Sigarette illecite Ue al 10,3%: 16,7 miliardi persi


Il dato 2025 va oltre l’aumento del volume illegale. Indica un cambio di struttura: il mercato parallelo cresce proprio dove il prodotto legale è più controllato, più tassato e più tracciabile. La conseguenza è concreta per bilanci pubblici, rivendite autorizzate e filiera regolare.

Nota di lettura: lo studio è la ventesima edizione dell’analisi KPMG sul consumo illecito in Europa ed è stato realizzato per Philip Morris Products SA. Questo elemento va tenuto visibile nella lettura dei numeri, insieme al confronto con documentazione pubblica e riscontri indipendenti.

Sommario dei contenuti

La soglia del 10,3% cambia il peso economico del fenomeno

La quota del 10,3% segnala che nel 2025 più di una sigaretta su dieci consumata nell’Unione europea esce dal canale fiscale ordinario. Il calcolo implicito porta il mercato complessivo Ue poco sopra i 400 miliardi di pezzi, perché 41,8 miliardi rappresentano poco più di un decimo del consumo stimato. Questa proporzione impone una lettura oltre la sequenza dei sequestri locali: il volume illegale ha ormai dimensione macroeconomica.

La perdita da 16,7 miliardi di euro equivale a circa 40 centesimi di imposta per sigaretta illecita. Tradotta su un pacchetto da venti, la grandezza media sfiora gli 8 euro di gettito non riscosso. È una stima contabile. Il prezzo di vendita su strada appartiene a un’altra grandezza. La conversione rende comunque visibile la scala fiscale del problema: ogni pacchetto sottratto alla rete autorizzata brucia una componente tributaria più alta del margine commerciale di molti operatori regolari.

La contraffazione è il vero motore della crescita

Il passaggio decisivo è nei 18,3 miliardi di sigarette contraffatte rilevate nell’Ue. Rappresentano il 44% dell’illecito e crescono di oltre un quinto rispetto all’anno precedente. La contraffazione è diversa dal contrabbando classico: copia marchi esistenti, utilizza confezioni ingannevoli e prova a confondersi con l’offerta regolare. Per il consumatore il rischio diventa meno riconoscibile, per l’erario la sottrazione fiscale è immediata.

Il modello operativo si è accorciato. La vecchia direttrice fondata su lunghi tragitti transfrontalieri lascia spazio a produzioni più vicine ai grandi bacini di domanda. Questa vicinanza riduce tempi logistici, quantità ferme in magazzino e probabilità di intercettazione su tratte estese. È il motivo per cui l’espressione Made in EU, usata nel dossier tecnico, è particolarmente rilevante: indica un illecito che prova a insediarsi dentro o accanto ai mercati finali.

Francia, Belgio e Paesi Bassi concentrano il nuovo baricentro

La Francia è il caso più pesante: 20,5 miliardi di sigarette illecite e quota al 41,4%. Da sola assorbe quasi la metà dell’intero volume illecito calcolato per l’Ue. Dentro il dato francese, le contraffazioni arrivano a circa 9,7 miliardi di pezzi, pari a quasi un quinto del consumo nazionale complessivo. La combinazione tra volume assoluto e quota percentuale rende il mercato francese il laboratorio più esposto alla pressione dei falsi.

Il Belgio si colloca vicino al 25% con oltre 2 miliardi di sigarette illecite. I Paesi Bassi raggiungono il 22,1% e 2,1 miliardi di pezzi, tornando su livelli che richiamano la metà degli anni Duemila. Il tratto comune è la densità dei consumi urbani, l’attrattività fiscale del prodotto illegale e la possibilità di servire più mercati nazionali attraverso snodi logistici relativamente ravvicinati.

Sei Stati membri oltre il 20% indicano un problema di presidio

La presenza di sei Stati membri con quota illecita superiore al 20% suggerisce una frattura nel presidio europeo. Una quota così alta riduce l’effetto deterrente del prezzo legale, sottrae domanda alle tabaccherie autorizzate e consente alle reti criminali di finanziare produzione, stoccaggio e distribuzione con cicli di cassa molto rapidi.

