Il dato nuovo allarga la presenza dei camion nell’invaso a un dossier di gestione urbana: autorizzazioni dei grandi eventi, risposta dinamica del sito, percezione dei residenti e tracciabilità dei carichi temporanei devono essere letti nella stessa sequenza.
La distinzione decisiva riguarda ciò che è già documentato e ciò che deve essere misurato adesso. I precedenti tecnici aiutano a capire il comportamento del sito; ogni evento cambia disposizione del palco, distribuzione del pubblico, tempi di carico e pressione sul terreno.
Aggiornamento sostanziale: questo articolo prosegue il nostro lavoro del 4 giugno sui tir per Cremonini al Circo Massimo e aggiunge il capitolo emerso nelle ultime ore su vibrazioni, sottosuolo e tutela del patrimonio.
Cosa cambia rispetto al caso dei tir
Il precedente interno pubblicato il 4 giugno aveva fissato la parte visibile della vicenda: mezzi pesanti in area, controlli della Polizia Locale, accessi di cantiere e viabilità di supporto alla doppia data romana di Cremonini. L’aggiornamento del 7 giugno sposta il perimetro della questione, perché la protesta dell’Aventino lega la fotografia dei camion alla richiesta di misurare l’effetto cumulativo dei grandi eventi su un sito archeologico che conserva strutture esposte e porzioni interrate.
La nostra lettura distingue il piano amministrativo da quello fisico. Il primo riguarda autorizzazioni, sosta tecnica, varchi e tempi di smontaggio. Il secondo riguarda vibrazioni e carichi, che entrano nella risposta dinamica del terreno, delle rovine e della Torre della Moletta. Il quadro trova riscontro nella cronaca di Adnkronos del 6 giugno, che registra la posizione dell’associazione e inserisce nel dossier dei residenti anche il tema degli allagamenti.
Nel passaggio sui mezzi pesanti, il dettaglio operativo che conta è la differenza fra accesso per scarico e permanenza oltre l’area delimitata. Le immagini diffuse dai residenti hanno fatto emergere camion anche fuori dal perimetro ufficiale di cantiere e spazio concerto; nella stessa sequenza compare l’invio di una pattuglia del I Gruppo Trevi per le verifiche. La logistica diventa così parte della tutela materiale del suolo.
L’accesso agli atti porta il caso dentro gli uffici
Il contenzioso amministrativo è una chiave concreta del caso. Con la sentenza n. 2652/2026, pubblicata il 12 febbraio, il TAR Lazio ha accolto il ricorso degli Amici dell’Aventino-ETS nei limiti della documentazione ancora non esibita e ha ordinato l’accesso agli atti residui entro trenta giorni. La domanda originaria, presentata il 24 agosto 2025, riguardava gli eventi concertistici programmati al Circo Massimo tra settembre 2025 e l’estate 2026.
L’istanza metteva al centro autorizzazioni finali insieme a verbali, pareri, nulla osta e atti presupposti relativi ai limiti acustici, alla tutela del suolo e agli effetti delle vibrazioni sul patrimonio artistico-culturale. Questo passaggio sposta la discussione dal disagio percepito alla verificabilità amministrativa: quando i documenti tecnici diventano accessibili, ogni evento può essere valutato sulla base di prescrizioni e responsabilità operative.
Perché le vibrazioni sono il vero nodo tecnico
La protesta dei residenti ha un punto tecnico che va separato dalla polemica. Le vibrazioni di un grande concerto dipendono dalla sincronizzazione del pubblico, dalla durata delle sollecitazioni, dalla posizione del palco e dalla qualità del sottosuolo. Nel Circo Massimo questo insieme è meno ordinario di quanto appaia, perché l’arena poggia su una valle trasformata nei secoli e attraversata da strutture archeologiche sepolte.
La formula generale sulla pericolosità dei concerti lascia scoperto il passaggio decisivo. La domanda utile è più stretta: quali valori vengono misurati durante ciascun evento, dove vengono misurati, con quale strumentazione e con quale soglia di intervento. Senza questa catena, la discussione resta divisa fra percezione dei residenti e autorizzazioni formali.
La misura tecnica che manca nel dibattito
Il parametro decisivo supera la sensazione descritta dai residenti: è la velocità di vibrazione in mm/s, letta insieme alla frequenza e alla durata della sollecitazione. La soglia utile cambia da punto a punto, perché i sensori alla base e in sommità della Torre reagiscono in modo diverso rispetto alle misure sul suolo.
