Il fascicolo parlamentare lavora su un piano autonomo rispetto alla giustizia penale: assume audizioni, documenti e contraddittorio politico come materiali da ordinare davanti al Parlamento. In questa cornice l’audizione di Spadaccioli non chiude il caso e colloca nel verbale una domanda molto concreta: quale attività professionale giustifica il compenso indicato?
Avviso editoriale: il testo separa fatti emersi in audizione, repliche politiche e contestazioni procedurali. Le valutazioni su responsabilità personali richiedono atti ulteriori e non vengono anticipate.
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La seduta dell’8 giugno: orari, testimoni e atto parlamentare
Il calendario ufficiale della Commissione colloca la seduta di lunedì 8 giugno 2026 dalle 10:45 alle 15:50. Nel segmento dedicato agli esami testimoniali compaiono Marco Spadaccioli, dipendente di Adaltis Srl e l’avvocata Nicoletta Spaziani, entrambi già ascoltati in sede delegata. La traccia pubblica di Radio Radicale restituisce anche il momento politico: i commissari dell’opposizione lasciano i lavori all’avvio della sequenza.
Questo ordine temporale è rilevante per una ragione concreta. La protesta sulla procedura arriva prima dell’esame di Spadaccioli e condiziona la lettura politica delle risposte successive: da una parte il materiale istruttorio entra comunque nella seduta pubblica, dall’altra le opposizioni contestano la modalità con cui quel materiale era stato raccolto.
Il compenso da 454mila euro
Il nucleo economico è il pagamento indicato in Commissione come 454mila euro. Spadaccioli ha ricondotto l’attività a due elementi: controllo dei documenti prima del caricamento e una lettera collegata al mancato incasso. La cifra e il perimetro dell’incarico vengono richiamati anche da Adnkronos, con la stessa associazione fra Adaltis, Di Donna e la consulenza.
La parte da separare con nettezza riguarda il tipo di dato. Un compenso annotato nelle domande parlamentari non equivale da solo a prova di collegamento decisionale con la struttura commissariale. Serve a individuare il rapporto economico fra impresa e professionisti, poi la Commissione deve verificare se quel rapporto abbia inciso sull’accesso alle forniture o sulla gestione documentale.
Adaltis e il contesto delle forniture
Adaltis opera nel settore dei sistemi diagnostici in vitro e durante la pandemia offriva kit per la rilevazione di SARS-CoV-2. Il riferimento alle mascherine, ricorrente nel dibattito politico, va trattato con cautela: nel segmento Adaltis il cuore materiale sono i kit diagnostici e la documentazione per le forniture, come conferma il confronto con Corriere Roma.
La struttura commissariale guidata all’epoca da Domenico Arcuri accentrava l’acquisto emergenziale di beni sanitari. In quel contesto il caricamento dei documenti incideva su ammissibilità e tracciabilità contrattuale; dal contenuto del fascicolo dipendeva poi la liquidazione. La domanda parlamentare si concentra proprio su chi preparava quelle carte e su quale valore economico venisse assegnato a quel lavoro.
La posizione di Conte
Conte colloca la replica su due piani. Rivendica di essersi presentato davanti ai tribunali indicati quando ne ha avuto occasione e afferma che le vicende già esaminate sono state archiviate. Sul rapporto con i professionisti richiamati in Commissione, nega contratti societari e incarichi comuni dopo l’ingresso a Palazzo Chigi.
Il passaggio più rilevante della sua difesa è la data del 2018: Conte sostiene di avere chiuso lo studio con la nomina a presidente del Consiglio. Questa affermazione serve a delimitare il rapporto professionale precedente dalla gestione pubblica successiva, senza cancellare la domanda politica sul modo in cui alcuni nomi rientrano nelle forniture Covid del 2020.
La linea difensiva coincide con quella rilanciata da Open dopo la seduta: niente interventi personali e nessun rientro materiale nello studio dopo l’incarico governativo. Nel mezzo c’è anche la negazione di un suggerimento a rivolgersi ad altri avvocati.
La protesta sulle attività delegate
Lo strappo delle opposizioni nasce dalla contestazione sugli ascolti svolti da consulenti della Commissione fuori dall’aula parlamentare. PD, M5S, AVS e Italia Viva hanno lasciato i lavori denunciando l’uso di un commissariato di polizia per interrogare semplici cittadini. ANSA colloca lo scontro nella stessa giornata e registra la richiesta di dimissioni rivolta a Lisei.
La replica del presidente è speculare sul terreno procedurale: Lisei sostiene che le attività siano passate due volte dall’ufficio di presidenza e che le opposizioni fossero informate. Da qui nasce il conflitto istituzionale: per la maggioranza la Commissione usa strumenti leciti; per i gruppi usciti dalla seduta la delega a soggetti esterni travalica il mandato parlamentare.
Il profilo giuridico della Commissione
La Commissione è stata istituita dalla legge 5 marzo 2024, n. 22, atto che il Quirinale registra come legge sulla gestione dell’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del SARS-CoV-2. La scheda del Parlamento italiano indica Marco Lisei alla presidenza e colloca Conte fra i componenti M5S dell’organismo.
Il richiamo all’articolo 82 della Costituzione non trasforma ogni attività istruttoria in processo penale. Le Commissioni d’inchiesta lavorano con poteri assimilati a quelli dell’autorità giudiziaria nei limiti costituzionali, poi consegnano al Parlamento materiale documentale e conoscitivo. Questo è il confine che il caso dell’8 giugno rende cruciale: l’audizione produce elementi da valutare, non sentenze.
Il confine fra Di Donna e Conte
L’ambiguità più facile da generare riguarda la parola socio. Nel linguaggio giornalistico il termine tende a comprimere rapporti diversi, dalla condivisione dello studio alla società professionale formalizzata. Conte nega rapporti societari; la seduta valorizza invece la contiguità professionale precedente fra Di Donna e l’ex premier.
La formulazione più accurata separa i livelli. Di Donna viene richiamato come professionista collegato allo stesso ambiente forense in cui Conte aveva lavorato prima del governo. L’oggetto dell’esame è però la consulenza pagata da Adaltis nel 2020 e non l’attività di Conte come avvocato prima dell’incarico istituzionale.
Il 9 giugno e il percorso aperto
Il calendario pubblico ha già superato la seduta dell’8 giugno. Il giorno dopo, martedì 9 giugno 2026, la Commissione ha svolto l’audizione di Giovanni Migliore, direttore generale della Comunicazione del Ministero della Salute e già presidente FIASO. La continuità dei lavori mostra che lo scontro non blocca il programma, almeno nell’immediato.
Il caso Di Donna resta concentrato su un quesito istruttorio, cioè il valore reale della consulenza rispetto alle attività descritte. La risposta non arriva da una formula politica: richiede contratti, documenti caricati, lettere inviate e tempi di liquidazione. Solo quel materiale chiarirà se il compenso fu coerente con l’attività svolta.
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Junior Cristarella
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