2 Giugno 1946: e in Calabria vince la Monarchia… Il voto di 80 anni fa nelle province



2 GIUGNO 1946: E IN CALABRIA VINCE LA MONARCHIA

di Pino Tassi

Se fosse stato per la Calabria oggi avremmo avuto come Re d’Italia Emanuele Filiberto di Savoia, che avrebbe ereditato la corona dal padre Vittorio Emanuele, a sua volta erede di Umberto II di Savoia salito al trono per l’abdicazione del padre Vittorio Emanuele III. Il re che cosi tanto aveva fatto per il disonore dell’Italia durante il fascismo e alla caduta di esso scappando a Brindisi all’arrivo dei tedeschi dopo l’armistizio dell’ 8 settembre 1943. La Calabria fu una delle regioni più monarchiche d’Italia. Vinse la Monarchia con 514.344 voti pari al 60,28% contro la Repubblica che prese 338.959 voti pari al 39,72%. Il risultato  fu lo specchio della realtà sociale, economica, culturale della nostra terra. Grande influenza dei grandi proprietari terrieri, degli agrari, della borghesia conservatrice e  delle elite locali ad eccezione  di quelle aree dove si era sviluppato un movimento di lotta  per la  distribuzione  delle terre. Lo scontro sociale era così forte che da una parte vi erano il PCI, il  PSIUP, il Partito d’Azione a favore della Repubblica. Tra i protagonisti assoluti di questa pagina di storia, in Calabria vi furono personaggi che avrebbero assunto rilievo nazionale: Fausto Gullo, Pietro Mancini, Luigi Silipo, Eugenio Musolino, Antonio Priolo.

Mentre la DC aveva dato a livello nazionale con De Gasperi libertà di voto per non spaccare il partito. Scrisse  Dossetti: “Tu hai voluto la monarchia e hai di tua iniziativa e coscientemente gettato tutto il peso politico del partito a favore della monarchia”. La previsione di Dossetti sulla vittoria monarchica non si realizzò. Però la scelta di De Gasperi gettò le basi affinchè la DC divenisse nei decenni futuri perno di uno schieramento conservatore e forse da questa ambiguità nascono molte delle pagine oscure della democrazia italiana. In Calabria in realtà la DC si schierò in gran parte a favore della Monarchia con i suoi gruppi dirigenti. Così come un ruolo importante per la vittoria  della Monarchia l’ebbe la Chiesa cattolica, anch’essa formalmente neutrale, con i suoi parroci attivi che predicavano contro l’arrivo dei comunisti. Cosa che si ripete poi fedelmente nelle elezioni politiche del 1948. Mio padre, giovane avvocato, mi raccontava che solo un gruppo di giovani cattolici iscritti alla DC  si impegnarono per la Repubblica scontrandosi apertamente con i notabili del posto e con le gerarchie ecclesiastiche. A Mileto, oggi in provincia di Vibo, sede di una delle Diocesi piu’ grandi d’Italia e piu’ conservatrici la Monarchia prese 2.684 voti pari al 71,76%, mentre la Repubblica arrivo’ a 1.056 voti pari al 28,24%. Giovani cattolici che dopo divennero protagonisti della DC di De Gasperi che divenne, nonostante queste ambiguità, insieme al PCI e alle forze laiche, protagonista della rinascita dell’ Italia.

IL VOTO NELLE PROVINCE CALABRESI – Nel 1946 esistevano soltanto tre province calabresi: Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria (le province di Crotone e Vibo Valentia nasceranno molti anni dopo). L’orientamento monarchico fu prevalente in tutte e tre, ma con differenze territorialI.  Nella provincia di Cosenza la Monarchia  si afferma con 159.707 voti pari al 55,96%. Nella provincia di Catanzaro la Monarchia prende 175.496 voti pari al 59,55% e la Repubblica  119.187 voti pari al 40,45%. Mentre nella provincia di  Reggio Calabria la Monarchia  arriva a  179.141 voti con il 65,57% e la Repubblica 94.080 con il 34,43% dei voti.

