effetto collaterale: la grande quantità di erba che oggi è secca e diventa materiale combustibile». «Campi e boschi sono pieni di materiale combustibile». Secondo Parrinello, questo ha reso impossibile qualsiasi contenimento efficace delle fiamme, aggravando una situazione già critica sul piano operativo.
“Una lotta impari: nemmeno vigili del fuoco e forestale riescono a fermarli”
Il responsabile della Protezione Civile descrive senza filtri la difficoltà dell’intervento, evidenziando come anche l’impiego massiccio di mezzi aerei e squadre a terra non sia bastato. «Di fronte a queste tragedie non ci sono parole… la macchina è stata messa in campo, ma non siamo riusciti né noi né forestale né vigili del fuoco a domare le fiamme fin dall’inizio». «La lotta era impari perché il punto di innesco è stato scelto con grande capacità criminale e il vento ha alimentato subito il fuoco»
Un passaggio che mette in evidenza anche la dinamica dolosa e strategica dell’innesco, avvenuto in un canalone che ha favorito la rapida propagazione dell’incendio.
“L’abbandono delle coltivazioni rischia di portarci alla catastrofe perfetta”
Uno dei punti più forti dell’intervista riguarda l’abbandono delle terre agricole, considerato da Parrinello un fattore determinante nella crescita degli incendi.
«L’abbandono delle coltivazioni agricole rischia davvero di portarci alla catastrofe perfetta». «Domenica mattina ho visto un vigneto di dieci ettari completamente bruciato: le erbacce erano più alte delle viti. I vigneti non bruciano per definizione, ma quello era abbandonato».
“Senza prevenzione e regole condivise gli incendi continueranno”
Parrinello richiama con forza la necessità di una strategia preventiva condivisa tra cittadini e istituzioni, sottolineando come il problema non sia solo emergenziale ma strutturale. «Bisogna che ognuno faccia la propria parte, perché basta ripulire i campi vicino alle strade per ridurre enormemente gli incendi». «Se non si fanno gli opportuni lavori di manutenzione del territorio, la situazione è destinata a peggiorare». Il messaggio è rivolto anche agli enti pubblici, chiamati a garantire l’applicazione delle ordinanze e la manutenzione delle aree a rischio.
“La legge c’è: si può bruciare in sicurezza, ma pochi lo sanno”
Nella parte finale dell’intervista Parrinello introduce un elemento spesso poco conosciuto: una norma che consente pratiche agricole controllate per ridurre il rischio incendi.
«Esiste una norma del 2014 che consente di bruciare il residuo colturale fino al 14 luglio». «Se uno brucia le stoppie dalle sei alle nove del mattino, senza vento e restando sul posto, lo può fare in sicurezza». Il dirigente della Protezione Civile insiste sulla necessità di divulgare meglio queste informazioni: «Molti agricoltori non conoscono questa norma o non è stata spiegata abbastanza dalle istituzioni».
“Ognuno faccia la propria parte”
Nell’ultima parte, Parrinello affronta il nodo strutturale della prevenzione, denunciando la carenza di personale e l’invecchiamento dei corpi forestali, fondamentali per la manutenzione del territorio e la lotta attiva agli incendi. Senza un lavoro preventivo, la lotta è persa in partenza. “Se ognuno fa la propria parte, sicuramente riusciremo a salvaguardare il nostro patrimonio… I forestali siciliani… erano molto più efficienti di ora e soprattutto erano più di ora… Oggi per ragioni sia di riduzione di numero che per ragioni di età… quella massa enorme di lavoratori che garantiva la salvaguardia del bosco oggi non c’è più.”
L’intervista si chiude con un messaggio di deterrenza verso i piromani: il sistema di videosorveglianza “occhio virtuale” funziona e ha già permesso di consegnare alla giustizia alcuni criminali, ma il vero cambiamento passa dalla prevenzione, dalla pulizia dei terreni e dalla compartecipazione di cittadini e istituzioni.
E dell’incendio che ha devastato Montagna Grande abbiamo parlato con il collega Mario Torrente, che come noi si chiede il perché di tutto questo e perché continua ripetersi, e perché Montagna Grande ha bruciato per quattro giorni e non si riusciva a spegnere.
Ecco cosa scrive Mario e di seguito cosa ci dice nella nostra intervista a Buongiono24: “Dopo quattro giorni di incendio, le fiamme a Montagna Grande sono state finalmente domate grazie anche all’intervento dei Canadair. Resta però uno scenario devastante: centinaia di ettari di bosco e patrimonio naturalistico sono andati distrutti, cancellando una delle aree verdi più importanti del Trapanese.
Ora l’attenzione si sposta sull’individuazione dei responsabili di quello che appare come l’ennesimo grave crimine ambientale. Con l’estate appena iniziata, cresce inoltre la preoccupazione per la tutela delle altre aree boschive della provincia e della Sicilia.
Nel ringraziare vigili del fuoco, forestali e tutti gli operatori impegnati nelle operazioni di spegnimento, resta una domanda che si ripete dopo ogni incendio: chi appicca questi roghi e perché? I cittadini chiedono giustizia, prevenzione e interventi concreti per difendere ciò che resta del patrimonio naturale.
Accanto alla necessità di contrastare gli incendi e punire gli eco-criminali, emerge anche l’urgenza di avviare un percorso di rinascita per Montagna Grande. Saranno necessari anni, forse decenni, per recuperare quanto perduto, ma la ricostruzione ambientale non può più essere rinviata”.
Prevenzione incendi a Erice: la sindaca Toscano sollecita la Regione e annuncia controlli a tappeto
L’attenzione dell’Amministrazione comunale di Erice sulla prevenzione degli incendi si traduce in questi giorni in un’azione amministrativa incisiva e a tutto campo, che parte da un formale e reiterato sollecito al Demanio regionale affinché vengano finalmente realizzati i viali parafuoco e gli interventi di manutenzione nelle aree di proprietà della Regione Siciliana. Come reso noto dalla sindaca Daniela Toscano, l’esecuzione dell’Ordinanza sindacale n. 51 del 5 marzo 2026 – che disciplina la prevenzione del rischio incendi boschivi e d’interfaccia – non ammette distinzioni tra soggetti pubblici e privati, e in questa ottica il Comune ha già provveduto a tutti gli interventi di propria competenza, mentre la Regione sta ora procedendo ai lavori necessari per garantire la continuità delle fasce di protezione e la messa in sicurezza della Montagna di Erice, un patrimonio ambientale di inestimabile valore che richiede una tutela costante e senza deroghe.
La sindaca ha voluto sottolineare con forza che la sicurezza del territorio non è negoziabile, e che le disposizioni vigenti si applicano in modo uniforme a tutti i soggetti interessati, senza alcuna eccezione: per questo, l’amministrazione ha intensificato l’attività di vigilanza sul territorio, con controlli puntuali e verifiche sistematiche sul rispetto degli obblighi di manutenzione e prevenzione incendi, affinché nessuna area, pubblica o privata, resti scoperta o in condizioni di rischio. E proprio per garantire l’efficacia di questa azione di prevenzione, il Comune ha già annunciato che laddove vengano accertate inadempienze, omissioni o ritardi rispetto a quanto previsto dalla normativa e dall’Ordinanza, si procederà all’applicazione rigorosa e immediata delle sanzioni previste, senza margini di deroga e senza alcuna distinzione tra proprietari, a tutela della sicurezza pubblica e dell’integrità di un bene comune come la Montagna di Erice, che – come ha rimarcato la prima cittadina – richiede responsabilità piena e comportamenti coerenti da parte di tutti.
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