La misura deve restituire anche la direzione della sollecitazione. Nel protocollo del 2019 gli assi furono orientati in modo coerente con la forma dell’invaso: componente y parallela all’asse maggiore, componente x ortogonale e componente z verticale. Questo dettaglio consente di distinguere il movimento lungo il tracciato del Circo dalla componente trasversale; la lettura verticale resta separata.
Questo spiega perché un monitoraggio credibile deve separare almeno quattro momenti: stato precedente, montaggio, concerto e fase di smontaggio. Il precedente del 2019 seguì proprio questa logica temporale, registrando l’assetto precedente e la fase successiva oltre all’intervallo dell’evento. Applicata a Cremonini, la stessa impostazione permetterebbe di isolare il contributo dei tir da quello del pubblico e di verificare l’area nel punto più fragile della sequenza, cioè il passaggio dal carico temporaneo alla riconsegna del suolo.
Il precedente del 2019 sulla Torre della Moletta
Il riferimento tecnico più solido è lo studio pubblicato su Geosciences nel 2021, basato sul concerto dei Thegiornalisti del 7 settembre 2019. I sensori registrarono la risposta della Torre della Moletta, delle rovine e del suolo prima, durante e dopo l’evento. Il lavoro indicò differenze rilevanti di ampiezza e frequenza durante il concerto, con valori massimi inferiori ai limiti normativi presi a confronto e in alcuni punti vicini a quelle soglie.
La cautela richiesta dai dati è il punto centrale. Il monitoraggio esclude scorciatoie allarmistiche e documenta che un evento da circa quarantamila spettatori ha prodotto una risposta misurabile su un complesso archeologico. Lo stesso studio segnala che alcune parti vulnerabili, come le volte residue, richiedono prudenza maggiore rispetto a un edificio storico integro.
La disposizione dell’esperimento è un dettaglio decisivo. Il concerto era collocato sul lato nord-ovest dell’area, mentre Torre della Moletta e rovine monitorate si trovavano sul lato sud-est. I sensori misuravano quindi la risposta di elementi storici esposti dall’altra parte dell’invaso, invece di registrare soltanto l’impatto immediato del palco. La sollecitazione attraversava il corpo del Circo e il suo sottosuolo, rendendo il dato più interessante della semplice percezione avvertita nelle abitazioni.
La configurazione della misura rende il precedente ancora utilizzabile nel confronto attuale. Furono impiegati undici sismometri triassiali SARA SL06: tre sulla Torre della Moletta, altri sulle rovine e sul terreno. La registrazione coprì la fascia dalle 18 del 7 settembre alle 8 dell’8 settembre 2019; l’analisi separò il periodo pre-evento con traffico dalla fase del concerto tra le 21 e la mezzanotte circa e dalla fascia notturna successiva con solo fondo ambientale. Questa divisione rende il dato confrontabile, perché isola la risposta dell’area durante la massima sollecitazione.
Nei grafici di densità spettrale compaiono picchi tra 2 e 4 Hz, con una frequenza dominante attorno a 2,5 Hz nei punti del Circo. Nella Torre della Moletta le ampiezze rilevate durante il concerto risultarono oltre dieci volte quelle della fascia notturna successiva. Il confronto con UNI 9916 e SN 640312 lasciò i valori sotto le soglie assunte ma in alcuni casi con margini ridotti: è per questo che un monitoraggio replicabile pesa più di una rassicurazione generica.
La stessa frequenza dominante attorno a 2,5 Hz compare nei punti del Circo anche nella fascia condizionata dal traffico. Lo studio collega questa coerenza alla presenza di strutture sepolte capaci di influenzare la propagazione delle onde. Per il caso attuale significa che la geometria del sottosuolo deve entrare nella lettura dei dati e non restare un allegato archeologico.
Perché emissione acustica e vibrazione non coincidono
Lo studio del 2019 chiarisce un equivoco frequente: gli effetti dinamici sulla Torre sono legati soprattutto alla presenza e al comportamento delle persone, non all’emissione sonora del concerto. La musica entra nell’esperienza dei residenti, mentre la struttura risponde a impulsi meccanici che viaggiano nel terreno e nelle murature.
Da qui deriva una conseguenza autorizzativa concreta. Il limite acustico serve a regolare ciò che si propaga nell’aria; la tutela archeologica richiede anche sensori posizionati su punti sensibili e valori di velocità confrontabili. Separare i due piani evita di scambiare una pratica sul volume con una verifica sulla stabilità.
