David Hockney morto a 88 anni nella casa di Londra


David Hockney entra nella storia dell’arte contemporanea con una posizione rara: artista pop, pittore di paesaggio, ritrattista, sperimentatore digitale e autore di immagini diventate lessico comune. La sua morte non chiude soltanto una carriera lunga; impone di rileggere una produzione che ha attraversato tele, fotografie, palcoscenici e schermi senza perdere riconoscibilità.

Aggiornato al 12 giugno 2026 alle 17:13. Le informazioni principali sono concentrate in apertura: morte a Londra, 88 anni, annuncio della portavoce Erica Bolton, assenza di causa clinica comunicata e attività espositive ancora in corso.

Sommario dei contenuti

La morte a Londra e l’annuncio pubblico

David Hockney è morto l’11 giugno 2026 nella sua casa di Londra. L’annuncio pubblico è stato diffuso il 12 giugno dalla portavoce Erica Bolton, che ha indicato una morte serena e non ha comunicato la causa clinica. L’artista aveva 88 anni; il 9 luglio avrebbe compiuto 89 anni.

Il nucleo informativo coincide con quanto pubblicato da ANSA e Associated Press: casa londinese, annuncio della portavoce e nessuna indicazione medica diffusa. Questo perimetro è importante perché separa il fatto accertato dalle interpretazioni emotive già nate intorno alla sua figura.

Bradford, il Royal College e la prima frattura stilistica

Hockney nasce a Bradford, nello Yorkshire occidentale, il 9 luglio 1937. La formazione passa prima dalla Bradford School of Art e poi dal Royal College of Art di Londra, dove il giovane pittore entra in un ambiente già attraversato dal nuovo linguaggio della pop art britannica. Le cronologie espositive collocano gli studi a Bradford tra il 1953 e il 1957 e quelli londinesi tra il 1959 e il 1962.

Il dato biografico non serve solo a localizzare l’origine: chiarisce il contrasto visivo che segnerà tutto il lavoro. Hockney parte da una città industriale del Nord inglese e costruisce una pittura attratta dalla luce netta, dagli interni aperti, dai corpi esposti al sole. In quel passaggio geografico nasce una grammatica basata su campiture pulite e prospettive che sembrano semplici finché non si osserva la loro architettura.

Los Angeles e la piscina come scena mentale

Il trasferimento californiano del 1964 porta Hockney in un territorio che gli consente di usare l’acrilico con una libertà nuova. Le case basse, le superfici d’acqua e i vetri delle ville di Los Angeles diventano strumenti per studiare una domanda pittorica precisa: come dare forma a un istante che dura meno di uno sguardo.

Reuters ha fissato bene questa traiettoria biografica, legando il desiderio di California alla ricerca di colore. La piscina in Hockney non è un arredo di lusso: è una macchina ottica. L’acqua spezza il corpo, moltiplica le linee e costringe il pittore a scegliere fra rappresentare il movimento o congelarne la traccia.

A Bigger Splash: il silenzio dopo il tuffo

A Bigger Splash, dipinto nel 1967 e conservato da Tate, resta la sintesi più immediata del suo alfabeto californiano. L’immagine mostra il risultato del tuffo, non il corpo che lo produce. La scena elimina il gesto umano e lascia al centro lo spruzzo, cioè il residuo visibile di un’azione già compiuta.

Questa scelta rende l’opera più complessa della sua fama da icona pop. Hockney costruisce una geometria quasi immobile e inserisce al suo interno un segno instabile. Il quadro vive su quella tensione: la villa resta ferma, la piscina trattiene il lampo bianco dell’acqua e il corpo assente diventa presenza mentale.

Ritratti, identità e relazioni esposte alla luce

La pittura di Hockney non riguarda soltanto piscine e paesaggi. I ritratti dei suoi amici, dei genitori, dei collezionisti e degli amanti formano un archivio affettivo dove la posa diventa racconto sociale. Prima della depenalizzazione parziale dell’omosessualità maschile in Inghilterra e Galles nel 1967, inserire il desiderio maschile dentro il quadro significava già modificare il perimetro del visibile.

La forza dei doppi ritratti nasce dalla distanza misurata fra le figure. Hockney non cerca il gesto teatrale; preferisce far parlare sedie, finestre, tappeti, animali domestici e pareti. Ogni oggetto stabilisce una relazione con i corpi e restituisce al pubblico una scena privata leggibile con precisione quasi domestica.

Il record d’asta del 2018 e il valore di mercato

Il mercato ha fissato un segnale enorme il 15 novembre 2018, quando Portrait of an Artist (Pool with Two Figures), dipinto del 1972, è stato venduto da Christie’s a New York per 90.312.500 dollari. In quel momento fu il prezzo più alto raggiunto in asta da un’opera di un artista vivente.

Il dato economico conta meno della sua composizione visiva: un uomo vestito osserva un nuotatore immerso in piscina. Hockney mette nello stesso spazio desiderio, distanza e superficie riflettente. Il mercato ha premiato l’immagine perché concentra le sue ossessioni più riconoscibili senza ridurle a logo.

Fotografia, fax e iPad: l’officina dello sguardo

Hockney ha usato gli strumenti nuovi senza trattarli come scorciatoie. Le polaroid composite degli anni Ottanta, i fax, le stampe domestiche, l’iPhone e l’iPad entrano nel suo lavoro come modi diversi di interrogare il tempo dell’immagine. La tecnologia gli offre velocità ma la struttura resta pittorica: guardare, scomporre, rimontare.

La retrospettiva David Hockney 25 alla Fondation Louis Vuitton, dal 9 aprile al 1 settembre 2025, ha riunito oltre 400 lavori dal 1955 al 2025. Quel percorso ha chiarito la continuità fra olio, acrilico, disegno digitale e installazione immersiva: il supporto cambia, la domanda sul vedere rimane la stessa.

Le mostre aperte nel 2026 raccontano un artista ancora al lavoro

Al momento dell’annuncio, Hockney era presente nel calendario espositivo con progetti ancora visitabili. Serpentine ospita a Londra A Year in Normandie and Some Other Thoughts about Painting dal 12 marzo al 23 agosto 2026, con il grande fregio panoramico dedicato alle stagioni normanne. A New York, Pace Gallery presenta da maggio ad agosto The Moon Room, con i dipinti su iPad della serie lunare.

Queste mostre non funzionano come appendice tardiva. Mostrano un artista che nell’ultima parte della vita ha lavorato sulla durata, sulla ripetizione delle stagioni e sulla soglia fra osservazione quotidiana e immagine monumentale. In Normandia, il paesaggio non è scenario: diventa calendario visivo.

Per il pubblico italiano: musei, digitale e fortuna immersiva

La fortuna recente di Hockney passa anche attraverso formati capaci di raggiungere pubblici diversi dal museo tradizionale. In aprile avevamo seguito l’ingresso di David Hockney: Bigger & Closer (not smaller & further away) nel progetto IMBA Theatre a Singapore, utile per capire come la sua opera sia stata tradotta in esperienza immersiva senza perdere il legame con il disegno e la voce dell’artista.

Per l’Italia, il lascito immediato riguarda soprattutto la fruizione: Hockney è un autore che parla al visitatore esperto e a chi entra in mostra per la prima volta. Il suo successo pubblico deriva da una chiarezza apparente che non semplifica il pensiero visivo. Sotto le piscine e i fiori resta una domanda severa: quanto siamo disposti a guardare davvero ciò che crediamo di conoscere.


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 Junior Cristarella

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