intervista al direttore Frank Boehm


Con l’apertura del Museo Mitoraj di Pietrasanta il 6 giugno 2026 prende finalmente forma un progetto che guarda insieme alla valorizzazione dell’eredità del grande scultore polacco (nato a Oederan, in Germania, nel 1944 e morto a Parigi nel 2014) e alla costruzione di una piattaforma internazionale per la ricerca sulla scultura contemporanea. Ospitato negli spazi dell’ex mercato comunale progettato da Tito Salvatori e riqualificato dallo studio OBR, il museo si presenta come un edificio trasparente, attraversato dalla luce naturale e pensato come una sorta di grande vetrina urbana in dialogo con la città e con le sue storiche vocazioni artistiche.

Ritratto Frank Boehm

Così, la mostra inaugurale, Mitoraj. Present, offre per la prima volta al pubblico una selezione significativa delle 69 opere donate alla Fondazione Museo Igor Mitoraj, restituendo la complessità di una ricerca invece spesso ridotta alla sola dimensione monumentale. Ma, come spiega il direttore Frank Boehm in questa intervista, il museo nasce con l’ambizione di fare di Pietrasanta un laboratorio permanente dedicato alla scultura, capace di mettere in relazione artisti, artigiani, designer, architetti e nuove generazioni di creativi. Al centro del progetto c’è infatti il rapporto tra arte e saper fare, elemento fondante tanto della storia della città quanto del percorso di Mitoraj, che qui ha lavorato a lungo collaborando con laboratori e maestranze locali. E da questa eredità prende avvio una programmazione che comprenderà mostre dedicate alla scultura internazionale, residenze per giovani artisti e curatori, attività educative e nuovi spazi di confronto tra produzione artistica e territorio. Nelle parole di Boehm emerge, inoltre, una riflessione sul ruolo stesso del museo che è destinato a crescere nei prossimi anni, con l’apertura progressiva degli spazi inferiori dedicati alla collezione permanente e l’obiettivo di diventare un punto di riferimento per la ricerca contemporanea, mantenendo sempre al centro il dialogo con l’opera di Mitoraj e con la tradizione scultorea che ha reso Pietrasanta un caso unico nel panorama europeo.

A Pietrasanta apre il Museo Igor Mitoraj: intervista al direttore Frank Boehm

Come intende il museo mantenere vivo il rapporto tra arte e artigianato, riprendendo la tradizione del territorio in cui nasce ma anche valorizzando una caratteristica fondamentale del lavoro di Igor Mitoraj, che ha collaborato a lungo con gli artigiani locali. In che modo si vuole riportare al centro questa dimensione attraverso il coinvolgimento di artisti contemporanei? Quali sono le direttrici che guideranno questo percorso?
Il mio approccio a Pietrasanta nasce da un percorso maturato nell’arte contemporanea internazionale. Ho lavorato a lungo in Italia, dirigendo Miart e contribuendo alla costruzione della collezione Deutsche Bank, per poi trasferirmi in Germania alla guida del Museo Insel Hombroich vicino a Düsseldorf. Da queste esperienze ho maturato la convinzione che una collezione e un’istituzione culturale siano tanto più significative quanto più chiara e definita è la loro identità. Ho sempre lavorato a stretto contatto con gli artisti emergenti e con le nuove generazioni, sviluppando una particolare attenzione verso il contemporaneo. Arrivando a Pietrasanta, ho trovato un contesto unico: qui il rapporto tra artisti e artigiani è ancora vivo e rappresenta una risorsa straordinaria. Esiste un patrimonio di competenze legate alla lavorazione del marmo, del bronzo e di altri materiali che continua ad alimentare la produzione artistica contemporanea. Allo stesso tempo, la città custodisce una lunga tradizione scultorea, che nel Novecento ha attirato figure fondamentali come Arp, Noguchi, Henry Moore e Louise Bourgeois e che ancora oggi continua a richiamare artisti da tutto il mondo.

Come nasce il Museo Igor Mitoraj a Pietrasanta

Il museo nasce dalla donazione delle opere di Igor Mitoraj, ma con il coinvolgimento del Comune di Pietrasanta, della Regione Toscana e del Ministero della Cultura la sua missione si è ampliata. L’obiettivo non è soltanto valorizzare l’eredità di Mitoraj, ma costruire un luogo dedicato all’arte contemporanea. Da questa riflessione è nata la scelta di concentrare la programmazione sulla scultura: una decisione che si lega sia alla figura di Mitoraj, sia alla storia di Pietrasanta, sia alle caratteristiche architettoniche dell’edificio, che appare quasi come una grande vetrina per le opere scultoree. Partendo dalla collezione Mitoraj, intendo sviluppare un programma dedicato alla scultura contemporanea che mantenga un forte dialogo con l’artigianato locale, ma anche con discipline come il design e l’architettura. L’idea è quella di mettere in discussione i confini tradizionali tra questi ambiti, senza perdere il focus principale sull’arte contemporanea.

