A San Giovanni in Fiore, negli ultimi mesi, è accaduto un fenomeno straordinario che meriterebbe uno studio approfondito da parte dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, della NASA e possibilmente anche di qualche esorcista. Un candidato sindaco è riuscito a essere contemporaneamente ovunque e da nessuna parte. Quel candidato è anzi… era Marco a ‘mbroglia. Per mesi i cittadini sangiovannesi hanno vissuto immersi in una realtà parallela nella quale Marco a ‘mbroglia non sembrava un aspirante sindaco, ma il protagonista di una saga fantasy da nove stagioni, due spin-off e una serie Netflix. Non si candidava. Si manifestava. Non chiedeva voti. Dispensava apparizioni. Non faceva campagna elettorale. Evangelizzava. A un certo punto mancava soltanto una nube luminosa sopra il municipio e tre pastorelli pronti a raccontare il prodigio. La narrazione era semplice e geniale. Marco Ambrogio era talmente destinato a vincere che il voto appariva quasi una formalità burocratica. Una specie di firma per ricevuta. Come quando il corriere ti consegna un pacco che hanno già deciso gli altri di comprarti.
DIECI LISTE, CENTOSESSANTA CANDIDATI E L’INVASIONE DELLA POLONIA – Poi arrivò la coalizione. Anzi no. La coalizione è una parola piccola. Quella era una mobilitazione generale. Una chiamata alle armi. Un reclutamento di massa. Dieci liste. Centosessanta candidati. Talmente tanti che in alcune famiglie si rischiava di votare il marito, la moglie, il cognato, il vicino di casa e il gatto contemporaneamente. Se l’obiettivo era non lasciare nessun elettore senza almeno un parente candidato, bisogna riconoscere che il piano era quasi perfetto. Giravi per strada e incontravi un candidato. Entravi al bar e trovavi un candidato. Aprivi Facebook e comparivano venti candidati. Andavi al cimitero e probabilmente qualche antenato stava ancora valutando se presentare la lista. A confronto, l’esercito di Alessandro Magno sembrava una gita scolastica. E non vi dico i capiccùeddri, i casicavàddri e il vinello silano che si sono consumati in questo periodo.
Se qualcuno riuscisse a sommare tutti i capiccùeddri affettati, tutti i casicavàddri consumati e tutti i litri di vinello silano (chiru tùestu…) consumati durante la campagna elettorale di Marco A’Mbroglia, probabilmente si scoprirebbe che la vera opera pubblica realizzata in questi mesi è stata una gigantesca sagra permanente finanziata dall’entusiasmo dei candidati. I nutrizionisti della provincia sono ancora sotto osservazione. I cardiologi hanno già prenotato le ferie a settembre.
LA CAMPAGNA AMERICANA NEL PAESE DOVE TUA ZIA SA GIÀ TUTTI I CAZZI TUOI
L’hanno definita “campagna americana” quella di Marco a ’mbroglia. E già qui c’è qualcosa di comico. Perché le campagne americane servono a convincere milioni di sconosciuti. A San Giovanni in Fiore, invece, tutti conoscono tutti. La signora del terzo piano sa chi sei, cosa mangi, con chi litighi e probabilmente anche dove hai parcheggiato nel 2007. Eppure la comunicazione ha continuato come se si stesse conquistando il Texas. Manifesti enormi. Video emozionali. Slogan motivazionali. Fotografie epiche. Riprese cinematografiche. Mancava soltanto Tom Cruise appeso a un elicottero mentre gridava: “Vota A’mbroglia!” A un certo punto la faccia di A’Mbroglia era diventata così presente che alcuni cittadini hanno iniziato a vedere manifesti anche sulle nuvole… anche affissi sulla tavoletta del cesso. Altri sostengono di aver trovato la sua immagine finanche sulla superficie di una patata silana. Nessuno finora è riuscito a smentirli.
