La Garanzia Infanzia va a rilento: i ritardi nel contrastare la povertà dei minori ci costano il 3,4% del Pil europeo


L’Unione Europea molto probabilmente non ce la farà a togliere 5 milioni di bambini dalla povertà e dall’esclusione sociale entro il 2030, come si era prefissata di fare con la Garanzia infanzia. È questa l’ammissione che la Commissione europea ha fatto nel suo rapporto di monitoraggio realizzato al termine della prima metà del tempo di attuazione dell’iniziativa. Questa mancanza – sottolinea onestamente il report – ha un costo ingente: quasi il 3,4% del Pil europeo.

«Secondo il rapporto, i tre elementi fondamentali per far funzionare la Garanzia infanzia sono una chiara governance, un chiaro monitoraggio e dei finanziamenti adeguati», dice Arianna Saulini, alliances & networks relations manager in Save the Children e portavoce del gruppo Crc, che segnala anche all’intero del report un box dedicato «in cui viene apprezzata la governance adottata all’Italia per la redazione del Piano di azione nazionale della Garanzia infanzia – Pangi, con il coinvolgimento della società civile, e dei minori».

A rischio l’impegno sui fondi

La richiesta della Commissione è che gli interventi non siano isolati, ma che vadano a inserirsi in una cornice complessiva e strutturale, con investimenti a lungo termine. Per questo, però, servono fondi. Il rapporto, tuttavia, non dice nulla e non prende impegni seri su un nodo fondamentale, la definizione del prossimo multifinacial framework, il Quadro finanziario pluriennale che progetta le spese dell’Unione Europea, in vigore dal 2028.

L’alleanza Investing in children, con sede a Bruxelles, chiede con forza che venga mantenuta la richiesta per tutti gli Stati al di sopra della soglia di povertà minorile di investire una percentuale definita del Fondo sociale europeo plus per progetti di contrasto alla povertà minorile. «Save the Children pensa che questa percentuale andrebbe aumentata al 10% per i Paesi sopra la soglia di povertà e al 5% per tutti gli altri», commenta Saulini, «ma nelle attuali trattative pare possa saltare la definizione di una soglia, che invece sarebbe essenziale: un Paese, se non è sollecitato a fare un investimento su questo tema, probabilmente distribuirà in maniera diversa le risorse». Serve una roadmap chiara, che indichi obiettivi, indicatori, passi da seguire e, soprattutto, fondi a disposizione.

Il rapporto della Commissione, inoltre, allarga l’orizzonte, porta in rilievo anche il discorso sulle famiglie, sulla protezione sociale e sulla transizione all’età adulta. «Sono temi fondamentali», afferma la portavoce del Gruppo CRC, «ma il focus della povertà minorile deve restare. Servono servizi dedicati ai minori e questo non può venire perso».

I rapporti dei singoli Paesi

Quasi contemporaneamente al documento europeo, sono stati redatti e inviati a Bruxelles i nuovi rapporti di monitoraggio dei singoli Paesi: quello della Commissione, però, non tiene conto di questi dati. L’Italia è stata tra i primi Stati a inviare il suo report. «È un ottimo esercizio di restituzione», dice Saulini. «Sono più di 80 pagine, più tutti gli allegati statistici, sono state messe insieme molte informazioni. Si fa riferimento agli investimenti fatti dai principali ministeri coinvolti, quello del Lavoro e delle politiche sociali, quello dell’Istruzione e quello della Salute, insieme al dipartimento delle Politiche per la famiglia». Nel rapporto italiano vengono sottolineate le principali sfide aperte – che poi sono le stesse individuate dalla Commissione: la salute mentale, i servizi educativi per la prima infanzia, la sicurezza online e offline e l’accesso alle mense.

Cosa si è fatto nel nostro Paese coi fondi della Garanzia infanzia?

Coi fondi legati alla Garanzia infanzia, sono stati aperti nel nostro Paese dei bandi molto innovativi, attraverso una linea di finanziamento molto trasparente e tracciabile, creata dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a valere sulla Priorità 2 – Child Guarantee del Pon Inclusione: 40milioni sono stati investiti per Rom, Sinti e camminanti, mentre, con DesTEENazione si stanno utilizzando 250milioni per aprire 92 centri aggregativi per ragazzi e ragazze in aree territoriali diverse (qui l’elenco).

Questi investimenti sono stati fatti attingendo dal Fondo sociale europeo plus, che ha finanziato altri due avvisi. Uno è ComeTe (Sostenere passioni, competenze e desideri) un programma che ha lo scopo di sperimentare a livello nazionale misure per contrastare la povertà educativa e l’esclusione sociale di minori a rischio, offrendo loro un dispositivo socio-educativo (una “dote”), con un impegno economico di circa 120milioni, affidati agli Ats per erogare delle doti educative. «È stato aperto anche un avviso da 80milioni, che si concentra sui primi mille giorni», spiega. «Sia questo bando che ComeTe sono stati realizzati in maniera sperimentale, in coprogettazione con il Terzo settore».

Non tutto però è rose e fiori: ci sono ancora temi scoperti. Per esempio, sulla questione dell’accesso alle mense non si sono fatti i passi avanti che erano stati programmati nel Pangi. Per questo, servono obiettivi chiari da parte della Commissione, che traccino la via in maniera netta. In più, non tutti i ministeri riescono ad avere una gestione aperta e trasparente dell’iniziativa e dei relativi finanziamenti.

Una cabina di regia per la Garanzia infanzia c’è a livello italiano: forse, tuttavia, le riflessioni e i risultati discussi in questa sede andrebbero condivisi meglio, resi pubblici. «Sappiamo che questa cabina di regia si è riunita almeno un paio di volte all’anno dal 2023», chiosa Saulini, «ma la società civile conosce poco di quanto è stato discusso in quella sede».

Foto in apertura da Unsplash, di Damini Kashelkar

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 Veronica Rossi

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