Tutti i numeri del “Libro Nero dell’azzardo”: l’80% del business finanziato con le puntate dei giocatori compulsivi


«La fiducia nella riforma sul riordino del gioco d’azzardo fisico non c’è». Il vicepresidente di Federconsumatori, Roberto Giordano, fra i firmatari della quarta edizione del Libro Nero dell’Azzardo, non usa mezzi termini, quando si parla del decreto legge, ancora in attesa di attuazione prevista per agosto 2026. «Le risposte che sono arrivate finora non sono state adeguate». Sebbene si sia visto qualche spiraglio, nell’ultimo anno sul fronte dei dati, «ma esclusivamente in merito al gioco online. Al contrario, per quanto riguarda i territori comunali, il problema dell’accesso e della trasparenza dei dati resta intatto, oltre al fatto che la legge attuale non prevede strumenti efficaci per agevolare l’azione degli enti locali». Anche Adm, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, non ha convinto «visto quanto ci ha fatto aspettare per la pubblicazione dei numeri nazionali. Parliamo di oscuramento informativo».

Nel marzo 2024, infatti, il Governo ha approvato un decreto sul riordino del gioco, ma limitato al comparto online. Il gioco fisico (le slot, le sale scommesse, le Vlt…) è rimasto fuori. E ogni rinvio del decreto sul fisico non è una pausa tecnica, ma un vuoto normativo che si perpetua, che avvantaggia chi già opera nel settore e che lascia i territori senza strumenti. Inoltre il DL 41/2024 e il riordino delle concessioni di novembre 2025 ha ridisegnato la geografia degli operatori attivi sul mercato nazionale «con una tendenza alla concentrazione fra pochi super-concessionari che operano sia direttamente con il proprio brand sia tramite le società controllate».
E allora, come ogni anno, a fare chiarezza sui numeri ci pensano Federconsumatori, Cgil e Isscon con il Libro Nero dell’Azzardo da poco pubblicato, quest’anno dal titolo Lo Stato perdente con approfondimenti sul dilagare della pubblicità, sulle imprese del settore e sul raffronto con i dati europei.

Prima di guardare i numeri, perché il decreto legge continua a slittare?

Perché si tratta di una discussione che implica una grossa responsabilità. Stabilire per esempio un distanziometro, anziché lasciare le libertà di piazzare le macchinette dove meglio si crede, è questione di responsabilità. Così come dare o meno la facoltà agli enti locali di poter intervenire sul territorio e in quale modalità. Oppure utilizzare, come già stanno chiedendo molte Regioni, il 5% del ricavato al contrasto dell’azzardo, mascherando, dietro interventi di natura sociosanitaria, l’intento di fare cassa. Tutto questo chiede una grande responsabilità: etica, civile e politica. Senza poi contare un’altra questione.

Quale?

Per lo Stato italiano l’azzardo vale davvero la pena?

In che senso?

Andrebbero calcolati e poi sommati tutti i costi dell’azzardo: quelli economici (come per esempio l’indebitamento), quelli sanitari (chi gioca in modo compulsivo è malato e agli ltri milioni di persone che azzardano sono a rischio) e quelli sociali (le famiglie che si sfaldano, le perdite del lavoro…). Sappiamo che questi costi sono ingenti e che aumentano all’aumentare del giocato, ma non abbiamo i numeri esatti. Solo con i numeri alla mano potremmo rispondere in modo da non essere smentiti alla domanda: “Ma il gioco vale veramente la candela?”. 

Voi una risposta ce l’avete?

Certo, infatti il Libro Nero dell’Azzardo di quest’anno non a caso si intitola Lo Stato perdente. Tuttavia, un conto è fare una stima, un conto sarebbe invece avere i numeri in chiaro. Anche se ci sono dati incontrovertibili, oltre che paradossali.

Per esempio?

Attualmente il finanziamento del nostro Servizio Sanitario Nazionale si attesta sui 136 miliardi di euro, ma perché funzioni pienamente, sarebbero necessari ancora una trentina di miliardi. Bene. Sappiamo che nel 2025 il volume complessivo dell’azzardo italiano, cioè quanto è stato giocato, si attesta sui 165 miliardi di euro (che equivalgono a 3.284 euro pro capite anche se non si è mai “giocato”) che è esattamente quello che servirebbe per far funzionare il nostro sistema sanitario!

Chi può fare il conteggio totale dei costi dell’azzardo?

Lo possono fare in modo completo solo le istituzioni, visto che hanno dato in appalto l’azzardo ai concessionari, attraverso Adm-Agenzia dei monopoli. Loro hanno tutti i numeri. Ed è questo che chiediamo: accesso completo a tutti i dati e totale trasparenza.

In sostanza un bilancio sociale dell’azzardo.

Esattamente. Il nostro Paese è dentro ad una vera e propria “crisi da azzardo”. Basti pensare ai 17 milioni i conti-gioco attivi online, l’84% dei quali ha chiuso il 2025 con una perdita.

