La nuova mossa dell’ANM sposta il baricentro del dossier. Fino alla prova di stabilizzazione del 28 maggio, il tema era letto soprattutto come procedura concorsuale riservata. Ora il nodo diventa politico-amministrativo: capire se l’Ufficio per il processo resterà una struttura stabile della giurisdizione o se la scadenza del PNRR produrrà una frattura negli uffici.
Nota di lettura: questo articolo aggiorna il nostro precedente approfondimento territoriale su Foggia e ricostruisce il passaggio nazionale aperto dalla richiesta di incontro indirizzata a Via Arenula.
La richiesta dell’ANM: un incontro per trasformare le rassicurazioni in atti
Il presidente dell’ANM Giuseppe Tango ha indirizzato al ministro Carlo Nordio una richiesta di nuovo confronto sul destino dell’Ufficio per il processo. La lettera arriva dopo il tavolo di aprile al Ministero della Giustizia, durante il quale l’associazione aveva indicato tra le urgenze del sistema la stabilizzazione dell’UPP e la continuità del suo impiego negli uffici giudiziari.
La formula centrale della missiva è la preoccupazione per la mancanza di atti seguenti. Qui sta il punto tecnico. Le dichiarazioni pubbliche possono indicare una direzione; contratti, piante organiche, profili professionali e assegnazioni richiedono atti conseguenti. L’ANM chiede quindi una sede formale nella quale il Ministero chiarisca come intenda coprire il passaggio dal personale PNRR a una struttura ordinaria.
La sequenza: 29 aprile, 6 maggio, 17 maggio e 29 maggio
La richiesta arriva dopo passaggi già tracciati. Il 29 aprile il confronto tra Ministero, ANM e Consiglio nazionale forense aveva riaperto il dialogo sulla giustizia dopo mesi di tensione. Il 6 maggio l’associazione ha inviato appunti tecnici con proposte operative sull’Ufficio per il processo. Il 17 maggio il Comitato direttivo centrale ha deliberato sul tema e il 29 maggio Tango ha chiesto un nuovo incontro a Nordio.
Questa progressione rende più chiaro il peso della lettera. L’ANM circoscrive la discussione generale sulla giustizia e porta al centro la chiusura amministrativa di un dossier con una data di caduta già fissata. Ogni rinvio oltre la prima metà di giugno riduce lo spazio per gestire sedi, contratti e continuità operativa senza scosse negli uffici.
Perché il 30 giugno è la data che cambia il dossier
Il 30 giugno 2026 ha valore operativo immediato. La proroga dei contratti a tempo determinato degli addetti UPP già in servizio era stata autorizzata fino a quella data nel quadro degli obiettivi PNRR. Dal giorno successivo, la continuità del modello dipende dagli esiti delle procedure di stabilizzazione e dalla capacità del Ministero di collocare il personale in modo coerente con i fabbisogni reali degli uffici.
La frase più delicata della richiesta riguarda l’Ufficio per il processo per come lo conosciamo. Significa che il tema comprende la trasformazione di un rapporto a termine in rapporto stabile e la conservazione del modello organizzativo. Il rischio segnalato è la perdita della funzione specifica dell’addetto UPP come collaboratore del giudice a supporto della giurisdizione, con un arretramento verso un uso indistinto di personale amministrativo.
Il peso reale del capitale umano PNRR nella giustizia
L’Ufficio per il processo è nato dentro l’investimento PNRR dedicato al capitale umano della giustizia, con l’obiettivo di ridurre arretrato e durata dei procedimenti. Nella pagina istituzionale aggiornata al 9 marzo 2026, il Ministero indicava una presenza in servizio alla milestone di 11.999 unità, delle quali 8.980 addetti all’Ufficio per il processo e 3.019 unità amministrative e tecniche.
La dimensione finanziaria conferma che il dossier ha natura strutturale. Le risorse programmate per l’investimento superano i 2,268 miliardi di euro e la spesa già registrata al 31 dicembre 2025 supera 1,697 miliardi. La domanda posta da Tango a Nordio si colloca qui: dopo aver finanziato una infrastruttura umana così ampia, la giustizia deve decidere se consolidarla o disperderne competenze e memoria organizzativa.
Cosa prevedono le procedure di stabilizzazione già avviate
Gli avvisi del 16 marzo 2026 hanno aperto la selezione per l’assunzione a tempo pieno e indeterminato del personale PNRR in servizio presso l’Amministrazione giudiziaria. Il quadro principale prevede 6.919 posti per addetti all’Ufficio per il processo, 712 per tecnici di amministrazione e 1.488 per operatori di data entry. Le domande si sono chiuse il 15 aprile alle 23:59.
