cosa sapere e tempi — idealista/news


Per molte famiglie, la gestione dei debiti fiscali maturati nel tempo rappresenta una sfida complessa, tra gli oneri dovuti e la necessità di far quadrare il budget familiare. Per rispondere a queste esigenze, sul fronte tributario locale sono state approvate delle misure agevolate di regolarizzazione, così da rendere gli esborsi meno gravosi. Fra questi, vi rientra la rottamazione delle cartelle IMU e TARI, che permette di sanare la propria posizione sulle pendenze relative agli immobili e allo smaltimento dei rifiuti, evitando conseguenze più gravi come le procedure esecutive.

Cos’è la rottamazione delle cartelle IMU e TARI

Con l’approvazione definitiva del Decreto Fisco, avvenuta lo scorso 20 maggio, si è ampliato significativamente il perimetro delle misure per la definizione agevolata dei debiti tributari. In particolare, è stata prevista la proroga della Rottamazione Quinquies, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, anche con un’estensione alle entrate proprie dei Comuni, tra cui IMU e TARI. 

Questa opportunità nasce da un emendamento al decreto fiscale, cioè al D.L. 38/2026, anche a seguito delle richieste dell’ANCI di strumenti concreti per il recupero delle entrate da parte dei Comuni, senza però gravare eccessivamente sui cittadini.

Nella pratica, con la rottamazione delle cartelle comunali su IMU e TARI, i contribuenti potranno:

  • regolarizzare i debiti contratti dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2023;
  • pagare l’imposta o il tributo originariamente dovuto, con l’esclusione delle sanzioni, degli interessi di mora e, in molti casi, anche degli aggi di riscossione, restando comunque dovute le eventuali spese di notifica e di procedura esecutiva.

È però necessario sapere che i Comuni hanno facoltà, attraverso specifiche delibere consiliari, di recepire la misura sul proprio territorio, in una logica di piena autonomia locale.

Come funziona la rottamazione IMU e TARI

Il meccanismo di funzionamento della nuova misura di regolarizzazione, destinata ai contribuenti in una posizione debitoria, è decisamente semplice. La rottamazione dei tributi locali 2026 prevede infatti che il cittadino:

  • versi il tributo originariamente dovuto;
  • usufruisca della cancellazione integrale delle sanzioni pecuniarie e degli interessi di mora.

Il perimetro di applicazione dell’agevolazione, prevista nella Rottamazione IMU e TARI, abbraccia unicamente i debiti e i carichi tributari che risultano affidati agli enti di riscossione entro il 31 dicembre 2023. Il pagamento può essere in un’unica soluzione, entro il 31 gennaio 2027, oppure fino a un massimo di 54 rate bimestrali, con l’applicazione di un interesse annuo del 3%.

Quali cartelle IMU si possono rottamare

Pur non applicandosi su una porzione rilevante di prime case, l’Imposta Municipale Propria rappresenta uno degli oneri più gravosi per molte famiglie italiane. Per questa ragione, è utile sapere quali siano le procedure per la rottamazione dell’IMU non pagata.

In linea generale, la rottamazione delle cartelle esattoriali IMU riguarda i carichi iscritti a ruolo e affidati all’AdER, cioè l’Agenzia delle Entrate – Riscossione, nel periodo 2000-2023. All’interno della misura vi rientrano i debiti accumulati su:

  • seconde case;
  • immobili di lusso;
  • terreni agricoli e commerciali, quando l’imposta è dovuta;
  • altre fattispecie previste dalla normativa IMU.

Restano inoltre dovute le spese di notifica e le eventuali procedure esecutive già maturate, mentre non sono incluse le posizioni gestite direttamente dal Comune senza affidamento all’AdER.

La rottamazione IMU per i Comuni sarà però disponibile solo se l’ente locale avrà deliberato la propria adesione alla misura, secondo le tempistiche previste dal decreto.

Quali tributi TARI sono rottamabili

In modo del tutto analogo, anche per i tributi sulla gestione dei rifiuti è prevista la possibilità di regolarizzazione, senza sanzioni e interessi di mora. La rottamazione TARI 2026 riguarda sempre il periodo dal 2000 al 2023, per i carichi già affidati alla riscossione da parte dell’Agenzia delle Entrate. La misura comprende:

  • le quote TARI non pagate fino al 2023;
  • gli importi relativi a utenze domestiche e non domestiche;
  • le spese accessorie di accertamento e notifica già iscritte a ruolo.

È inoltre utile sapere che, oltre alla TARI, la rottamazione dei tributi locali 2026 abbraccia anche oneri minori, come l’imposta di soggiorno, i canoni accessori, i diritti sulle affissioni e le rette scolastiche. Esattamente come per IMU e TARI, i debiti devono essere già stati affidati all’AdER e si versa l’importo della tassa originaria, senza sanzioni e interessi.

Quali debiti sono esclusi dalla nuova rottamazione

Per contro, non tutti i debiti fiscali possono beneficiare della definizione agevolata prevista dalla Rottamazione Quinquies. Per quanto riguarda la nuova estensione ai tributi locali, restano innanzitutto esclusi:

  • i debiti non ancora affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione;
  • le somme gestite direttamente dal Comune tramite procedure interne di riscossione;
  • i carichi relativi agli enti locali che non aderiranno alla misura tramite apposita delibera.

Più in generale, nell’ambito della riscossione nazionale, continuano inoltre a essere escluse alcune categorie particolari di debiti, tra cui:

  • le somme derivanti da sentenze definitive della Corte dei Conti;
  • gli importi relativi al recupero di aiuti di Stato dichiarati illegittimi;
  • alcune tipologie di debiti collegate a sanzioni penali, frodi o violazioni particolarmente gravi previste dalla normativa tributaria.

Quando sarà disponibile la rottamazione delle cartelle esattoriali 2026

Ma quando i contribuenti potranno materialmente aderire alla rottamazione delle cartelle esattoriali? Con l’approvazione del Decreto Fisco lo scorso 20 maggio, si delineano le prime tempistiche.

Innanzitutto, i Comuni devono approvare la delibera di adesione, comunicare all’AdER l’elenco dei carichi e pubblicare la delibera stessa sul proprio sito istituzionale entro il 30 giugno 2026. Dopodiché, indicativamente:

  • entro il 15 settembre, l’AdER renderà disponibili i dati ai contribuenti interessati;
  • entro il 31 ottobre, si apre la finestra per la presentazione della dichiarazione di adesione tramite il portale dell’AdER;
  • entro fine 2026 verranno comunicate le somme dovute.

Il pagamento in un’unica soluzione potrà essere effettuato entro il 31 gennaio 2027, mentre per la rateizzazione si procede secondo il piano e le scadenze concordate con l’ente di riscossione.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Marco Grigis

Source link

Di