I valori in millimetri al secondo
Le massime velocità di vibrazione riportate per i sensori in sommità alla Torre raggiunsero 5,18 mm/s sulla componente verticale in un punto e 4,20 mm/s sulla componente parallela all’asse del Circo in un altro. Alla base della Torre i valori massimi restarono intorno a 1,10 mm/s. Per i ruderi e i punti sul terreno i picchi furono più bassi, con un massimo di 0,94 mm/s tra i sensori installati fuori dalla Torre.
La differenza con le soglie di riferimento va letta con prudenza. I valori del 2019 rimasero sotto i limiti usati nello studio; quei limiti però sono pensati per edifici storici integri o comunque privi di lesioni. Una rovina archeologica lavora con margini diversi e richiede una lettura più severa dei picchi, soprattutto quando la sollecitazione si ripete in giornate consecutive o dentro finestre di allestimento ravvicinate. Da qui nasce la base tecnica della richiesta di dati evento per evento.
Soglie UNI 9916: il dato tecnico che serve a leggere il rischio
Lo studio del 2019 usa come parametro la UNI 9916 per edifici storici a frequenze inferiori a dieci hertz: 3 millimetri al secondo alla fondazione e 8 millimetri al secondo alla sommità per azioni brevi, con 2,5 millimetri al secondo per sollecitazioni permanenti. Il dato non chiude il problema. Stare sotto una soglia in un singolo evento non autorizza a considerare irrilevante l’esposizione ripetuta.
Il passaggio da rendere stabile è la ripetibilità del controllo. Ogni evento dovrebbe produrre un set minimo di valori confrontabili con quello del 2019: stessi punti sensibili, stessa scala temporale e indicazione della posizione del palco. Solo così si può distinguere una vibrazione percepita da una risposta strutturale rilevante.
Il precedente Travis Scott e il tracciato strumentale
Il precedente del 2023 ha avuto natura diversa. Durante il concerto di Travis Scott del 7 agosto, molte persone segnalarono percezioni assimilabili a scosse. L’INGV chiarì che la stazione ROM9, installata a circa nove chilometri dal Circo Massimo, aveva registrato un picco molto ampio alle 21:34 circa, in corrispondenza dell’avvio dello spettacolo. Quel dato lasciava il fenomeno fuori dalla categoria del sisma e certificava la trasmissione di sollecitazioni fino a una stazione lontana dall’arena.
Il tracciato non si esauriva nel picco iniziale. Durante l’intera durata dello spettacolo, circa un’ora e mezza, furono registrati più episodi evidenti collegati alla reazione del pubblico. Questa sequenza è utile per il dossier attuale perché sposta l’attenzione dal singolo istante alla ripetizione degli impulsi.
Per il dossier attuale quel precedente fissa un criterio: la percezione dei residenti merita confronto con dati strumentali quando esistono misure di eventi passati. La risposta istituzionale deve quindi essere fondata su misure pubbliche e confrontabili nel tempo.
La sera del 7 giugno: concerto, mobilità e smontaggio
La sera del 7 giugno coincide con il secondo concerto romano di Cremonini. Il quadro operativo aggiornato da Roma Mobilità indica accesso degli spettatori dalle 16, avvio dello spettacolo tra le 21 e le 21:15 e conclusione entro mezzanotte. Gli ingressi sono distribuiti su via del Circo Massimo/via della Greca, via del Circo Massimo/viale Aventino, via dei Cerchi/Porta Capena e via dei Cerchi/via di San Teodoro. L’area interna per persone con disabilità è sul lato di via del Circo Massimo, con sosta dedicata in piazza di Santa Prisca.
Sul trasporto pubblico il dato pratico è il cambio di assetto nella fascia finale della serata: il deflusso viene orientato anche sulle stazioni Piramide e Colosseo, con ultime corse metro della domenica alle 23:30. Le limitazioni al transito restano in vigore su un insieme ampio di strade attorno all’arena, con modifiche a diverse linee di superficie e gestione legata anche allo smontaggio del palco.
Il piano pubblicato da Roma Capitale chiarisce la scala logistica. Le prime limitazioni partono dalle 22 di giovedì 4 giugno su via dei Cerchi; dalle 20:30 di venerdì 5 si estendono a via del Circo Massimo, via dell’Ara Massima di Ercole e via della Greca. Dalle 23 dello stesso giorno scatta il perimetro più rigido attorno all’arena, con divieti di sosta già programmati in più strade del quadrante. Questa durata estesa è il motivo per cui il caso dei tir resta centrale anche dopo l’apertura dei cancelli.