LA CHIUSURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE PIÙ AFFOLLATA DELLA FESTA DEL PATRONO
Poi arrivò il gran finale. La chiusura. L’evento che avrebbe dovuto sancire il trionfo definitivo. Sul palco salirono politici regionali, amministratori, consiglieri, dirigenti, coordinatori, vicecoordinatori, sottocoordinatori e probabilmente anche il coordinatore dei coordinatori. C’era così tanta gente importante che per individuare il candidato bisognava usare Google Maps. L’effetto desiderato era quello della forza. Quello ottenuto ricordava un pranzo di matrimonio dove si presentano trecento invitati e tutti chiedono la stessa cosa: “Scusate, ma lo sposo dov’è?” Mai nella storia politica calabrese così tante personalità si sono concentrate nello stesso luogo per ottenere un risultato che avevano già dichiarato inevitabile. E infatti arrivò il risultato. Che inevitabile non era.
IL VOTO DISGIUNTO: QUANDO GLI ELETTORI TI FANNO UNO SCHERZO DA PROFESSIONISTI
Qui si raggiunge la poesia. Le liste prendono 1.400 voti in più del candidato sindaco. Una cosa meravigliosa. Una forma d’arte. Una installazione contemporanea. Praticamente migliaia di persone hanno detto: “Il consigliere mi piace.” “La lista mi piace.” “Il simbolo mi piace.” “Persino il programma mi piace.” “A’mbroglia… vediamo se riusciamo a evitarlo.” Politicamente equivale a una serenata sotto il balcone conclusa con una denuncia per disturbo della quiete pubblica. È il massimo livello di trolling elettorale raggiungibile senza l’intervento della Polizia Postale.
IL DRAMMA DEL PRESCELTO CHE INCONTRA GLI ELETTORI
Il vero problema di questa campagna non è stato solo Marco A’Mbroglia. È stata l’idea di Marco A’Mbroglia. Per mesi è sembrato che la città dovesse semplicemente prendere atto della sua esistenza. Come una tassa. Come la pioggia. Come le bollette. Come il traffico. A un certo punto sembrava che il messaggio fosse: “Potete anche non votare. Tanto abbiamo già preparato tutto.” Peccato che gli elettori calabresi abbiano una caratteristica straordinaria. Quando percepiscono che qualcuno si sente troppo sicuro, vengono improvvisamente posseduti dallo spirito di sabotaggio creativo. Non è cattiveria. È tradizione. È folklore. È patrimonio immateriale dell’umanità.
LE OPERE MIRACOLOSE VISIBILI SOPRATTUTTO NEI COMUNICATI STAMPA
Nel frattempo sono continuate le discussioni sulle opere pubbliche. La famosa ciclovia fantasma è ormai entrata nella mitologia locale insieme all’Atlantide, al mostro di Loch Ness e al parcheggio libero in centro il sabato sera. Le inaugurazioni si moltiplicavano. I rendering prosperavano. Le conferenze stampa fiorivano. Le fotografie abbondavano. La realtà, secondo i critici, arrivava sempre con qualche stagione di ritardo. Praticamente una serie televisiva prodotta benissimo ma distribuita malissimo.
IL BALLOTTAGGIO CHE NESSUNO DOVEVA VEDERE
E così il Prescelto arrivò al ballottaggio. Lui. Proprio lui. L’uomo delle dieci liste. Dei cento e passa candidati. Dei big regionali. Delle campagne hollywoodiane. Delle foto panoramiche. Dei video epici. Delle folle. Degli endorsement. Delle benedizioni politiche. Di tutto. Tranne dell’unica cosa che serviva davvero. La certezza matematica che gli elettori avessero deciso di collaborare. E qui sta la vera morale della storia. Marco A’Mbroglia ha scoperto la stessa verità che prima o poi scoprono tutti quelli che si sentono già seduti sulla poltrona del sindaco. In Calabria puoi controllare i manifesti. Puoi organizzare i comizi. Puoi chiamare i pezzi grossi. Puoi costruire una macchina elettorale grande come una portaerei. Ma poi arriva un pensionato, entra nella cabina elettorale, prende una matita lunga dieci centimetri e con un solo segno riesce a trasformare una incoronazione in una pratica da riesaminare. È la forma più raffinata di umorismo che abbia mai inventato la democrazia. E i sangiovannesi, bisogna riconoscerlo, sembrano averne una naturale predisposizione.
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