COSENZA E PROVINCIA – Cosenza fu la provincia calabrese più favorevole alla Repubblica. Nella città di Cosenza la Monarchia arriva a prendere 14.993 voti pari al 62,91% contro gli 8,841 voti della Repubblica pari al 37,09. La resistenza della Repubblica non avviene nelle città calabresi, ad eccezione di Crotone, ma avviene in alcune aree interne. In provincia di Cosenza nei comuni silani: Serra Pedace, Spezzano Sila, Spezzano Piccolo. Nella comunità   arbëreshë il voto repubblicano risultò addirittura maggioritario.  Tra i più noti: Lungro, San Demetrio Corone, Vaccarizzo Albanese, San Giorgio Albanese, Spezzano Albanese, Frascineto, Civita. Nei 27 comuni arbëreshë vince in 20 comuni su 27,  la Repubblica ottenne complessivamente più voti della Monarchia: 17.415 contro 14.798. Nei comuni silani avviene la stessa cosa.

Nella valle del Savuto la Repubblica vince a: Rogliano, Marzi, Belsito, Carpanzano, Parenti, Scigliano, Bianchi, Santo Stefano,Altilia, Cleto, Fignine, Grimaldi, Malito, Colosimi, Paterno Calabro, Dipignano. E poi la Repubblica vince anche a: Cetraro, Acquaformosa, Acri, Antomonte, Belsito, Bianchi, Bocchigliero, Calopezzati, Caloveto, Canna, Carpanzano, Cassano Ionio, Celico, Cerzeto, Cetraro, Cropalati, Fagnano Castello, Frascineto, Lago, Lappano, Lattarico,Malito, Malvito, Marzi, parenti, Pedace, Pietrafitta, Pietrapaola,Roggiano Gravina, Rota Greca, Rovito, San Benedetto Ullano,San Donato Ninea, San Lorenzo Bellizzi, San Lorenzo Vallo, San Marco Argentano, San Vincenzo La Costa, Santo Stefano di R., Saracena, Scigliano, Trenta, Verbicaro. Voglio ricordare che a San Giovanni in Fiore, dove domenica si vota, la Repubblica prende 5.356 voti pari al 70,54%, la Monarchia arriva appena a 2.237 voti pari al 29,46%. Come cambiano i tempi in appena  ottanta anni.

CATANZARO E PROVINCIA – La vecchia provincia di Catanzaro mostra una prevalenza monarchica con il  59,55%. Nella città di Catanzaro la Monarchia prende 15.391 pari al 67,58%, la Repubblica arriva a 7.383 pari al 32.42%. A Nicastro (ancora non c’era il comune di Lamezia Terme) vince la Monarchia  con 6.750 voti (54,11%), mentre la Repubblica prende 5.775 voti (45,89%). Invece a Sambiase vince la Repubblica con 4.470 voti ( 58,40).  A Squillace, sede della Diocesi di Catanzaro, vince la Monarchia con 951 voti  (71% ). A Caraffa di Catanzaro principale comune arbereshe della provincia vince la repubblica con  il 59,63%. Così come a Sersale con il 55,18% comune presilano, mentre a Taverna stravince la Monarchia con il 69,04%, a Triolo con il 52,97% e a Petronà con il 50,91%. La Repubblica vince nei comuni della bassa  fascia ionica: a Santa Caterina sullo Ionio con  55,64% e a Guardavalle con il 61,15%. E vince anche a  Sant’Andrea sullo Jonio, Badolato. E nei comuni vicini di Borgia e Palermiti. Gli altri comuni che votano Repubblica sono Amato, Cerva, Cicale, Cropani, Curinga, Decollatura Fossato, Serralta, Maida Marcedusa, Nocera  Terinese, Pianopoli, Platania, San Pietro a Maida, San Mango d’Aquino, San Floro, San Pietro a Maida. San Pietro Apostolo, Serrastretta Sersale, Simeri Cricri, Soveria Mnnelli.

CROTONE E IL CROTONESE – L’area che fa tenere a galla la Repubblica è quella del Crotonese. All’epoca faceva parte della provincia di Catanzaro. A Crotone vince la Repubblica con 6,175 voti (53,70%), la Monarchia si ferma a 5.323 (46,30%). La Repubblica vince in 21 comuni su 25 dell’attuale provincia di Crotone. La Repubblica prende a Cutro il 65,61%, a Ciro’ il 54%, a Strongoli il 70%, a Caccuri il 64,33%, a Melissa con il 67,53 %, Mesoraca con il 65,22%. Votano invece per la Monarchia soltanto: Crucoli, Roccabernarda, San Mauro Marchesato, Umbriatico.