Metro B e deflusso: il minuto che va letto con cautela
La verifica con ATAC introduce una cautela utile: gli avvisi pubblici concordano sulla riprogrammazione della rete, sulle ultime corse domenicali alle 23:30 e sulle fermate Piramide e Colosseo come alternative a Circo Massimo. Sul minuto esatto della chiusura della fermata, invece, le formulazioni operative non sono sovrapponibili in modo perfetto.
Per chi legge il dossier, la conseguenza pratica è una sola: nella fase conclusiva del concerto la fermata davanti all’arena va considerata instabile come punto di uscita. Questo dettaglio rafforza la lettura logistica del caso, perché l’uso del sito produce effetti prima dell’apertura dei cancelli e continua nel deflusso, quando viabilità, linee deviate e smontaggio iniziano a sovrapporsi.
Allagamenti e sottosuolo: il capitolo da verificare con metodo
La parte sugli allagamenti richiede una distinzione netta. I residenti collegano la permanenza dell’acqua nell’invaso a compressioni del terreno prodotte da mezzi e folla. La nostra analisi tratta questa come una pista tecnica da verificare con rilievi idraulici e geotecnici specifici, perché al momento sono pubblici i precedenti di allagamento dell’area mentre manca una perizia conclusiva sul nesso causale con i concerti.
La permanenza dell’acqua può dipendere dalla quota del piano attuale, dalla capacità di drenaggio, dalla compattazione superficiale e dallo stato dei riempimenti storici. Per attribuire un effetto a uno specifico evento serve un rilievo precedente e successivo sulla stessa maglia di punti, altrimenti il dato resta descrittivo e non diventa prova tecnica.
Il dato già verificato riguarda la complessità del sottosuolo. Lo studio del 2021 descrive livelli superficiali antropizzati e argille molto soffici; segnala inoltre strutture sepolte capaci di influenzare la risposta dinamica. Da qui nasce la nostra deduzione operativa: ogni autorizzazione per eventi ad alta densità dovrebbe essere accompagnata da una mappa aggiornata dei carichi temporanei e da un controllo successivo dello stato dell’area.
Un altro elemento riduce le semplificazioni: la quota antica della pista non coincide con la superficie usata oggi. La letteratura archeologica e geotecnica colloca il livello originario diversi metri più in basso, dentro depositi alluvionali e stratificazioni generate dall’abbandono del monumento. Questo significa che il deflusso dell’acqua va letto insieme alla storia del riempimento e alla capacità del terreno attuale di sopportare carichi temporanei concentrati.
Falda e drenaggi: il precedente che pesa sugli allagamenti
Il capitolo dell’acqua non parte dalle segnalazioni degli ultimi giorni. Zètema, nel quadro della riqualificazione del Circo Massimo, descrive le difficoltà operative legate all’affioramento della falda nella zona più depressa del sito e la realizzazione di opere di drenaggio e allontanamento delle acque per proteggere le pavimentazioni originali rinvenute.
Questo dettaglio stabilisce un confine tecnico. Gli allagamenti recenti richiedono verifiche idrauliche puntuali prima di essere collegati ai concerti, però il comportamento dell’acqua nell’invaso appartiene già alla storia manutentiva del monumento. Per questo un verbale di riconsegna dopo i grandi eventi dovrebbe includere anche deflusso, ristagni, compattazione superficiale e condizioni delle aree di carico.
Il sottosuolo non risponde come un prato uniforme
La stratigrafia descritta nello studio spiega perché il Circo Massimo richiede un controllo dedicato. Sotto il riporto storico superficiale, che può variare da circa 1-2 metri fino a circa 14 metri, compaiono depositi fluviali e palustri con argille e limi molto soffici. La falda indicata dal lavoro è prossima alla superficie del piano archeologico, dettaglio che rende più delicato il tema dei ristagni.
Il riferimento alla falda è più preciso di una generica fragilità: il lavoro colloca il livello intorno a 13,5 metri sul livello del mare e non segnala oscillazioni stagionali rilevanti nel periodo considerato. Il dato non prova da solo l’origine dei ristagni denunciati, però impone di trattare drenaggio e compattazione come variabili tecniche dello stesso fascicolo evento.
La prova geofisica individuò una brusca caduta della velocità delle onde di taglio, da circa 300 m/s nel primo strato a 90-100 m/s nelle argille sottostanti. In un contesto così disomogeneo, il peso temporaneo dei mezzi e la risposta dinamica della folla vanno considerati insieme solo dopo averli misurati separatamente.