Il confronto con i mercati in miglioramento aiuta a isolare il meccanismo. La Grecia resta al 14,1% con 1,9 miliardi di sigarette illecite, però registra una riduzione annua di 3,4 punti percentuali. Fuori dall’Ue, l’Ucraina scende a 5,1 miliardi e riduce di quasi un miliardo il volume illegale. Dove l’azione di controllo morde sulla disponibilità del prodotto, il mercato parallelo può arretrare anche in contesti complessi.

Il Regno Unito resta un indicatore esterno da osservare

Il Regno Unito resta fuori dall’Unione europea e mantiene un ruolo analitico rilevante. Con oltre 7 miliardi di sigarette illecite e 3,5 miliardi di contraffatte, è il secondo mercato per volume nel perimetro europeo considerato dal rapporto. Il dato britannico conferma che il fenomeno segue più la convenienza fiscale delle frontiere istituzionali dell’Ue. Contano capacità logistica e prossimità a consumatori disposti a cercare prezzo basso nel canale irregolare.

La distinzione operativa tra contraffazione e contrabbando

La precisione lessicale è essenziale. Per contraffazione si intendono prodotti fabbricati e venduti senza autorizzazione del titolare del marchio. Il contrabbando riguarda invece prodotto autentico spostato oltre i limiti legali o immesso in un Paese senza il corretto assolvimento fiscale. Le illicit whites sono sigarette spesso prodotte legalmente in un mercato, poi destinate a circuiti dove la distribuzione legale è limitata o assente.

Questa distinzione cambia la risposta pubblica. Contro il contrabbando tradizionale pesano frontiere, documenti di accompagnamento e controlli sulle spedizioni. Contro la contraffazione serve presidiare macchinari, tabacco greggio, imballaggi, depositi temporanei e canali di vendita informali. La filiera falsa sottrae imposte e costruisce un prodotto che simula legalità.

La revisione europea delle accise entra nello stesso quadro

La proposta di revisione della direttiva europea sulla tassazione del tabacco, adottata dalla Commissione europea nel luglio 2025, va letta anche dentro questa cornice. L’estensione del perimetro a prodotti emergenti come tabacco riscaldato, sigarette elettroniche e bustine di nicotina serve a ridurre zone grigie tra categorie fiscali. Ancora più sensibile è il capitolo sul tabacco greggio, perché il controllo a monte delle materie prime può intercettare prima le filiere che alimentano gli opifici clandestini.

L’inclusione del tabacco greggio nei sistemi di monitoraggio dei movimenti soggetti ad accisa introduce un principio pratico: prima si vede la materia prima, prima si può leggere il rischio di produzione illecita. È un passaggio tecnico poco appariscente, però incide sulla capacità di prevenire il falso prima che diventi pacchetto finito.

Il collegamento con l’Italia: dal dato europeo agli opifici clandestini

Il quadro europeo aiuta a leggere anche l’Italia. Nel nostro dossier sul tabacco illegale in Italia nel 2025 avevamo già fissato il valore complessivo del mercato irregolare a circa 1,2 miliardi di euro, con una quota del 4,8% sul totale. Quel dato nazionale appare meno estremo dei picchi francesi o belgi, però il punto operativo è lo stesso: il prodotto illegale intercetta domanda reale e sottrae base imponibile alla rete autorizzata.

La cronaca giudiziaria recente conferma la stessa evoluzione. La fabbrica clandestina ricostruita a Trieste e la linea illegale individuata nel Parmense raccontano un salto di scala: il rischio supera i piccoli carichi di confine e riguarda capacità produttiva installata con materiali di confezionamento e distribuzione pronta per il mercato interno.

Tabacco riscaldato e nicotina orale restano dossier separati

Nel perimetro dei prodotti a tabacco riscaldato il contrabbando stimato resta all’1,2% nei mercati selezionati e lo studio indica assenza di flussi contraffatti. La nicotina orale presenta invece un problema diverso: nei mercati con divieti o restrizioni emergono prodotti non idonei alla vendita, con evidenze più alte in Paesi come Paesi Bassi, Germania e Belgio. Qui il dossier riguarda l’aggiramento delle regole di ammissione al mercato più della copia del marchio.

La differenza è sostanziale. Sulle sigarette illecite l’emergenza 2025 è la produzione falsa in volumi industriali. Sui prodotti nuovi, la priorità regolatoria è impedire che lacune fiscali o divieti disomogenei creino canali paralleli prima ancora che il consumo diventi maturo.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Junior Cristarella

Source link

Di