A Pietrasanta apre il Museo Igor Mitoraj: intervista al direttore Frank Boehm tra arte contemporanea e artigianato
Museo Igor Mitoraj. Credit: Nicola Gnesi

A proposito del suo background come architetto, vorrei chiederle come l’architettura del museo abbia influenzato il progetto espositivo. L’edificio era un ex mercato comunale: come sono stati pensati insieme spazio e allestimento?
Avendo insegnato per cinque anni Storia dei musei e allestimento allo IUAV di Venezia, considero il rapporto tra architettura e spazio espositivo un tema centrale. Sono convinto che i musei funzionino meglio quando non cercano di essere spazi neutri o capaci di accogliere qualsiasi cosa indistintamente. Il modello del white cube è importante nella storia dell’arte contemporanea, ma non esiste uno spazio perfettamente neutro: limiti, caratteristiche e persino difficoltà possono diventare stimoli creativi per gli artisti. In questo senso il museo di Pietrasanta possiede un’identità molto forte. Pur non essendo un edificio industriale, ne richiama alcune caratteristiche e si inserisce in quella tradizione di spazi che hanno profondamente influenzato il modo di concepire i musei contemporanei. Inoltre ha un valore simbolico importante: era un luogo pubblico della città, l’ex mercato comunale, e oggi torna a essere uno spazio destinato alla collettività grazie all’intervento di recupero realizzato dallo studio OBR.

Le caratteristiche dell’edificio preesistente, come le colonne interne o la struttura stessa dello spazio, non rappresentano per me dei limiti ma degli elementi di valore. Il museo non è uno spazio neutro, ma proprio per questo possiede una forte personalità. Anche la sua posizione sopraelevata lo rende particolare: lo percepisco quasi come un grande piedistallo e mi piace pensarlo in dialogo con Piazza del Duomo, che da anni ospita importanti mostre di scultura. Se la piazza può essere vista come una grande stanza a cielo aperto, il museo ne è quasi il contrario: uno spazio coperto ma completamente trasparente. Vorrei che in futuro questi due luoghi dialogassero sempre di più.

Museo Igor Mitoraj: un progetto in crescita

È importante ricordare che il progetto non è ancora concluso. In questa prima fase apriremo il piano superiore, il cosiddetto “piano città”, mentre il livello inferiore, ancora più ampio, è stato completato solo parzialmente e richiederà ulteriori finanziamenti per essere ultimato. L’idea finale è quella di avere al piano superiore un programma di mostre temporanee, mentre gli spazi inferiori saranno dedicati alla collezione permanente e al dialogo continuo con l’opera di Mitoraj. La mostra inaugurale presenterà una parte significativa della donazione, ma non l’intera collezione. Alcuni materiali, come i disegni, non possono essere esposti negli ambienti superiori per ragioni conservative legate alla luce. Per questo, entro la fine dell’anno, prevediamo di aprire una seconda sezione negli spazi inferiori, dedicata proprio a queste opere e all’approfondimento del lavoro di Mitoraj.

A Pietrasanta apre il Museo Igor Mitoraj: intervista al direttore Frank Boehm tra arte contemporanea e artigianato
Museo Igor Mitoraj. Credit: Nicola Gnesi

Dove era conservata finora la collezione Mitoraj?
Jean-Paul Sabatié, erede di Mitoraj e attuale presidente della Fondazione Museo Mitoraj, ha effettuato due donazioni nel corso degli ultimi anni. La prima ha dato origine all’idea stessa del museo; la seconda ha completato e ampliato il nucleo della collezione. Oggi la raccolta copre tutte le principali fasi della produzione dell’artista e comprende diverse tecniche. È particolarmente interessante perché, accanto alle opere più note e alle grandi sculture monumentali, conserva lavori meno conosciuti, spesso realizzati per una ricerca più personale e mai prodotti in edizioni estese. A un certo punto il Ministero della Cultura ha acquisito formalmente la collezione. Le opere sono oggi affidate in comodato permanente al museo, mentre la proprietà resta ministeriale. Fino a oggi sono state conservate presso la Certosa di Calci, in un contesto museale gestito dal Ministero. Alcune opere erano visibili al pubblico, ma non all’interno di una mostra dedicata. Visitando la Certosa era possibile imbattersi in alcuni lavori, ma senza un progetto espositivo specifico.

