orario e luoghi su RaiPlay


Partiamo dal telecomando. Rai Storia manda Cremona in seconda serata e rimette in circolo una puntata già presente nel catalogo digitale Rai. La differenza fra orario comunicato, avvio EPG e durata del video serve a evitare un equivoco comune: il blocco televisivo occupa circa un’ora di palinsesto, il documentario in scheda resta più compatto.

Avviso di visione: per la diretta lineare conviene sintonizzarsi qualche minuto prima delle 22:10. Per il recupero digitale il titolo da digitare è Storia delle nostre città Cremona. La disponibilità sulla piattaforma Rai va controllata al momento dell’accesso.

Sommario dei contenuti

Il materiale di Rai Ufficio Stampa indica lunedì 8 giugno 2026 alle 22:10. La griglia EPG consultata nel tardo pomeriggio piazza Storia delle nostre città: Cremona alle 22:15 su Rai Storia, canale 54 del digitale terrestre, con fascia fino alle 23:10.

Il video in catalogo Rai porta un’altra informazione: St 2023 e 50 minuti. La fascia di rete comprende continuità editoriale e agganci di palinsesto; la durata della puntata descrive solo il contenuto audiovisivo. Per chi registra o recupera in streaming, questa separazione evita di cercare un documentario da un’ora piena.

Storia delle nostre città è presentata nella scheda generale Rai come viaggio fra centri italiani che hanno conosciuto stagioni di splendore e trasformazioni urbane riconoscibili. La pagina di programma su RaiPlay la inquadra come produzione italiana con due stagioni disponibili; la puntata su Cremona appartiene al blocco St 2023.

Questa collocazione è importante: la serata dell’8 giugno riporta in evidenza un documento televisivo già organizzato in catalogo. La programmazione lineare gli restituisce una platea ampia e la piattaforma consente una fruizione più attenta, con pause sui luoghi e ritorni sui passaggi storici più fitti.

La griglia romana sotto le strade del centro

Cremona nasce come colonia latina nel 218 a.C. insieme a Placentia, presso un’ansa del Po e in un’area di contatto fra territori legati a Insubri e Cenomani. Nel 190 a.C. arrivò una seconda immissione di coloni; nel 148 a.C. la via Postumia attraversò città e territorio lungo la direttrice Genova-Aquileia.

Il frammento archeologico più utile per seguire la puntata è la Strada Basolata Romana di via Solferino, individuata nel 1967 durante lavori presso l’edificio della Camera di Commercio. I lastroni in pietra, levigati nella parte superiore e sagomati sotto per penetrare nel terreno, appartengono a uno dei cardines minori della città romana e incrociano uno dei decumani. La città vista in tv nasce da qui: facciate monumentali e orientamento urbano conservato nello stesso racconto.

Po e Postumia, la ragione geografica di Cremona

La via Postumia inserì Cremona in una linea di scorrimento terrestre fra due poli portuali del Nord antico, Genova e Aquileia. La posizione sull’ansa del Po aggiungeva una porta fluviale e rendeva la città utile al controllo della pianura. In età repubblicana Cremona divenne municipium e raggiunse una prosperità documentata anche dalle domus signorili.

Il documentario acquista spessore quando questa base viene tenuta presente. La Cremona della liuteria e dei grandi edifici medievali poggia su un nodo stradale e fluviale che Roma aveva già trasformato in struttura urbana. Anche il dramma del 69 d.C., con la distruzione legata alla guerra fra Vitellio e Vespasiano, mostra quanto la città fosse esposta alle fratture del potere imperiale.

Il Medioevo civico in un solo quadrato urbano

La formula culla del Medioevo usata nella presentazione televisiva va maneggiata con cura. Il suo fondamento sta nel modo in cui Piazza del Comune concentra edifici religiosi e sedi civiche. La documentazione turistica ufficiale ricorda l’antica platea magna; la scheda civica la descrive come cuore del centro storico e spazio ancora attraversato da mercato e cerimonie pubbliche, oltre a eventi culturali.

La piazza riunisce Cattedrale, Torrazzo, Battistero, Palazzo Comunale e Loggia dei Militi. La ripresa televisiva trova un percorso già pronto: basta ruotare lo sguardo per passare dal culto alla misura del tempo, dal governo cittadino alla memoria delle milizie urbane. Questa concentrazione rende Cremona particolarmente adatta al formato monografico della serie.

