Bruxelles apre l’iter sull’immunità per le chat


Pesaro entra a Strasburgo attraverso una domanda di accesso documentale. Il fascicolo nato sugli affidamenti del Comune ora incrocia la procedura parlamentare europea perché Ricci è eurodeputato. La questione immediata riguarda il materiale digitale indicato dalla Procura, non il giudizio finale sulle accuse.

Elemento centrale: la procedura europea riguarda comunicazioni protette dal mandato parlamentare; il merito del fascicolo resta alla magistratura.

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La richiesta approda in Aula e passa alla Juri

Strasburgo ha registrato il fascicolo pesarese nel circuito formale dell’Eurocamera. La presidente Roberta Metsola ha comunicato in Aula la richiesta proveniente dalle autorità italiane per la revoca dell’immunità parlamentare di Matteo Ricci; il dossier è stato destinato alla commissione giuridica Juri. Dopo l’annuncio in plenaria, l’esame della commissione prepara il voto dell’Assemblea.

Il dato istituzionale è netto: la Procura non ottiene l’accesso immediato al materiale, ottiene l’apertura del percorso europeo che serve a legittimare quell’accesso. La stessa scansione è confermata anche da Sky TG24, con il deferimento alla commissione competente come soglia procedurale già superata.

Il materiale indicato: chat, email e file collegati

La richiesta della Procura di Pesaro riguarda sequestro, lettura ed eventuale uso processuale della corrispondenza intercorsa tra Ricci e l’ex collaboratore Massimiliano Santini. Il perimetro dichiarato comprende chat, email e file correlati, compreso materiale contenuto in un dispositivo informatico allegato a una memoria difensiva depositata dallo stesso eurodeputato. La formula coincide con il contenuto diffuso da ANSA nella cronaca del 15 giugno.

Questo confine tutela anche la qualità del dato investigativo: l’Eurocamera delimita l’accesso a comunicazioni coperte dal regime dei deputati europei. Da qui deriva la necessità di un atto parlamentare prima dell’acquisizione piena da parte degli inquirenti.

Il consenso personale non basta a chiudere la procedura

Il consenso personale di Ricci non sostituisce la delibera europea. La ragione è nel diritto parlamentare dell’Unione: l’immunità tutela la funzione dell’Assemblea e non opera come disponibilità privata del singolo membro. Il regolamento del Parlamento europeo afferma che la garanzia serve all’integrità dell’istituzione e all’indipendenza dei suoi membri.

Per questo l’assenso difensivo ha peso nel fascicolo e nella valutazione politica, senza aprire da solo le chat. La Procura ha chiesto l’autorizzazione al livello corretto; la commissione Juri dovrà trattare la domanda in forma riservata, potrà acquisire chiarimenti dalle autorità italiane e dovrà lasciare a Ricci la possibilità di essere ascoltato o di presentare documenti.

Dalla verifica sul telefono di Santini alla domanda europea

La traiettoria digitale del fascicolo era già visibile prima del passaggio europeo. Il secondo profilo WhatsApp Business di Santini era entrato nei controlli digitali dell’ottobre 2025 insieme alla richiesta di recupero dei contenuti; il dato è confermato da RaiNews. La domanda a Bruxelles si innesta quindi su comunicazioni che gli inquirenti considerano collegate alla verifica sugli affidamenti diretti.

Nei materiali pubblici, il rapporto fra Ricci e Santini è la cerniera fra la fase comunale e l’attuale garanzia europea. Santini era indicato come ex collaboratore dell’ex sindaco; la disponibilità di dispositivi e account ha portato gli investigatori a cercare conversazioni insieme ai relativi allegati digitali.

Il precedente interno del 14 aprile

Sbircia aveva già seguito il salto di qualità del fascicolo il 14 aprile, quando l’indagine sugli affidamenti del Comune di Pesaro si era allargata al peculato contestato a Ricci per circa 10 mila euro legati al tour Pane e politica. Quel precedente interno, pubblicato in Pesaro, Affidopoli: Ricci indagato anche per peculato, serve a collocare l’attuale richiesta europea dentro un fascicolo che aveva già ampliato il suo perimetro.

Il nuovo elemento agisce sul canale probatorio. Le chat e gli allegati indicati dalla Procura incidono sul modo in cui gli inquirenti intendono collegare ruoli, comunicazioni e decisioni amministrative. È qui che l’apertura della procedura europea assume rilievo giudiziario.

Lo stato del procedimento e il limite da rispettare

Le accuse restano ipotesi investigative. L’apertura della procedura sull’immunità non anticipa una valutazione di responsabilità su Ricci e non certifica la rilevanza penale del materiale cercato. Stabilisce soltanto che la Procura ha chiesto al Parlamento europeo il via libera necessario per utilizzare comunicazioni protette dalla posizione parlamentare dell’indagato.

Questo passaggio rende più ordinato anche il confronto pubblico. Ricci rivendica la collaborazione con la Procura e la richiesta di fare presto; la magistratura, scegliendo la strada parlamentare, si mette al riparo da contestazioni sulla legittimità dell’acquisizione. L’esito di Juri e Aula sarà quindi un semaforo procedurale, non una sentenza sui fatti di Pesaro.

Il percorso davanti alla commissione giuridica

La commissione Juri dovrà trattare il fascicolo a porte chiuse. Le regole dell’Eurocamera le consentono di chiedere informazioni all’autorità dello Stato membro. Al deputato interessato spetta il diritto di essere sentito e di presentare documenti; la commissione dovrà poi formulare una proposta motivata di accoglimento o rigetto.