L’eredità di Igor Mitoraj

In che modo l’opera di Mitoraj può parlare al pubblico contemporaneo? Quali aspetti della sua ricerca mantengono oggi una particolare attualità?
Mitoraj ha avuto una carriera straordinaria ed è un artista estremamente noto, ma la sua notorietà si sviluppa spesso al di fuori dei circuiti più tradizionali dell’arte contemporanea. Alcuni colleghi lo conoscono bene, altri ne hanno solo una percezione superficiale, altri ancora non hanno mai approfondito il suo lavoro. Questo dipende anche dal fatto che è stato relativamente poco presente nelle grandi istituzioni internazionali del contemporaneo. Personalmente ricordo una mostra molto significativa organizzata nel 2021 al Beelden aan Zee Museum dell’Aia, una collezione interamente dedicata alla scultura. In quel contesto le opere monumentali di Mitoraj acquistavano una forza particolare. Mi piacerebbe in futuro riuscire a realizzare qualcosa di simile anche qui. Credo che Mitoraj sia un grande artista con un linguaggio spesso frainteso. Molti lo interpretano come una semplice ripresa delle forme classiche, ma in realtà il suo lavoro è molto più complesso. Certamente dialoga con la mitologia e con l’antichità, ma i corpi che rappresenta non sono corpi classici: sono corpi contemporanei. Lo si percepisce chiaramente osservando le sue sculture. La fisicità dei soggetti appartiene al presente, non a un ideale antico. A questo si aggiunge il celebre tema della frammentazione. Si potrebbe leggere come un richiamo alla tradizione delle sculture antiche giunte fino a noi in forma incompleta, ma nel suo caso accade qualcosa di diverso. Mitoraj introduce all’interno delle figure aperture, vuoti, interruzioni che diventano elementi narrativi. Spesso, dentro una scultura, ne compare un’altra, come una storia che si apre dentro un’altra storia. Durante l’allestimento della mostra mi sono reso conto di quanto questo procedimento sia ricorrente nel suo lavoro. È un aspetto profondamente postmoderno: la stratificazione dei significati, il racconto dentro il racconto. Per questo credo che, pur dialogando con molte tradizioni del passato, il suo lavoro mantenga una forte rilevanza contemporanea.

A Pietrasanta apre il Museo Igor Mitoraj: intervista al direttore Frank Boehm tra arte contemporanea e artigianato
Museo Igor Mitoraj. Credit: Nicola Gnesi

Che ruolo avrà il museo nella vita quotidiana della città?
Stiamo già lavorando a un programma di conferenze che prenderà avvio durante l’estate e a un progetto educativo che partirà dall’autunno. Anche in questo caso mi interessa sviluppare attività legate alle tecniche e ai saperi presenti sul territorio. Uno dei primi risultati raggiunti riguarda la partecipazione, insieme al Comune, a un importante bando della Regione Toscana. Il progetto è stato selezionato e, a partire dall’autunno, ospiteremo dodici giovani artisti e curatori in residenza. Credo che il tema delle residenze sia particolarmente importante a Pietrasanta, perché consente ai giovani professionisti di confrontarsi direttamente con le competenze produttive locali. Purtroppo la città è diventata piuttosto costosa e per molti giovani artisti è difficile permettersi uno studio. Spero che in futuro si possano trovare soluzioni anche su questo fronte.

A Pietrasanta apre il Museo Igor Mitoraj: intervista al direttore Frank Boehm tra arte contemporanea e artigianato
Museo Igor Mitoraj. Credit: Nicola Gnesi

Il Museo Igor Mitoraj e Pietrasanta

Sento una responsabilità particolare nei confronti della città e dei suoi abitanti. Vorrei che il museo diventasse un luogo che le persone sentano proprio, non semplicemente uno spazio che accettano di avere accanto. Disponiamo inoltre di un grande terreno sul retro dell’edificio che spero possa trasformarsi in un giardino della scultura, capace di ospitare incontri, eventi e attività all’aperto. Naturalmente dobbiamo tenere conto della specificità di Pietrasanta. Non siamo Milano né Roma. Per questo il programma dovrà trovare un equilibrio tra ricerca e accessibilità, tra dimensione internazionale e radicamento locale. Infine, considero la mostra non come una semplice occasione per esporre opere, ma come un momento fondamentale di produzione di pensiero. Non mi interessa replicare esposizioni già viste altrove o importare progetti privi di relazione con questo contesto. Una mostra deve rappresentare una sfida per l’artista e per l’istituzione, un’occasione per mettere alla prova idee, linguaggi e prospettive. È su questo principio che intendo costruire il lavoro del museo.

Caterina Angelucci
Museo Igor Mitoraj
Via Oberdan 35, 55045 Pietrasanta (LU)

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