il set di Capri racconta Simone


L’avvio delle riprese a Capri colloca Cuore mio, cuore tuo in un territorio che appartiene alla biografia di Simone De Martinis e alla vita professionale che lo aveva reso un volto riconoscibile sull’isola. Il film lavora su una materia difficile: raccontare la donazione post mortem senza trasformare i riceventi in personaggi identificabili.

Avvertenza redazionale: nessuna identità dei riceventi viene indicata. Non inseriamo dati clinici individuali, sedi di destinazione degli organi o particolari sanitari non comunicati pubblicamente.

Sommario dei contenuti

Il set in corso a Capri

Le riprese sono state avviate sull’isola e coinvolgono anche il Quisisana. La scelta del luogo non serve da semplice scenario: Capri è la sede del servizio prestato da Simone De Martinis e diventa la superficie visiva su cui il racconto collega lavoro, comunità locale e gesto sanitario.

Il progetto nasce come cortometraggio, forma adatta a una narrazione concentrata. In un tempo breve il film deve introdurre un lutto, mostrare l’effetto della donazione e arrivare a un’immagine conclusiva capace di restituire senso senza invadere la riservatezza di chi ha ricevuto un organo.

Simone De Martinis, il gesto che guida il film

Simone De Martinis era un agente della Polizia di Stato di Torre del Greco in servizio a Capri. La morte è arrivata a 34 anni, dopo complicazioni sopraggiunte in seguito a un intervento chirurgico per un tumore benigno localizzato al nervo acustico. La biografia pubblica ruota attorno a una scelta compiuta prima della malattia: l’assenso alla donazione degli organi in caso di morte.

Quel consenso ha avuto un esito concreto su 16 percorsi di cura. Nel linguaggio corretto dei trapianti il numero non autorizza spettacolarizzazioni: un singolo donatore consente interventi diversi, anche attraverso tessuti, procedure coordinate e valutazioni cliniche separate. Il film parte da questa verità e la traduce in racconto.

Il fantasma in ospedale e la bambina con il cuore

La struttura annunciata da Valter D’Errico usa una figura fantastica: il poliziotto morto si muove nell’ospedale in cui avvengono i trapianti, vede le persone e non viene visto. Solo una bambina, destinataria del cuore, lo percepisce e gli parla. L’incontro accompagna il protagonista verso il distacco dalla terra.

Questa scelta narrativa protegge un confine importante. Il fantasma permette di rappresentare il legame simbolico fra donatore e riceventi senza esporre storie cliniche reali. La bambina non vale come documento sanitario, vale come immagine cinematografica della continuità generata dal consenso.

Marco Frattolillo e la scelta del volto in divisa

Per il ruolo di Simone è stato scelto Marco Frattolillo, attore emergente e poliziotto. La decisione pesa sul registro del corto: la divisa non entra in scena come costume generico, entra attraverso un interprete abituato alla postura, al lessico e alla responsabilità quotidiana di quel lavoro.

Il risultato atteso riguarda la credibilità del personaggio. In una storia dove il protagonista è ricordato per servizio, disponibilità e dono finale, la verosimiglianza fisica conta quanto il tono emotivo. D’Errico costruisce così un ponte diretto tra biografia e rappresentazione.

Capri e Quisisana come luoghi narrativi

Capri porta nel film un doppio segno. Da un lato è l’isola del lavoro di Simone, dall’altro è un’immagine internazionale legata al viaggio e alla leggerezza. Inserire qui una storia sulla donazione crea un attrito fertile: il pubblico incontra un tema sanitario dentro un luogo che normalmente associa al tempo libero.

Il Quisisana aggiunge un elemento visivo riconoscibile. In un cortometraggio, la forza di un ambiente aiuta a fissare rapidamente il tono. Qui l’eleganza del luogo contrasta con la materia del lutto senza trasformarla in ornamento.

Il cast davanti alla materia civile

La presenza di Claudia Gerini offre al progetto una visibilità immediata presso il pubblico nazionale. Accanto a lei, Marina Suma porta un legame forte con il cinema campano e con un immaginario che Capri conosce bene. Beatrice Luzzi, Rajae Bezzaz, Valerio Morigi, Ciro Torlo e Luigi Zeno ampliano il registro fra cinema, televisione e teatro.

