il vitigno lucano entra nel registro vite


Il riconoscimento dello Sprigno di Ruoti vale più di un nome aggiunto a un registro. Dentro l’atto ministeriale c’è la trasformazione di una varietà conservata nei campi in una presenza formalmente leggibile per la viticoltura italiana. La notizia riguarda la Basilicata ma parla anche al sistema nazionale della vite: senza iscrizione, una varietà rimane ai margini della certificazione e della diffusione vivaistica.

Dato chiave: il codice ufficiale è A59. La denominazione iscritta è Sprigno, mentre Asprinio di Ruoti rimane il riferimento storico con cui il vitigno è stato conosciuto sul territorio.

Sommario dei contenuti

Codice A59, l’iscrizione che porta lo Sprigno nel sistema nazionale

Il decreto ministeriale del 19 maggio 2026 aggiorna il Registro nazionale delle varietà e dei cloni di vite e inserisce lo Sprigno nella categoria dei vitigni a uve da vino. L’atto colloca la varietà accanto ad altri nuovi ingressi e fissa in modo univoco la sua denominazione amministrativa: A59, Sprigno.

Il passaggio ha un valore immediato per la filiera. L’iscrizione riguarda la vite e lascia ad altri percorsi l’eventuale costruzione di una denominazione di origine o di un progetto commerciale. Inserisce la varietà dentro il perimetro nazionale in cui il materiale di moltiplicazione viene identificato e avviato alla certificazione attraverso controlli ufficiali.

Dal nome Asprinio di Ruoti alla denominazione Sprigno

Il territorio conosceva questa vite come Asprinio di Ruoti. La scheda del Geoportale della Cultura Alimentare lega il vitigno all’areale ruotese e segnala anche il nome dialettale sprin, elemento che aiuta a capire la scelta della denominazione ufficiale. L’atto ministeriale usa invece Sprigno, forma utile a distinguere il nuovo ingresso da varietà già presenti nel registro.

Questa distinzione è centrale per evitare sovrapposizioni. Parlare di Sprigno significa riferirsi alla varietà iscritta con codice A59. Parlare di Asprinio di Ruoti serve a riconoscere il percorso storico e locale che ha portato alla conservazione dei ceppi poi studiati.

Il profilo genetico ha separato lo Sprigno dall’Asprinio già censito

Il lavoro scientifico ha chiarito il nodo più importante: lo Sprigno non coincide con l’Asprinio già presente nel Registro nazionale. La comunicazione della Regione Basilicata indica che il profilo genetico della varietà risulta distinto e non riconducibile ad altre viti censite nelle principali banche dati viticole nazionali e internazionali.

Questo dato cambia la qualità del riconoscimento. Il decreto formalizza una identità varietale autonoma e supera la sola dimensione nominale del recupero. Per un territorio piccolo, la differenza pesa sul piano agricolo: un vitigno distinguibile dà ai produttori una base più solida per costruire sperimentazioni e impianti coerenti.

CREA, ALSIA, CNR, Gal e Comune: come è stato chiuso il percorso

Il lavoro sullo Sprigno ha coinvolto il CREA Viticoltura ed Enologia di Turi, ALSIA, GAL Percorsi, il CNR di Tito e il Comune di Ruoti. Accanto agli enti compare il ruolo dei viticoltori, decisivo nella conservazione delle piante rimaste sul territorio quando la varietà non aveva ancora una posizione ufficiale.

La traccia progettuale passa anche dai programmi Basivin_SUD e Val.BasVit, citati nel materiale regionale. In termini agricoli, questo significa che il riconoscimento arriva dopo rilievi e caratterizzazione del materiale vegetale, poi selezione. La parte pubblica dell’atto è breve, il lavoro precedente è quello che ha dato sostanza al decreto.

Il Registro nazionale ha valore regolatorio

Il Registro nazionale delle varietà di vite ha una funzione regolatoria nel sistema italiano. Il CREA ricorda che il titolare è il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e che il Registro è conservato e aggiornato con il supporto del Centro di ricerca per la Viticoltura ed Enologia di Conegliano.

