La semifinale ha avuto un andamento netto nella sua struttura: prima la Spagna ha provato a prendere campo, poi l’Italia ha trasformato il proprio momento dal dischetto e infine Lupo ha portato la partita dentro il territorio in cui il dettaglio mentale decide più del volume di gioco.
Nota di lettura: il risultato viene indicato come 1-1, 4-2 dtr per distinguere il punteggio della gara dalla somma complessiva dei gol e dei rigori trasformati.
Il verdetto della semifinale
Il passaggio dell’Italia nasce da una partita arrivata direttamente alla serie dei rigori dopo il 90’. Il pari dei tempi regolamentari conserva la fotografia tecnica della gara, il 4-2 dal dischetto decide invece il posto in finale. La sede resta il Lilleküla Stadium di Tallinn, lo stesso impianto che domenica ospiterà la sfida per il titolo.
Il Belgio ci arriva dopo il 2-1 sulla Francia nell’altra semifinale. Per gli azzurrini cambia il tipo di prova: dalla resistenza contro una Spagna capace di produrre pressione alla necessità di governare una finale contro una squadra arrivata al proprio primo atto conclusivo europeo di categoria.
Perché il risultato corretto è 1-1, 4-2 dtr
Il dato da usare nel tabellino è 1-1, 4-2 dtr. Il 5-3 compare quando si sommano le reti della partita ai rigori segnati nella serie; per la lettura sportiva della semifinale la gara resta 1-1 con qualificazione italiana determinata dal 4-2 ai penalty.
Questa distinzione conta perché evita un equivoco frequente nelle cronache live. Il risultato della partita racconta l’equilibrio tecnico, la serie finale racconta l’esecuzione sotto pressione. Nel caso dell’Italia i due piani vanno tenuti separati: sofferenza nei 90 minuti, perfezione nei quattro tiri decisivi.
La prima svolta: Lupo respinge Imga
La gara aveva preso la direzione più scomoda per l’Italia già al 28’, quando Bonifazi ha concesso il rigore su Imga. Lupo ha scelto il tempo dell’intervento e ha respinto il tiro al 29’, evitando alla Spagna il vantaggio in una fase di pressione.
Quel salvataggio ha pesato due volte. Sullo 0-0 ha conservato il piano partita. Verso la futura serie dal dischetto ha introdotto il primo segnale psicologico: il portiere azzurro aveva già letto un rigorista spagnolo dentro la stessa gara.
Croci trasforma la sofferenza in vantaggio
La risposta italiana arriva quando Croci attacca l’area e costringe Mario Díaz al fallo di mano sulla conclusione. Al 42’ il classe 2010 della Fiorentina calcia basso alla destra di Guille Ponce: il portiere intuisce e non arriva.
Il vantaggio nasce da una scelta tecnica molto chiara, cioè cercare il contatto dentro l’area dopo una mezz’ora in cui la Spagna aveva avuto più territorio. L’Italia ha trasformato un frammento favorevole nella giocata che ha cambiato la temperatura emotiva del primo tempo.
La ripresa spagnola e il pareggio di Urrestarazu
L’Italia riapre il secondo tempo con più coraggio. Biondini sfiora il raddoppio di testa al 46’ su invito di Croci, poi la Spagna alza la qualità delle uscite laterali. La traversa di Enzo Alves al 72’ anticipa il pareggio.
Al 77’ Urrestarazu legge per primo un rimpallo nell’area azzurra e chiude da pochi passi. Da quel momento la scelta migliore diventa portare la semifinale alla serie, perché la partita si era riempita di campo per gli spagnoli e di corse difensive per gli azzurrini.
La serie dal dischetto: quattro tiri italiani, quattro gol
La sequenza dei rigori dà la misura della freddezza italiana. Sergi Mayans apre segnando per la Spagna; Thomas Corigliano pareggia. Lupo respinge Ian Mencía e subito dopo Tommaso Casagrande porta avanti gli azzurri.
Il terzo rigore spagnolo di Enzo Alves viene neutralizzato ancora da Lupo, Lorenzo Dattilo allunga, Jordi Pesquer tiene viva la Spagna e Edoardo Dario Rocca chiude la partita. Quattro tiri italiani, quattro conversioni: qui nasce il margine che vale la finale.
Perché Lupo sposta più del tabellino
Il portiere del Lecce finisce dentro il tabellino con tre rigori parati ma il suo impatto supera il conteggio. La prima parata cambia il punteggio potenziale della semifinale. Le due della serie cambiano invece la postura dei tiratori italiani, che si presentano sul dischetto con un margine emotivo sempre più riconoscibile.
Nei tornei giovanili la gestione del penalty è una prova tecnica particolare: gesto breve, esposizione totale, tempo mentale dilatato. Lupo ha ridotto lo spazio percepito dagli spagnoli e ha costretto ogni rincorsa successiva a convivere con un precedente scomodo.
Il 4-3-1-2 di Franceschini e la densità centrale
La base scelta è il 4-3-1-2. Lupo ha guidato una linea con Bonifazi, Donato, Varali e Albini; Biondini ha avuto la fascia e il centro della gestione emotiva; Corigliano ha agito fra le linee dietro Perillo e Croci.
La scelta ha compresso l’ampiezza offensiva italiana ma ha dato più densità centrale contro una Spagna schierata con il 4-3-3. In una gara in cui le transizioni iberiche pesavano tanto, il rombo ha permesso almeno di proteggere l’asse davanti alla difesa.
Il peso storico della quinta finale italiana
Questa qualificazione vale la quinta finale italiana nell’Europeo Under 17. Il percorso storico alterna ferite e crescita: finali perse nel 2013, nel 2018 e nel 2019, titolo conquistato nel 2024 contro il Portogallo.
Tornare a giocare per il trofeo due anni dopo rende la semifinale di Tallinn un indicatore di continuità del vivaio, più che una singola serata felice. Il risultato di Franceschini entra nello stesso solco tecnico delle selezioni giovanili che negli ultimi anni hanno rimesso l’Italia dentro il vertice europeo.
Cosa cambia verso Italia-Belgio
Il Belgio arriva alla finale con un profilo diverso: ha superato la Francia 2-1 e ha raggiunto il primo atto conclusivo della sua storia nel torneo. La partita di domenica chiederà all’Italia una gestione opposta rispetto alla semifinale, perché il Belgio ha mostrato capacità di difendere il vantaggio e attaccare lo spazio con pochi tocchi.
Il dato operativo più immediato riguarda il recupero fisico. Dopo una semifinale decisa ai rigori, il lavoro tra venerdì e sabato sarà soprattutto sulla freschezza. L’Italia ha già dimostrato di saper resistere; ora deve trasformare quella resistenza in controllo della finale.
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Junior Cristarella
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