La decisione del 4 giugno va letta come un atto di governo del procedimento ambientale. Il Cdm interviene quando l’istruttoria deve comporre interessi pubblici diversi: energia, paesaggio, ambiente, rete elettrica e tutela territoriale. Il risultato operativo è un giudizio favorevole di compatibilità ambientale che sostituisce il provvedimento VIA e porta i proponenti alla fase successiva, quella in cui contano prescrizioni, ottemperanze e atti autorizzativi collegati.
Nota di lettura: i valori di potenza presenti nei progetti usano formule diverse, tra MW, MWp e potenza dell’accumulo. Per questo il numero finale cambia se si legge la sintesi giornalistica oppure il prospetto completo dei fascicoli.
La decisione del Cdm: giudizio ambientale favorevole con prescrizioni
Il Consiglio dei Ministri ha esaminato quattordici procedimenti di valutazione di impatto ambientale legati a impianti di produzione elettrica da fonti rinnovabili. La scelta non corrisponde a un’autorizzazione edilizia istantanea e non trasforma domani mattina i siti in cantieri: il passaggio favorevole della VIA dà una base ambientale positiva e impone il rispetto delle condizioni fissate dalle commissioni competenti presso il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica.
Il punto tecnico da tenere fermo è l’effetto sostitutivo. In applicazione dell’articolo 7 del decreto-legge 50 del 2022, la deliberazione del Cdm prende il posto del provvedimento VIA quando la questione sale a Palazzo Chigi. Questa architettura serve a chiudere fascicoli rimasti incagliati nel confronto tra amministrazioni e a impedire che pareri incompatibili congelino decisioni già mature sul piano istruttorio.
Perché il numero corretto è 635,0632 MW
La cifra più solida del fascicolo è 635,0632 MW. La ritroviamo nel prospetto del Consiglio dei Ministri e coincide con la lettura tecnica riportata da Quotidiano Energia: 405,305 MW per la Puglia, 117,332 MW per il Lazio e 112,4262 MW per la Sardegna. La Basilicata entra nella geografia materiale dei progetti perché alcune opere insistono o si collegano in territorio lucano, in particolare l’agrivoltaico ASC05 con area anche a Melfi e il fotovoltaico di Spinazzola con connessione a Genzano di Lucania.
Il dato da circa 530 MW nasce da un riepilogo più asciutto: somma i valori esplicitati nella scheda breve e lascia fuori due potenze puntuali, cioè Cacip_25 da 25,29 MW e il fotovoltaico di Spinazzola da circa 56,31 MW, valore che trova riscontro anche nella scheda tecnica ripresa da Rinnovabili.it. Il passaggio restante riguarda Apricena 02: il progetto ha un fotovoltaico da 25,67 MW e un accumulo da 50 MW. Nel totale aggregato usato dal Cdm viene valorizzata la componente da 50 MW, scelta che spiega lo scarto aritmetico residuo tra la somma ristretta e il totale pieno.
Puglia baricentro del pacchetto, con Foggia al centro della mappa
La quota pugliese è la più pesante del pacchetto. Il nucleo foggiano comprende Apricena 02, con impianto fotovoltaico e accumulo tra Apricena e San Paolo di Civitate; Deliceto HV, agrivoltaico da 63,78 MWp nei territori di Bovino, Castelluccio dei Sauri e Deliceto; il parco eolico Borgo Fonte Rosa 2 a Manfredonia, formato da 10 aerogeneratori da 4,7 MW ciascuno; l’eolico tra Cerignola e Ascoli Satriano da 60 MW; l’agrivoltaico di Manfredonia da 28,1 MW nelle località Borgo Fonte Rosa e Macchia Rotonda; l’agro-fotovoltaico CER01 da 44,715 MW a Cerignola e ASC05 da 55,40 MW tra Ascoli Satriano, Cerignola e Melfi.
Questa concentrazione non è casuale. La Capitanata unisce disponibilità di superfici, tradizione eolica, progetti agrivoltaici già istruiti e necessità di collegamento alla rete di trasmissione nazionale. La pressione territoriale resta alta perché molti progetti insistono su aree agricole e su paesaggi già attraversati da impianti energetici. La decisione del Cdm segnala però che il filtro non è più impostato su un rifiuto generalizzato: ogni fascicolo viene valutato sulla sua combinazione di sito, opere connesse, prescrizioni e compatibilità ambientale.
Il ruolo lucano: connessioni, confini amministrativi e un equivoco da sciogliere
La Basilicata compare nella notizia per ragioni precise. Il progetto ASC05 arriva fino al comune di Melfi, in provincia di Potenza, mentre l’impianto fotovoltaico di Spinazzola è da collegare alla stazione elettrica di smistamento nel comune di Genzano di Lucania. Nel riepilogo regionale del Cdm la potenza viene aggregata alle regioni principali del pacchetto, con Puglia, Lazio e Sardegna come colonne del prospetto. Sul terreno amministrativo però il territorio lucano entra dentro i cavidotti, le opere di connessione e l’impatto di rete.