Cavità sotterranee: perché la carta generale non basta
La cornice geologica non si esaurisce nella percezione dell’Aventino. La Carta delle Cavità Sotterranee di Roma 2026 di ISPRA raccoglie circa 5.600 elementi puntuali e 1.500 elementi lineari o poligonali su circa 350 chilometri quadrati, con concentrazioni maggiori nel centro storico e nei settori orientali e sud-orientali. La carta ha valore di pianificazione preliminare e non sostituisce indagini puntuali. Per il Circo Massimo questo significa che l’autorizzazione di un grande evento non può appoggiarsi a una lettura generica del quadrante.
Il passaggio operativo è concreto. Prima di installare palco, torri, regie, barriere e aree di servizio, va chiarito dove passano i carichi rispetto alle strutture archeologiche emerse e alle porzioni sepolte. Dopo lo smontaggio, il controllo deve documentare cedimenti, ristagni d’acqua e alterazioni superficiali con rilievi confrontabili.
Il Circo Massimo come sito archeologico prima che arena
Il Circo Massimo va letto prima come area archeologica e solo dopo come sede possibile di eventi. La Sovrintendenza Capitolina lo descrive come il più grande edificio per spettacoli dell’antichità, con circa seicento metri di lunghezza e centoquaranta di larghezza. La scheda storica ricorda anche una lunga trasformazione d’uso: dopo la fase antica, l’area diventa agricola, ospita manifatture e magazzini nell’Ottocento e viene poi ricondotta alla passeggiata archeologica con i lavori del primo Novecento.
Da questa natura deriva un criterio pratico: la tutela deve stare già nel progetto, nei percorsi dei camion, nella posa delle strutture e nei tempi di riconsegna del suolo. Le soglie strumentali, se pubblicate a evento concluso, diventerebbero il punto di equilibrio fra calendario culturale e protezione materiale del luogo.
Il protocollo triennale che rende la verifica necessaria
Il 23 aprile 2024 è stato firmato un protocollo triennale per redigere linee guida tecniche sui valori limite delle vibrazioni prodotte da concerti ed eventi sociali al Circo Massimo. La presenza nello stesso tavolo di amministrazione, ricerca, tutela archeologica e monitoraggio sismico trasforma il tema in un obbligo di metodo già riconosciuto dalle istituzioni.
Quel protocollo prevede uno studio condiviso sulle vibrazioni al suolo e acustiche, da confrontare con quelle ambientali e con quelle indotte dal traffico, con l’obiettivo di definire valori limite. La conseguenza pratica è semplice: se i valori sono l’oggetto del lavoro tecnico, il pubblico deve poter conoscere almeno gli esiti sintetici dopo eventi che impegnano l’area per giorni.
Il testo apre anche alla possibilità di accordi attuativi per singole iniziative, con obiettivi, durata e attività da indicare puntualmente. È il passaggio che può trasformare una linea guida generale in prescrizioni verificabili per un concerto specifico, dal percorso dei carichi alle misure post-evento.
La composizione del Comitato tecnico è il punto che rende il dossier meno generico. Nel perimetro entrano tutela ministeriale, ricerca scientifica, gestione capitolina e monitoraggio geofisico; una filiera così ampia serve a produrre regole applicabili, non soltanto un parere episodico. Per questo la domanda successiva riguarda la pubblicazione di una scheda standard: soglie adottate, sensori installati, durata delle acquisizioni e stato dell’area dopo lo smontaggio.
Che cosa dovrebbe essere chiarito ora
La questione da aprire ora è la trasparenza delle prescrizioni. Per ogni evento di questa scala servono autorizzazioni leggibili anche fuori dagli uffici: area concessa, percorsi autorizzati, finestre di carico, limiti di permanenza dei mezzi, localizzazione del palco e responsabilità di ripristino. Una cittadinanza informata può distinguere un mezzo in scarico da un parcheggio improprio; un’amministrazione solida può dimostrare il rispetto delle proprie stesse regole.
Il punto più delicato riguarda i dati di monitoraggio. La pubblicazione di valori sintetici prima dell’evento e nella fase successiva ridurrebbe il conflitto interpretativo. I residenti avrebbero numeri da discutere, gli organizzatori parametri chiari e l’amministrazione capitolina uno strumento di decisione meno esposto alla polemica.
La scheda pubblicabile dovrebbe unire prescrizioni e misura: mappa dei sensori, periodo di acquisizione, valori massimi per ciascun punto, soglie adottate, interventi richiesti e stato dell’area alla riconsegna. Un formato stabile renderebbe confrontabili eventi diversi nello stesso luogo e impedirebbe di ricominciare ogni volta da dichiarazioni generiche.
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Junior Cristarella
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