Detenuti perché dichiarati adulti: cosa sta accadendo ai minori che attraversano la rotta migratoria della Manica


Secondo la ong belga Vluchtelingenwerk Vlaanderen, nel 2025 circa una persona su cinque che si è introdotta illegalmente nel Regno Unito era minorenne. Dagli anni Novanta, dalla Francia e, più recentemente, dal Belgio, le persone migranti provano a raggiungere il sud dell’Inghilterra, attraversando il Canale della Manica. 

Il viaggio viene compiuto essenzialmente in due modi: tramite imbarcazioni di fortuna  – le cosiddette “small boats” – o più raramente, tramite camion. Tra le persone che compiono la traversata, un gruppo numeroso e particolarmente vulnerabile, è quello dei minori non accompagnati provenienti perlopiù da Eritrea, Etiopia e Sudan. I giovani, che dovrebbero essere per legge più tutelati, sono invece spesso classificati come adulti da Francia, Belgio e Gran Bretagna, e vengono detenuti o abbandonati a loro stessi.

Chi sono e perché vogliono raggiungere il Regno Unito

«Solo nel 2025 abbiamo avuto contatti con 481 minori non accompagnati in transito. Questi giovani sono senza eccezione gravemente traumatizzati», spiega Joost Depotter di Vluchtelingenwerk Vlaanderen. I profili di estrema vulnerabilità sono confermati anche da Jeanne Nechelput, responsabile del progetto Xtra MENA di Caritas. Tra coloro che si trovano in transito, molti giungono traumatizzati dal viaggio verso l’esilio, in particolare dal periodo trascorso in Libia: il 95% di loro percorre questa rotta. 

Tuttavia, sono diverse le motivazioni che spingono le persone ad intraprendere la traversata. «Il Regno Unito rappresenta spesso la destinazione immediata per via di legami familiari, per la maggiore facilità di integrazione dovuta all’assenza dell’obbligo di carta d’identità o ad una lingua comune», dice Depotter. Per quanto riguarda specificatamente i minori non accompagnati, Nechelput spiega che la maggior parte non ha richiesto l’asilo in un altro Paese europeo: per loro, è ancora più vera la presenza di parenti nel territorio britannico che diventa una delle ragioni principali che li spinge ad attraversare il Canale della Manica. Secondo Angèle Vettorello, direttrice di Utopia 56 Calais, bisogna anche considerare che «si tratta di ragazzi tra i 15 e i 17 anni» e che quindi hanno sogni e desideri tipici di quell’età. «Per esempio abbiamo incontrato recentemente dei ragazzi che volevano andare a giocare in squadre di calcio inglesi che conoscevano bene. C’è un po’ questo desiderio di crescere e di costruirsi una nuova vita nel Regno Unito, legato a un’idea che si sono fatti». 

Ci sono ovviamente anche altre motivazioni tra cui la convinzione di poter trovare lavoro più rapidamente e l’assenza del sistema europeo – molto complicato e da poco cambiato – per richiedenti asilo. Tra i giovani in transito, «vi sono altri che hanno avuto un’esperienza negativa in Belgio o in un altro Paese», aggiunge Nechelput. «Ad esempio, sono stati dichiarati maggiorenni o hanno ricevuto una risposta negativa. Decidono quindi di tentare di raggiungere il Regno Unito come ultima risorsa». In sostanza, «se in Francia si stanno adottando misure più repressive, chi vuole provare a spostarsi lo farà dal Belgio; e se Il Belgio facesse lo stesso, proverrebbe dai Paesi Bassi. Chi lascia il proprio paese lo fa perché le condizioni del paese d’origine non gli permettono di vivere una vita dignitosa o sicura e cerca il meglio per sé e la propria famiglia», denuncia l’europarlamentare belga Rudi Kennes a VITA. 

Perchè diventano dei detenuti

Dall’entrata in vigore dell’accordo “one in one out” tra Regno Unito e Francia nel settembre 2025, 76 minori sono stati detenuti nel Regno Unito in centri per adulti in attesa della determinazione dell’età. 

In Francia, l’ong Utopia 56 testimonia la sistematica detenzione di giovani persone migranti che si dichiarano minorenni. Nel Paese, i minorenni non accompagnati devono per legge essere presi in carico dal dipartimento, tramite l’ufficio dell’aiuto sociale all’infanzia (Ase), ma questo spesso non avviene, a causa di una penuria di strutture ricettive o della negligenza delle autorità. Esistono diversi scenari all’interno dei quali i minori vengono posti in detenzione. «Il primo è quello che si verifica più comunemente, ogni volta in cui assistiamo a un naufragio mortale in mare», spiega Vettorello. «I sopravvissuti vengono riportati a riva dalle imbarcazioni di soccorso francesi e condotti, senza distinzioni tra famiglie, uomini soli o minori, alla stazione di polizia di Coquelles, nei pressi di Calais, nell’ambito dell’indagine avviata quel giorno dal procuratore della Repubblica». Il secondo caso è quello di un’intercettazione sulla spiaggia in cui vengono arrestate persone sospettate dalla polizia di aver partecipato all’organizzazione della traversata. «Rientrano ad esempio persone che hanno dovuto trasportare l’attrezzatura, le taniche di benzina o il motore della barca», aggiunge. «In questo caso i minori sono trattati come tutti gli altri, mentre sono le prime vittime della tratta». Esiste infine un terzo caso, quando la polizia di frontiera porta avanti dei pattugliamenti aleatori sulle spiagge. «La polizia arresta un certo numero di persone, in sostanza per controllare i documenti d’identità. Circa 2 o 3 volte al mese, incontriamo dei giovani che sono stati arrestati in questo contesto». 

