chip e yen nella seduta


La seduta giapponese del 9 giugno merita una lettura per sequenza, non per etichetta. Apertura positiva, scivolata sotto quota 64.000 nella prima ora, risalita pomeridiana e chiusura sopra 65.400 compongono una giornata in cui la domanda è tornata sui pesi massimi della filiera chip.

Perimetro dei dati: l’articolo distingue la prima rilevazione di mercato dai valori ufficiali consolidati a fine seduta. Le quotazioni in tempo reale variano per feed, orario di aggiornamento e contratto osservato.

Sommario dei contenuti

La prima fotografia e il dato ufficiale

Il lancio ANSA delle 02:42 ha fissato la partenza a 64.643,96 punti, +0,97%, con 619 punti aggiunti rispetto alla chiusura precedente. La scheda Nikkei Indexes archivia invece l’open ufficiale a 64.625,26 alle 09:00, il massimo a 65.485,16 alle 14:17, il minimo a 63.918,96 alle 09:56 e la chiusura a 65.416,63.

La distanza fra la prima indicazione d’agenzia e l’open consolidato è di 18,70 punti, meno di tre centesimi percentuali dell’indice. Il dato utile per leggere la giornata arriva più avanti: dal minimo delle 09:56 al close il Nikkei ha ripreso 1.497,67 punti. Il mercato ha quindi assorbito la pressione iniziale prima della pausa pranzo di Tokyo e ha spinto il fixing vicino al massimo.

La ferita dell’8 giugno, misurata in punti

Il rimbalzo guadagna spessore solo nel confronto con lunedì. L’8 giugno il Nikkei aveva perso 2.563,52 punti, scendendo da 66.588,12 a 64.024,60. La salita del 9 giugno recupera 1.392,03 punti, cioè il 54,3% della caduta precedente. Rimane ancora da ricucire il 45,7% del movimento negativo di lunedì.

Il riferimento interno è la nostra cronaca sulle Borse asiatiche dell’8 giugno, dove la vendita su Seul, Tokyo e Taipei aveva mostrato quanto la filiera AI fosse esposta a petrolio, dollaro e rendimenti USA. Dal close record del 3 giugno a 68.402,13 fino al minimo di lunedì il listino aveva lasciato 4.995,47 punti. La seduta odierna ne rimette in campo meno di un terzo.

Technology, il motore quasi esclusivo del rialzo

Il settore Technology pesa il 57,68% della composizione settoriale del Nikkei 225 e il 9 giugno ha fornito 1.345,85 dei 1.392,03 punti guadagnati dall’indice. In termini aritmetici, circa il 96,7% della variazione positiva giornaliera arriva da quell’area.

La struttura dei pesi rende il dato ancora più netto. Le prime quattro componenti valgono insieme il 37,19% dell’indice: Advantest al 9,71%, Fast Retailing al 9,60%, Tokyo Electron al 9,21% e SoftBank Group all’8,67%. Con una concentrazione così elevata, pochi titoli ad alto prezzo bastano a muovere centinaia di punti.

Trading Economics colloca fra i nomi più vivaci della seduta Kioxia, Tokyo Electron, Murata Manufacturing, Taiyo Yuden e Advantest. Il contenuto informativo del rimbalzo è qui: Tokyo non ha comprato difesa, ha ricomprato capacità di calcolo, memoria, apparecchiature per chip e componentistica legata alla domanda AI.

Ampiezza positiva, eppure selettiva

Dentro il Nikkei, 126 componenti hanno chiuso in rialzo, 98 in calo e 1 invariata. La quota dei titoli positivi arriva al 56% del paniere. È una maggioranza reale, lontana da una seduta in cui ogni settore corre allo stesso ritmo.

Il segnale più utile nasce dall’incrocio fra ampiezza e contributo. Più della metà delle componenti sale, però il guadagno dell’indice dipende quasi tutto dal Technology. Financials aggiunge 44,40 alla variazione settoriale mentre Consumer Goods e Materials chiudono con contributo negativo, rispettivamente -4,77 e -17,93. Il denaro ha scelto il segmento più sensibile al tema AI invece di distribuire acquisti in modo uniforme.

Nikkei e TOPIX, due misure per una sola piazza

Il TOPIX aiuta a misurare l’ampiezza del recupero. JPX lo descrive come indice ponderato per capitalizzazione flottante e benchmark investibile dell’azionario giapponese. A differenza del Nikkei, non amplifica nello stesso modo le società con prezzo unitario elevato.

MarketScreener registra per il 9 giugno una chiusura del TOPIX a 3.896,11, +1,14%. Il confronto con il +2,17% del Nikkei mostra una seduta a due velocità: il mercato ampio sale, l’indice dominato dai pesi tecnologici corre quasi il doppio. Questo scarto separa partecipazione del listino e intensità del recupero sui chip.

Yen a 160 e petrolio meno teso

Il cambio resta il vincolo che Tokyo non archivia. La prima rilevazione valutaria collocava lo yen a 160,10 contro dollaro e a 184,60 contro euro. A quei livelli l’esportatore beneficia dei ricavi esteri tradotti in yen, l’importatore di energia paga di più ogni contratto denominato in dollari.

Reuters aveva già indicato area 160 come zona osservata dai desk valutari e dalle autorità giapponesi dopo le precedenti operazioni di sostegno alla valuta. La giornata del 9 giugno aggiunge un secondo elemento: Associated Press segnala petrolio in discesa, con Brent a 93,00 dollari e WTI a 89,76 dollari nelle prime ore europee. Per il Giappone la combinazione è decisiva: greggio meno caro alleggerisce il costo energetico, yen debole ne trattiene una parte sul conto importazioni.

ETF e fondi, il cambio entra nel rendimento

Per chi segue ETF o fondi esposti al Giappone, la seduta non si traduce automaticamente nel medesimo risultato in euro. Un prodotto sul Nikkei senza copertura valutaria assorbe il movimento dell’indice e la variazione euro-yen. Un prodotto con copertura riduce la componente cambio e concentra il rendimento sull’azionario locale.

La scelta fra Nikkei e TOPIX introduce un secondo livello. Il Nikkei accentua i grandi titoli ad alto prezzo; il TOPIX distribuisce il peso sulla capitalizzazione flottante. Dopo una giornata guidata dai chip, questa differenza incide sul profilo di portafoglio: chi cerca il rimbalzo tecnologico guarda un indice, chi vuole mercato giapponese più ampio osserva l’altro.

I livelli lasciati in eredità alla prossima apertura

Il primo riferimento è 65.485,16, massimo del 9 giugno. Un fixing successivo sopra quella quota indicherebbe domanda capace di superare il picco pomeridiano. Il secondo riferimento è 64.625,26, open ufficiale: una discesa sotto quel livello rimetterebbe il mercato nella fascia attraversata durante la mattinata giapponese.

Il livello più distante è 63.918,96, minimo delle 09:56. Finché rimane lontano dal close, la seduta conserva una struttura di recupero. La distanza fra close e minimo è pari a 1.497,67 punti, quasi tutta costruita dopo la prima ora di contrattazioni. È la misura concreta degli acquisti entrati quando il sell-off iniziale ha perso trazione.


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 Junior Cristarella

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