Per Trento e Bolzano è stato pubblicato un avviso separato il 20 marzo, con termine al 20 aprile e un contingente di 79 unità. Il dettaglio conta perché dimostra che la stabilizzazione è già incardinata in atti amministrativi specifici. La domanda rimasta aperta riguarda l’ampiezza della copertura e la distribuzione effettiva dei posti una volta rimodulate le piante organiche.
La prova del 28 maggio lascia aperto il problema organizzativo
La prova scritta del 28 maggio ha segnato un passaggio necessario per gli addetti UPP coinvolti nella procedura. Il Ministero aveva pubblicato la banca dati dei quesiti situazionali e il calendario con convocazione dei candidati nelle sedi individuate per distretto di Corte d’appello. Sul piano individuale, da quella prova dipendono graduatorie e posizioni utili.
Sul piano dell’amministrazione della giustizia serve un passaggio ulteriore. Una selezione può stabilizzare persone, mentre la qualità del servizio dipende da dove quelle persone saranno assegnate e da quale profilo concreto svolgeranno. È esattamente la zona che la lettera dell’ANM porta a Nordio: continuità contrattuale e continuità funzionale devono procedere insieme.
Il profilo dell’addetto UPP è il cuore tecnico della richiesta
L’addetto all’Ufficio per il processo nasce come profilo specializzato, con una funzione diversa dal rinforzo generico. Nel disegno PNRR, il suo lavoro sostiene il magistrato nella preparazione del fascicolo, nell’organizzazione dell’attività e nella gestione dei flussi decisionali. Questo spiega perché l’ANM insista sulla struttura oltre che sui lavoratori.
Se il personale stabilizzato venisse assorbito senza proteggere la funzione originaria, l’ufficio perderebbe parte del vantaggio costruito in questi anni. La stabilizzazione sarebbe allora una soluzione contrattuale incompleta, utile alla posizione individuale e debole sul piano organizzativo. Il punto decisivo è mantenere la professionalità UPP dentro il ciclo della giurisdizione.
Piante organiche e sedi: il passaggio che decide gli effetti reali
La parola chiave resta piante organiche. I numeri nazionali indicano quanti posti possono essere messi a disposizione, però gli uffici vivono su distribuzioni concrete. Se la rimodulazione manca i luoghi in cui il personale PNRR ha già costruito competenze, la stabilizzazione rischia di produrre spostamenti e vuoti locali.
Questo è il collegamento con il nostro approfondimento su Foggia e la prova UPP del 28 maggio. Lì avevamo isolato il problema territoriale: una procedura nazionale può risolvere il rapporto di lavoro senza garantire che le professionalità restino negli uffici che le hanno formate. La lettera dell’ANM amplia quel nodo dal livello locale al tavolo ministeriale.
Cosa deve chiarire Via Arenula
La risposta del Ministero dovrà chiarire quanti lavoratori saranno effettivamente assorbiti e come saranno costruite le assegnazioni. Subito dopo viene il profilo professionale: l’addetto UPP dovrà restare incardinato nel supporto alla giurisdizione, con compiti coerenti con il modello PNRR e con le esigenze del magistrato.
Il secondo chiarimento riguarda i tempi. Il 30 giugno lascia una finestra amministrativa stretta, perché gli uffici devono conoscere per tempo il personale disponibile e programmare la continuità delle attività. Nel lavoro giudiziario la perdita di una risorsa formata produce più di un buco in organico: costringe a riaprire il ciclo di affiancamento proprio nei mesi in cui fascicoli e udienze continuano.
La lettura del dossier: il PNRR finisce, l’organizzazione resta
Il PNRR ha imposto obiettivi misurabili su arretrato e durata dei procedimenti. L’Ufficio per il processo è stato lo strumento umano con cui molti uffici hanno tentato di tradurre quegli obiettivi in lavoro quotidiano. La richiesta dell’ANM a Nordio nasce da questa frizione: un progetto emergenziale può chiudersi, però le esigenze organizzative che ha portato alla luce restano dentro i tribunali.
Il passaggio decisivo sarà la capacità di trasformare una misura finanziata a termine in un assetto ordinario. Qui si misura la qualità della risposta politica. Stabilizzare personale senza stabilizzare il modello ridurrebbe il risultato alla sola dimensione contrattuale. Stabilizzare anche la funzione significherebbe riconoscere che la giustizia ha bisogno di staff tecnici permanenti per sostenere il lavoro del giudice.
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Junior Cristarella
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