Il progetto “Cerimonia” di Virgilio Sieni per Gibellina Capitale dell’Arte Contemporanea


A quasi sessant’anni dal terribile sisma che la rase al suolo, Gibellina prova a ripensare la sé stessa ricostruita a venti chilometri circa dal sito originario e frutto di un’azione collettiva che affiancò amministratori illuminati, scrittori e intellettuali quale Leonardo Sciascia e, soprattutto, artisti, impegnati a fare del nuovo centro abitato un vero e proprio museo a cielo aperto o, meglio, un’ambiziosa e composita installazione di arte contemporanea.

Scelta, dunque, quest’anno come Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, la cittadina nella Sicilia nordoccidentale ha ospitato nel mese di maggio 2026 Cerimonia, un progetto di performance partecipativa e comunitaria affidato dalla direzione artistica al coreografo e danzatore Virgilio Sieni (Firenze, 1957) e al suo Centro Nazionale di Produzione della Danza Cango (Firenze). Un percorso culminato la sera del 30 maggio scorso in una performance inizialmente itinerante in vari luoghi di Gibellina e poi sviluppata nell’ampio spazio vuoto dell’Ex Chiesa di Gesù e Maria.

Il progetto “Cerimonia” di Virgilio Sieni per Gibellina Capitale dell’Arte Contemporanea, SISILAB

Cos’è il progetto Cerimonia realizzato a Gibellina

Gli abitanti di quattro comuni – non solo Gibellina ma gli attigui Salemi, Santa Ninfa e Salaparuta – ma anche gli adolescenti di una comunità di recupero e poi la banda cittadina e un trio di musicisti locali. E, ancora, le macerie che, in parte, ancora testimoniano del terremoto che, nella notte fra il 14 e il 15 gennaio del 1968, percosse l’area del Belìce, causando la distruzione totale di quattro dei quattordici centri colpiti e mostrando così la vulnerabile friabilità delle abitazioni, costruite ancora in tufo. Sono numerosi e plurali gli attori di Cerimonia che, nelle tre settimane comprese fra l’11 e il 30 maggio 2026, hanno creato insieme la performance finale. Cittadini e cittadine – di età, formazione, motivazioni differenti – hanno partecipato ai laboratori guidati da Virgilio Sieni e dal suo team di danzatrici e assistenti artistiche, composto da Maria Vittoria Feltre, Beatrice Gatti, Vanessa Mattei Scarpaccini, Giulia Mureddu e Andrea Palumbo. Gruppi di lavoro diversi che, nei giorni immediatamente precedenti l’evento conclusivo, si sono ritrovati a Gibellina per le prove generali, armonizzando così il lavoro svolto da ciascuno in una partitura coesa ma anche compattandosi in una comunità dalla solida identità. Non solo: la performance del 30 maggio è stata preceduta, durante il periodo dei laboratori, da quattro momenti pubblici di Svelamento, realizzati nei quattro comuni coinvolti e mirati a saldare ulteriormente la cittadinanza.

La performance finale del progetto Cerimonia

Il ritrovo è nell’immensa piazza Joseph Beuys – l’artista tedesco visitò il “cantiere” di Gibellina Nuova, come testimoniano le eleganti foto in bianco e nero esposte al locale MAC (Museo di Arte Contemporanea) – poco prima del tramonto. Una schiera variegata e compatta, in mano un rettangolo irregolare, una maceria che è simbolo di quel passato che non s’intende definitivamente seppellire. Il suono del tamburo e l’azione di un danzatore segnano l’inizio della performance: la schiera si muove lentamente, passa accanto ai due edifici progettati da Pietro Consagra – Meeting e Teatro – per immettersi nell’ampio viale progettato da Franco Purini e Laura Thermes e denominato Sistema delle Piazze. Qui assoli e brevi azioni performate dallo stesso Virgilio Sieni e dalle sue danzatrici spezzano il lento avanzare della schiera cui si mescolano gli spettatori/partecipanti che, spontaneamente, replicano il movimento dei cittadini/performer, ovvero quell’alzare le braccia al cielo che non è rassegnato arrendersi al destino bensì consapevole ammissione di un’umana fragilità che, inane di fronte alla forza della natura e del fato, non rinuncia tuttavia a rialzarsi e ad affermare la propria sete di vita.

Si giunge poi all’Ex Chiesa Gesù e Maria – progettata da Nanda Vigo – e qui si susseguono senza soluzione di continuità, generando un flusso armoniosamente ieratico, singole azioni, perlopiù corali, guidate con salda e attenta cura dal capo-corifeo Virgilio Sieni – ognora un passo indietro rispetto ai performer-cittadini, accompagnati e ascoltati affinché si sentano liberi e sicuri di esprimere il sé più profondo – e dalle sue danzatrici e dal suo danzatore, corifei anch’essi solleciti e rassicuranti. Prende così corpo un rituale – una “cerimonia” appunto – di riappropriazione di sé stessi e, dunque, anche del proprio senso di appartenenza: una comunità di cittadini maggiormente consapevoli di sé stessi e, di conseguenza, capaci di rivendicare con orgogliosa coscienza il proprio abitare un luogo.

La danza di Virgilio Sieni

I fluidi movimenti coreografici, semplici ma di precisa pregnanza, disegnano cerchi rituali e schiere all’unisono, scegliendo la “maceria” quale oggetto-simbolo, “ostia” sacra di una cerimonia laica, eppure, pervasa da palpabile intensità spirituale: concentrazione ed esattezza dei gesti generano commozione vera e soggettivo racconto di un passato che vuole essere trasformato in concreta prospettiva di futuro condiviso.

La Cerimonia ideata e celebrata da Virgilio Sieni ha avuto anche il merito di mostrare a chi, come chi scrive, giungeva a Gibellina per la prima volta e aveva trascorso tarda mattinata e pomeriggio a percorrerne le strade, che essa non è una città-fantasma. Nessuno in giro, le case – l’essenzialità brutalista in contrasto con le opere d’arte diffuse – apparentemente disabitate, le immense piazze – piazza Beuys ma anche quella del municipio, occupata in parte dalla meravigliosa Città di Tebe di Consagra – vuote. Gli abitanti però ci sono e di certo amano Gibellina se, a differenza di moltissimi, non l’hanno lasciata per trasferirsi al Nord. Forse, però, non sentono propria questa città-museo, non vedono perché salvaguardare opere d’arte cui forse neanche all’amministrazione molto importa: non ci sono cartelli, non parliamo poi di collegamenti pubblici per raggiungere il Cretto di Burri o, più vicino ma immerso nella campagna, il Museo delle Trame Mediterranee il cui parco ospita, fra le altre opere, la monumentale Montagna di Sale di Mimmo Paladino

Gibellina Capitale: una riflessione

Ecco, quest’anno Gibellina è Capitale dell’Arte Contemporanea: perché non sfruttare l’occasione per riavvicinarne gli abitanti al patrimonio artistico unico che possiedono? Per far loro sentire un’appartenenza, seguendo la strada aperta dal progetto di Sieni, fondato su ascolto autentico. Visitando il MAC, rimaniamo incantati dalla sala riservata a Mario Schifano e al suo Ciclo della Natura, realizzato proprio durante un periodo trascorso dall’artista a Gibellina, stando in mezzo ai suoi abitanti, adulti e bambini. Quella forse può essere una possibilità…

Laura Bevione

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