La sua utilità tocca anche la classificazione delle varietà e l’uso dei sinonimi per la designazione dei vini. Per lo Sprigno, l’ingresso nel Registro consegna un codice e una denominazione con riferimento amministrativo stabile. Da qui parte la parte più concreta per vivaisti e aziende: lavorare su materiale riconosciuto e tracciabile.

I ceppi storici di Ruoti e il rischio di perdita della varietà

La storia agronomica dello Sprigno passa da piante sopravvissute alla trasformazione della viticoltura locale. Le schede territoriali dedicate all’Asprinio di Ruoti descrivono foglie frastagliate e uva verde-giallastra, con ceppi riconoscibili sul piano ampelografico. Negli anni Settanta l’abbandono di molte viti legate a questa varietà è stato collegato alla fragilità dell’uva e alla spinta verso coltivazioni più produttive.

Il recupero iniziato nel territorio di Ruoti assume quindi un significato che supera la singola coltura. Una varietà agricola scompare quando non resta più materiale vivo da osservare e propagare. Qui invece alcuni ceppi sono stati individuati e preservati fino all’ingresso in un percorso capace di trasformare la memoria dei campi in documentazione pubblica.

Materiale certificato, la partita che interessa i viticoltori

La prospettiva indicata da ALSIA riguarda la disponibilità di materiale certificato per i viticoltori. In una filiera viticola, questo è il passaggio che separa il racconto identitario dalla possibilità di lavorare con piante selezionate e inserite in un circuito di produzione controllata.

Il percorso resta agricolo prima che commerciale. Servono impianti controllati e osservazioni in campo. Le prove di vinificazione devono procedere insieme a valutazioni agronomiche adeguate ai diversi ambienti. L’iscrizione ordina il lavoro per chi deve programmare nuovi vigneti.

La collocazione tra Basilicata e Irpinia

Lo Sprigno viene associato all’area appenninica compresa tra Basilicata e Irpinia, dove la vite era usata nelle vinificazioni locali. Ruoti mantiene la centralità del dossier, perché il riconoscimento nasce dal lavoro condotto su ceppi presenti nel suo territorio. La lettura storica si allarga a una fascia interna in cui le varietà agricole hanno spesso seguito scambi rurali e pratiche di cantina non codificate, con il ruolo delle famiglie agricole.

Per la Basilicata il valore attraversa anche la dimensione culturale. Un vitigno distinto rafforza la capacità del territorio di presentarsi con un patrimonio specifico. Alle aree interne servono nomi verificati e materiale sano. Al racconto basta la sobrietà, altrimenti la biodiversità rimane una parola generica.

Ricerca ed enoturismo, il valore economico del riconoscimento

L’assessore regionale all’Agricoltura Carmine Cicala ha collegato l’iscrizione dello Sprigno alla ricerca e all’enoturismo costruito sulla viticoltura. Il punto economico è chiaro: una varietà locale ufficialmente riconosciuta dà al territorio un contenuto agricolo concreto intorno al quale costruire visite e progetti aziendali legati alla degustazione.

Il risultato chiede cautela comunicativa. Lo Sprigno merita un racconto proporzionato alle prove e alla disponibilità di materiale, nel rispetto della maturazione della filiera. La forza del caso Ruoti sta nella misura: il vitigno entra nel Registro e la ricerca dispone di una base ordinata. Le imprese locali hanno un riferimento riconoscibile da cui partire.

Il decreto entra in vigore dal giorno dopo la pubblicazione

Il testo dell’atto stabilisce che il decreto entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione. Poiché la pubblicazione è avvenuta il 26 maggio 2026, l’efficacia decorre dal 27 maggio 2026. La firma è del ministro Francesco Lollobrigida.

Nello stesso atto sono presenti anche altre iscrizioni e rettifiche. Per lo Sprigno, però, il cuore della notizia rimane l’articolo 1: tra i vitigni a uve da vino entra la nuova denominazione con codice A59. È qui che la storia locale diventa dato nazionale.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Junior Cristarella

Source link

Di