Duomo: fondazione, terremoto e pittura narrativa

La Cattedrale, fondata nel 1107, subì l’interruzione del grande terremoto del 1117 e arrivò ai transetti nella metà del XIV secolo. La facciata conserva il fregio dei Mesi di scuola antelamica e la presenza dei patroni cittadini; l’interno apre un’altra stagione, quella della grande decorazione della navata.

Il ciclo delle Storie della Vergine e di Gesù iniziò nel 1514 con Boccaccio Boccaccino e si concluse nel 1520 con Pordenone, autore della grande Crocifissione in controfacciata. Per la visione televisiva questo passaggio è decisivo in senso visivo, perché spinge la puntata dalla massa architettonica al racconto dipinto.

Torrazzo: altezza, orologio e tempo pubblico

Il Torrazzo misura circa 112 metri ed è indicato da Turismo Cremona come la torre campanaria medievale in mattoni più alta d’Europa. La costruzione avvenne in più fasi fra XIII e XIV secolo; il portico rinascimentale della Bertazzola collega la torre alla Cattedrale e crea un raccordo scenico naturale.

L’orologio astronomico del 1582 apre un tema poco banale per la televisione storica: la città misura il tempo davanti alla comunità. Il Museo Verticale ospitato nella torre è dedicato proprio alla misurazione del tempo. Così il Torrazzo supera il profilo da cartolina e diventa un meccanismo urbano visibile dalla piazza.

Battistero: laterizio, ottagono e vasca cinquecentesca

Il Battistero di San Giovanni Battista è datato al 1167. La forma ottagonale e il cotto lo distinguono immediatamente accanto alla Cattedrale; all’interno la copertura a cupola autoreggente segnala una soluzione costruttiva che la scheda turistica avvicina, per principio strutturale, a quella brunelleschiana di Firenze.

La grande vasca in marmo rosso, realizzata da Lorenzo Trotti fra 1520 e 1531, aggiunge un oggetto liturgico di forte presenza materica. In una puntata di 50 minuti, il Battistero serve a far capire la piazza come sistema di edifici con ruoli diversi nel medesimo spazio civico-religioso.

Palazzo Comunale e Loggia dei Militi, la parte civile della piazza

Il Palazzo del Comune fu edificato nel 1206 con la forma del broletto lombardo e venne ampliato in più fasi fino al XV secolo. Dentro conserva sale di rappresentanza con affreschi duecenteschi, grandi tele provenienti da chiese soppresse e il camino in marmo del 1502 di Gaspare Pedone.

Accanto sorge la Loggia dei Militi, costruita nel 1292 e legata alla sede di riunione della Società dei Militi, composta dagli abitanti più eminenti della città e del territorio. Sotto il portico è conservato l’emblema con la doppia raffigurazione di Ercole e lo stemma di Cremona. La puntata, quando arriva qui, incontra il volto politico della città medievale.

Liuteria cremonese, un patrimonio che richiede mani esperte

La definizione capitale mondiale della liuteria ha basi documentabili. Nel 2012 il saper fare liutario cremonese è stato iscritto dall’UNESCO nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale. Il perimetro riguarda la costruzione e il restauro di violini, viole, violoncelli e contrabbassi, quindi una conoscenza manuale tramandata attraverso bottega, ascolto e controllo del materiale.

Il documentario intercetta questa continuità mostrando una città dove il legno diventa materia disciplinata da esperienza, calcolo e ascolto. Abete, acero, vernici, forme interne, spessori e tempi di stagionatura appartengono a un linguaggio professionale che ha reso Cremona riconoscibile ben oltre l’Italia. La liuteria dà alla puntata una dimensione sonora anche quando lo schermo lavora sulle immagini.

Stradivari, il nome celebre trattato con prudenza storica

La presentazione televisiva richiama Antonio Stradivari, figura inevitabile per Cremona. La biografia richiede però una formula accurata: la nascita viene collocata probabilmente a Cremona tra il 1644 e il 1648/1649, con morte nella stessa città il 18 dicembre 1737. La cautela deriva dall’assenza di una fede di nascita certa nei registri parrocchiali cittadini.

