Trapani, tre consiglieri salvati dalla decadenza. Cinque rinviati al Consiglio comunale


Tre consiglieri escono dalla procedura di decadenza, cinque restano in bilico e il destino politico della vicenda passa adesso all’aula di Palazzo Cavarretta. È questo l’esito della conferenza dei capigruppo che si è riunita ieri pomeriggio per affrontare uno dei casi più controversi dell’attuale consiliatura.

La conferenza ha infatti deciso di archiviare le posizioni di Salvatore Braschi, Giovanni Carpinteri e Claudia La Barbera, mentre saranno i consiglieri comunali a pronunciarsi sulle posizioni di Marzia Patti, Giovanni Parisi, Angela Grignano, Andrea Genco e Vincenzo Guaiana.

Una decisione destinata a fare discutere, perché arriva al termine di una vicenda che da mesi divide il Consiglio comunale e che ha visto intervenire il segretario generale del Comunale e perfino l’Assessorato regionale delle Autonomie Locali.

 

Il caso

Tutto nasce dalle sedute del 22 e 23 ottobre 2025 convocate durante lo scontro politico sul cosiddetto caso “Pala Daidone”. In quelle giornate, diversi consiglieri di maggioranza decisero di non partecipare ai lavori d’aula, facendo venir meno il numero legale. La loro assenza venne rivendicata pubblicamente come una protesta politica contro la convocazione di sedute ritenute non pertinenti alle competenze del Consiglio comunale.

Da quel momento si è aperto un lungo confronto sull’applicazione dell’articolo 29 dello Statuto comunale, che prevede la decadenza dei consiglieri in caso di tre assenze consecutive non giustificate. Lo stesso articolo stabilisce però che gli interessati possano presentare giustificazioni e che la conferenza dei capigruppo debba valutarne la fondatezza, prima di decidere se attivare o meno la procedura di decadenza.

 

Il nodo giuridico e politico

Nei mesi scorsi il segretario generale Giovanni Panepinto aveva sostenuto, richiamando un consolidato orientamento giurisprudenziale, che la decadenza rappresenta una misura eccezionale e che le assenze riconducibili a una protesta politica non possono essere automaticamente considerate ingiustificate. 

Successivamente è intervenuto anche l’Assessorato regionale delle Autonomie Locali. Il parere richiesto dal presidente del Consiglio Alberto Mazzeo non ha dichiarato decaduto nessuno, ma ha sostanzialmente confermato che la protesta politica può costituire una giustificazione valida e che la decadenza deve essere considerata uno strumento eccezionale. Allo stesso tempo, la Regione ha chiarito che la decisione finale spetta agli organi comunali e non agli uffici regionali.

Per questo motivo, la scelta della conferenza dei capigruppo assume una rilevanza politica particolare.

L’opposizione, infatti, non ha deciso nel merito della fondatezza o meno delle giustificazioni alla luce dei pareri espressi dal segretario generale e dall’Assessorato regionale. Ha invece scelto di trasferire il procedimento in Consiglio comunale, dove dispone della maggioranza numerica necessaria per determinare l’eventuale decadenza dei cinque consiglieri ancora coinvolti.

Una scelta perfettamente legittima sul piano procedurale, ma che inevitabilmente sposta il baricentro della vicenda dal terreno dell’interpretazione giuridica a quello della contrapposizione  politica.

 

Chi viene salvato

La prima posizione esaminata è stata quella di Salvatore Braschi. La richiesta di decadenza nei suoi confronti era stata avanzata dal consigliere Salvatore Daidone e successivamente dallo stesso ritirata. Il presidente Mazzeo ha preso atto di questa circostanza e ha deciso di stralciare il procedimento.

Archiviata anche la posizione di Giovanni Carpinteri. Nel suo caso è stata ritenuta valida sia la motivazione politica, sia la documentata assenza da Trapani nei giorni delle sedute contestate.

Salva infine Claudia La Barbera, passata con l’opposizione meno di una settimana fa. La conferenza ha accolto la giustificazione relativa al mancato funzionamento della propria casella PEC, circostanza che avrebbe impedito il corretto inoltro della documentazione.

Su queste decisioni si astiene Peppe Guaiana, capogruppo del Misto, che accoglie consiglieri di maggioranza e opposizione in egual misura, per cui diventava impossibile raggiungere una sintesi. 

 

I cinque casi rinviati all’aula

Per Marzia Patti, Giovanni Parisi, Angela Grignano, Andrea Genco e Vincenzo Guaiana la conferenza ha invece scelto una strada diversa.

Le certificazioni mediche prodotte da Patti e Parisi, le motivazioni lavorative di Guaiana e le ragioni politiche sostenute da Grignano e Genco non hanno portato all’archiviazione del procedimento. Le rispettive posizioni saranno quindi sottoposte al voto del Consiglio comunale. Dove i numeri d’aula annunciano il prevalere della decadenza. 

Ed è proprio questo il punto che sta generando il maggiore scontro politico.

 

La protesta della maggioranza

Durissima la reazione dei consiglieri di maggioranza.

In una nota diffusa dopo la riunione parlano di “due pesi e due misure”, sostenendo che siano state considerate valide la permanenza fuori sede di Carpinteri e la PEC fuori uso di La Barbera, mentre non avrebbero trovato accoglimento certificazioni mediche, motivazioni lavorative e altre circostanze documentate.

I consiglieri contestano inoltre la scelta di rinviare la decisione all’aula e sostengono che il procedimento avrebbe dovuto essere chiuso già in sede di conferenza dei capigruppo.

 

La reazione politica era destinata ad approdare già nella seduta consiliare di lunedì sera scorso.

Il gruppo Rigenerazione e Oltre, attraverso un’interrogazione sottoscritta da Salvatore Braschi, Baldassare Accardo, Giovanni Parisi, Angela Grignano e Andrea Genco, ha infatti chiamato in causa direttamente l’amministrazione comunale.

Nel documento vengono contestate la gestione della procedura, la mancata archiviazione di alcuni procedimenti e le modalità con cui sarebbero state condotte le conferenze dei capigruppo. I firmatari richiamano il parere dell’Assessorato regionale, sostengono che le assenze fossero riconducibili a una protesta politica pubblicamente annunciata e chiedono al sindaco Giacomo Tranchida di esprimersi sulla vicenda e sulle eventuali iniziative da adottare.

 

Ma cosa cambia per Trapani?

È la domanda che inevitabilmente accompagna tutta questa vicenda.

Anche se il Consiglio comunale dovesse dichiarare decaduti i cinque consiglieri, non cadrebbe il sindaco, non cambierebbe la composizione politica dell’amministrazione e non si aprirebbe alcuna crisi istituzionale immediata.

Scatterebbero semplicemente le surroghe con l’ingresso dei primi dei non eletti.

Il risultato concreto sarebbe quindi soprattutto politico. Da una parte una maggioranza costretta a ridefinire i propri assetti interni; dall’altra una nuova fase di scontro che quasi certamente finirà davanti ai giudici amministrativi.

I consiglieri coinvolti hanno già annunciato il ricorso al TAR qualora dovesse essere approvata la loro decadenza. E non sono da  escludersi ulteriori iniziative nelle sedi competenti, qualora dovessero ravvisare profili di illegittimità amministrativa nella gestione del procedimento.

Per questo il voto dell’aula, più che la conclusione della vicenda, rischia di rappresentarne soltanto l’inizio. 

Perché dopo mesi di discussioni su assenze, regolamenti e pareri, la vera domanda resta ancora senza risposta: quale beneficio concreto produrrà questa battaglia per la città di Trapani?

 




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 redazione@tp24.it (Valentina Colli)

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