Questa distinzione evita una lettura fuorviante. Un impianto rinnovabile non coincide mai solo con il campo pannelli o con la piazzola dell’aerogeneratore. La parte che decide la bancabilità e l’effettiva immissione in rete è spesso l’opera di connessione. Nel caso lucano, il tema riguarda proprio l’infrastruttura che consente all’energia prodotta altrove o in area interregionale di raggiungere la RTN senza restare potenza autorizzata solo sulla carta.
Nel Lazio il peso maggiore arriva dall’eolico viterbese
Il Lazio vale 117,332 MW e presenta una composizione mista. L’impianto agrivoltaico in Roma Capitale pesa 25,3 MW; Ardea 26, in località La Fossa, aggiunge 14,032 MW; il progetto più consistente è il Parco Eolico Energia Viterbo, con 13 aerogeneratori per una potenza complessiva di 78 MW tra Montefiascone e Viterbo.
La lettura energetica del Lazio passa quindi da un equilibrio diverso rispetto alla Puglia. Qui l’agrivoltaico pesa meno nel valore complessivo e l’eolico determina la massa critica. La collocazione nel Viterbese rende centrale il rapporto tra produzione rinnovabile, vincoli paesaggistici e infrastrutture elettriche in una provincia già abituata a conflitti amministrativi su impianti, visuali e uso del suolo.
Sardegna: tre progetti dentro un dossier più ampio
La quota sarda arriva a 112,4262 MW e riguarda il parco eolico Boreas da 60 MW tra Jerzu e Ulassai, il fotovoltaico Cacip_25 da 25,29 MW a Macchiareddu nel comune di Uta e l’agrivoltaico Serramanna 2 da 27,1362 MWp. Il nostro approfondimento già pubblicato sulla Sardegna aveva isolato proprio questo passaggio: il sì ambientale riguarda questi fascicoli e non l’intero fronte isolano delle rinnovabili.
La Sardegna resta il caso più delicato dal punto di vista politico-territoriale perché il consenso sul singolo progetto convive con un dibattito acceso sulle localizzazioni. La delibera favorevole del 4 giugno separa i progetti ritenuti istruttoriamente maturi dal resto del portafoglio ancora attraversato da obiezioni regionali e valutazioni locali. Per l’isola, il dato utile non è solo la potenza. Conta la selezione dei siti che hanno superato la prova amministrativa.
MW, MWp e accumulo: la contabilità tecnica cambia la lettura pubblica
Nel racconto delle rinnovabili i numeri sembrano immediati, però il fascicolo mostra una complessità che pesa sulle conclusioni. Un eolico viene di solito espresso in MW di potenza installata; un fotovoltaico può comparire in MWp, cioè potenza di picco lato moduli; un sistema di accumulo ha una potenza propria e una capacità energetica che incidono sul servizio di rete in modo diverso dalla produzione solare.
Apricena 02 è il caso più istruttivo. La parte fotovoltaica vale 25,67 MW, l’accumulo annesso ha 50 MW. Inserire una sola delle due cifre nel riepilogo produce risultati diversi e modifica la percezione della scala. Per il lettore competente, la differenza non è un dettaglio nominale: riguarda la funzione del progetto, perché l’accumulo può attenuare la variabilità della produzione, offrire flessibilità e rendere più gestibile l’immissione in rete nelle ore in cui la generazione solare non coincide con il profilo della domanda.
Cosa cambia ora per proponenti, territori e rete
Per i proponenti cambia il grado di certezza del percorso. Un giudizio ambientale favorevole consente di affrontare la fase successiva con un rischio istruttorio più basso e con prescrizioni da tradurre in elaborati, monitoraggi, mitigazioni, varianti puntuali o adeguamenti progettuali. Per i territori cambia il terreno del confronto: la discussione si sposta dal sì o no alla compatibilità ambientale verso il controllo delle condizioni imposte.
Per la rete elettrica il punto resta più severo. Un MW autorizzato produce effetti sul sistema solo quando l’impianto arriva alla connessione, supera le verifiche tecniche e immette energia. Il dossier Cdm migliora il portafoglio dei progetti autorizzabili, però il collo di bottiglia successivo si chiama capacità di realizzare opere di rete, gestire code di connessione e trasformare i pareri favorevoli in potenza effettivamente disponibile.
Perché il passaggio del 4 giugno pesa oltre i singoli impianti
La decisione arriva dentro una fase in cui il tempo autorizzativo è diventato una variabile industriale. Nel nostro focus su Urso, Pichetto e permessi rinnovabili avevamo già ricostruito il punto: le norme di semplificazione incidono solo se producono decisioni amministrative prevedibili. Il Cdm del 4 giugno rappresenta un esempio concreto di quella linea, perché prende fascicoli rimasti sospesi tra interessi pubblici e li porta a una conclusione formalmente spendibile.
L’effetto macro va misurato con prudenza. 635 MW non spostano da soli la traiettoria italiana al 2030, però segnalano che il governo del procedimento può sbloccare pacchetti consistenti quando la documentazione è matura. La qualità del risultato si vedrà nella fase successiva, dove prescrizioni ambientali, connessioni, ricorsi e capacità esecutiva delle società diranno quanta potenza diventerà energia consegnata.
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Junior Cristarella
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