Questa precisione rafforza la puntata, perché evita di ridurre Cremona a un solo cognome. Attorno a Stradivari operano Amati, Guarneri, Bergonzi e una scuola cittadina più larga. Il racconto funziona quando il liutaio rimane dentro il suo ambiente: botteghe, committenze, strumenti conservati e memoria materiale costruiscono il vero ecosistema cremonese.

Museo del Violino, il ponte fra bottega e ascolto

Il Museo del Violino si trova in Piazza Marconi e riunisce in un unico percorso cinque secoli di liuteria cremonese. La presentazione del museo richiama l’incontro diretto con strumenti e maestri come Amati, Stradivari e Guarneri, oltre al dialogo con la liuteria contemporanea e con il Concorso Triennale Internazionale.

Per chi guarda la puntata, il museo è il luogo in cui il patrimonio immateriale acquista vetrine, documenti e suono eseguito. L’Auditorium Giovanni Arvedi aggiunge una sala pensata per l’ascolto cameristico; così l’oggetto esposto riceve voce e la tradizione artigiana torna esperienza acustica.

La piazza del 2026, scenario storico e spazio aggiornato

La città vista in tv dialoga con una Cremona ancora attiva sul proprio centro monumentale. L’amministrazione ha comunicato il 30 maggio 2026 interventi sull’illuminazione artistica in piazza del Comune e nelle vie circostanti: dopo Palazzo Comunale e Loggia dei Militi, i lavori hanno interessato l’area della Cattedrale, il Battistero, via Baldesio, largo Boccaccino e Cortile Federico II.

Il programma comunale prevede anche il rifacimento dell’illuminazione del Torrazzo prima dell’autunno, salvo imprevisti tecnici. È una informazione utile perché aggiorna lo sguardo sulla puntata: il documentario mostra il patrimonio e la cronaca amministrativa recente indica un centro storico ancora oggetto di manutenzione estetica e fruizione serale.

Per chi andrà a Cremona dopo il documentario

Piazza del Comune è interamente pedonale. Chi arriva in auto dispone del parcheggio multipiano di piazza Marconi; con i mezzi pubblici, il Comune segnala fermate urbane vicine tra piazza Roma, via Verdi e altre vie del centro. Il mercoledì e il sabato mattina la piazza ospita anche il mercato ambulante dei fiori e delle piante in concomitanza con il mercato merceologico nelle vie limitrofe.

Questi elementi trasformano la puntata in una piccola guida di orientamento. Il percorso televisivo prosegue idealmente oltre il nero di chiusura: per il visitatore, il passaggio più logico parte dalla piazza, raggiunge la Strada Basolata Romana e poi si sposta verso il Museo del Violino. Sono distanze brevi e cambiano registro: prima la pietra urbana, poi l’archeologia; gli strumenti arrivano come approdo sonoro.

Dopo Lecce, Cremona usa un altro alfabeto urbano

Il precedente interno su Lecce su Rai Storia seguiva una città in cui il barocco e la stratificazione antica guidavano l’immagine. Cremona lavora con una grammatica diversa: meno ornamento diffuso, più concentrazione civica e artigianato sonoro.

Il confronto aiuta a seguire la serie senza ripetere lo stesso sguardo. Lecce obbliga a entrare nella pietra scolpita; Cremona chiede di ascoltare il rapporto fra bottega e piazza, con il tempo astronomico del Torrazzo sullo sfondo. La stessa cornice Rai produce due esperienze autonome e il pubblico evita di leggere le città come varianti intercambiabili di un catalogo monumentale.

Come guardarla stasera e come recuperarla

Per la diretta lineare il riferimento è Rai Storia sul canale 54. L’orario Rai è 22:10, l’EPG serale indica 22:15-23:10. La diretta del canale è presente anche nell’ecosistema RaiPlay, compatibilmente con le condizioni di accesso dell’utente.

Per il recupero basta digitare Storia delle nostre città Cremona e selezionare la scheda con indicazione St 2023, durata 50 minuti. In caso di risultati omonimi o clip isolate, la descrizione deve riportare liuteria, Stradivari, Piazza del Comune e pianta romana.


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 Junior Cristarella

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