fabbrica, Alpi e futuro a Cepina


Il novantesimo anno di Levissima va letto partendo da Cepina. Qui l’acqua viene imbottigliata e qui il marchio misura la propria continuità con un territorio alpino che funge insieme da origine idrogeologica, infrastruttura produttiva e capitale reputazionale.

La notizia nei dati essenziali

La celebrazione si è svolta nello stabilimento di Cepina Valdisotto con due giornate aperte a istituzioni, famiglie e comunità locale. La data simbolica rimanda al 1936, anno in cui il professor Gasparre Piccagnoni ottenne la concessione della sorgente come acqua minerale naturale. Quel passaggio trasformò un’acqua già conosciuta nel piccolo borgo valtellinese in un prodotto destinato alla distribuzione nazionale.

Il punto che oggi pesa di più è la scala raggiunta dal sito. Oltre 100.000 mq di superficie e 225 addetti collocano Cepina tra i presidi produttivi più riconoscibili della provincia di Sondrio. Le sette linee PET e il portafoglio di oltre 40 referenze mostrano che il marchio conserva una radice territoriale stretta e allo stesso tempo opera con una complessità da filiera beverage moderna.

Perché Cepina vale più di un indirizzo industriale

L’acqua Levissima nasce nel cuore delle Alpi Centrali, in un’area protetta ai margini occidentali del Parco Nazionale dello Stelvio, nel territorio valtellinese legato all’antica contea di Bormio. L’alimentazione principale del bacino idrogeologico è collegata al margine est del gruppo montuoso della Cima Piazzi e alle sorgenti d’alta quota. Questo dato spiega perché la marca abbia sempre costruito la propria identità sulla montagna anziché su una generica idea di purezza.

Il percorso idrogeologico è decisivo. Il bacino è alimentato dal periodico rinnovarsi dei nevai e del ghiaccio sottostante, con infiltrazione nelle fratture profonde delle rocce dell’acquifero. Le rocce impermeabili incontrate durante il tragitto sotterraneo determinano la risalita e la formazione delle sorgenti. La leggerezza commerciale del marchio nasce quindi da un meccanismo fisico, non da un semplice posizionamento pubblicitario.

Dal bacino alla bottiglia: il controllo del processo

Nel sito di Cepina l’imbottigliamento è costruito per proteggere l’acqua come sgorga dalla fonte. Il processo prevede ambienti controllati, aria filtrata e verifiche lungo la linea produttiva. I controlli riguardano parametri microbiologici, chimici, organolettici e di processo, con laboratori dedicati anche ai materiali di imballaggio.

Questa architettura tecnica chiarisce un aspetto spesso sottovalutato nelle acque minerali: il valore non coincide soltanto con la sorgente. Conta la capacità di mantenere invariata la matrice originaria durante captazione, trasferimento, imbottigliamento e distribuzione. Per questo la fabbrica di Cepina diventa parte della promessa del prodotto.

Lo stabilimento come presidio economico della valle

La dimensione occupazionale dei 225 dipendenti va letta dentro l’economia dell’Alta Valtellina. Un impianto di acqua minerale produce lavoro diretto e attiva manutenzione, logistica, servizi industriali, forniture tecniche e relazioni con operatori locali. La fabbrica diventa così un nodo di continuità economica in un’area dove turismo, agricoltura di montagna e industria convivono in spazi stretti.

La presenza di più linee PET indica una specializzazione produttiva orientata alla varietà di formato e consumo. La gamma comprende naturale, frizzante e Levissima+, cioè il segmento funzionale del marchio. Questo rende Cepina un sito chiamato a governare lotti produttivi, standard qualitativi e flussi logistici con una complessità superiore a quella percepita dal consumatore davanti allo scaffale.

Energia, rifiuti e acqua di processo: le metriche che contano

Lo stabilimento ha adottato un sistema di gestione ambientale integrato certificato secondo lo standard ISO 14001 per controllare consumi energetici, uso dell’acqua e gestione dei rifiuti con procedure documentate. Il 100% dell’energia elettrica acquistata da Levissima proviene da fonti rinnovabili e negli ultimi otto anni gli interventi sulle linee produttive hanno permesso un risparmio dichiarato di 36,4 milioni di litri d’acqua nei processi industriali.

La voce rifiuti aggiunge un indicatore concreto: il 99,9% dei rifiuti del sito viene riciclato o recuperato energeticamente. La differenza tra un messaggio ambientale e un dato industriale sta proprio qui, nella possibilità di legare ogni affermazione a un perimetro operativo chiaro. In una fabbrica che lavora acqua, la coerenza passa dalla gestione della risorsa anche quando la risorsa serve al processo e non finisce nella bottiglia.

La logistica sposta il baricentro della sostenibilità

La sostenibilità del beverage dipende in modo sensibile dal trasporto. Levissima indica che il 40% dei trasporti avviene tramite treno e nave e che il 37,1% passa su mezzi stradali alimentati con carburanti alternativi o elettricità. La collaborazione con il Gruppo Maganetti, avviata nel 2016 sui mezzi a minore impatto, è poi passata dal GNL al Bio GNL dal 2021.