Allora passiamo ai numeri

Anzitutto nel 2025 l’azzardo è incrementato del 5% ed è soprattutto quello online che cresce sulla scia delle tendenza cominciata nel 2020. Dei 165,3 miliardi giocati infatti 100 miliardi sono da remoto. E anche qui c’è il paradosso per lo Stato che incassa decisamente meno con l’online.

Spieghiamo perché.

Se sul web giochi 100 euro, di media te ne rientrano 95. Quindi in media perdi 5 euro ogni volta. Per il fisico invece ad ogni giocata mediamente si perde sempre il 25%, quindi una una quota più rilevante. La differenza è presto spiegata: i costi di gestione dell’azzardo online sono molto più bassi (personale, affitti, bollette, materiali…). Però l’imposizione fiscale agisce per lo più sul comparto fisico. Ecco perché i guadagni dello Stato non aumentano proporzionalmente all’incremento del giocato. Nel 2025 lo Stato ha incassato  circa 11 miliardi di euro che corrisponde al 6,9% della raccolta, in costante calo. Inoltre le entrate dello Stato sono ormai prossime al sorpasso da parte del fatturato dei concessionari. Per carità, 11 miliardi non sono pochi, ma di nuovo: Il gioco vale davvero la candela?

Quanto hanno perso i giocatori e le giocatrici nel 2025?

Più di 20 miliardi che è quasi una finanziaria. Siamo i primi in Europa, mentre gli utili delle concessionari si attestano intorno ai 10 miliardi di euro con una crescita in cinque anni degli utili del 165% in termini reali. 

Guardano i territori che cosa emerge? 

Spiccano i 12,8 miliardi di Roma Capitale, gli 11,5 miliardi di Napoli Città Metropolitana, i 9,4 miliardi di Milano Città Metropolitana,, i 5,3 miliardi di Torino Città Metropolitana, i 4,5 miliardi di Palermo. Esaminando la media pro capite sono 42 le province/città metropolitane sopra la soglia media nazionale, soprattutto realtà territoriali del sud, come Campania, Sicilia, Puglia e Calabria. Chiudono la classifica nazionale Trento e Belluno, uniche realtà al di sotto del 2.000 euro per maggiorenne 

Passando alle Regioni?

Begli ultimi sei anni, in ognuna delle venti Regioni, il dato della raccolta è costantemente aumentato. Mai uno stop alla crescita, nemmeno un anno, in nessuna delle Regioni italiane. Nel solo online, ogni residente in Campania, neonati compresi, “investe” 2.527 euro; seguono la Sicilia, con 2.472 euro, la Calabria con 2.436, il Molise con 2.288. La prima Regione del centro è il Lazio, con 1.941 euro, del Nord la Liguria, con 1.588, mentre agli ultimi posti sono il Trentino Alto Adige con 953 euro e il Veneto, con 921 euro, quasi un terzo della Sicilia. 

E poi c’è l’azzardo illegale…

Le stime in merito al giocato sui canali della criminalità organizzata sono 39 miliardi per il fisico e 22 per l’online. La mafia interviene in più ambiti: dall’usura al riciclaggio denaro. Per quanto riguarda l’azzardo online, si cominciano ad evidenziare le grandi anomalie più volte esaminate nei nostri rapporti, oggetto anche dell’eccellente lavoro Azzardomafie di Libera. Singolare poi che, sul fronte delle slot, tenuto conto di una popolazione quasi equivalente, il dato del Veneto sia più che doppio rispetto alla Sicilia. Mentre nella classifica dei primi 100 Comuni sono tanti quelli nei quali sono stati disciolti i Consigli per infiltrazioni e condizionamenti di tipo mafioso. Inoltre ogni anno vediamo volumi di gioco che si spostano di comune in comune.

Soluzioni?

Se un approccio proibizionista non è realistico, così come per tutte le altre fonti di dipendenza, è tuttavia fondamentale e non più rimandabile una regolamentazione seria del settore che invece si sta progressivamente deregolamentando. E poi va limitata l’offerta di azzardo. Non solo perché più c’è offerta e più aumenta il numero di chi ‘gioca’, ma anche perché l’impatto maggiore dell’azzardo colpisce le fasce socioeconomiche più fragili. Nel Libro Nero parliamo esplicitamente di tassa sulla povertà in un contesto dove i salari reali sono arretrati in pochi anni dell’8,9% e dove il 15% del ceto medio fatica ad arrivare alla fine del mese. Abbiamo calcolato che il peso delle perdite da azzardo, sul monte complessivo dei redditi degli Italiani, è del 2%; facile ipotizzare che nella parte economicamente più debole del Paese superi il 4%. Anche perché chi è vive in condizioni di maggiore difficoltà tende a cercare il colpo di fortuna che gli risolve la vita. 

Infine sappiamo che l’80% circa del mercato dell’azzardo viene finanziato dal 20% circa dei giocatori compulsivi, quindi malati.

Esattamente. Tra cui i giovani e gli anziani pagano il prezzo maggiore. Quindi di nuovo, serve fare un bilancio sociale serio e trasparente. Chiediamo i numeri, perché il giorno non vale la candela né per i cittadini né per lo Stato. D’altronde, cittadini e Stato non dovrebbero essere la stessa cosa?

Foto di Compagnons su Unsplash

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 Antonio Mola

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