Il dato da cui partire è semplice e pesante: la Corte d’assise di Caltanissetta ha riconosciuto la responsabilità di Silvestro Impellizzeri per l’omicidio di Mariella Marino. La sentenza riguarda il primo grado e arriva dopo un percorso processuale ordinario, seguito al rinvio a giudizio disposto nell’estate 2024.
Nota redazionale: l’articolo usa la formula “condannato” in riferimento alla decisione di primo grado. Le eventuali fasi di appello e Cassazione saranno trattate solo se emergeranno atti verificabili.
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La sentenza: ergastolo e primo grado
La decisione della Corte d’assise ha accolto la richiesta formulata dalla Procura: ergastolo per l’imputato nel processo per l’omicidio volontario pluriaggravato di Mariella Marino. ANSA e Sky TG24 confermano il nucleo del verdetto, la data del delitto fissata al 20 luglio 2023 e il luogo individuato in Troina, provincia di Enna.
Nel linguaggio processuale questo significa che la Corte ha ritenuto provato l’impianto accusatorio al termine del giudizio di primo grado. La formula non coincide con una decisione definitiva, perché il codice consente alle parti di proseguire nei gradi successivi secondo termini e modalità proprie del procedimento penale.
Isolamento diurno, interdizione e provvisionali
Il dispositivo, come documentato dalle cronache giudiziarie di La Sicilia, comprende tre mesi di isolamento diurno e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Sono statuizioni che accompagnano la pena principale e che danno al verdetto una portata più ampia rispetto alla sola quantificazione della sanzione.
Sul fronte civile la Corte ha disposto una provvisionale immediatamente esecutiva indicata in 200.000 euro per i tre figli e in 200.000 euro per ciascuno dei familiari costituiti in giudizio, con il risarcimento del danno rimesso alla sede civile. Il riconoscimento del danno ha riguardato anche il Comune di Troina e l’associazione Telefono Rosa.
Il delitto di via Sollima a Troina
Mariella Marino venne uccisa nella mattina del 20 luglio 2023 in via Sollima, nel rione San Basilio di Troina. La sequenza accertata nel processo ruota attorno a un’aggressione in strada: la donna cercò riparo verso un’abitazione vicina e fu colpita con tre proiettili.
Il riferimento alla via e al rione serve a leggere il fatto nel suo scenario reale. L’omicidio avvenne in una zona di vita quotidiana, legata alla spesa e ai movimenti ordinari del paese. È un dato che elimina ogni distanza astratta dal caso: la violenza entrò in uno spazio comune, davanti alla comunità.
Il fascicolo precedente: denunce e patteggiamento
Prima dell’omicidio era già esistito un procedimento per atti persecutori, maltrattamenti e minacce nei confronti della donna. Impellizzeri aveva patteggiato una condanna a otto mesi, con pena sospesa e obbligo di seguire un percorso in un centro antiviolenza.
Questo passaggio incide sulla lettura giudiziaria del caso perché colloca il delitto dentro una storia già entrata negli uffici giudiziari. La rottura della relazione, il ritorno di Mariella Marino nell’abitazione della madre e le denunce precedenti formano il perimetro documentato che il processo ha poi valutato nella sua gravità.
Le aggravanti riconosciute dalla Corte
La Corte ha riconosciuto l’omicidio volontario pluriaggravato. Nel procedimento sono entrate la premeditazione, la condizione di coniuge legalmente separato e il collegamento con la persona offesa del reato di stalking. LiveSicilia aveva già indicato questi profili nel rinvio a giudizio del luglio 2024, poi confluiti nel dibattimento davanti alla Corte d’assise.
Il richiamo alle aggravanti ha rilievo sostanziale. Aiuta a capire la ragione giuridica della pena massima: nel sistema penale l’omicidio doloso parte da una soglia già altissima e alcune circostanze portano alla pena dell’ergastolo quando vengono ritenute provate dal giudice.
Familiari, Comune e Telefono Rosa nel processo
Nel processo si sono costituiti parte civile i familiari di Mariella Marino, assistiti dagli avvocati Francesca Mazzara, Davide Saraniti e Caterina Galati Rando. Ha partecipato anche il Comune di Troina, rappresentato dall’avvocato Walter Giuffrida. Nel giudizio compare inoltre l’associazione Telefono Rosa di Bronte, assistita dall’avvocata Laura Falgares.
La presenza del Comune indica che l’omicidio è stato trattato pure come ferita della comunità locale. La partecipazione dell’associazione antiviolenza, confermata anche da Risoluto e MeridioNews, colloca il processo dentro la rete di soggetti che seguono le vittime e i familiari nei casi di violenza di genere.
Dal rito ordinario alla decisione
Il processo è arrivato in Corte d’assise dopo il rinvio a giudizio disposto dal Gup Giuseppe Noto nel luglio 2024. In quella fase fu respinta la richiesta di giudizio abbreviato avanzata dalla difesa e il procedimento imboccò il dibattimento ordinario.
La richiesta di ergastolo della Procura era stata formalizzata nella requisitoria di febbraio 2026. Il verdetto del 13 giugno 2026 chiude quindi un arco processuale iniziato con l’udienza preliminare e scandito dall’esame dell’accusa, delle parti civili e della difesa.
Nomi, date e dati che fissano il caso
Il nome della vittima è Mariella Marino. Aveva 56 anni. Il delitto avvenne a Troina il 20 luglio 2023. Il verdetto di primo grado è stato pronunciato dalla Corte d’assise di Caltanissetta il 13 giugno 2026. Questi elementi sono il tracciato minimo che consente di distinguere il processo da altre vicende di cronaca giudiziaria con esiti simili.
Nei resoconti sul caso il nome dell’imputato è apparso in passato anche con varianti nominali. Nel titolo e nel corpo dell’articolo viene usata la forma Silvestro Impellizzeri, riportata nei resoconti del verdetto e nella notizia di agenzia più recente.
Il 1522 per chi chiede aiuto
Chi subisce violenza o stalking in Italia ha a disposizione il 1522, numero nazionale gratuito promosso dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il servizio è attivo 24 ore su 24 e consente anche il contatto via chat attraverso il sito dedicato.
In caso di pericolo immediato il riferimento resta il 112. Inserire questi numeri dentro un articolo di cronaca giudiziaria non attenua il peso del verdetto, lo rende utile per chi legge e riconosce segnali di rischio nella propria vita o in quella di una persona vicina.
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Junior Cristarella
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