La stessa dinamica si ripete in Belgio, nel centro di detenzione di Bruges. «Nei fascicoli che seguiamo, c’è solo una persona ancora detenuta a Bruges che afferma di essere minorenne; ma è già stata sottoposta a una procedura di accertamento dell’età in un altro Stato membro ed è considerata maggiorenne. Tutti gli altri sono stati rilasciati o hanno accettato il rimpatrio in un altro Stato membro», spiega l’avvocata Lucie Dufays dell’organizzazione ombrello Move Coalition, che dal 2021 mira a ridurre il ricorso alla detenzione per motivi legati alla migrazione. In Belgio, la procedura di accertamento dell’età è cambiata a partire dal 12 giugno, in base al Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Come evidenzia Caritas, la principale differenza riguarda la visita medica, che prima era l’unico test richiesto, mentre ora è prevista solo come ultima risorsa. «Gli agenti di polizia utilizzano un altro metodo per accertare l’età, ovvero l’uso di radio ricetrasmittenti da polso. Alcuni minori vengono trattati come adulti dalla polizia senza essere stati sottoposti ad alcun accertamento dell’età», denuncia. Inoltre, secondo una raccomandazione del Consiglio d’Europa, anche nei casi di dubbio, la persona deve essere trattata come minore e deve godere di tutti i diritti e le tutele connesse a tale status, compreso quindi il divieto di detenzione in un centro. Il Belgio, continuando a detenere giovani che si dichiarano minorenni, viola dunque i suoi obblighi internazionali e il principio del superiore interesse del minore. «Quando i minori non accompagnati vengono erroneamente classificati come adulti, sono di fatto esclusi dai sistemi di tutela minorile concepiti per garantirne la sicurezza e il benessere. Ciò può comportare il loro collocamento in strutture di accoglienza per adulti o, in alcuni casi, in centri di detenzione non idonei alle loro esigenze, esponendoli a ulteriori rischi», avvertono Mélodie Mimeau e Aurélie Debande di Medici Senza Frontiere Belgio. 

Senza tetto e abbandonati

Per Msf, una delle lacune principali risiede nella mancanza di continuità nell’assistenza e nella protezione tra i diversi Paesi.  «Le informazioni relative alle esigenze mediche o sulle vulnerabilità non vengono condivise sistematicamente, il che rende difficile il follow-up tra paesi. Le differenze nelle procedure e negli standard tra stati creano inoltre confusione e ritardi per i minori che cercano di accedere ai sistemi di protezione. Inoltre i meccanismi per garantire che i minori particolarmente vulnerabili vengano identificati e sostenuti in modo costante lungo il percorso sono limitati” e chi non finisce nei centri di detenzione tarda spesso ad essere inserito nel sistema che si fa carico dei minorenni».

In Francia, ad esempio, Msf denuncia che la lentezza del sistema francese espone i giovani a violenze, mancanza di un domicilio e intemperie. Anche in Belgio avviene un fenomeno simile: è in atto una riduzione dei finanziamenti per i centri di accoglienza che consentono ai minori non accompagnati di soggiornare senza avviare immediatamente le procedure formali di identificazione – come il centro Amran gestito da BelRefugees – che rischia la chiusura. Secondo Vettorello, uno dei problemi principali è la mancata presunzione della minore età. In Francia, per legge, se un giovane si dichiara minorenne, lo stato deve trovargli una sistemazione per almeno 5 notti, tempo necessario per compiere alcune verifiche. «Questo spesso non accade a causa della mancanza di posti nelle strutture di accoglienza e i minorenni si ritrovano in strada»,

Nel nuovo Patto europeo per la migrazione e l’asilo e nel Piano casa del Parlamento europeo, non c’è nessuna traccia che possa tutelare i minori non accompagnati in transito o garantirgli un tetto temporaneo tra le coste. «Dobbiamo puntare su rotte legali e sicure, che garantiscano il rispetto dei diritti umani di tutti. Se non lo faremo, anche il mare al largo della costa belga finirà per diventare una fossa comune. Abbiamo già sulla coscienza le decine di migliaia di morti annegati nel Mediterraneo. Vogliamo averne altri sulla coscienza?», conclude l’europarlamentare Kennes. 

 AP Photo/Matt Dunham/LaPresse

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 Anna Spena

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