VIBO VALENTIA E IL VIBONESE – Mentre nell’attuale provincia di Vibo Valentia, che faceva parte della provincia di Catanzaro, si registra un trionfo della Monarchia. A Vibo Valentia la Monarchia arriva all’80,19% con 7.394 voti, la Repubblica  si ferma a 1.827 voti il 19,81%. A Tropea, sede di diocesi, va ancora peggio. La Monarchia  sfiora il 90%, prende 2.705 voti, la Repubblica si ferma a 318 voti con il 10,52%. A Nicotera, altra sede di diocesi, la Monarchia arriva al 72,44% con  2,842 voti, la repubblica 1.081 voti  il 27,56%. Di Mileto, sede della diocesi piu’ importante abbiamo già detto sopra, anche qui la Monarchia supera il 71% dei voti. A Serra San Bruno la Monarchia  prende  1.605 voti con il 53,23%. Ma la Repubblica si difende bene con 1.410 voti (46,77%). A Pizzo  Calabro, altro importante centro intermedio, la Monarchia arriva a 3.280 voti pari al 78,54%. La Repubblica vince a Rombiolo (57,70%), Pizzoni (62,28%), Vallelonga( 50,89%).

REGGIO CALABRIA E LA SUA PROVINCIA – Nella provincia di Reggio Calabria la Repubblica prevale solo in 13 comuni su 94. La Repubblica vince a: Siderno (circa 60% Repubblica), Gioiosa Ionica (circa 65%), Mammola ( 65,61%), Grotteria ( 64,72%), Agnana Calabra (64,73%, Canolo ( 59,15%), Rosarno (54,25%), Cardeto ( 61,57%), Santo Stefano in Aspromonte (47,99%), Sant’Alessio in Aspromonte (50,35%), Roccaforte del Greco (68,62%). Il voto repubblicano fu particolarmente forte nella Locride interna, nell’Aspromonte meridionale, nelle vallate del Torbido e del Novito, zone con forte presenza socialista e contadina.  Anche a Caulonia, dove  l’anno prima si era dato vita alla Repubblica di Caulonia, vince la Monarchia con  53,84%. Nella città di Reggio Calabria la monarchia  arriva a prendere 41.349 voti, pari al 67,56%. La Repubblica 19.490 voti pari al 32,04%. Un po’ come i risultati delle amministrative dell’altro giorno. Scusate il confronto azzardato. 

Per capire l’aria che si respirava riporto una circolare della federazione del PCI della provincia di Reggio Calabria di quei giorni: «Siamo stati informati che tanto i monarchici quanto i qualunquisti ed alcuni candidati della democrazia del lavoro stanno facendo incetta di certificati elettorali, per avere i quali essi sborsano somme anche cospicue. Bisogna impedire che ciò avvenga. A tale fine vi consigliamo di fare esercitare dai nostri compagni un’attiva vigilanza per smascherare questi sistemi camorristici di lotta elettorale e di denunziare nel contempo all’opinione pubblica oltre che all’autorità gli autori di tali brogli, nonché i mandanti […].Nel caso in cui sarà accertato un indebito uso di certificati elettorali, bisogna pretendere che il colpevole sia immediatamente arrestato, conformemente a quanto dispone l’art. 77 penultimo capoverso della legge elettorale”. Modalità di voto che purtroppo sarebbe dilagata nei decenni futuri arrivando fino ai giorni nostri.

IL  VIAGGIO DI UMBERTO II IN CALABRIA – Umberto II, chiamato “Re di Maggio” – il padre Vittorio Emanuele III aveva abdicato a suoi favore il 9 maggio – fece un tour elettorale nelle regioni del sud Italia. A Reggio Calabria arriva, dopo una visita trionfale in Sicilia, il 29 maggio. Non vi sono fonti ufficiali che riportino di una eventuale visita il giorno dopo a  Catanzaro, Crotone e Cosenza. Dove invece era già stato in visita nel 1932. Comunque a Reggio Calabria vi fu un’accoglienza trionfale. Ali di  cittadini festanti, piazze piene, autorità ad omaggiare  il sovrano. Fu ricevuto dai dirigenti dei comitati per la Monarchia con a capo Roberto Lucifero d’Aprigliano, formato da  notabili e agrari, da membri del partito monarchico, dell’uomo qualunque e anche da tanti esponenti locali della Democrazia Cristiana.  Come canta De Andrè: Alla stazione c’erano tutti/dal commissario al sagrestano/ alla stazione c’erano tutti/ con gli occhi rossi e il cappello in mano. Il 31 maggio Umberto II raggiunge Genova per completare il suo tour elettorale al Nord dove, per nostra fortuna, tirava un’altra area. Area di democrazia e libertà.


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