Le giovani interpreti Michelle Marino e Annaluce Cuomo assumono un peso particolare per la presenza della bambina nel nucleo narrativo annunciato. Completano il gruppo Lina Caputo, Rossella Rosanova e Alfonso Maria Chiarenza. La composizione del cast suggerisce un corto pensato per parlare a pubblici diversi senza perdere il centro civile della vicenda.

Produzione e lavoro sui dialoghi

La produzione è indicata nel nucleo formato da Debora Diego, Valter D’Errico e Daniele Di Lorenzo. Sul set sono presenti anche il dialog coach Gianluca Liguori e l’assistente Andrea Giannetti.

In un racconto costruito fra realtà, ospedale e dimensione spirituale, il lavoro sui dialoghi richiede una misura particolare. La bambina che parla con Simone deve risultare credibile, il protagonista deve attraversare il dolore senza retorica e gli adulti devono sostenere il tema sanitario con parole comprensibili.

Associazione e Memorial a Torre del Greco

La vicenda di Simone De Martinis non si esaurisce nel set. A Torre del Greco è nata l’Associazione Simone De Martinis, voluta dalla madre con il sostegno di amici, volontari e realtà territoriali impegnate sul dono. L’obiettivo è portare la cultura della donazione anche nelle scuole e negli incontri pubblici.

Il 27 giugno 2026, a un anno dalla morte, lo stadio Amerigo Liguori ospiterà il Memorial Un Gol per la Vita. Sport e comunità entrano così nello stesso percorso del film: mantenere attivo il nome di Simone attraverso iniziative capaci di trasformare un lutto privato in educazione civile.

Come si dichiara il sì alla donazione

In Italia ogni cittadino maggiorenne ha la possibilità di dichiarare la propria volontà sulla donazione di organi e tessuti dopo la morte al momento del rilascio o del rinnovo della carta d’identità. Davanti all’ufficiale d’anagrafe si sceglie tra consenso, dissenso o astensione. La dichiarazione registrata confluisce nel Sistema Informativo Trapianti ed è consultabile dai medici quando serve verificare l’esistenza di una volontà espressa.

La scelta si registra anche presso le strutture sanitarie abilitate e attraverso AIDO, anche in modalità digitale con identità SPID o Carta di Identità Elettronica. Una dichiarazione scritta, datata e firmata conserva valore se portata con sé. L’ultima volontà registrata in ordine di tempo prevale sulle precedenti: questo rende il consenso modificabile e sottrae la decisione all’improvvisazione del momento più doloroso.

I dati italiani che danno peso al progetto

Il 2025 ha segnato per l’Italia 2.164 donazioni di organi e 4.697 trapianti, con il livello nazionale di donazione arrivato a 30,2 donatori per milione di persone. Le segnalazioni di potenziali donatori dalle rianimazioni sono state 3.293. Sono numeri che spiegano la portata concreta di un sì registrato in vita.

Il dato sulle opposizioni impone però cautela culturale: i no al prelievo nelle rianimazioni si sono assestati al 28,8%. La Campania compare fra le regioni meridionali in crescita nel tasso di donazione. Un cortometraggio girato proprio in Campania ha quindi un valore comunicativo immediato, perché parla a un territorio dove la rete sanitaria sta migliorando e dove la scelta individuale resta determinante.

Le informazioni ancora non pubbliche

La data di uscita del cortometraggio non è stata comunicata. Non risultano pubblici durata definitiva, calendario festivaliero o piattaforme di distribuzione. Lo stato verificato al 13 giugno 2026 riguarda l’avvio delle riprese, i luoghi indicati, il cast annunciato e il profilo produttivo già dichiarato.

La stessa cautela riguarda i riceventi. Il numero 16 appartiene alla dimensione pubblica della vicenda di Simone De Martinis, mentre identità, reparti e destinazioni cliniche restano protetti. Questa scelta editoriale difende il diritto alla riservatezza e permette di concentrarsi sul messaggio verificabile: dichiarare la propria volontà aiuta il sistema trapianti ad agire con chiarezza.


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 Antonio D’Addio

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