La revisione annunciata dagli Usa va letta dentro la meccanica del dopo-Dayton. Il termine presenza internazionale comprende la postura politica americana nella struttura civile di garanzia, il sostegno al futuro mandato dell’OHR e il coordinamento con i partner che sorvegliano la stabilità del Paese.
Aggiornamento sostanziale: questo articolo sviluppa il dossier già aperto da Sbircia la Notizia Magazine sul dopo Schmidt e lo aggiorna con la frattura emersa dopo la riunione del PIC del 3 e 4 giugno.
Sommario dei contenuti
La frase americana e il perimetro reale della revisione
Il passaggio che cambia la giornata diplomatica è la formula americana sulla revisione del ruolo. La frase arriva dopo la riunione del Peace Implementation Council del 3 e 4 giugno a Sarajevo, chiusa senza un nome per il successore di Christian Schmidt. Il bersaglio politico di Washington è la mancata convergenza fra partner europei; il terreno tecnico è il futuro dell’Office of the High Representative, l’ufficio che presidia gli aspetti civili dell’accordo di Dayton.
La nostra lettura separa subito i piani. La revisione annunciata dagli Usa riguarda la postura nella presenza internazionale senza equivalere a un ordine operativo di ritiro. La conseguenza immediata è diplomatica: se il PIC non produce una transizione credibile, Washington può cambiare il proprio investimento politico nella struttura di garanzia costruita dopo la guerra.
Perché lo stallo supera la nomina del successore
Il PIC avrebbe dovuto risolvere un problema di continuità prima della fine del mandato di Schmidt. Il mancato accordo lascia il passaggio in una zona di attesa proprio mentre Sarajevo affronta riforme incompiute e un voto generale previsto in ottobre sotto una pressione permanente delle entità sul funzionamento dello Stato centrale.
La fragilità sta nel calendario. Schmidt ha aperto la procedura per il successore e ha indicato giugno come finestra di uscita. Dopo la seduta del 4 giugno le consultazioni restano aperte con l’obiettivo di un passaggio entro il 30 giugno. Se quella data slitta, l’ufficio conserva funzioni e apparato ma perde chiarezza politica davanti agli attori interni che contestano la supervisione internazionale.
Zanardi Landi, Troccaz e due idee di OHR
La candidatura sostenuta dagli Stati Uniti e dall’Italia è quella di Antonio Zanardi Landi, diplomatico con lunga esperienza nei dossier dell’Est europeo e dei Balcani. Accanto al suo nome è rimasto sul tavolo quello di René Troccaz, inviato speciale francese per i Balcani occidentali. La divergenza supera i curricula: il discrimine è la quantità di potere che il prossimo Alto Rappresentante dovrà realmente esercitare.
Washington spinge per un incarico più contenuto, coerente con la linea americana che chiede più responsabilità alle istituzioni locali. Una parte europea considera invece rischioso abbassare troppo la soglia d’intervento prima che l’agenda del dopo-Dayton sia chiusa. Il braccio di ferro si concentra sul grado di intervento ammesso quando le istituzioni bosniache si bloccano, più che sul nome sul biglietto da visita.
Il mandato dell’OHR spiega il peso della scelta
L’OHR nasce dentro l’Annex 10 di Dayton come snodo della attuazione civile: monitora l’accordo di pace, coordina le organizzazioni civili coinvolte, facilita la soluzione delle difficoltà operative e riferisce periodicamente agli attori internazionali interessati. Il mandato formale funziona come dispositivo di collegamento fra Stato bosniaco ed entità con i garanti esterni.
Il passaggio che rende l’ufficio sensibile è quello dei poteri di Bonn maturati nel 1997: possibilità di imporre leggi quando gli organi competenti non agiscono e di rimuovere funzionari che violano gli obblighi di Dayton. Ogni discussione sul profilo del successore è quindi una discussione sulla cassetta degli attrezzi disponibile nelle crisi istituzionali.
Il dossier sicurezza resta su un binario distinto
Il dossier militare procede su una base distinta. EUFOR Althea resta la missione europea incaricata di contribuire a un ambiente sicuro e stabile in Bosnia-Erzegovina, con un mandato che vive su binari propri. Il comandante di EUFOR ha partecipato alla riunione PIC del 3 giugno, segnale che la valutazione di sicurezza resta integrata nel quadro diplomatico senza fondersi con la scelta dell’Alto Rappresentante.
Questa distinzione evita l’equivoco più frequente. La revisione americana riguarda la presenza internazionale come architettura politica e civile. Una variazione del ruolo Usa nel PIC o nel sostegno all’OHR avrebbe impatto sulla pressione diplomatica e sulla capacità di coordinamento. La missione di sicurezza europea richiede invece decisioni e mandati separati.
Il collegamento con il percorso europeo della Bosnia
Il precedente che avevamo isolato il 2 giugno resta la chiave europea del dossier. Nel nostro approfondimento Bosnia e Ue: Costa lega il dopo Schmidt alle riforme abbiamo ricostruito il messaggio di António Costa a Sarajevo: il nuovo Alto Rappresentante deve accompagnare la traiettoria europea del Paese senza costruire un binario parallelo.
La posizione americana aggiunge un secondo livello. Bruxelles vuole collegare stabilità, riforme e integrazione progressiva; Washington chiede una supervisione meno invasiva e più responsabilità locale. Le due linee possono convivere solo se il successore avrà un mandato abbastanza chiaro da rassicurare Sarajevo e abbastanza limitato da evitare una dipendenza permanente dall’arbitrato esterno.
Agenda 5+2: la chiusura dell’OHR resta lontana
Il nodo pratico si concentra sull’agenda 5+2, la griglia che condiziona la chiusura dell’OHR. Due condizioni risultano storicamente completate, fra cui la firma dell’Accordo di stabilizzazione e associazione e la definizione dello status di Brčko. Restano più difficili i capitoli su proprietà statale e militare, sostenibilità fiscale e rafforzamento dello Stato di diritto. Per questo la discussione sul nuovo Alto Rappresentante incide direttamente sulla capacità di trasformare il controllo esterno in responsabilità interna.
La partita, vista da Sarajevo, ha una ricaduta immediata sulle élite politiche locali. Un OHR percepito come indebolito offre spazio alle forze che contestano la centralità dello Stato. Un OHR troppo esteso può invece alimentare la tesi opposta, quella secondo cui le istituzioni interne restano irresponsabili perché qualcuno decide al posto loro. L’equilibrio utile passa da un mandato più leggibile: intervento solo quando la struttura di Dayton viene messa a rischio, sostegno tecnico quando le riforme possono avanzare con strumenti ordinari.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Junior Cristarella
Source link