Il regolamento precisa anche un limite determinante: la commissione non deve pronunciarsi sulla colpevolezza. Dopo la relazione, l’Aula voterà senza emendamenti sul testo proposto. Il Presidente del Parlamento comunicherà poi la decisione al deputato e all’autorità competente. L’eventuale via libera riguarderebbe esclusivamente l’accesso al materiale indicato nella richiesta.

Il doppio livello dell’immunità europea

Nel sistema europeo la protezione del deputato ha un nucleo sostanziale legato alle opinioni espresse e ai voti dati nell’esercizio del mandato. Accanto a quel nucleo opera una tutela procedurale contro misure giudiziarie che incidono sulla libertà del parlamentare o sullo svolgimento del mandato. La richiesta pesarese entra in questa seconda area, perché mira all’acquisizione di corrispondenza utile al fascicolo penale.

L’Eurocamera controlla quindi che l’autorità nazionale chieda l’accesso nel modo previsto dalle regole. Il deputato mantiene il diritto di essere ascoltato e di depositare documenti; la commissione, però, non trasforma l’audizione in un processo parallelo. Il suo compito è preparare una proposta da sottoporre all’Aula.

I limiti dell’eventuale via libera

Un voto favorevole autorizzerebbe l’accesso alla corrispondenza indicata dalla Procura, entro i confini descritti nella domanda arrivata a Bruxelles. Non darebbe agli inquirenti una licenza generica sui dispositivi, né assegnerebbe valore automatico a ogni messaggio. Ogni contenuto dovrà essere collegato al perimetro del fascicolo e valutato secondo le regole processuali ordinarie.

La formula usata nella richiesta, sequestro, lettura ed eventuale utilizzo, va quindi letta come una sequenza autorizzativa. Prima si rende legittimo l’accesso, poi il materiale viene esaminato e solo dopo potrà avere peso nel procedimento. Questa scansione protegge sia l’attività investigativa sia la tenuta degli atti.

La linea di Ricci: consenso agli atti e richiesta di rapidità

Ricci ha legato la propria posizione a due messaggi pubblici: disponibilità alla lettura della corrispondenza e totale estraneità ai fatti contestati. La sequenza difensiva più dettagliata è confermata anche da Il Resto del Carlino, con il deposito del 3 dicembre 2025 e la memoria del 27 gennaio 2026. La stessa impostazione sarebbe stata ribadita nel nuovo interrogatorio del 13 aprile 2026.

La posizione difensiva non esaurisce però il tema procedurale. Nel rapporto tra processo penale e mandato europeo, il consenso dell’indagato aiuta a chiarire l’assenza di opposizione personale, mentre la decisione parlamentare resta l’atto che consente agli inquirenti di usare il materiale senza esporre l’acquisizione a un vizio formale.

Una domanda circoscritta, non un giudizio sul fascicolo

La domanda della Procura ha una portata circoscritta e riguarda un segmento comunicativo coperto dalla speciale tutela prevista per gli eurodeputati. Per il fascicolo pesarese, questo significa verificare la sequenza dei rapporti con Santini attraverso messaggi e allegati indicati come rilevanti.

Il valore di questo materiale, se l’autorizzazione arriverà, dipenderà dalla sua coerenza con gli altri atti: affidamenti, pagamenti, memorie difensive e dichiarazioni già rese. Il filtro europeo non decide quel valore; permette solo di acquisire il dato in modo conforme alla posizione istituzionale dell’indagato.

Il calendario incide sul lavoro della Procura

La richiesta arriva in una fase in cui il tempo investigativo pesa più della comunicazione politica. La proroga del novembre 2025 per l’esame delle chat tra Ricci e Santini è confermata da èTV Marche; ora il passaggio europeo decide la qualità formale di quell’accesso. L’eventuale voto favorevole dell’Aula darebbe alla Procura un canale regolare per leggere il materiale indicato e inserirlo nel fascicolo secondo le regole.

Il calendario europeo non ha una durata automatica. La Juri lavora in forma riservata e prepara una proposta dopo l’esame della domanda. L’estate parlamentare incide sulla velocità; per questo la richiesta di Ricci di arrivare già a settembre ha un significato politico, senza vincolare la commissione.

Il ruolo europeo di Ricci dentro il caso Pesaro

La scheda istituzionale dell’Eurocamera colloca Matteo Ricci nel gruppo S&D, eletto per il Partito Democratico. Indica anche l’incarico di vicepresidente della commissione Trasporti e Turismo, dato che mostra perché la procedura riguardi un componente con funzioni attive nelle commissioni parlamentari.

La vicenda tocca due piani distinti. Da eurodeputato, Ricci entra nel regime di tutela previsto dall’Eurocamera; da ex sindaco di Pesaro, resta legato agli atti amministrativi del periodo comunale oggetto dell’inchiesta. Un fascicolo nato in una procura marchigiana deve quindi superare una porta parlamentare europea.

Perché conta la catena di acquisizione

Un aspetto merita attenzione: parte del materiale indicato nella richiesta risulta collegata a un dispositivo informatico allegato a una memoria difensiva di Ricci. La circostanza segnala che gli stessi contenuti, anche quando sono prodotti dalla difesa in una cornice processuale, richiedono una copertura autorizzativa se la Procura intende procedere a sequestro, lettura o uso nel fascicolo.

Il nodo è la tracciabilità del materiale: chi lo produce, dove si trova, quale account lo contiene e con quale atto entra nel procedimento. In una vicenda fondata su chat e file correlati, la catena di acquisizione conta quanto il contenuto. Un messaggio letto fuori dal percorso corretto rischierebbe di creare problemi processuali; un messaggio acquisito dopo autorizzazione parlamentare rende l’atto più solido.


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 Junior Cristarella

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