Nel 2023 è entrato nel perimetro logistico anche un camion completamente elettrico dedicato alla distribuzione dell’acqua minerale. Il passaggio rilevante è operativo: la riduzione dell’impronta non viene spinta soltanto dentro il perimetro dello stabilimento, perché una bottiglia d’acqua diventa prodotto finito soltanto quando arriva alla rete di vendita.

R-PET e riciclabilità: il packaging come materia industriale

Il packaging è la parte più visibile della filiera e anche una delle più misurabili. Levissima dichiara il 100% delle bottiglie in PET riciclabile con esclusione di tappo ed etichetta dal perimetro della formulazione. Nel portafoglio delle acque minerali il contenuto medio di R-PET, sempre esclusi tappo ed etichetta, è indicato al 63%.

Nel 2021 il marchio ha immesso sul mercato italiano la prima bottiglia realizzata con 100% R-PET nel proprio segmento dichiarato, con la stessa esclusione tecnica di tappo ed etichetta. Per il lettore il punto pratico è semplice: l’imballaggio supera la funzione di semplice contenitore. È una componente progettuale su cui si misurano approvvigionamento di materia seconda, disponibilità del riciclo e qualità del recupero.

La ricerca sui ghiacciai rende visibile il legame con la montagna

Dal 2007 Levissima supporta i glaciologi dell’Università degli Studi di Milano nel monitoraggio dei ghiacciai italiani. Il primo campo di lavoro indicato è il Ghiacciaio Dosdè Orientale, nel gruppo Piazzi-Campo, dove è stata installata una stazione meteorologica automatica. Dal 2014 il progetto Levissima Spedizione Ghiacciai ha dato continuità al monitoraggio con il gruppo di ricerca guidato da Guglielmina Diolaiuti e Claudio Smiraglia.

Nel 2015 la collaborazione ha contribuito al Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani, atlante con informazioni sui 903 ghiacciai presenti sulle montagne italiane. Il Ghiacciaio dei Forni, laboratorio a cielo aperto per i ricercatori milanesi già dal 2005, è rientrato poi tra i fronti di osservazione rafforzati. Qui il valore per il marchio supera la comunicazione: i ghiacciai sono indicatori climatici e incidono sulla percezione futura della risorsa idrica alpina.

Vaia, foreste e capitale naturale in Alta Valtellina

La tempesta Vaia del 2018 ha colpito duramente l’arco alpino e Levissima ha inserito nel proprio percorso il progetto di riqualificazione di circa 140 ettari in Alta Valtellina. Nel perimetro sono previsti interventi come il rimboschimento di 50 ettari e il rafforzamento della stabilità del versante montano.

La stima indicata per la nuova foresta è un assorbimento potenziale di circa 6.000 tonnellate di CO₂ equivalente entro il 2035. Questa voce non va letta come decorazione ambientale dell’anniversario. In montagna, bosco, suolo, acqua e stabilità dei versanti appartengono alla stessa infrastruttura ecologica che rende possibile l’economia locale.

La comunità entra nei numeri aziendali

Nel quadro dei numeri Levissima compaiono anche 603mila euro investiti nella comunità tra donazioni, sponsorizzazioni e progetti specifici di beneficio comune. Il sito di Cepina presenta inoltre un Local Acceptability Index di 91/100, indicatore che misura la percezione locale dello stabilimento con attenzione a gestione dell’acqua, impatto ambientale e sviluppo socioeconomico.

Il dato sui fornitori completa la lettura: l’82% è in Italia. Questa percentuale non racconta soltanto la nazionalità della filiera. Indica che una parte rilevante dell’approvvigionamento resta vicina al sistema produttivo italiano, con effetti su tracciabilità, tempi di risposta e resilienza industriale.

Dal claim televisivo alla fabbrica misurata

Il claim “Altissima, Purissima, Levissima”, associato nell’immaginario a Reinhold Messner tra le cime innevate, ha dato al marchio una riconoscibilità che attraversa generazioni di consumatori. Anche Kristian Ghedina ha fatto parte della narrazione pubblicitaria legata alla montagna. L’anniversario mostra però che l’identità alpina oggi viene sostenuta da un’altra grammatica: dati di processo, logistica, ricerca e indicatori territoriali.

Questo passaggio spiega perché i 90 anni non vanno confinati alla memoria del brand. La montagna resta il segno visivo e culturale più forte e la sostenibilità impone al marchio di dimostrare come protegge ciò che utilizza. La reputazione, in un settore legato alla risorsa idrica, si costruisce ormai nel punto esatto in cui comunicazione e rendicontazione coincidono.

Cosa cambia dopo i 90 anni

L’anniversario consegna a Levissima un compito preciso: mantenere il legame con Cepina e alzare il livello di tracciabilità ambientale. La concorrenza nel mercato delle acque minerali si gioca sul prezzo, sulla distribuzione e sulla riconoscibilità, però la pressione futura arriverà sempre più da gestione idrica, packaging, trasporti e rapporto con i territori di captazione.

La nostra lettura porta a una conclusione operativa. Cepina è il baricentro del marchio perché riunisce sorgente, fabbrica e consenso locale. Finché questi tre piani resteranno coerenti, Levissima potrà usare i 90 anni come avvio di un ciclo industriale più esigente e meno dipendente dalla sola forza dello slogan.


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 Junior Cristarella

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